In California e Massachussets le nozze gay sono legali.
(Apcom) Nello Stato di New York le nozze omosessuali non vengono celebrate (ancora), ma per ordine del governatore David A. Paterson, tutti i matrimoni celebrati in altri Stati dell'Unione dovranno essere riconosciuti come validi ai fini pratici, equiparando pienamente le coppie sposate omosessuali a quelle eterosessuali. La notizia viene diffusa dal New York Times, all'indomani della storica decisione della California che dal 17 giugno ammetterà le nozze fra persone dello stesso sesso.
Lo Stato di New York quindi riconoscerà tutti i matrimoni celebrati nei due Stati americani dove gay e lesbiche possono sposarsi, ovvero California e Massachussets, ma anche in altre giurisdizioni, come il Canada e potenzialmente anche gli Stati europei come Belgio, Olanda, Spagna.
David Paterson - il primo governatore afroamericano e il primo governatore cieco di New York - era il vice dell'ex governatore Eliot Spitzer che si è dimesso dopo lo scandalo che lo ha coinvolto in un giro di prostituzione; è stato nominato il 17 marzo di quest'anno. La direttiva che ha emanato risale al 14 maggio e dovrebbe coinvolgere, secondo il New York Times, circa 1.300 fra normative, direttive, circolari che riguardano le coppie sposate, dalla presentazione della denuncia dei redditi alla concessione delle licenze da pesca. Il 17 maggio, Paterson ha presentato un video messaggio a una serata organizzata dai leader gay della Grande Mela, spiegando che la direttiva è "un grande passo verso l'uguaglianza".
In sostanza, il governatore vuole fare pressione in vista della futura possibile celebrazione dei matrimoni omosessuali anche nello Stato di New York. Paterson nella sua storia politica ha stabilito forti legami con la comunità gay. Anche il suo predecessore Spitzer l'anno scorso aveva presentato una legge per legalizzare i matrimoni omosessuali: era passata all'Assemblea (camera bassa dello Stato) dove la maggioranza è democratica, ma non al Senato di New York, dove la maggioranza è repubblicana.
Entusiastiche le reazioni dei leader gay dello Stato che sottolineano come la nuova direttiva semplifichi la vita alle coppie omosessuali che si sono sposate altrove e che finora per vedersi riconosciuti alcuni diritti non avevano altra strada che quella di fare causa alle singole istanze amministrative.
Oltre ai due Stati che ammettono le nozze omosessuali, nell'Unione ce ne sono altri come New Jersey e Vermont che ammettono una forma di unione civile.
giovedì 29 maggio 2008
Usa. Lo stato di New York riconoscerà i matrimoni gay celebrati in altri stati dell'unione.
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14:17:00
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Iran. Mahmud, l’incubo dei gay.
(Il Riformista) Fu travolgente il boato degli studenti alla Columbia University dopo che il presidente iraniano Ahmadinejad, a settembre dello scorso anno, pronunciò la ormai celebre frase: «In Iran non esistono omosessuali, noi non ne abbiamo». La comunità gay è invece presente in Iran e non se la passa affatto bene, isolata dalla società e dalla famiglia e perseguitata dal regime islamico. Si dice siano 4000 gli omosessuali impiccati negli ultimi trent’anni, molti di più sono stati sottoposti a pene detentive e corporali. Il discorso di Ahmadinejad però almeno un merito lo ha avuto: da allora, la questione omosessuale è diventata importante per i media quasi quanto il nucleare. Sui blog cominciano a circolare video e testimonianze con le prime denunce di chi vive l’omosessualità come un incubo. Nascondono la loro identità sessuale, la cancellano perché potrebbe rappresentare la loro fine. In molti casi si tratta di persone cresciute in famiglie religiose, nell’angoscia di rischiare di perdere tutto. Il dramma maggiore per loro è il non riuscire a creare comunità, il non avere modo di confrontarsi e solidarizzare. Il Parco Daneshjou è il grande punto d’incontro, il famoso Parco degli Studenti, in cui gli incontri sono quanto mai nascosti per sfuggire alle retate della Polizia Morale.
