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venerdì 11 aprile 2008

Mentre Berlusconi sgrida Totti, Soros è interessato a comprare la Roma. E la Borsa ci scommette.

Roma, George Soros interessato? Il rumor su quotidiani italiani.
(TRGFin) Il finanziere americano George Soros interessato alla squadra di calcio della Roma? I rumors sono usciti a sorpresa su alcuni quotidiani. Corriere della Sera: "I Sensi ammettono i contatti". Gazzetta: "Contatto tra Soros e i Sensi". Repubblica: "Roma tra delusione e i contatti con Soros". Il mercato ci crede e il titolo vola. E i Sensi ammettono in una nota, richiesta dalla Consob, "possibili interessi da terzi".

Il titolo a Piazza Affari è arrivato a guadagnare fino al 4% dunque, mentre sembra proprio che ci sia in arrivo una rivoluzione alla proprietà della Associazione sportiva Roma, che ultimamente in Europa non ha dato grosse soddisfazioni ai suoi fan, uscendo dalla Champions League ad opera del Manchester United. Un fallimento che ha riportato in primo piano la distanza tra squadre inglesi e italiane: oltre alla Roma, anche Milan e Internet sono state eliminate dalla Champions da due compagini del Regno Unito, la prima dall'Arsenal e la seconda dal Liverpool.

Per la Roma, quotata in Borsa, la sconfitta contro l'Arsenal ha costretto i dirigenti a rispondere alle voci e ai rumors che circolavano su possibili interessi. E' stata infatti la Consob a chiedere chiarimenti al riguardo. E i Sensi hanno dovuto rispondere con un comunicato. Eccolo, secondo quanto riferisce la "Repubblica": "Seppur nel corso degli ultimi mesi (la società) abbia ricevuto segnali in merito a possibili interessi da parte di soggetti terzi aventi ad oggetto la proprio partecipazione in As Roma, nessuno di questi si è mai tramutato in offerte o concrete manifestazioni di interesse". "Tradotto" commenta "Repubblica", "qualcuno ha bussato alla porta di Rossella Sensi".

Su chi sia questo qualcuno, secondo "Repubblica", "uomini della banca Rotschild avrebbero contattato l'avvocato Gian Roberto De Giovanni, incaricato dai Sensi di "sondare" eventuali proposte. E pare che il pacchetto della Roma interesserebbe a una cordata americana con a capo il magnate George Soros. Che potrebbe, come sottolinea il "Corriere", con investimenti adeguati, eliminare il gap con gli inglesi che tanto hanno bastonato gli italiani negli ultimi giorni. Anche se nel loro comunicato i Sensi spiegano: "Compagnia Italpetroli precisa che in nessun caso i rumors relativi ad eventuali iniziative di dismissione possono far ritenere o desumere un disimpegno della famiglia Sensi nella As Roma".

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venerdì 18 gennaio 2008

Glbt: Gay, lesbiche, bisex e trans... marketing e comunicazione.

(Emmegipress) Le ricerche di mercato non riescono a stimare quanti sono i gay in Italia, considerando che per saperlo bisogna oltrepassare la cortina protettiva della privacy; però sembra che la popolazione «Glbt» (gay, lesbiche, bisessuali e transessuali) oscilla tra i 1,5 milioni e i 4 milioni di persone.

E nel resto del mondo ?

La comunità spagnola, supera di poco i 2,6 milioni; quella britannica è di 3,6 milioni di persone. Gli americani gay sono 19 milioni, con un potere d'acquisto intorno agli 800 miliardi di dollari l'anno (oltre 547 miliardi di euro). In tutto il mondo, invece, ci sarebbero almeno 45 milioni di gay su una popolazione complessiva intorno ai 6 miliardi d'individui.

Le marche che fanno pubblicità all'estero su misura e con protagonisti gay sono: Nokia, American Express, Fiat e ancora Lufthansa o Lancome, Volvo, D&G, gli alberghi Holiday Inn e Ikea.

Il paradosso del marketing è, però, il marchio di convergenza: pensato per o fatto proprio dalla comunità gay, ma sdoganato dalla società. Una conferma? Il numero di eterosessuali che conosce la canzone dei Village People, Ymca.

In Italia, comunque, c'è già chi ha iniziato a segmentare i prodotti, per dare a ogni marca il posizionamento che preferisce e aggirare così temute definizioni.

I clienti eterosessuali finiscono spesso per appropriarsi di stili di abbigliamento gay friendly, sia per emulazione sia per per assuefazione. Seguono i prodotti funzionali, come quelli di agenzie turistiche o d'incontri personali dedicati al target «Glbt», tagliati su misura per il segmento ma certe volte rifiutati perché segno di ghettizzazione sociale, e infine quelli simbolici. Come Gucci, Prada, Alessi, Bmw-Mini o Coca-Cola che spingono sull'idea di appartenenza, autoidentificazione, piacendo a entrambi gli schieramenti perché cavalcano i binomi lusso-esclusività, trash-eccesso oppure originalità-orgoglio da trendsetter.

