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martedì 2 settembre 2008

Le centraliniste licenziate rilanciano con la “strip conference”.

Il gioco dello striptease
(Panorama) Prima il video provocazione /vedi sotto) su Youtube, ora la “strip conference”. Le 11 centraliniste precarie licenziate dal call center dell’ospedale di Legnano, complice anche l’attenzione guadagnata sui giornali con la singolare forma di protesta, rilanciano e annunciano per venerdì una seconda puntata hot.
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“Non abbiamo intenzione di mollare”, fanno sapere. “Venerdì organizzeremo una ’strip conference’ e siamo pronte a onorare le promesse. Se è l’unico modo per farci ascoltare, ben venga: ci spoglieremo. Tanto ci hanno già denudato dei nostri diritti”. Una norma del decreto Brunetta, spiegano le impiegate che hanno in media 35 anni, “ci condanna, perché abbiamo lavorato più di tre anni nel quinquennio e il provvedimento in questione impedisce il proseguimento di questo rapporto di lavoro. Precario, ma pur sempre un lavoro”.

A suscitare “rabbia e frustrazione”, spiega Ornella Cameran a nome delle sue colleghe, è il modo in cui vengono trattati i lavoratori “con la scusa della flessibilità. Una parola che abbiamo conosciuto da vicino”. Dall’ospedale non si aspettano un ripensamento. “Ci hanno detto che gli dispiace e che non c’è soluzione. Di stabilizzarci si era parlato tempo addietro, mai seriamente. Poi la cosa era sfumata. Troppo costoso”, raccontano. Da ieri “ci hanno detto che il call center dell’ospedale è stato affidato ad alcuni dipendenti dell’ospedale destinati temporaneamente a questo compito in attesa di una soluzione”. Che potrebbe essere, a quanto ha appreso una ex centralinista, “quella di affidare il servizio a un call center siciliano che già si occupa del numero regionale 803000 per la prenotazione delle prime visite mediche”.

Secondo le Rdb Cub pubblico impiego, la vicenda che ora coinvolge le lavoratrici di Legnano, e che rischia di interessare tutti i call center sanitari della Regione Lombardia, è la dimostrazione di come l’attuale esecutivo non lasci alcun margine di soluzione alla vicenda del precariato. Commenta Sabino Venezia del Coordinamento nazionale: “Il decreto Brunetta, intervenendo pesantemente sulla più importante risorsa della pubblica amministrazione, ovvero i suoi operatori, determinerà di fatto una riduzione di personale con la conseguente impossibilità di stabilizzazione dei precari. In altri termini, a Legnano come nel resto del paese, l’unica soluzione alla piaga del precariato cronico è il licenziamento dei lavoratori. Contro questa macelleria sociale”, prosegue Venezia, “le Rdb rilanciano con forza lo sciopero dei lavoratori precari indetto per il prossimo 19 settembre e l’assemblea nazionale che si terrà in quella data a Roma”, conclude il dirigente sindacale.

Il ministro Brunetta intanto ha risposto alle accuse con una nota: la “responsabilità” della gestione del personale è “ascrivibile” ai vertici dell’Asl, mentre il cosiddetto decreto Brunetta “non ha fatto altro che recepire nel pubblico quello che il governo precedente ha previsto nel settore privato” rispetto al limite massimo dei tre anni per i contratti a tempo determinato, il cui protrarsi oltre “non può essere assecondato. Preliminarmente”, sottolinea il ministro, “occorre segnalare che la responsabilità della gestione del personale è ascrivibile ai vertici dell’Azienda sanitaria, che il contratto di lavoro a tempo determinato ha per sua natura un carattere temporaneo e che il suo protrarsi per lunghi periodi di tempo, in quanto segnale di un utilizzo improprio della tipologia contrattuale, non può essere assecondato, tanto nel settore privato quanto nel settore pubblico, per evitare di favorire il costituirsi di forme di precariato cronico”.

Il limite temporale massimo dei tre anni per i contratti a tempo determinato, aggiunge il ministro della Pubblica amministrazione, “non è tipico del lavoro pubblico ma si desume dalla normativa prevista per il settore privato così come introdotta dalla recente legge 247/2007 che ha recepito il Protocollo sul Welfare del precedente governo. Pertanto”, conclude, “il decreto legge 112/2008 (comunemente chiamato ‘decreto Brunetta’) non ha fatto altro che recepire nel pubblico quello che il governo precedente ha previsto nel settore privato”.

Finora non sono arrivate proposte serie di impiego, hanno spiegato le centraliniste licenziate all’agenzia Adnkronos Salute, ma molte attestazioni di solidarietà. In attesa dello spogliarello di venerdì oggi le ex operatrici di call center si sono radunate davanti all’ospedale di Legnano per un presidio di protesta, organizzato con il sostegno del sindacato Rdb Cub pubblico impiego Lombardia. L’obiettivo, precisano, è di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica “non solo sul nostro caso specifico ma sull’emergenza precariato”. E se il metodo inaugurato dalle centraliniste dovesse funzionare, da venerdì le strade d’Italia potrebbero riempirsi di precari senza veli…

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giovedì 24 aprile 2008

Napolitano offre concerti al papa. Peccato che i musicisti siano precari.

