EUROPEI PIÙ A RISCHIO AIDS? E' COLPA DELL'IMPERO ROMANO.
Una ricerca francese spiega come le ex colonie romane siano più vulnerabili al virus dell'Hiv.
(Leonardo Zellino - La7) Gli antichi romani oltre a sconfiggere i barbari riuscirono anche a distruggere - e per sempre - le loro difese immunitarie. E' sconvolgente il risultato di una ricerca francese, riportata dalla rivista New Scientist, che si è interrogata sul perché la resistenza al virus dell'HIV degli europei vari spostandosi lungo il Continente. Per i ricercatori sarebbe tutta colpa dell'Impero romano: i paesi che furono colonizzati da Roma, infatti, sarebbero più vulnerabili all'Hiv. E' questione di geni: nei paesi che hanno subìto più a lungo la dominazione romana, come Spagna, Grecia, e, ovviamente, Italia, il gene che offre una certa protezione dalla malattia dell'Aids è presente con un'incidenza molto più bassa che altrove. Le malattie portate dai legionari romani, è la spiegazione degli studiosi, colpivano soprattutto le persone portatrici del gene anti-Hiv, rendendole col passare del tempo sempre più vulnerabili all'Aids.
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giovedì 4 settembre 2008
Gli europei più a rischio Hiv? La colpa è di Giulio Cesare.
venerdì 29 agosto 2008
Emergenza Aids a New York.
A scattare la fotografia reale di questa vera e propria emergenza è stata una nuova metodologia, in vigore dal 2006 e sviluppata dai Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie negli Stati Uniti, in grado di stabilire l’anno esatto in cui l’infezione è avvenuta. Si è scoperto, così, che in quello stesso anno la metà dei sieropositivi era di sesso maschile e aveva contratto l’Aids attraverso rapporti di tipo omosessuale.
A completare l’identikit delle persone colpite dal virus sempre grazie a questa tecnologia, è venuto fuori che i neri infettati dal virus dell’HIV di entrambi i sessi, invece, sono stati in media tre volte più numerosi dei bianchi. Per la dottoressa Monica Sweeney, specializzata nel controllo e la prevenzione dell’Aids, la precisione delle ultime statistiche aiuterà la città di New York anche per il futuro, soprattutto nell’ottimizzare le risorse per vincere la sua guerra contro il virus.
lunedì 11 agosto 2008
Gli omosessuali esposti ad un alto rischio-epatite C: uno studio Usa.
(Pagine mediche) I gay sarebbero esposti ad un più alto rischio-epatite C rispetto agli eterosessuali: a rivelarlo è uno studio condotto recentemente negli USA dall’Hepatitis C Trust. Il virus HCV viene trasmesso attraverso contatti ‘blood to blood’: rapporti sessuali, tatuaggi, condivisione di tubi o banconote per aspirare cocaina, utilizzo comune di rasoi o spazzolini da denti. L’epatite C è ritenuta un ‘killer silenzioso’ poiché per molti anni potrebbe non presentare alcun sintomo e ciò la rende più temibile di altri virus epatici.
Secondo Will Nutland, coordinatore dello studio e capo della Health Promotion presso il Terrence Higgins Trust, “il rischio-epatite C è un problema in aumento per gli omosessuali: negli USA, ad un crescente numero di uomini gay, infatti, viene oggi diagnosticato il virus dell’epatite C e ciò è presumibilmente collegato ai rapporti sessuali per via anale non protetti adeguatamente. Le lacerazioni dei tessuti possono, infatti, essere un veicolo privilegiato per il virus”.
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giovedì 7 agosto 2008
Aids. La conferenza messicana, i gay e il bareback.
(Ventiventuno) Ci risiamo, tornano di moda gli anni 80 e così anche certi presunti studi, che preludono il concepimento di queste notizie.
I gay e i bisessuali sarebbero più a rischio contagio da HIV rispetto al resto della popolazione. Popolazione. Specifico io che si parla di uomini e donne eterosessuali. Alcuni paesi africani deterrebbero poi dei picchi negativi, molto negativi. Ma sempre se si parla di gay e bisessuali.