In conclusione, quale risultati ci sono ? In Italia le aziende non fanno marketing, salvo casi sporadici. Il motivo ? Le loro iniziative all'estero non hanno raggiunto gli obiettivi economici attesi.

fonte: Brokeback MOTEL

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giovedì 17 gennaio 2008

A.A.A. Cercasi banchiere gay.

(Giuseppe Morello - Affari italiani) Si fa fatica ad attribuire alle banche d’affari motivazioni etiche, risulta per questo inspiegabile la scelta di istituti come Credit Suisse, Goldman Sachs, Lehman Brothers, Merrill Lynch e Ubs di reclutare nell’area asiatica personale gay.

La cosa, ovviamente, non ci dispiace per nulla, anche perché contribuisce a sfatare il mito per cui essere gay comporta carriere professionali obbligate: parrucchieri, stilisti, ballerini, arredatori e poco altro. Il fatto però resta curioso, perché le banche non si sono limitate a dire “assumeremo i migliori senza discriminazioni”, ma si sono messe specificamente alla ricerca di gay e lesbiche.

È il caso di Lehman, che ha organizzato un evento all'Università di Hong Kong per reperire personale, invitando esclusivamente gay e lesbiche.

Ora, siccome è vero che gli omosessuali non hanno nulla in meno rispetto a chi pratica una sessualità “classica”, è anche vero che non hanno nulla in più. A meno che i manager delle banche non ragionino per banali luoghi comuni pensando che i gay “sono più sensibili”, che “sono più sinceri degli eterosessuali” e che magari saranno più gentili con i clienti e addobberanno lo sportello con deliziosi ninnoli colorati.

Forse gli stessi manager prendendo la decisione hanno concluso la riunione dandosi cameratesche pacche sulle spalle mentre ripetevano la vieta battuta: “Prendiamoli, è gente che sul lavoro si fa il culo”? E giù tutti a ridere. Resta comunque bizzarro che l’omosessualità, un tempo fonte di discriminazioni, in questo caso diventi addirittura un privilegio. Meglio così: consideriamolo una sorta di risarcimento.

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venerdì 4 gennaio 2008

Secondo Google i cinesi pensano più ai soldi che al sesso.

Lo rivela un'indagine di Google sulle parole più cliccate. Al primo posto "stock", borsa. Al secondo "sex".

(La7) Che la Cina fosse una potenza economica in costante ascesa lo sapevamo già. Quello che non sapevamo, invece, è che pensano ai soldi anche i cinesi, una massa indistinta di circa un miliardo e mezzo di persone. Lo rivela il China Daily, quotidiano cinese in lingua inglese, che ha portato in edicola i risultati di una ricerca condotta da Google sui termini più cercati sul web. Al primo posto, appunto, c'è "stock", borsa, che precede addirittura la parola "sex", sesso, cliccatissima in tutto il mondo, tanto che inaspettatamente è al primo posto delle preferenze in paesi come Egitto e Turchia. In Cina, invece, quando usano Google per informarsi digitano, per esempio, i nomi delle tre banche più importanti del paese, anche questi nella top ten delle parole più cercate in rete. Per i 150 milioni di internauti cinesi, insomma, la felicità passa per il portafogli.
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giovedì 3 gennaio 2008

Moda. L'Oreal in corsa per entrare nel capitale del Gruppo Armani.

(MF-DJ) "Le tanto annunciate nozze tra L'Oreal e il gruppo Giorgio Armani potrebbero essere celebrate entro la fine del 2008".

Secondo quanto risulta a MF/Milano Finanza il gigante francese della cosmetica da 15 mld euro di fatturato 2006 sarebbe pronto a entrare nel capitale della fashion house italiana e avrebbe gia' avviato le operazioni necessarie a portare a termine il deal e prendere le redini di un impero da 1,5 mld di ricavi, il cui valore e' stato stimato in un un range compreso tra 3,5 e 5 mld.

"Con Armani L'Oreal farebbe ingresso in un settore in forte crescita, con alta profittabilita' e meno condizionato dal mercato rispetto alla cosmetica, soggetta a forti erosioni dei margini", -spiega a MF Claudia D'Arpizio, partner di Bain&Co-. Per il gruppo Armani questa partnership costituirebbe invece una forte spinta per sviluppare l'alto potenziale di crescita in termini geografici e di prodotto".

Lo scenario piu' probabile e' che lo stesso Armani mantenga pieni poteri di controllo sul business del proprio impero, una volta concluso il deal. Il problema maggiore riguardera' eventualmente la successione artistica. Red/mur

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