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venerdì 1 agosto 2008

Chi li ha visti? Che fine han fatto i politici trombati? Da dove ricavano il nuovo stipendio?

Erano ministri e segretari, potenti e onnipresenti in tv. La disfatta della sinistra li ha travolti. Ora fanno i nonni, si danno al pilates o ai libri. Senza più uffici né auto blu.
(Marco Damilano e Denise Pardo - L'Espresso) Di questi tempi l'isteria rossa ha un sintomo, lo scatolone da trasloco, e un nome, la sindrome Besancenot, dal nome di Olivier, mesto trotzkista francese, politico quando ci sono le elezioni, postino, quando regolarmente le perde. Prima di Chianciano, regolamento dei conti rifondaroli, Paolo Ferrero stava già sviluppando gli anticorpi del morbo. Poi la salvezza: l'elezione a segretario di un partito a pezzi come il cofano della sua Mercedes, comprata di terza mano e a rate (ovvio), divelto dopo un corpo a corpo con un palo sulla strada del Festival dell'economia di Trento.

Così ora, Ferrero, che a Roma abita con tre compagni e una compagna, nel senso di fidanzata, in un appartamento simil casa del popolo, ha il ruolo. La scampa lui. Ma la sindrome si abbatte su Franco Giordano. Ecco l'ennesima vittima. Ad aprile, aveva perso il seggio da deputato come tutto il politburo della sinistra radical-arcobaleno. A maggio, l'altra mazzata: dimissioni da segretario di partito. Adesso, l'apocalisse, l'addio ai benefit della falce e martello che aveva mantenuto nonostante la perdita dell'amata carica: la segretaria, l'addetto stampa, il portaborse, la macchina (l'unica del partito) con autista, il compagno della vigilanza, la mazzetta dei giornali ad personam. E, ora l'odiato Ferrero installato nella nobile poltrona. Perdipiù con una pregevole opera di Mario Schifano alle spalle. E lui, Giordano, a spasso come un co.co.co. a curare l'orto di Massa Martana. Il cataclisma berlusconiano e veltroniano delle elezioni continua a farsi sentire. È il neo liberismo applicato al Parlamento, un fenomeno mai visto in Italia prima, dove la politica assicurava il posto fisso. Il 13 aprile ha spazzato via tutto. Nessun protezionismo, nessuna cassa integrazione, ma invece una massa di precari messi in mobilità dagli elettori e dai loro partiti, sottratti alla catena di montaggio dei pastoni dei tg, dei take d'agenzia, e degli estenuanti turni notturni da Bruno Vespa.

Ai giardinetti, ai giardinetti! Vincenzo Visco, ex Dracula delle tasse, si dedica intensamente ai suoi addominali. Dai 740 ai muscoli alla Rocco Siffredi: tutti i giorni a fare Pilates, la ginnastica Usa, con la sua personal trainer su e giù sull'apposita panca. Dopo anni di potere ininterrotto, Palazzo Chigi, Authority, Viminale, Giuliano Amato si è fatto mettere la linea veloce di Internet nel posto che ha meno frequentato negli ultimi decenni: casa sua. Al Tennis club di Orbetello, fino ad aprile, nei week end era impossibile trovare un campo libero per palleggiare vicino al ministro dell'Interno, nota racchetta. Ora, per le prenotazioni non c'è più nessun problema. Amato c'è sempre. Ma adesso è soltanto il presidente onorario del circolo.
Oliviero Diliberto i voti non li ha persi. Solo che a votarlo mica sono gli italiani. Ma gli studenti del suo corso di diritto romano all'università di Roma, lezioni e udienze ogni lunedì e venerdì "Sono al terzo posto nella hit parade dell'indice di gradimento di tutta la facoltà", si pavoneggia lui, beato chi si accontenta.
A Ceppaloni, invece, l'anticamera di Clemente Mastella è vuota come un night di giorno. L'uomo che ha mandato tutto il governo di centro sinistra a casa, sverna nella villa avita, macina vasche nella piscina a forma di vongola e si è messo a dieta. Con un metro professionale da sarto, misura compiaciuto il dimagrimento del prosperoso collo, si confronta con la fedele colf e rilascia amene dichiarazioni sul cinguettio degli uccellini. Nella giornata dei desaparecidos della politica, è calato un silenzio che è un urlo di dolore. Una mortificazione. Quella che notarono mille anni prima, gli imberbi Pier Ferdinando Casini e Marco Follini ricevuti dal dinosauro doroteo Mariano Rumor. "Hai visto? Ci ha dedicato un'ora" gongolava Follini. E Casini, già allora ben più smagato: " Deve essere al punto più basso. Il telefono non ha mai squillato".

Cosa non si fa pur di restare a galla Un libro, un'autobiografia, un pamphlet. Franco Grillini, leader del movimento gay, ne sta preparando uno sui suoi sette anni in Parlamento ("echeggiando i 'Sette anni in Tibet' del mio adorato Brad Pitt"). Intanto gira l'Italia a presentare quello appena uscito: 'Ecce omo'. Gli manca il seggio. Ma non la fantasia per affrontare la giornata. Dirige il giornale telematico 'Gay news'. Vuole rilanciare l'associazione giornalisti gay. Riaprire la gay tv, mentre si fa vedere in Parlamento come lobbista, inutile specificare per chi. Soprattutto, ha presieduto la giuria Mister Gay Italia 2008, dove Mister Bergamo ha stracciato Mister Veneto e Mister Pegaso alla presenza, avvisa il sito grillinesco, di un'autorità internazionale. Nientepopodimeno che Morten Ruda, presidente di mister Gay Europa. Quanto di meglio per presentarsi tra dieci mesi come candidato sindaco di Bologna contro Sergio Cofferati.

In quanto a iniziative di peso, Willer Bordon, mica è da meno. Con bandana rossa al collo, ammicca sexy dal suo eccitante sito. C'è la Willer newsletter, avvincente. C'è Willer Bordonanche Willer su YouTube, per chi avesse bisogno di altre dosi. In carne e ossa, gira l'Italia. Per presentare un libro? Macché. Willer è un tipo molto più sofisticato. Ha scritto una prefazione. Neanche da solo. Ma a quattro mani con la forzista Gabriella Carlucci. Per inciso, il libro l'hanno partorito altri. Titolo evocativo: 'Il mercante e l'artista', (e chissà chi è l'artista della coppia) sulla fondamentale tax shelter per il cinema. Ma è solo un assaggio, aspettando il Willer evento previsto per l'autunno. L'astuzia massima. La straordinaria abilità, acquistata in vent'anni di piroette politiche, dell'omelette rivoltata. In192 pagine Bordon spiega 'Perché sono uscito dalla casta'. Chi? Bordon? Certo." In un Parlamento che non fa il suo lavoro non si può restare. Per fare politica occorre uscire dalla politica, questa è la mia scelta di vita". Ma non è stata la politica a mollare lui?
Faccio alla Gore In realtà, i neo precari dovrebbero pensare in grande. Fare il salto, iscriversi almeno al British council. E studiare da Al Gore, trombato alle presidenziali del 2000 contro George W. Bush, sfigato in politica, capace di trasformare la disfatta in un conto miliardario nobilitato persino dal premio Nobel e dall'aura di guardiano della Terra. Cosa c'è di meglio che costruire una fondazione, un think tank, un pensatoio, insomma un posto dove andare la mattina e un qualcosa da scrivere su un biglietto da visita? Molto democratic, oltretutto. E compassionevole. È la formula Prodi che il Professore sta portando nella sua 'Fondazione per la pace e la cooperazione fra i popoli', ambizioso progetto che lo piazza nel club degli statisti senza trono, i Blair, gli Chirac tutti costretti a ingolfare le agende di vertici dei paesi africani e indù dopo anni felici a gestire il potere.