Potrei tralasciare il fatto che è statisticamente impossibile, visto che in quei paesi (citati nel link) la popolazione è infetta al 70%. Da far tremare le gambe, di tutta la popolazione (...), perchè il 70% non può essere rappresentato solo da gay e bisessuali. Tant'è che ci sono molte donne contagiate, che hanno gravidanze ma che non sopravvivono, o che se la cavano ma chissà a che prezzo. E queste donne? Sono state messe incinta dai bisessuali contagiati? O forse quel 30% di etero gira l'Africa per fecondare lesbiche infette? Cerchiamo di essere seri e di guardare il problema dal giusto punto di vista, a sorpresa, perdonando questi emeriti studiosi messicani.
E' la prima volta che il Messico affronta con determinazione il problema della diffusione del virus HIV. E a quanto pare non hanno ben presente quale sia la realtà. Infatti potrebbe sembrare uno dei classici studi americani o europeri di vent'anni fa, circa.
Il problema del contagio fra gay, bisex e straight curiosi c'è, e si chiama bareback. Avrete di certo incontrato questo termine spulciando qualche sito hard (non fate i puritani, per piacere). Si tratta di sesso non protetto, spesso con ben più di due partecipanti. Ma se nel mondo del porno i controlli sono ormai molto rigidi, questo non succede nella vita quotidiana. Alle persone capita di fare sesso senza condom, per volontà o no (ma a questo "no" io credo poco). E il bareback è praticato da gay, bisex, straight curiosi e da etero. Essì, perchè il sesso anale non è sotto copyright dei froci.
In conclusione, se facciamo ancora un salto in Africa e pensiamo alla massiccia campagna no-condom messa in atto dagli Evangelizzatori, e prendendo come dato di fatto che tutti fanno sesso, qualsiasi sia l'orientamento, e che anche uomini e donne etero sono contagiati, possiamo quindi affermare che quegli studi sono lontani anni luce dalla verità? Sì.
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martedì 5 agosto 2008
Anlaids: ecco le priorità contro l’Aids.
«Bene l’impegno sulla prevenzione, ma continuiamo a lavorare sull’Aids». Così Fiore Crespi, presidente nazionale Anlaids, commenta le dichiarazioni fatte ieri dal sottosegretario Ferruccio Fazio nel corso di una conferenza stampa in cui sono state delineate, alla presenza dei più autorevoli rappresentanti del ministero del Welfare, le linee del Governo per la sanità.
«Fazio ha accennato nel corso della conferenza stampa a una riconferma dell’impegno del Governo sul tema della prevenzione – commenta Fiore Crespi – Non possiamo che accogliere con favore questo annuncio. Notiamo, tuttavia, che il sottosegretario non ha fatto alcun riferimento alle politiche di lotta all’Aids, che, accanto ai temi giustamente centrali nell’intervento di Fazio relativi alle patologie cardiovascolari e oncologiche, costituiscono un punto delicato nella salute pubblica del nostro paese. Come emerge dai dati sull’epidemia dell’infezione da Hiv resi noti recentemente dall’Istituto superiore di sanità, il numero di nuove infezioni registrate ogni anno non si ferma: solo adeguate politiche di prevenzione possono arginare questo preoccupante fenomeno e salvare migliaia di persone da una malattia che, nonostante i successi della medicina, abbatte pesantemente la qualità della vita di chi ne è colpito e la cui terapia costa al Sistema sanitario cifre molto ingenti».
Per attuare politiche efficaci di prevenzione dell’Aids, la presidente Anlaids delinea i punti fondamentali: «È urgente attivare il sistema di sorveglianza delle nuove infezioni già approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, proseguire il lavoro con la Commissione nazionale Aids e con la Consulta delle associazioni per individuare interventi preventivi diretti a specifici target, elaborare iniziative per l’allargamento dell’accesso al test per l’Hiv, organizzare il monitoraggio della qualità dei servizi sanitari per le persone sieropositive nelle varie Regioni italiane».
Aids, secondo uno studio per gay e bisessuali è alto il rischio del contagio.
(Reuters) La probabilità che i maschi omosessuali contraggano il virus dell'Hiv è di 19 volte maggiore rispetto al resto della popolazione, eppure -in moltissimi paesi- il problema non viene affrontato.
A denunciarlo è il rapporto della American Foundation for Aids Research (Amfar), secondo il quale il gruppo originariamente più a rischio di infezione - gay e bisessuali - lo è ancora, anche se il contagio si è comunque allargato a donne e bambini.