Stasera esibizione in diretta sulla Rai.
(Liberazione) Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per fare bella figura con Benedetto XVI ha pensato bene di regalargli un bel concerto sinfonico. Una serata molto raffinata, con un programma di tutto rispetto che va da Luciano Berio alla Settima di Beethoven passando per Brahms.
L'occasione è il terzo anniversario del pontificato. Per questo "special event" ha chiamato il suo amico di sempre Luigino Corbani, manager "migliorista" (vecchio Pci) di Milano ora impegnato a gestire la "Verdi". Tutto sommato, un bel colpo che servirà al Quirinale per vezzeggiare il Santo Padre, vero e proprio musicofilo, e a Corbani, e al suo giro musicale di Milano, a risollevare un po' le sorti di questa orchestra che non si trova certo in buone acque. La Rai ha addirittura previsto una diretta televisiva (oggi alle 17.15) e una replica radiofonica su "Rai 3" per sabato 26 aprile.
C'è un piccolo particolare che tutti fingono di ignorare: quell'orchestra, di una settantina di elementi, che nel '93 quando fu inaugurata si fregiava dell'appellativo di "giovanile" è in realtà composta interamente da precari. O meglio, a dire il vero, un contratto i giovani maestri ce l'hanno, ma è un contratto di opera intellettuale, una prestazione individuale. Insomma, una versione "nobile" del più famigerato "co.co.co". Senza contare, però, che a rigor di logica applicare un contratto d'opera intellettuale a un orchestrale è un po' come dire a un operaio della catena di montaggio che verrà retribuito con una parcella da avvocato. E' il solito inganno dei falsi lavori autonomi. L'orchestrale non ha niente di autonomo in quanto deve sottostare a dei precisi orari di lavoro e seguire delle direttive. Il resto, o sono solisti o direttori d'orchestra. I solisti non eseguono, però, duecentosettanta repliche l'anno.
Il settore è regolato da un preciso contratto nazionale, che ovviamente alla "Verdi", come in molte altre orchestre, più o meno giovanili, in Italia, non viene applicato. Molto meglio farsi passare per fondazione privata, concludere una sorta di "scrittura privata" con ogni singolo orchestrale, salvo poi prendere soldi pubblici. Ad un certo punto anche il rubinetto pubblico a favore della Verdi è stato chiuso. Motivo? All'Enpals non risultavano versati una parte dei contributi pensionistici. Un bel pasticcio, che ha complicato la situazione. I maestri per un lungo periodo non hanno nemmeno percepito lo stipendio mensile. E attualmente ci sono ancora in ballo diverse tranche di arretrati.
Che vibrazioni potranno mai trasmettere al Santo Padre gli "archi" di una orchestra così tesa e stonata? Una parte dei maestri sono sulla via dell'ammutinamento. Gli altri si limitano a "deglutire" perché le alternative sono poche. E così va bene anche accettare una cosiddetta busta paga che fino a tutto il 2007 raggiungeva appena i 1.300 euro. La Verdi è stata anche trascinata in tribunale da un "violoncello" e da un "violino". L'unico modo, sembra, per tentare di veder riconosciuti i propri diritti a un contratto degno di questo nome. In pieno stile "migliorista" Corbani, a sua volta amico di Gianni Cervetti, un altro paladino dei diritti dei lavoratori negli anni '70, stoppa l'ingresso ai sindacati. Hanno il via libera solo quelli compiacenti, ovvero la Cisl. «Quello che ci ha fatto vedere il sindacato - spiega Sokol Koka, violoncellista ribelle - in realtà è il testo del contratto nazionale depurato della parte sui diritti». Perché la Cisl che dovrebbe tutelare il contratto collettivo si fa garante, sotto le spoglie della consulenza, di un accordo individuale?
Contro la Verdi ha lanciato strali anche Vittorio Sgarbi, in qualità di assessore alla Cultura di Milano, parlando di «conti economici fallimentari», ma non citando la disastrosa situazione degli orchestrali.
«La nostra realtà? Professori d'orchestra che lavorano nei call center a sei euro l'ora per pagare il mutuo, o come camerieri per arrotondare e poter mangiare», sottolinea Raffaella Campo, violinista ribelle della Verdi.
«La situazione è drammatica - sottolinea Giancarlo Albori, segretario della Slc Lombardia - ed a questo punto è compito di tutti di riportare a congruità contrattuale tutto il settore delle orchestre, anche perché il denaro pubblico non si può continuare a spendere in situazioni dove non vengono riconosciuti i diritti dei lavoratori».
«Anche in eventi musicali di rilievo internazionale - racconta Antonio Salerno, segretario del Siam, uno dei tanti sindacati che cercano di tutelare i musicisti - il nodo della precrietà riemerge prepotentemente». Lo scorso settembre al concerto-omaggio di piazza San Marco a Roma dedicato all'Oscar del Maestro Ennio Morricone, «i musicisti sono stati trattati come i lavoratori stranieri irregolari nell'edilizia o nel bracciantato agricolo: niente contratto e guai a chi sgarra perché non lavorerà più». Quel concerto è stato mandato in onda dalla Rai, che ovviamente ha percepito dei proventi pubblicitari. Esattamente come il concerto di stasera nella sala "Paolo VI".

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