Il rischio è la condanna a morte per impiccagione. Il grande tabù da combattere è per il clero la non precisa identità sessuale. L’Islam non l’accetta, non si sfugge: o uomo o donna. Una storia accaduta nel 1975, letta su un blog iraniano, chiarisce i termini della questione. E quella di Fereidoon Malakara, un giovane ragazzo gay di Tehran che lavorava presso la tv iraniana. Era molto religioso e decise di scrivere a Khomeini, durante il suo esilio francese. L’Iman risponde. Lo invita a fare la scelta, a identificarsi completamente nel sesso femminile e per questo a coprirsi e a seguire tutti i dettami della religione coranica. Scoppia la rivoluzione nel ‘79 e Fereidoon perde il lavoro. Piomba nell’incubo ed è costretto a subire l’emissione forzata di ormoni maschili, così, gli dicono i medici, avrebbe superato il problema. Tramite conoscenze riesce a fissare un appuntamento con l’Iman, lo incontra, gli parla, gli chiede aiuto. Ed è allora che Khomeini, sorpreso dalla visione diretta delle sue caratteristiche femminili deciderà di emettere una fatwa, un comando religioso utilizzato per fissare o modificare una legge. Si sarebbero permessi i cambi di sesso.
Fereidoon Malakara diventa da allora Maryam Malakara, ora è una donna. Tornando all’oggi una buona notizia va comunque registrata. Mehdi Kazemi, che rischiava la pena di morte in Iran solo per il fatto di essere gay, ha ottenuto asilo nel Regno Unito. Per The Indipendent «è una buona notizia, ma non abbastanza buona». Il quotidiano britannico non nasconde l’indignazione per un caso che la giustizia ha saputo risolvere solo dopo due anni, con un provvedimento speciale, e che secondo il giornale avrebbe dovuto invece portare a una modifica delle leggi in materia. Il ventenne Kazemi era infatti giunto in Gran Bretagna nel 2005 e l’anno successivo aveva saputo dell’esecuzione del suo ex compagno, condannato a morte per il reato di sodomia. Era stato lui, prima di morire a fare il suo nome e Kazemi, per evitare il ritorno in Iran, inoltrò immediatamente domanda di asilo. «Un minuto prima studiavo ancora a Brighton e un minuto dopo mi hanno detto che era stato firmato l’ordine di espulsione - ha detto al giornale - Pensavo di essere a un passo dalla morte, mi avevano detto che avrei potuto fare appello solo dopo essere stato rimpatriato. Mi sono detto: è impossibile, chi presenterà appello? Il mio cadavere?».
La richiesta venne respinta dalle autorità britanniche sulla base del fatto che, pur ammettendo che l’Iran condanna a morte imputati omosessuali, non esiste alcuna repressione sistematica. Kazemi insomma sarebbe stato al sicuro se avesse esercitato discrezione riguardo al suo orientamento sessuale. Una scelta vergognosa per il celebre quotidiano londinese.
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Gaypride a Mosca. Secondo gli organizzatori c'è un'apertura del Cremlino.
Dopo i disordini anni scorsi in piazza e il niet di Luzhkov.
(Apcom) Il Cremlino sotto la nuova leadership cerca "un compromesso" sullo svolgimento del Gay Pride a Mosca e sarebbe stata "mandata una lettera alla prefettura con l'ordine di trovare uno spazio per lo svolgimento della manifestazione sul territorio della città". Lo ha detto ad Apcom Nikolai Alekseev, organizzatore della manifestazione per l'orgoglio omosessuale che "comunque sia - permesso o no - si terrà domenica prossima".
Dopo i disordini degli anni scorsi in piazza e il no deciso del sindaco di Mosca, Yurj Luzhkov, gli organizzatori del Gay Pride si sono rivolti al neopresidente Dmitri Medvedev e la richiesta di permesso a quanto pare è stata "presa in considerazione".
Alekseev è tuttavia molto cauto su un cambiamento dello sguardo da parte della dirigenza politica russa rispetto al Gay Pride, dopo l'avvicendamento al Cremlino tra Vladimir Putin e Medvedev. Putin a suo tempo aveva tagliato corto sulla questione: nel corso di una conferenza stampa aveva definito il calo demografico una priorità più urgente - dei diritti dei gay - per la sua presidenza.
Ora con il nuovo presidente - liberale, giurista e convinto sostenitore del diritto - le speranze di Alekseev e soci potrebbero essere maggiori. Tanto più: ieri Amnesty International si è rivolta direttamente a Medvedev, chiedendo di "garantire" quanto "enunciato nella Costituzione russa e negli accordi internazionali ratificati dalla Russia nel campo dei diritti umani", affinché diventino una realtà per tutti gli uomini nella Federazione. Indipendentemente dalla loro etnia, nazionalità, convinzioni politiche e religiose o tendenze sessuali".