Amfar ha analizzato i rapporti inviati da 128 paesi all'agenzia dell'Onu che si occupa di Aids, la Unaids, e ha scoperto che il 44% dei paesi non forniscono dati che riguardano gay e bisessuali.
Secondo lo studio, diffuso in occasione della conferenza mondiale sull'Hiv in Messico, i governi e le agenzie che si occupano di sanità a livello mondiale non sono riuscite ad affrontare il problema delle crescenti infezioni tra gli omosessuali maschi.
Nonostante l'impegno comune che tutti i membri Onu hanno sottoscritto nel 2001 per monitorare il contagio da Hiv nei gruppi a rischio, il rapporto denuncia che il 71% dei paesi non conosce la percentuale di gay e bisessuali raggiunti dalle campagne di prevenzione.
"Il fallimento (di diversi organismi internazionali) di devolvere risorse per ridurre il contagio da Hiv (tra gay e bisex) è imperdonabile", ha commentato il presidente Kevin Frost.
Secondo l'Amfar sono Kenya, Giamaica, Benin, Thailandia e Ghana i paesi con la maggior percentuale di gay e bisessuali malati di Aids.
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domenica 3 agosto 2008
Aids, in calo i morti nel mondo.
Rapporto dell'organizzazione mondiale della sanità. Per il secondo anno consecutivo dopo venti di crescita. Ma in Italia aumentano i sieropositivi.
(Luigi Ripamonti - Il Corriere della Sera) Il numero dei morti per Aids è in calo nel mondo per il secondo anno consecutivo, dopo essere salito per oltre vent'anni. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto di un'agenzia dell'Onu. L'Aids è ben lontano dall'essere sconfitto, ma i dati sono positivi, con un numero crescente di malati che assumono farmaci in grado di allungare le aspettative di vita e il numero di nuove infezioni che in molti Paesi è in diminuzione, spiega il rapporto di Unaids. Funzionari dell'agenzia che ha sede a Ginevra e attivisti esterni dicono che comunque molto resta da fare per sconfiggere la malattia. Secondo il dottor Paul Zeitz, direttore esecutivo di Global Aids Alliance con sede a Washington, il rapporto mostra che la forte crescita degli investimenti in programmi di prevenzione e cura nell'Africa subsahariana e altrove hanno prodotto risultati. «E' ora di aumentare al massimo i finanziamenti... Siamo sulla strada per la vittoria. Investiamo di più», ha detto Zeitz. Nel 2007 i morti da Aids sono stati circa 2 milioni nel mondo, in calo rispetto ai 2,1 milioni dell'anno precedente, secondo i dati di Unaids. Il record negativo si era registrato nel 2005, con 2,2 milioni di vittime, dopo un aumento costante da quando la malattia fu scoperta, nei primi anni Ottanta.
MAGGIOR ACCESSO AI FARMACI - «Quando si parla di dati globali dobbiamo tener conto che si tratta di stime. Nessuno conta quanti sono effettivamente i morti» spiega il professor Gianni Rezza, direttore del reparto di epidemiologia di malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, di Roma. «Le stime vengono elaborate in base a dati forniti dai singoli Paesi, che non sempre sono accurati. Tuttavia il trend segnalato dall'Unaids è plausibile perchè negli ultimi anni è aumentato l'accesso globale ai farmaci antiretrovirali, che è ormai quasi universale nei paesi occidentali e comincia a migliorare decisamente in Paesi in via di sviluppo. Rimane ancora basso in diversi Paesi africani, dove però ci sono segnali di miglioramento anche grazie agli investimenti fatti col Global Fund deciso dal G8»
AUMENTA IL SERBATOIO - «Va però sottolineato che il successo delle cure non riduce il rischio di infettività generale perchè la maggior sopravvivenza comporta anche una maggior circolazione di persone che hanno il virus, anche se questo dato è in parte bilanciato dal fatto che le persone in terapia hanno cariche virali più basse e quindi il rischio di infezione per singolo rapporto è un po' ridotto».
I SIEROPOSITIVI IN ITALIA - In Italia come sta mutando il quadro epidemiologico? «Nel nostro Paese stimiamo che ci siano circa 120 sieropositivi, di cui 60 mila sono in terapia, un'altra quota è nota ma non ancora in terapia e una terza fetta, presumibilmente di circa 40mila persone, è sieropositiva e non sa di esserlo, e infatti aumenta sempre di più la quota dei "late-test" cioè delle persone che arrivano tardi al test e accedono alla cura quando la malattia è già conclamata».