Ora bisogna gestire la fase desaparecido, il terribile pericolo della dissolvenza. E soprattutto il rischio che il 9 agosto, giorno del compleanno dell'ex premier, il castello di famiglia di Bebbio, da anni pellegrinaggio di cronisti e clientes, e del clan parentale al completo, oltre un centinaio, costretto a omaggiare Romano il Grande, mostri invece del solito pienone, vistose e desolanti defaillance. Intanto, annunciato da un inquietante count down da Cape Canaveral su Internet in inglese, sì, in inglese ("2 days, 20 hours, 30 minutes, 11 seconds") è appena decollata la fondazione Università Verde dell'ecocreatura, ex ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio in combutta con Gianfranco Amendola. Un'iniziativa di cui effettivamente il paese sentiva la mancanza. Al Pecoraro, il Gore di Salerno, felice come un pomodoro biologico fino al giorno della sconfitta, ora ha una nuova gravità. Camicia bianca, volto preoccupato, lancia l'allarme clima, la fondazione e anche la tv sat: "Bisogna costruire l'humus culturale per rigenerare l'ambiente e salvare il pianeta". Traduzione dal pecorarese: "Aiuto, rischio l'estinzione, riportatemi nel mio habitat: Montecitorio e Porta a porta".
Il fuorisede rosso Almeno Pecoraro è riuscito a far eleggere alla guida dei Verdi Grazia Francescato, la sua candidata. Fausto Bertinotti invece è virtualmente senza partito dopo l'elezione di Ferrero. Di più. Senza neanche una stanza in viale del Policlinico, sede di Rifondazione, al pari di Giordano, e dei suoi fedelissimi Gennaro Migliore, Alfonso Gianni. Per carità, una fondazione ce l'ha pure lui, almeno fino alla fine della legislatura. Quella della Camera che gli spetta come ex presidente. Quasi una beffa della sorte per l'ex sindacalista, l'amico del sub comandante Marcos e di Chávez, seduto ora su una poltrona da Bucciarelli Ducci. Intanto, Craxi fa la fondazione Craxi. Bobo non perde tempo e valorizza ancora una volta il marchio. Dopo aver annunciato che la suddetta nascerà in autunno e porterà il nome del capostipite Bettino, l'ex sottosegretario agli Esteri del governo Prodi è volato da mamma ad Hammamet. Non senza aver rilasciato ai giornali pirotecniche dichiarazioni che soprattutto grazie a lui: 1) l'Italia è stata riammessa nel Consiglio di sicurezza dell'Onu; 2) ha ottenuto la moratoria sulla pena di morte; 3) Milano si è presa l'Expo. E anche che molte aziende sarebbero ghiotte di avere una sua consulenza. L'agenzia di viaggi 'Socialisti disoccupati nel mondo' ha avuto il suo bel da fare. Lui in Tunisia. Enrico Boselli, il segretario che passerà alla storia per aver condotto i socialisti alla scomparsa dal Parlamento, in Messico, tra Acapulco e lo Yucatan. Un lungo tour, dopo mesi passati a ciondolare in tuta con la borsa della palestra a Piazza Euclide a Roma, nel cuore del quartiere Parioli. E il partito o quel che ne resta? Ufficialmente nelle mani del neo segretario Riccardo Nencini, in realtà è pilotato da Gavino Angius. Travestito da amorevole nonno con secchiello e paletta sulle coste sarde a giocare con le nipotine, o nei parchi romani a spingere l'altalena, l'ex capogruppo al Senato dei Ds, un tempo polifonico dichiaratore analogico, digitale e satellitare, coltiva il progetto di traghettare i socialisti nel partito democratico in vista delle elezioni europee. Per dare man forte all'amico di sempre: Massimo D'Alema.

L'ultima spiaggia Giardinetto per giardinetto, l'europarlamento almeno è un parco dignitoso. Ma per i desaparecidos è soprattutto l'ultima spiaggia. L'ultima scialuppa per scappare dalla vita da pensionato sia pure di lusso: saranno fuori dal potere, ma il conto in banca non è certo rosso, con vitalizi che variano dai tremila ai diecimila euro al mese. E con i partiti che continuano indisturbati a intascare rimborsi elettorali milionari fino al 2011 e al 2013. Spiccioli, si fa per dire, da investire l'anno prossimo alle europee. Si parla d'Europa ma si combatte in Irpinia. Tutti ad aspettare l'8 agosto, giorno di gaudio e notte di San Ciriaco. Già si preparano i doni, caciocavalli sopraffini, bottiglie del vino Don Ciriaco, mazzi di carte personalizzati per le amate partite a tresette. Quel giorno come da tradizione, come se il tempo fosse pietrificato, l'ottantenne De Mita dopo la cena spiega agli indigeni adoranti la stagione che verrà.

Questa è la prima volta dal 1963 che è fuori dal Parlamento. Dallo schiaffo del loft, non si è più visto in Transatlantico. Si è ritirato nel feudo di Nusco, ma non è stato con le mani in mano. Desaparecido sì, ma non fesso. Le giornate le trascorre curando il 'territorio': asl, comunità montane, l'acquedotto dell'Alto calore. Come un giovane disobbediente, ha fatto saltare la giunta provinciale di Avellino. E un bel pezzo di Pd campano, a partire dal capogruppo regionale Mario Sena, aspetta un suo cenno ora che è passato all'Udc. Un attivismo che tra un cinguettio e l'altro, tiene Mastella con il fiato sospeso. Ha annunciato che è pronto con il partito di Casini a rientrare in politica da soldato semplice a Bruxelles. Però dannazione, tra lui e il seggio europeo, la storia ha infilato il suo antico maestro. La cosa sta in mano a Ciriaco che deve decidere se candidarsi lui o fare finalmente il bel gesto da padre nobile e consegnare lo scettro del comando a un delfino. Se dopo anni di incomprensioni e litigi, fosse Clemente sarebbe un finale strappacore. Una happy end e un segno di speranza per la lunga schiera del neo precariato del potere politico, anime in pena finite nel purgatorio di giardinetti, blog e traslocatori.

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mercoledì 9 luglio 2008

Bolzano. Niente Pacs, la legge dei verdi snobbata dal Pd.

Gli ecologisti bacchettano gli Arbeitnehmer.
(Il Corriere dell'Alto Adige) Nessuno si aspettava che il disegno di legge sulle coppie di fatto sarebbe passato ma almeno un pizzico di sostegno dagli Arbeitnehmer e dal Pd i Verdi se lo sarebbero aspettato. E invece nulla.