Ma il contesto non è secondario. Per una società dove l'omofobia è un dato di fatto. Una componente davvero radicata nella cultura e nella religione. "Penso che soltanto lunedì - dopo il nuovo tentativo da parte degli organizzatori previsto per domenica - potremmo dire se qualcosa è cambiato o meno" afferma.
Quanto al significato della lettera inviata dal Cremlino, l'organizzatore della manifestazione si astiene da giudizi sulla reale propensione del Cremlino a favore. "Sappiamo che hanno mandato una lettera alla prefettura: evidentemente vogliono trovare un compromesso alla questione". E comunque "in ogni caso, che ci sia o meno una risposta della prefettura, noi terremo il Gay Pride".
Dopo i disordini degli anni scorsi in piazza e il no deciso del sindaco di Mosca, Yurj Luzhkov, gli organizzatori del Gay Pride si sono rivolti al neopresidente Dmitri Medvedev. La mossa a sorpresa è tesa ad aggirare il no del primo cittadino di Mosca. "La nostra posizione non è cambiata", aveva detto ad Apcom qualche settimana fa lo stesso Luzhkov. Una reiterata contrarietà dopo le risse con intervento delle forze speciale Omon verificatesi nel 2007, quando intervennero anche politici italiani a sostegno del Gay Pride. In particolare l'europarlamentare Marco Cappato e l'allora deputato Vladimir Luxuria. Quest'anno si è ventilata l'ipotesi della partecipazione di Marco Pannella, ma pare che nessun politico italiano ci sarà.
Gli attivisti gay sono scesi in battaglia con Luzhkov sin dal 2006. Proprio in quell'anno il sindaco durante una conferenza della Chiesa ortodossa russa al Cremlino aveva definito la Gay Parade un "rito satanico". Il Municipio da allora ha sempre respinto qualsiasi richiesta. Nel 2007 il tentativo di parata guidata dallo stesso Alekseev è finito in questura con il fermo dello stesso Cappato e di altri europarlamentari come il tedesco Volker Beck e di altre 27 persone.
Quest'anno gli organizzatori locali si sono dimostrati ancora più combattivi inondando il Municipio con più di 100 richieste per differenti date e strade della Capitale. Tuttora non è chiara la posizione del Cremlino che si ritrova senza dubbio di fronte a una "vexata quaestio". A fronte di un Paese dove l'omofobia è comunque diffusa e radicata nella cultura. Anche al di là della fede ortodossa.
Sphere: Related ContentPerugia. Retata di trans nelle vie a luci rosse. Secondo il giornale La Nazione si tratta di una "Radicale bonifica in ambito prostituzione".
(Giuseppe Smuraglia - La Nazione) PIU’ CHE DI «pattuglione» stavolta probabilmente è più giusto parlare di una radicale bonifica in ambito prostituzione.
E nello «specifico» di quella maschile. Dei trans. Con arresti, denunce e rimpatri. Che già nei giorni passati aveva portato all’arresto di altre persone e alla decapitazione di un’organizzazione criminale specializzata nel traffico dai paesi del sudamerica di giovani transessuali. Che, dopo essere stati forniti di abitazioni e, addiririttura di posti di lavoro su strada, venivano inevitabilmente rapinati di ogni guadagno.
L’ALTRA NOTTE sono entrate in azione le pattuglie della Squadra Volante dirette da Maria Letizia Tomaselli, e sul campo coordinate dal vicecommissario Monica Corneli. Le zone controllate dalla pattuglie della Volante sono state quelle tradizionalmente frequentate dai trans: Via Settevalli e via Martiri dei Lager.
UNA DECINA i transessuali accompagnati in Questura — tutti sudamericani tra i 20 e i 30 anni — per l’identificazione. Tutti sono risultati clandestini. Un brasiliano è stato arrestato per resistenza, aggressione, minacce e oltraggio a pubblico ufficiale. Il trans, 19 anni. armato di scarpe con i tacchi a spillo si è scagliato contro gli agenti. Ma è finito prima in manette e poi a Capanne. Gli altri sono stati accompagnati al Cpt di Milano, mentre solo due sono stati direttamente imbarcati su un aereo. Si tratta di due cileni di 25 anni. Questa etnia è una novità assoluta. Evidentemente il traffico dei trans si sta ampliando e adeguando alle esigenze del mercato.
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13:36:00
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Roma. Negata piazza San Giovanni al Gaypride. Polemica infinita.
(Il Giornale) Il Gay Pride a Roma del prossimo 7 giugno non potrà concludersi in piazza San Giovanni, come in un primo tempo accordato dalla Questura di Roma agli organizzatori. Che ora denunciano la retromarcia decisa, motivata dalla concomitanza con un concerto corale nei Palazzi del Laterano, come "una provocazione" nei confronti del movimento omosessuale.