CATEGORIE A RISCHIO - «Quanto ai cambiamenti nelle categorie di trasmissione va segnalato che ormai l'infezione è per gran parte veicolata dai contatti sessuali, sia etero che omosessuali, e sempre meno dai tossicodipendenti. La maggior quota di nuove infezioni si registra fra i maschi eterosessuali e fra gli stranieri, che contano ormai per il 20-30% delle nuove infezioni in diverse regioni»
PROSTITUTE - Ultimamente si riparla spesso di regolamentazione della prostituzione, anche in relazione ai rischi per la salute, ci sono differenze di prevalenza del virus Hiv in questa popolazione? «Quella delle prostitute è una categoria difficile da studiare. Con una certa approssimazione si può dire che le prostitute africane hanno un rischio di sieroposività più alto perchè i loro Paesi di provenienza hanno una prevalenza del virus maggiore. Alta la diffusione anche fra i transessuali mentre fra le prostitue dell'est è minore la diffusione dell'Hv ma più alta quella di altre malattie, come la sifilide. Però, ripeto, si tratta di stime».
martedì 29 luglio 2008
Aids: Dopo 27 anni ancora in crescita. Sono 33 milioni gli affetti da Hiv. Sempre a rischio gli omosessuali.
(Asca-Afp) Dopo 27 anni l'Aids sembra essersi stabilizzato a livello globale, anche se le persone infette continuano ad aumentare. Nel 2007 erano 33 milioni in tutto il mondo coloro che convivevano con l'HIV, contro i 32,7 milioni dell'anno precedente. Ma per il secondo anno consecutivo e' sceso il tasso di mortalita' dei malati: due milioni i decessi nel 2007, quasi 200 mila in meno rispetto al 2005. Sono i dati dell'ultimo rapporto dell'Unaids, l'agenzia delle Nazioni Unite, presentato oggi in occasione della 17ma Conferenza Internazionale sull'Aids, che si terra' a Citta' del Messico a partire da domenica prossima. ''L'epidemia globale si sta stabilizzando, ma ad un livello inaccettabilmente alto'', si legge nel documento. ''I progressi sono ancora altalenanti e il futuro sempre incerto''. Secondo il rapporto, le infezioni crescono in paesi come Cina, Indonesia, Kenya, Mozambico, Papua New Guinea, Russia, Ucraina e Vietnam. A parte l'Africa, dove l'epidemia non risparmia nessuno, negli altri paesi ad essere colpiti sono sempre le stesse categoria a rischio: prostitute, drogati ed omosessuali. Lo scorso anno sono stati spesi circa 10 miliardi di dollari nei paesi poveri per la lotta all'Aids, ma solo per mantenere l'attuale livello di accesso ai farmaci che rallentano l'infezione, ci sara' bisogno di un aumento dei fondi del 50% da qui al 2010.
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sabato 12 luglio 2008
Ultime dalla chiesa: "Il preservativo non impedisce la diffusione dell'Aids".
In una nota della Sir le dichiarazioni rilasciate da Melbourne per la Giornata Mondiale della Gioventù da parte del Cardinale Maradiaga.
(Sir) “L’uso del preservativo non impedisce la diffusione del contagio dell’Aids e l’esperienza ce lo insegna”: fa questa considerazione il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, presente oggi Melbourne al Caritas Forum sulla cittadinanza globale. “Nel mio Paese, il Venezuela – aggiunge - sono stati distribuiti gratuitamente per vent’anni i preservativi, e l’epidemia è aumentata”.
Il cardinale sottolinea che molto positiva si è rivelata invece l’esperienza dell’Uganda “dove la Chiesa cattolica insieme alla Comunità di Sant’Egidio ha lanciato una campagna di educazione sessuale che ha effettivamente contenuto la diffusione del virus”. Il card. Maradiaga spiega che una sessualità veramente “umana” va vissuta in maniera “responsabile” evitando la promiscuità: “noi non siamo solo istinto, siamo uomini dotati di una ragione che va utilizzata”. “Il problema di oggi – conclude – è si vive una continua schizofrenia tra le diverse dimensioni della vita: ma alla fine la persona è unica e come Chiesa riteniamo che l’uomo vada considerato nella sua integralità”.