«Alle belle parole non corrispondono i fatti: anche consigliere e consiglieri del centro sinistra votano contro la legge per riconoscere i diritti delle persone conviventi e contro la discriminazione degli omosessuali» protestano Riccardo Dello Sbarba, Hans Heiss e Cristina Kury.

«In Alto Adige — sottolineano — il 45 per cento delle convivenze non corrispondono al tradizionale matrimonio, oltre un terzo dei bambini sono figli di coppie non sposate. Tutte queste persone attendono il riconoscimento dei propri diritti civili, sociali ed economici nella sanità, nell'edilizia sociale, nel lavoro, nella cultura. Ma il Consiglio provinciale ha perso l'ultima occasione per riconoscere i diritti delle coppie di fatto e varare norme contro la discriminazione verso persone di diverso orientamento sessuale. Nè la consigliera Unterberger nè l'assessora Gnecchi hanno riconosciuto la fondatezza delle nostre argomentazioni, al momento del voto il disegno di legge dei Verdi ha ottenuto solo tre sì, i nostri. Contro tutta la maggioranza, astenuti il resto.Il consiglio provinciale preferisce continuare a chiudere gli occhi e negare diritti sacrosanti ed elementari. Non hanno mosso un dito gli Arbeitnehmer della Svp, il cui presidente Reinhold Perkmann nel 2006, durante il dibattito nazionale sui «Pacs» si rallegrava del fatto che il Parlamento si fosse finalmente attivato per il riconoscimento delle coppie di fatto. Belle parole, ma non ne resta traccia quando deve attivarsi il legislatore provinciale».

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sabato 28 giugno 2008

In morte dei Verdi.

(Luigi Rossi) (Apcom) - Il Pd organizzerà "una grande convention del governo-ombra aperta ai Verdi" per discutere dello sviluppo sostenibile e sulle energie alternative nella quale verrà presentato "il documento elaborato sul nucleare da Ermete Realacci e Matteo Colaninno, un testo non ideologico che rappresenta un punto di sintesi delle nostre diverse culture". Lo ha annunciato Walter Veltroni intervenendo all'assemblea degli Ecodem, dove erano presenti anche Angelo Bonelli e Paolo Cento.

Questa notizia riportata da varie agenzie di stampa rappresenta la morte di un partito. I Verdi invece di "scontrarsi" al loro interno, traendo beneficio dal confronto serrato tra le varie anime del partito scelgono, come sempre negli ultimi anni, di nascondere le differenze raggiungendo un compromesso al ribasso che ha come unico risultato il liquefarsi all'ombra del Pd, quel partito che a detta dei vertici Verdi (per me ha rappresentato solo una concausa) ha rappresentato la causa principale del disastroso risultato elettorale (il fantomatico voto utile caro a Veltroni). Un partito, il Pd, che è lontano anni luce dalla cultura ecologista, un partito che ha le stesse deleterie ricette su ambiente ed energia del Pdl, un partito che ha reintrodotto i Cip 6 in questa legislatura.
La mozione Ritorno al futuro (la mozione che vincerà il congresso farsa dei Verdi) rappresenta davvero la cultura gattopardesca che sembra l'unica stella polare che guida i vari caporali che gestiscono il partito. Per loro bisogna fingere di cambiare tutto per non cambiare nulla, solo in questo modo possono nutrire qualche speranza di tornare a occupare qualche poltrona (nel loro caso va bene anche una seggiola). Ho sempre criticato la gestione del partito da parte di Pecoraro Scanio, ma ora è chiaro che lui rappresentava bene tutto il gruppo dirigente, nessuno escluso.
A questa farsa io non partecipo. In questo ultimo periodo tra la nascita del mio piccolo Yari e la febbre che ha colpito la piccola Luna e che ancora non è sparita, non ho avuto tempo da dedicare al mio partito, ma ora vedo che non è più necessario, se i Verdi ritengono giusta questa strada vuol dire che è inutile continuare a stare in un partito del genere...aspetto il 20 luglio sperando in uno scatto di orgoglio dei veri ecologisti.

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sabato 19 aprile 2008

Inchiesta su Pecoraro Scanio gli atti al Tribunale dei ministri.

L'ex titolare dell'Ambiente indagato insieme al fratello ed altre persone con l'accusa di associazione per delinquere finalizzara alla corruzione.

(La Repubblica) Sono stati inviati al tribunale dei ministri gli atti relativi alla posizione del ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e di altre persone, fra cui il fratello Marco in merito ad una ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Si tratta dell'inchiesta avviata dal Pm di Potenza Henry John Woodcock. Ad inviare gli atti al collegio competente per i reati ministeriali è stata la procura di Roma alla quale erano arrivati gli atti per competenza territoriale.

L'inchiesta giudiziaria riguarda un presunto scambio di favori tra imprenditori di vari settori ed il ministro, con particolare riferimento a voli e soggiorni gratuiti in alberghi di lusso in Italia ed all'estero da parte di alcune agenzie di viaggio, in cambio di appalti nel settore del turismo e, in qualche caso, nello smaltimento dei rifiuti campani. I fatti risalirebbero al 2005.

Il procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara ed il sostituto Sergio Colaiocco hanno inviato al tribunale dei ministri le posizioni di Pecoraro Scanio, del fratello Marco, senatore dei Verdi, Mattia Fella, titolare di un'agenzia di viaggi di Perugia, ed altre cinque-sei persone tra imprenditori e funzionari ministeriali.

In particolare, gli inquirenti di piazzale Clodio hanno sollecitato i colleghi di piazza Adriana ad interrogare indagati e testimoni, ad utilizzare, previa richiesta al Parlamento, le intercettazioni telefoniche e ad acquisire documenti.

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lunedì 7 aprile 2008

Dopo le elezioni addio alla Sinistra Arcobaleno? In fuga dalla Cosa Rossa.

Nuova sede e giornale per Diliberto, pronto a ripartire con falce e martello.

(Fabio Martini - La Stampa) La nuova casa è già pronta. Telefoni allacciati, fax fruscianti, maniglie lucidate, stanze assegnate. Si tratta soltanto di far passare le elezioni e poi ai primi di maggio il Pdci di Oliviero Diliberto inaugurerà la sua nuova sede in via Tevere, a due passi dalla breccia di porta Pia. Per anni i comunisti dilibertiani hanno vissuto in affitto, ma ora hanno deciso di metter su casa e, per acquistare questo appartamento di mille metri quadrati nel borghese quartiere Salario, hanno messo in cantiere un investimento corposissimo. E sono pronti a farne un altro, altrettanto oneroso, per metter su un quotidiano di partito, destinato ad andare in edicola a partire dall'autunno. C'è già un'idea di titolo («Pietre»), che però potrebbe cambiare. Progetti eloquenti: il Pdci di Diliberto si pensa come se avesse davanti a sé un lungo avvenire da vivere per conto suo, anziché assieme ai tre partiti (Rifondazione, Verdi, Sinistra...

Continua su Il voto gay.

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venerdì 4 aprile 2008

Pecoraro Scanio accusato di corruzione si difende: "Non ho mai chiesto regali sono sorpreso e allibito".

Il ministro Pecoraro Scanio replica alle accuse della Procura di Potenza. "L'avvocato Fella? Me lo presentò un magistrato come persona abbastanza in gamba".