La decisione della questura A nove giorni dallo svolgimento la questura di Roma ha ritirato l’autorizzazione, concessa originariamente in data 11 aprile, a concludere la parata a Piazza San Giovanni. "Siamo stupiti e amareggiati per l’evolversi degli eventi e per l’incredibile ritardo della comunicazione", commenta il circolo Mario Mieli. Gli fa eco il presidente nazionale Arcigay, Aurelio Mancuso, per cui "non è ammissibile" la retromarcia della Questura.
La motivazione Stando a quanto riferito, la decisione della questura dovrebbe essere dovuta al fatto che all'interno dei palazzi Lateranensi si tiene durante la giornata un Convegno internazionale, con un concerto conclusivo dentro la Basilica. "Cosa c'entra il Pride con un Convegno clericale? - polemizza l'Arcigay - quali problemi d'ordine pubblco, potrebbero sorgere tra una parata che sfila nelle vie di Roma e si conclude nella serata nella storica piazza e un`iniziativa della gerarchia cattolica dentro le mura della Basilica?".
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Pari opportunità a senso unico. Intolleranza e ipocrisia figlie dello stesso errore.
Hanno detto, Pari Opportunità, Comune di Roma e altri che sulla questione si sono dilettati, che "il no al patrocinio del Gay Pride, che fa delle nozze omosessuali una bandiera, è un no contro l'ipocrisia". Hanno detto che "negare le differenze è inaccettabile" e che "il politically correct ha già fatto troppe vittime".
(Il Tempo) E sarebbe proprio bello (anche se non di political correctness si tratta, né di modernismo, bensì di civiltà) se non ci fosse bisogno di questa cosiddetta ipocrisia. Sarebbe bello ma non è. Perché se fosse, quel padre di Palermo non avrebbe accoltellato il figlio diciottenne perché gay. Un episodio che ha gli stessi genitori, razzismo e intolleranza, del raid contro gli immigrati al quartiere romano del Pigneto. Gli stessi delle frasi di Almirante contro "meticci e ebrei" che alla fine pure Fini ha definito vergognose - e poi non ci scandalizziamo se i bambini di Ponticelli scrivono nei temi, sui campi rom dati alle fiamme, che "hanno esagerato e abbiamo dovuto punirli".
E poco importa, ci scuserà Michele Serra, se una volta sotto i flash il diciottenne di Palermo si sia forse lasciato trascinare dal desiderio di apparire, posando addirittura "ben pettinato su una spiaggia" (orrore). Sono arcinote le strumentalizzazioni di noi membri della stampa, che ci affrettiamo a fare eroi di uomini e ragazzi per poi distruggerli due minuti dopo. Non sono forse trascinati dalla stessa bramosia tanti buoni a nulla che infestano You Tube, i concorsi per miss Tuscia e i provini per i banchi di Amici e i troni di Maria? Quindi perché quel diciottenne dovrebbe essere diverso? Forse che essendo gay dovrebbe essere più raffinato? Per la serie tutti i gay sono grandi ballerini e arredatori?
Il fatto è che ben prima delle nozze, gli omosessuali chiedono pari diritti e pari opportunità (che guardacaso è proprio il nome di un certo ministero che anche loro dovrebbe tutelare). Una parità che la cronaca dimostra, giorno dopo giorno, essere un miraggio. E poi, scusate, dove sono quelle differenze di cui sopra? E quali sono, quando gli stessi che sbandierano come valore il matrimonio ne infrangono i voti il giorno dopo essersi sposati? Per chi è ancora un valore il matrimonio in un mondo di fedifraghi (e fedifraghe), di preti-orchi a caccia di bambini e di altri preti che hanno figli e fidanzate e ci scrivono anche un libro? Forse per Cosimo Mele, militante di un partito che si propone di difendere i valori cattolici e della famiglia - e sappiamo tutti com'è andata? Piuttosto è questa la vera ipocrisia. Che a difendere famiglia e matrimonio siano proprio quei figuri per cui famiglia e matrimonio poi valgono zero. E le nozze gay, queste "istituzioni sociali senza fondamento", come gli stessi accusano, saranno poi così sbagliate quando molte unioni omosessuali durano ormai più a lungo delle nostre (e forse sono pure meno ipocrite)? La vera "emergenza" è l'intolleranza. In tutte le sue forme.
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09:48:00
Etichette: omosessualità, pedofilia, polemiche, preti, sesso, società, unioni civili