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venerdì 20 giugno 2008
Aids: Ifo, Quattromila nuovi casi all'anno in Italia. In crescita tra i gay.
(Asca) Nuovi dati emergono dai sistemi di sorveglianza Hiv e Aids e da studi condotti sulla diffusione dell'infezione in popolazioni a piu' elevato rischio. In Italia sono circa 60.000 i casi di Aids diagnosticati dall'inizio dell'epidemia fino al 31 dicembre 2007 e il numero delle persone con infezione da Hiv si e' oggi stabilizzato su circa 4.000 nuovi casi l'anno, con un aumento tra gli omosessuali. Lo riferisce l'Ifo, istituti fisioterapici ospedalieri in una nota. Aumenta comunque il numero dei pazienti che arriva tardi alla diagnosi di infezione e che non pratica la terapia antiretrovirale combinata (Haart). Questo perche' oltre la meta' (55%) dei nuovi casi di Aids scopre di essere sieropositivo solo al momento della diagnosi o poco prima. Inoltre dalla casistica nazionale Aids emerge un aumento dell'eta' media dei pazienti, 43 anni per gli uomini e 40 per le donne, una diminuzione dell'incidenza tra i tossicodipendenti e un aumento tra gli eterosessuali, in particolare stranieri (che rappresentano oltre il 20% dei casi segnalati nel 2007).
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mercoledì 18 giugno 2008
AIDS. In Italia 40.000 sieropositivi ignari.
(Ami) Secondo le stime dello studio I.co.na in Italia circa 40.000 italiani sono sieropositivi senza saperlo e rischiano di contagiare involontariamente i loro partner. Si tratta di persone che si infettano con rapporti occasionali non protetti e che non pensano di fare il test. «Dopo 10 anni sono cambiati i sieropositivi italiani - spiega Mauro Moroni, ordinario di malattie infettive dell'Università di Milano e presidente della fondazione Icona - Dieci anni fa il virus si propagava con lo scambio di siringhe, oggi più del 70% delle donne e oltre il 40% degli uomini si infetta attraverso rapporti sessuali».
Spesso non si tratta né di giovanissimi (uno su sei supera i 40 anni), né di tossicodipendenti ed è aumenta anchela via di trasmissione eterosessuale.
Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, afferma che ben «tredici persone si infettano con l'Hiv ogni giorno in Italia, episodi prevenibili nel 99% dei casi».
Si stima che in totale In Italia le persone affette da Hiv siano 75-80mila, di cui la metà non sa di esserlo. Il problema è che oggi non si percepisce il pericolo, e questo comporta che la scoperta della malattia avvenga in ritardo: secondo
Antonella D'Arminio Monforte, ordinario malattie infettive Università di Milano: «Arrivare alla diagnosi quando la malattia è già in fase avanzata è sinonimo di ritardo nelle cure, cure che grazie ai farmaci antiretrovirali via via resi disponibili, hanno ridotto la mortalità per Aids dal 100% all'8-9% ».
Gli esperti pensano dunque a nuove strategie, come la possibilità di offrire il test alle donne in gravidanza, a quante vogliono avere un figlio, ma anche ai loro partner.
giovedì 5 giugno 2008
Aids. 2007 la diffusione non diminuisce e sono in aumento i contagiati eterosessuali.
Sono 59.500 i casi di AIDS notificati in Italia dall'inizio dell'epidemia. E nel 2007 non si e' piu' registrata la tendenza al declino dell'incidenza della malattia che invece aveva caratterizzato l'ultimo decennio.
(Asca) Aggiustando per il ritardo della notifica, pero', questo numero sale a oltre 59.500. Sono i dati diffusi oggi da Gianni Rezza, direttore del reparto Epidemiologia del Dipartimento Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell'Istituto Superiore di Sanita'.
La Regione piu' colpita in assoluto risulta essere la Lombardia, ma nell'ultimo anno il tasso di incidenza piu' elevato e' quello del Lazio seguito da Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Liguria.