(La Repubblica) "Ho appreso di questa storia dalle agenzie di stampa e sono assolutamente sorpreso e allibito per quanto mi viene attribuito. Viene fuori ad una settimana dal voto e questo mi offende molto". Alfonso Pecoraro Scanio replica così alle accuse della Procura di Potenza: "Io non ho mai sollecitato appalti di alcun genere. - dice - Anzi credo che la ditta in questione di cui si parla nell'indagine abbia perso gli appalti sotto il mio ministero. Tra l'altro questa agenzia di viaggi aveva già dei rapporti con il ministero dell'Ambiente prima ancora che io ne diventassi il ministro".

E per quanto riguarda i telefonini che gli sarebbero stati forniti dall'azienda "Modus vivendi" cosa dice?
"Io non ho mai ricevuto telefonini, quello che ho attualmente è quello di servizio che appartiene al ministero dell'Ambiente. Poi gli altri telefonini che ho avuto non so da dove provengano perché sono cellulari forniti dal partito e quindi se ne è occupata la tesoreria".

Ma conosce Mattia Fella, titolare dell'agenzia viaggi Visetour?
"Sì che lo conosco. Fella fa delle manifestazioni per noi, si occupa del sito delle notizie verdi".

E il fratello di Fella è stato assunto come consulente?
"Sì, è vero fa parte dei duecento membri della commissione del mio ministero. Tra l'altro Fella è un avvocato referenziato che mi è stato presentato dall'ex presidente del Tribunale di Orvieto come persona abbastanza in gamba. Per questo ha ottenuto la nomina, ma nulla di più".
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martedì 22 gennaio 2008

Una dichiarazione stupefacente. Pecoraro: mi sarei sacrificato per salvare il governo.

L'intervista Il ministro verde sotto accusa: è tutta colpa di Walter che si è fidato di Silvio.


(Monica Guerzoni - Corriere della Sera) «Mastella fa un errore gravissimo a far saltare un'alleanza che ha risanato i conti pubblici».
Eppure dovrebbe ringraziarlo, l'ex Guardasigilli.
«E perché mai? Il governo non sarebbe caduto sul mio nome».
Ne è sicuro? Dini avrebbe votato sì alla sfiducia contro di lei. E Prodi sarebbe comunque andato a casa.
«Non per causa mia. Se non avessi avuto il sostegno di tutta l'Unione, i Verdi sarebbero usciti dal governo».
Mastella l'ha bruciata sul tempo. Mentre lei minacciava la crisi, il leader dell'Udeur l'ha fatta.
«Noi abbiamo ipotizzato che i Verdi potessero ritirarsi dal governo, ma non avremmo mai fatto mancare l'appoggio al premier e al programma».
Mastella ha ricordato che lui si è dimesso, mentre lei...
«Non è stato molto carino nei miei confronti, però ho attribuito la sua esasperazione alla difficile situazione personale. Persino Rotondi, campano ma di centrodestra, ha riconosciuto che io non ho responsabilità alcuna sui rifiuti e che la mozione di sfiducia serviva solo a far saltare Prodi».
Invece lo hanno fatto saltare i suoi. Di chi è la colpa?
«Sarò un inguaribile prodiano, ma confido fino all'ultimo nella possibilità che Mastella ci ripensi. Siamo andati alle elezioni con un nome e un programma e non possiamo interrompere il risanamento, magari per motivi di rabbia. Sarebbe masochismo puro consegnare l'Italia a Berlusconi».
Davvero crede che Mastella possa ripensarci?
«Se c'è ancora spazio per ricostruire una solidarietà della coalizione lo si faccia fino all'ultimo minuto. L'uscita di Mastella è molto grave però era prevedibile, vista l'opposizione dell'Udeur alla bozza Bianco».
E' stato Veltroni a spingere per la riforma.
«Prestar fede a Berlusconi è stato un errore. Sono sorpreso di come tutti abbiano potuto inanellare tanti errori e consentire il rilancio di Berlusconi, che a novembre aveva rotto con gli alleati ed era in piena crisi. Forza Italia ha finto di parlare col Pd, ma stava preparando una trappola».
E Veltroni ha abboccato?
«Non so se solo lui, di certo chi in questi anni ha creduto alla buonafede di Berlusconi ha poi dovuto prendere atto che l'ex premier è furbo. Non dimentichiamoci che quando Veltroni ha detto "corro da solo", Berlusconi ha replicato "voglio l'alleanza massima con tutti i partiti della Cdl"».
Sospetta che Veltroni abbia cercato il confronto per far cadere Prodi?
«Non penso ci sia stata malafede, né una strategia. Si è trattato, purtroppo, della ennesima sottovalutazione della spregiudicatezza di Berlusconi».
E lei, ha la coscienza a posto?
«Ho fatto tutto in modo onesto e con lealtà. So di essermi fatto molti nemici in un Paese allergico alla applicazione delle leggi. Se ho un rimpianto? Le mie norme per far arrestare gli ecomafiosi non sono diventate legge».

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lunedì 21 gennaio 2008

Prodi sotto ricatto. Pecoraro Scanio: "Non mi dimetto per accuse ingiuste mi difendano tutti o sarà crisi".

Pecoraro Scanio accusa Dini: mi definisce uomo dei no, come la propaganda berlusconiana. Il ministro dell´Ambiente: il premier dica se c´è la maggioranza.

(Gianluca Luzi - La Repubblica) Il ministro accusa: «Abbiamo colpito interessi così forti che ce la vogliono far pagare. Dell´emergenza rifiuti non gli importa niente: è la testa di Prodi che vogliono». Avverte: «Siamo al momento della verità. I tempi sono stretti ma ormai la situazione non è più rimediabile. Il presidente del consiglio dovrà fare tutte le sue verifiche per trarre le conclusioni». Attacca Dini e altri alleati: «E´ assurdo che esponenti del centrosinistra vadano appresso alla propaganda berlusconiana associandosi all´opposizione». Si stringe a Prodi: «Ha sempre condiviso tutto quello che ho fatto. E´ l´unico che può riprendere in mano la situazione e verificare se c´è ancora una maggioranza». E infine avverte: «Prima di mercoledì voglio sentire che tutto il centrosinistra appoggia la mia politica ambientale. Altrimenti non si arriva nemmeno al voto». Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell´Ambiente, sul banco degli imputati (ma non da solo) per l´orrore dei rifiuti in Campania, è un fiume in piena. Mercoledì al Senato si vota una mozione di sfiducia del centrodestra. Dini ha già detto che non lo difenderà. In gioco non c´è solo il ministro dell´Ambiente, ma tutto il governo.
Ministro, che fa, aspetta il giorno del giudizio senza combattere?
«Dopo gli ultimatum di Dini e di Mastella, e l´uscita di Veltroni che non ci vuole più come alleati, il problema è politico. Ci chiediamo e chiederemo a Prodi di verificare prima del voto di mercoledì se c´è ancora una maggioranza che sostiene un governo dell´Unione. Il problema non è più quello dei rifiuti o il ministro dell´Ambiente. Ogni cosa diventa uno strumento per cercare di affossare Prodi. Allora è giusto che si capisca chi ci sta e chi no».
Ma nel suo caso la sfiducia viene dal centrodestra.
«Quella mozione non fa riferimento a nessun mio atto ministeriale, piuttosto mi si contesta il fatto che ho bloccato la truffa del Cip6 in cui i soldi per l´energia solare venivano dati ai petrolieri, che non voglio fare il Ponte sullo Stretto e le centrali nucleari, cosa che è nel programma di governo. Se vengo attaccato perché ho cercato di svolgere una funzione di argine a un meccanismo di affari e di ecomafie e non ho la solidarietà della coalizione, se la maggioranza non ritiene che bisogna difendere una cultura ambientalista di fronte agli affaristi, ai palazzinari e alle ecomafie, che senso ha per i verdi partecipare a una maggioranza del genere?»
Dini non l´appoggerà, ma ha detto che Prodi si può salvare se si rimetterà all´aula e non difenderà in prima persona la sua politica ambientalista.
«Ma nemmeno ci arriveremo a una situazione del genere. Prodi ha sempre detto con molta chiarezza che ha condiviso passo dopo passo tutta la politica del ministero dell´Ambiente in questi venti mesi. Tutta. Non esiste l´ipotesi che la vicenda sia un fatto personale del ministro, perché noi siamo dentro una coalizione e tutte le posizioni che io ho preso sono state condivise dal presidente del consiglio. Quindi questa ipotesi non c´è: se la maggioranza difende le posizioni a tutela dell´ambiente contro strumentalizzazioni, affaristi e camorristi, bene. Altrimenti significa che non vogliono più i verdi nel governo».
Ha pensato a dimettersi? In fondo l´ha fatto anche Mastella.
«E perché? Io non sono certo sotto inchiesta, ma attaccato dall´opposizione che non chiede le dimissioni di Cuffaro, condannato a cinque anni. Francamente non ho proprio ipotizzato le dimissioni perché non mi ritengo assolutamente responsabile. In questi giorni sto lavorando per risolvere il problema dei rifiuti e giovedì scorso ho firmato un accordo con l´Anci per inviare in Campania 60 esperti per la raccolta differenziata per aiutare De Gennaro. E´ ovvio però che se ci fosse la rottura e il problema venisse dal fatto che la coalizione non crede nelle scelte ambientaliste, allora il problema non sarebbero più le mie dimissioni, ma la chiusura dei rapporti. Se non ci fossero le condizioni per i verdi di continuare la battaglia contro affaristi e camorristi, io non resterei un minuto di più a fare il ministro dell´ambiente».
Lobby, affaristi, ecomafie. Ma non le sembra che ormai si grida al complotto con troppa facilità, magari per mascherare errori?
«In questa settimana sono stato attaccato in modo disgustoso da quei poteri forti che nel nostro paese non sono stati mai abituati ad avere un ministro dell´Ambiente che facesse rispettare le leggi dello Stato e le direttive europee. Questa è la verità. Io non tollero che mentre il premio Nobel per la pace Pachauri, presidente dell´Ipcc, viene a trovarmi al ministero per ringraziare l´Italia per la svolta che abbiamo dato in materia ambientale e un altro premio Nobel come Rubbia torna a collaborare gratuitamente con me, a livello nazionale esponenti del centrosinistra vanno appresso alla propaganda berlusconiana. Che nel centrosinistra facciano l´occhiolino alle posizioni affaristiche non è tollerabile».
Ma almeno sulla Campania qualche errore riconoscerà di averlo fatto.
«Dovevamo essere ancora più rigorosi con i nostri alleati e la nostra coalizione, ancora più netti. Come ministro dovevo chiedere a Prodi di avere poteri straordinari per imporre la raccolta differenziata. Solo ora ho ottenuto che si commissarino i Comuni che non la fanno».
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Unione, è scontro su Pecoraro Veltroni: dal Pd pieno sostegno.
Referendum, Rutelli avverte: si rischia il voto anticipato.
(Giovanni Casadio - LA Repubblica) Non è certo tranquillo, Romano Prodi. Il premier è tornato a Roma da Bologna in serata, preparandosi alla settimana di passione che attende il governo, forse la più difficile da quando è stato eletto. E non è il momento di aggiungere altra benzina sul fuoco. Perciò sulla rotta annunciata da Walter Veltroni per il Pd, di fare cioè «correre da solo» il partito alle prossime elezioni, non si intromette: «Il mio compito è guidare il governo, non è definire la linea del partito. È offrire al Pd un programma e una piattaforma di governo in cui si identifichi. Il resto è una decisione degli organi operativi del partito». Tuttavia, due cose gli stanno a cuore: innanzitutto, che il Pd deve unire e non dividere. «La missione del Partito democratico è di comporre insieme tutte le forze riformiste» e di «riconciliare le forti tensioni che ci sono in Italia in questo momento». Perché, aggiunge, è un partito che nasce «con il compito di una larghissima rappresentanza nel paese, non credo nei partiti organizzati dall´alto, padronali». E poi, rivendica il suo ruolo di tessitore in una coalizione disomogenea, e che non vorrebbe vedere il suo sforzo sprecato: «Non c´è contraddizione tra un Pd forte e orgoglioso della sua diversità e un Pd che aderisce a una coalizione».
A tenere sul filo il governo è soprattutto la mozione di sfiducia al ministro dell´Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, in Senato mercoledì, per l´emergenza rifiuti in Campania. Dini ha detto ieri al Corriere della Sera che non la vota. Clemente Mastella rincara: «A questo punto, penso sarebbe più decoroso se Pecoraro si dimettesse». A Pecoraro arriva intanto l´appoggio di Veltroni: «Il Pd esprime con forza il sostegno al ministro e respinge il disegno strumentale del centrodestra». A Palazzo Chigi sanno che la partita è complessa e che mercoledì bisogna «fare bene i conti». L´Udeur ad esempio, valuterà come votare, spiega Mauro Fabris: «Vediamo quello che succede alla Camera martedì nel voto sulla giustizia». Ad accrescere il bailamme, si aggiunge la tensione tra il vice premier Francesco Rutelli e i Verdi. Si sentono offesi dalle parole in tv alla trasmissione "In mezz´ora" del vice premier che parla di «fondamentalismo negativo» degli ambientalisti nostrani su rifiuti e termovalorizzatori e che ha difeso il "governatore" della Campania, Bassolino dimenticando Pecoraro. «Rutelli vuole forse i Verdi fuori dall´Unione?», dichiarano Angelo Bonelli e Loredana De Petris. I toni si fanno aspri, ma una nota dell´ufficio stampa di Rutelli precisa che le preoccupazioni sono «ingiustificate».
Domani poi, l´Unione affronta anche la riforma elettorale e ricomincia a discutere della "bozza Bianco" nell´assemblea dei senatori del Pd dove ci sarà anche Veltroni. Una mina vera. Il vice premier Rutelli ribadisce che «se non si fa una riforma elettorale civile, condivisa, efficace penso che il referendum possa portare alla fine anticipata della legislatura». Riformare insomma la legge elettorale per via referendaria, equivarrebbe a un harakiri per la legislatura. «Terrorismo politico», replica Giovanni Guzzetta, presidente del comitato referendum. Mastella non risparmia critiche al governo: «Non si può far finta di niente ma non abbiamo ancora deciso nulla». E a Veltroni: «Da solo alle elezioni fa come De Coubertin», partecipa non vince. Il centrodestra vede avvicinarsi le elezioni, lo stesso leader dell´Udc, Casini giudica «probabile che cada e che si vada alle urne». Ma Bossi: «Meglio il referendum che la bozza Bianco».