Nel 2007, le stime mostrano una sostanziale stabilita' nel numero di nuovi casi di AIDS rispetto all'anno precedente, segno che si e' arrestata la tendenza al declino dell'incidenza di malattia conclamata che aveva caratterizzato l'era della HAART (terapia antiretrovirale combinata). Cio' dipende dal mancato accesso precoce alla terapia (oltre il 60% dei nuovi casi non ha effettuato terapia prima della diagnosi di AIDS) e consegue a un ritardo nella esecuzione del test (oltre una persona su due scopre di essere sieropositiva al momento della diagnosi di AIDS o poco prima). La causa del ritardo risiede in una bassa percezione del rischio, soprattutto in persone che hanno acquisito l'infezione per via sessuale.
Se l'incidenza di nuovi casi di AIDS e' stabile, aumenta invece il numero totale delle persone con AIDS viventi, che sono oggi quasi 24.000. Tale effetto e' dovuto all'incremento della sopravvivenza dei malati a seguito dell'introduzione della terapia combinata con farmaci antiretrovirali..
Cambiano le caratteristiche delle persone con AIDS: aumenta l'eta', sia per gli uomini (43 anni) che per le donne (40 anni), diminuiscono i tossicodipendenti, aumentano gli stranieri (oltre il 20% dei casi segnalati nell'ultimo anno).
Diminuisce ulteriormente l'incidenza di casi di AIDS nei bambini: solo un nuovo caso pediatrico e' stato segnalato nel corso del 2007.
Oggi piu' di una persona su due scopre di essere sieropositiva al momento o poco prima della diagnosi di AIDS.
Accade sempre piu' di frequente che finche' non si manifestano i sintomi gravi della malattia non si sa di essere sieropositivi. Le caratteristiche delle persone infette o con AIDS sono cambiate rispetto all'inizio dell'epidemia: sono sempre meno i tossicodipendenti mentre aumentano le persone che prendono l'infezione per via sessuale. E il fenomeno riguarda adesso piu' gli eterosessuali che gli omosessuali. Aumenta anche l'eta' delle persone colpite che, per i casi di AIDS conclamato, ormai supera i 40 anni. Sono aumentati i cittadini stranieri colpiti dalla malattia: all'inizio dell'epidemia erano l'1% mentre ora siamo addirittura al 20% dei casi di AIDS e si arriva al 30% delle nuove diagnosi di infezione, quindi 1 persona su 4 fra i nuovi sieropositivi e' straniera. Questi i dati del nuovo rapporto epidemiologico dell'ISS presentati durante il convegno ''La ricerca italiana sfida l'HIV'' promosso da Fondazione MSD e Istituto Superiore di Sanita'.
''Purtroppo da circa tre anni stiamo assistendo ad una stabilizzazione dell'incidenza di nuovi casi di AIDS e i dati ci confermano la difficolta' di riuscire ad andare al di sotto di questa soglia - spiega Giovanni Rezza, Direttore del Reparto di Epidemiologia dell'Istituto Superiore di Sanita' (ISS) - sicuramente oggi rispetto al 1995 siamo ad un livello molto piu' basso, circa a meno della meta' dei nuovi casi per anno, ma questo dato e' ormai fermo da troppo tempo.
Questo e' dovuto al fatto che molte persone, piu' del 60% di quelle a cui oggi viene diagnosticato l'AIDS, non avevo fatto terapia antiretrovirale nella maggior parte dei casi perche' non sapevano di essere sieropositivi. Non credo che la gente non sia informata sul rischio della malattia - prosegue Rezza - ma spesso all'informazione non consegue necessariamente una percezione del rischio e neanche un'attitudine a comportamenti protetti. Inoltre oggi le campagne di informazione rispetto al passato sono molto meno visibili e il fatto di vedere meno ammalati, magari tra amici e parenti, non genera quella paura che serve da deterrente per comportamenti a rischio''.
Per quanto riguarda le nuove diagnosi di infezione da HIV, per le quali non esiste ancora un sistema di sorveglianza nazionale, i dati provenienti da alcune regioni e province italiane mostrano una sostanziale stabilizzazione che permette di stimare circa 4000 nuove infezioni l'anno nel nostro Paese (circa 11 infezioni ogni giorno).
''In conclusione - spiega Rezza - i dati in nostro possesso suggeriscono una sostanziale stabilizzazione dell'incidenza dell'AIDS e delle nuove infezioni da HIV.
Cio', congiuntamente all'aumento della sopravvivenza, comporta una tendenza all'aumento del serbatoio di infezione.
La bassa percezione del rischio della popolazione sessualmente attiva rende conto della necessita' di mettere a punto adeguati interventi di prevenzione''.
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