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Poltrone. Pressioni su Pecoraro per un "passo indietro". Il ministro verde però punta i piedi.

(Goffredo De Marchis - La Repubblica) «Un´uscita curiosa. Diciamo che non è in linea con quello che ci eravamo detti nell´incontro di venerdì». Un po´ sarcastico e un po´ sorpreso, Massimo D´Alema ha mal digerito le parole di Waler Veltroni su un Pd che va alle elezioni, comunque e dovunque, da solo. «Non mi convince soprattutto la tempistica - spiega ai suoi collaboratori -. Le alleanze si decidono quando si va a votare e quando si sa con quale sistema. Non adesso. Adesso è il momento di mettersi pancia a terra per cercare i voti al Senato sulla legge elettorale e sulla mozione contro Pecoraro».
D´Alema in verità la pensa come Veltroni sull´ipotesi di presentarsi in futuro con la stessa squadra di centrosinistra, ovvero con il modello Unione: un´eventualità che non appartiene al novero delle cose possibili. Di questo i due hanno parlato più volte, anche nel faccia a faccia dell´altro ieri. E concordano. Ma i tempi dell´attacco veltroniano non sono giusti, secondo il ministro degli Esteri. Oggi la priorità, se davvero si vogliono fare le riforme, è la sopravvivenza del governo Prodi. E in vista del voto di martedì sulla bozza Bianco la posizione di D´Alema resta quella di non legare il destino delle riforme alle decisioni di Silvio Berlusconi, come invece ha fatto ancora ieri Veltroni.
D´Alema però non crede che gli «strappi» del sindaco di Roma servano ad arrivare alle elezioni anticipate. Al contrario, questa è l´opinione di molti prodiani. Ieri lo ha detto chiaramente Rosy Bindi e lo pensa anche Arturo Parisi. Romano Prodi sa che il messaggio del leader del Pd è rivolto anche a lui. Da tempo Veltroni gli chiede di aiutare il percorso sulla legge elettorale.
Di non mettersi di traverso, oscillando tra la difesa dello status quo per non alterare gli equilibri precari della maggioranza e la tentazione del referendum. «Vuole che la smetta di difendere i piccoli», ha detto il Professore riferendo dei suoi colloqui con il segretario del Pd. La «provocazione» sull´andare da soli, mentre al governo si è in tantissimi e quasi tutti, con l´eccezione del Pd e di Rifondazione, sono schierati contro la bozza Bianco, va anche in questa direzione: chiedere al premier di prendere posizione facilitando il via libera al testo del Senato.
A Palazzo Chigi, le parole di Orvieto, hanno però lasciato l´amaro in bocca: «Avevamo capito, dal colloquio in Campidoglio di venerdì, che anche Veltroni come D´Alema era in trincea per difendere il governo. Forse avevamo capito male. «. Le parole di Prodi sui dati Istat, che Veltroni usa da qualche giorno per descrivere la crisi italiana, fanno capire delle tensioni tra il premier e la leadership del suo partito. Lui nel 2005 non sedeva nella stanza dei bottoni, allora perché buttargli addosso quei numeri?
In questo momento Prodi lavora soprattutto per recuperare voti in vista di mercoledì, giorno del voto sulla mozione di sfiducia contro il titolare dell´Ambiente. Quelli di Dini e dei diniani, di Bordon, di Fisichella, dell´Udeur. Si era immaginata a un certo punto una soluzione sul modello Visco. Il viceministro si era salvato dal voto al Senato grazie al ritiro delle deleghe sulla Guardia di Finanza. Ma Pecoraro non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro. Anzi, ieri ne ha fatto uno avanti legando la sua sorte a quella di Prodi: «La sfiducia a me significa la sfiducia al governo». E l´idea di Parisi che la sfiducia al ministro non coinvolge l´esecutivo ha fatto andare su tutte le furie i Verdi. Tanto da sollecitare la risposta del capogruppo del Pd al Senato del Pd Anna Finocchiaro che ha garantito la compattezza del voto democratico mercoledì contro la mozione anti-Pecoraro.

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domenica 20 gennaio 2008

Mandiamoli a casa. Vergognosa dichiarazione di Pecoraro Scanio: Mozione di sfiducia non contro di me ma contro governo.

(Asca) ''La mozione di sfiducia nei miei riguardi e' una mozione di sfiducia palesemente strumentale: non e' contro di me ma per fare cadere il governo Prodi''. Lo ha affermato il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.

''Non si puo' criticare un ministro - ha detto Pecoraro parlando ai microfoni di Ecotv - perche' nel 2002 in merito ad iniziative su alcuni termovalorizzatori, insieme a tutte le forze politiche di centro destra e centro sinistra, diceva che in alcune zone c'era una totale inadeguatezza a fare alcuni impianti. Se invece la mozione di sfiducia e' sull'attivita' ministeriale credo di aver dimostrato in un anno e mezzo di lavorare esattamente al servizio del paese e del programma del governo di centro sinistra. Mi sembra che questo e' il mio dovere, dopodiche' il dibattito in parlamento consentira' di discutere. Ed e' evidente una cosa: la mozione di sfiducia non e' fatta contro Pecoraro Scanio, la mozione di sfiducia e' l'ennesimo atto dell'opposizione per far cadere il governo Prodi e per guidare il centro destra al potere''.
''E' chiaro che questo significhera' la necessita' di tutti i parlamentari del centro sinistra di mantenere la lealta' rispetto all'impegno che abbiamo preso di fronte agli elettori''.

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martedì 15 gennaio 2008

Ecco a voi il partito-monnezza

(Valerio Pieroni) Oggi si indignano con Bassolino e la Iervolino per l'immondizia ai bordi delle strade e plaudono l’intervento dell’esercito. Fino a ieri però facevano i capi popolo contro gli inceneritori e contro lo stesso Bertolaso, che costrinsero anche alle dimissioni, guidando, o "benedicendo" dall'alto, le proteste (a volte violente) anti-termovalorizzatori.

Il cuore del "fronte del no" sull'emergenza rifiuti, quindi, sta qui a Roma. Al ministero dell’Ambiente, tanto per precisare, da dove - a metà febbraio – era stata anche firmata una ordinanza per la sospensione dei lavori di costruzione di quattro inceneritori siciliani, oltre che di quelli napoletani. Motivo: l'autorizzazione degli impianti per Pecoraro Scanio era illegittima. Così il ministro verde ha bloccato per parecchi mesi i lavori. Inutile dire che i quattro termovalorizzatori oggi rappresentano la base del sistema integrato di gestione dei rifiuti e poco c’è mancato che si arrivasse pure lì alla situazione che sta vivendo oggi Napoli.

Ma tornando all’emergenza immondizia a Napoli, il 29 agosto del 2004 lo stesso Pecoraro Scanio era di persona ad Acerra per capeggiare una manifestazione: l’oggetto, ovviamente, era proprio il termovalorizzatore, che se fosse stato realizzato in tempo avrebbe potuto risolvere la metà dei problemi di questi giorni. Quindi si è deciso oggi di fare solo quello che poteva già essere una realtà da almeno cinque anni.

Ma non dite che Pecoraro Scanio al problema delle discariche non ci ha mai pensato. Anche se in un anno e mezzo ancora non e’ riuscito a risolvere il problema delle discariche in Campania, è riuscito però a stanziare ben 721mila euro per la bonifica di una discarica in Kenya, a Nairobi. Quindi, come dire: delle discariche napoletane che avvelenano i pozzi chi se ne frega. Meglio bonificare prima quelle esotiche.

A questo punto viene spontaneo chiedersi l’utilità di questo partito che si spaccia per “ambientalista”. Secondo me sono loro i principali responsabili di tutta questa emergenza, compreso il loro leader Pecoraro Scanio, che invito caldamente a cambiare mestiere, andando a curare magari le pecore.

Ma forse non sarà in grado di fare neppure quello, visto che è stato pure capace di confondere una mucca con un bue.

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giovedì 10 gennaio 2008

Cdl all´assalto: Pecoraro vada via

Chiti in aula alla Camera, la destra attacca Prodi assente. Oggi al Viminale vertice sull´ordine pubblico.

(Concetto Vecchio - La Repubblica) «Le critiche a Prodi sono ingiuste, il premier è personalmente impegnato a risolvere l´emergenza. In questo momento prevalga la coesione di tutti». Il ministro Vannino Chiti, chiamato a riferire alla Camera sulle misure adottate dal governo per affrontare l´emergenza monnezza, parla in un´aula semideserta, presenti soltanto pattuglie di deputati di Forza Italia e del Pd: per il resto un vuoto desolato. Anche Chiti è solo ai banchi del governo, non c´è Prodi, non c´è Pecoraro Scanio, e soprattutto l´assenza del presidente del consiglio attirerà le fortissime critiche del centrodestra. «Un oltraggio al parlamento», lo definirà il deputato azzurro Osvaldo Napoli. Nei confronti del ministro per l´ambiente Pecoraro Scanio Sandro Bondi (Forza Italia) ha annunciato la presentazione di una mozione di sfiducia per essersi opposto alla realizzazione dei termovalorizzatori in Campania: «Non può restare un minuto in più al suo posto». Una richiesta che ha compattato la minoranza: a favore del documento si è detto anche il leader udc Casini. In serata palazzo Chigi ha solidarizzato con il ministro verde.
Chiti ha spiegato che non è il momento di fare polemiche, e riferendosi alla posizione del governatore Bassolino ha aggiunto che «verrà il tempo in cui, fuori dall´emergenza, bisognerà valutare le responsabilità». Quindi l´appello ai cittadini campani, affinché isolino la camorra, e l´annuncio che saranno sciolti per inadempienze e incapacità nove consorzi per lo smaltimento dei rifiuti, cinque in provincia di Napoli, quattro nel Casertano. La Lega è soprattutto preoccupata del fatto che i rifiuti possano prendere la via delle regioni del Nord, non raccogliendo così l´appello all´unità nazionale lanciato ieri da Prodi. Oggi al Viminale un vertice sull´ordine pubblico convocato dal ministro dell´interno Giuliano Amato.

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Spazzatura. Pecoraro, le regole dell’eterno signor no.

(Antonio Galdo - Napoli.com) Il mestiere del signor no ha tre regole d’oro. Primo: mettersi di traverso, sempre e comunque. Secondo: allarmare, con l’uso in automatico delle iperboli, dalle catastrofi agli scempi. Terzo: parlare a raffica, meglio se in qualche salottino televisivo dove si è sempre coccolati e protetti.

Il ministro dell’Ambiente, o dei Veti che dir si voglia, Alfonso Pecoraro Scanio ha imparato l’arte dell’interdizione prima attraverso il lessico barocco della scuola forense meridionale (nella Navicella parlamentare si presenta avvocato, come il padre) e poi alla scuola politica dei Radicali e dei Verdi. Da uomo di governo ha già collezionato il record dei lanci Ansa (ne sono stati contati 2.627, anche sette in un solo giorno) e dei «non si può fare». Dai rigassificatori ai termovalorizzatori, dalle centrali nucleari a quelle a carbone, dagli Ogm alle perforazioni petrolifere. Per non parlare delle grandi opere pubbliche, quelle strategiche per il sistema Paese. Il nostro ministro è contrario alla Tav in Val di Susa, al Mose per proteggere Venezia dall’innalzamento delle acque, al traforo del Brennero e alla variante di valico sull’Autostrada del Sole.

Nelle oltre 200 pagine del programma del governo di Romano Prodi, c’è il suo scalpo preferito: la cancellazione del ponte sullo Stretto, già approvato e finanziato dal precedente governo. Quanto al metodo, Pecoraro Scanio è un pianista che conosce a memoria tutti i tasti della scala musicale. Scende in piazza, con il popolo, come ha fatto mettendosi alla testa dei cortei di protesta contro il termovalorizzatore di Acerra: chissà che cosa gli è frullato nella testa ieri, quando Romano Prodi ha annunciato che se ne faranno tre in Campania. Sbatte il pugno sul tavolo, con la giacca ministeriale, per mettere in riga e costringere alle dimissioni il commissario straordinario Guido Bertolaso, l’uomo delle emergenze, l’autore di quel piano che se fosse stato approvato avrebbe evitato la tragedia della spazzattura che adesso sommerge Napoli e provincia. Presiede, con gli esperti, un faraonico convegno sul cambiamento climatico in Italia i cui dati sono contestati perfino dallo scienziato di fama mondiale Franco Prodi, fratello del premier. E quando tutto manca, il Signor No ha l’arma letale per impallinare qualsiasi progetto: le riunioni dei suoi comitati. Il Via, per la valutazione di impatto ambientale, e il Vas, per la valutazione ambientale strategica. Doppioni dell’Italia che gira le spalle alla modernizzazione, tavoli dove passano mediamente 860 giorni, quasi tre anni, per istruire una pratica. Il signor no ci costa, e quanto ci costa...

Qualche mese fa l’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, ha consegnato a palazzo Chigi un documento con qualche cifra. La spesa del non fare, nel solo settore energetico, finora ammonta a qualcosa come 40 miliardi di euro, il 3 per cento del prodotto interno lordo, il totale di tre o quattro leggi finanziarie. Continuando di questo passo, con i veti a raffica di Pecoraro Scanio e con un intero governo costretto a ratificarli, la bolletta dell’interdizione salirà, nel 2020, a 200 miliardi di euro. E poi ci sono i costi indiretti, più difficili da quantificare ma molto più pesanti per gli effetti a catena sulla popolazione. I napoletani, per esempio, pagheranno queste settimane di strade invase dai rifiuti sulla loro pelle, e aumenteranno, come già sta avvenendo, i valori statistici di una serie di patologie.

Passeranno mesi, forse anni, prima che il turismo, anche per l’immagine da epidemie del Medioevo che hanno fatto il giro del mondo, possa riprendersi. E innanzitutto sotto quelle montagne di spazzattura si seppellisce la democrazia, con le sue regole, le sue responsabilità. E come un gallo (sulla munnezza) può cantare vittoria soltanto un ministro chiacchierone, un Signor No in servizio permanente effettivo.

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mercoledì 9 gennaio 2008

Pecoraro Scanio, il «signor no» ora ha detto sì anche all'esercito.

Retromarcia verde dopo gli alt a Ogm, Tav, discariche e alberi di Natale.

(Aldo Cazzullo - Corriere della Sera) Tra le bocciature anche il sito di Serre: «Era vicino a un'oasi del Wwf! E poi ho trovato un'alternativa a Macchia Soprana...»
«Muoveremo l'esercito!». Il ministro Alfonso Pecoraro Scanio sorrideva felice con i collaboratori, l'altra sera, alla fine di Porta a Porta: «Allora, come sono andato? ».
«Inguardabile» scrive sul suo blog Peppino Caldarola, ex direttore dell'Unità; «al confronto, Bobo Maroni pareva Churchill». Per un giorno, l'opposizione si ricompatta. L'Udc parla di «deprimente performance»; Forza Italia di «eroe della sceneggiata napoletana », «figura pietosa», «recita indecorosa ». Cicchitto lo sopravvaluta: «Pecoraro è un pericolo per l'Italia». Casini lo sfida «a un confronto pubblico, preferibilmente a Napoli». Lo criticano Di Pietro e
Europa, il giornale della Margherita. Caldarola, implacabile: «Non riesce a prendere sul serio neppure le tragedie. E' ilare. Come quelli che si danno di gomito e ridono ai funerali».
In effetti, Pecoraro fu fotografato sorridente in chiesa, nel maggio 2006, al funerale di tre caduti a Nassiriya. Una specie di maledizione. Mentre, la notte del 23 settembre scorso, a New York Prodi e D'Alema concordavano il blitz per liberare gli agenti segreti in mano ai talebani, nello stesso grattacielo lui veniva beccato dall'inviato del Corriere
Maurizio Caprara «in uscita dal 27˚ piano dell'hotel Millenium, dove c'è una cinematografica piscina sospesa tra le luci della Grande Mela». Anche in occasione dell'emergenza rifiuti, il ministro dell'Ambiente è stato sfortunato. Un capro espiatorio. «Iniziamo a smaltire questi due» titola Il Giornale sopra la foto di Bassolino in giacca e cravatta e di Pecoraro descamisado. Ma, se il governatore ha forse responsabilità più gravi, la sua caduta ha un'aura di grandezza, viene ricondotta al filone delle tragedie napoletane, è raccontata come un Rinascimento tradito; Pecoraro viene liquidato, certo ingiustamente, come un epigono minore di Mario Merola.
Un poco è anche colpa sua. L'uomo che ora vuol muovere l'esercito, sino a poco fa capeggiava o difendeva le truppe avverse. «Insieme ci siamo battuti come leoni» si inteneriva Tommaso Sodano, battagliero parlamentare di Rifondazione. No agli inceneritori. No al decreto del governo per istituire quattro nuove discariche. No in particolare alla discarica di Serre («ma era vicina a un'oasi del Wwf! E poi ho trovato un'alternativa, a Macchia Soprana! » si difende Pecoraro). No alle cariche per liberare i blocchi stradali (era il maggio 2007: «Amato sbaglia, si torni al dialogo»). E poi: no al vertice Nato a Napoli. No al fumo nei parchi napoletani, se nel raggio visuale del fumatore compaiono bambini o donne incinte (non sarà eccessivo in una città avvelenata dall'immondizia?
«Macché; il divieto coniuga ambiente e tutela della salute »). Ancora: no agli ogm. No all'intervento italiano in Afghanistan nel 2001. No ovviamente al ponte sullo Stretto e al tunnel della Valsusa. Ma no pure alla pesca del tonno rosso e all'albero di Natale («basta tagliare abeti; meglio quelli sintetici, oppure il presepe. Napoletano»).
«Bello, moro e dice sempre no» titolò La Stampa. Eppure di sì ne ha detti molti. Sì alla nomina a «patrono del pesce azzurro» del neomelodico Gigi D'Alessio, e a subcomissario per i rifiuti di Claudio De Biasio, prontamente arrestato («veramente mi ero limitato a inserirlo in una rosa di nomi...»). In Parlamento si è battuto per la creazione del museo del mandolino, di una lotteria da abbinare al festival di Sorrento, di una cattedra di agraria a Cassino. E poi per il contratto degli operatori shiatsu, in difesa dei pit-bull, contro la sparizione dei gelati Algida nel Napoletano, «forse a opera della camorra». Suggerì di adottare in blocco le pecore sarde e di proclamare la pizza «patrimonio dell'umanità». «Sono ecologista fin dal liceo classico - spiegò - . Se si fa il bagno a via Caracciolo è merito nostro! E siamo stati noi, attraverso il ministro verde Gilberto Gil, a ottenere che il Brasile votasse in favore dei grandi cetacei!». Contestato è invece il noto episodio della visita da ministro dell'Agricoltura alla fattoria modello: «Che bella mucca!». Era un toro. Lui però nega: «Non è vero. E poi uno mica si china a controllare...».
La grande fama venne con il coming- out, provocato da un memorabile corteo pre-Gay Pride sotto il ministero («Pecoraro vieni giù/ che sei frocio pure tu»). Lui la prese bene, e ammise la sua bisessualità. «Sono quelle cose che si dicevano a sedici anni, così, per fiutare un po' l'aria» scosse il capo Nichi Vendola. Poi Pecoraro precisò: «Sono un uomo mediterraneo che sente in sé la tradizione greco-romana». Infine, a Vanity Fair: «Da quando sono uscito allo scoperto, con le donne acchiappo di più». Marina Ripa di Meana assentì: «Aspetto epico da ragazzo di vita pasoliniano; riccetti neri, occhi malandrini, parola abrasiva; dopo mezz'ora, il più delle volte si è diventati amiconi di Pecoraro Scanio». Ha cantato a Sanremo, ballato a Furore, fatto un coro con Alessandra Mussolini da Costanzo. Si è anche esibito con Aida Yespica al Bagaglino; come quasi tutti i politici, però. Originale fu invece la torta per il compleanno di Tangentopoli, offerta davanti a Montecitorio con al posto della ciliegina un paio di manette; seguì festa al Gilda on the Beach, con Pecoraro che saliva su un cammello incitando: «Ad Hammamet!».
Suo il primato di dichiarazioni all'Ansa: 2627, come da complesso calcolo aggiornato a tre anni fa. Nella classifica di Porta a Porta, invece, è secondo: con oltre cinquanta apparizioni, tallona Bertinotti. «E' che io funziono si è schermito lui - . Dicono che sia vanitoso; è vero, ma a modo mio. La mia vanità non è nell'apparire; è nel persuadere. Conquistare le anime e le intelligenze, vedere l'interlocutore battuto, l'ascoltatore sedotto: ecco la mia vanità». «Il fatto è - tagliò corto Vespa - che mentre altri fanno i difficili, ogni volta che invito Pecoraro, lui viene sempre».

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