banda http://blografando.splinder.com

domenica 3 febbraio 2008

Il Kosovo e le omissioni di Francesco Battistini sul Corriere della Sera.

Effetto Kosovo, Francesco Battistini e il Corriere della Sera: cialtroni!

(Gennaro Carotenuto) Quel bel richiamo in prima sul Corriere della Sera di ieri non poteva non attrarre come le mosche al miele chi si interessa di popoli e nazioni: “Effetto Kosovo: voglia di secessione. Dalla Spagna al Messico, nuova linfa ai secessionismi”. Il Messico?

Si va all’interno e ci sono ben due pagine, la 12 e la 13. Ovvero è il reportage più importante che il giornale offre ai suoi lettori. Potrebbe essere l’occasione perché il più importante giornale italiano faccia il punto su cosa mette in moto l’invenzione del Kosovo come Stato da parte della Nato. Ma alla lettura del pezzo si rimane indignati per il pressappochismo, la superficialità, le scelte politiche e la vera ignoranza dimostrate dall’articolista Francesco Battistini, già famoso per performance ineleganti in America latina.

Intanto sul Kosovo c’è ben poco, un’intervista all’oramai ottuagenario Carlo Jean, che trova la maniera di lodare Henry Kissinger, e un’altra ad Hashim Thaci, il nostro uomo all’Avana (Pristina), firmata Mara Gergolat. Questa poche righe dopo confessa di star copincollando quello che Thaci ha detto alla BBC. Ma il Corriere i leader di un nuovo stato che ci sta sorgendo di fronte non se li può intervistare direttamente senza passare da Londra? E per copincollare le interviste altrui non bastano i blogger?

Le due pagine sono arricchite da due cartine, una del mondo e una del Kosovo. La cartina del Kosovo è intitolata “mosaico balcanico”, che sarebbe un’altra cosa, ma pazienza. L’occhio esperto capisce che nella cartina le province in viola sono a maggioranza serba e e quelle arancioni albanesi. L’occhio non esperto non capisce niente: la didascalia è completamente sballata. Con quanta incuria si fa il paginone centrale al Corriere?

Ma questo è il contorno. Quello che allibisce è il testo di Battistini, il pezzo centrale, commentato graficamente con la mappa dei cinque continenti. Andiamo a guardare quel Messico che tanto ci stuzzica fino a metterlo nel titolo e richiamarlo in prima.

Il Messico nell’articolo non c’è, se non citato in una lunga lista di paesi dei quali per Battistini forse il Messico è il più esotico. Perché sia alla testa dei paesi a rischio secessione Battistini non lo spiega. Ci fa il titolo ma non lo spiega.

Ci aiuta nell’arcano la cartina: sotto la parola Messico dice Chiapas. Ovvero il Messico avrebbe il problema del secessionismo del Chiapas! Ma davvero Battistini? In 14 anni gli zapatisti hanno detto tante cose, ma quelli che hanno sempre teorizzato di non voler prendere il potere, a staccarsi dal Messico non ci pensano nemmeno. Balle insomma, una cosa inventata lipperlì (o scritta per sentito dire, che è pure peggio) da Battistini per i lettori che pendono dalle labbra di Via Solferino.

Eppure parlando di Messico si sarebbe potuto fare un discorso geopolitico interessante, ma del quale Battistini non ha alcuna cognizione: sarà la cosiddetta Mexamerica, il nord del Messico sempre più integrato agli USA, a volersi staccare dal Messico? Oppura sarà il Sud degli Stati Uniti dove lo spagnolo trionfa, a desiderare prima o poi di riunirsi al Messico dopo un secolo e mezzo di separazione?

Affascinante quesito, ma non per Battistini, che avendo appena sentito nominare gli zapatisti inventa il secessionismo del Chiapas.

Parlando di America latina Battistini ignora anche il secessionismo petroliero antichavista dello stato Zulia in Venezuela e tace del tutto su quello ben più importante di Santa Cruz e dintorni in Bolivia. Come possa un giornalista della redazione esteri del più importante quotidiano italiano ignorare il caso Santa Cruz, dove milizie armate soffiano quotidianamente sul fuoco, è un mistero.

Di questo si parla quando si parla di secessionismo in America, ed è un problema straordinariamente grave quello della sedicente Nazione Camba, non certo del Chiapas dove il secessionismo lo inventa l’ignorante del Corrierone. Bocciato, ma non è finita: c’è di peggio.

Andiamo in Spagna: il facilone Battistini fa una lista dove mette Paesi Baschi, Catalogna e Aragona. Basta aver fatto un Erasmus per sapere che le cose sono ben più complesse, e che ben prima di un’improbabile velleità secessionista aragonese (per riunirsi alla Catalogna o per star soli?) vengono almeno la Galizia e il Levante, problemi potenzialmente ben più seri per Madrid.

E’ evidente poi che Battistini usi due pesi e due misure. Toni allarmati per il sud o l’est “canaglia” del mondo pieno nelle parole di Battistini solo di folli criminali, fanatismi e lotte tribali, concilianti verso il Nord del mondo. Il Quebec per esempio, dove i secessionisti sono mezzo paese, per Battistini è appena percorso, e di tanto in tanto, da venti di secessione.

L’Africa intera è liquidata con un generico “lotte tribali”? Un reportage di due pagine non è il luogo per approfondire? E’ una guerra tribale quella del Congo nella quale intervengono tutti i paesi confinanti?”Lotte tribali” uguale primitivismi, uguale cavoli loro, sembra dire Battistini che non perde neanche cinque minuti a lavorarci.

Che mestiere fa Battistini? Chi prepara e seleziona i giornalisti del Corriere? Chi ne verifica la sostanza dei contenuti? Ci vuole così poco per scrivere il paginone centrale del Corriere?

Non è straordinario poi come un giornale di Milano dimentichi del tutto il secessionismo della Lega Nord e la sedicente Padania? Non è straordinario che dimentichi l’indipendentismo sardo che pochi giorni fa ha provocato incidenti a Cagliari? Non è il colmo che nella lista dei paesi a rischio frammentazione metta la Finlandia ma dimentichi sia l’Iraq che l’Afghanistan? Il problema della frammentazione dell’Iraq ha occupato le diplomazie occidentali per decenni ed ha fermato la prima guerra del golfo. Ma a Battistini non risulta e nella sua cartina l’Iraq non è a rischio secessione. A che gioco gioca il Corriere?

Sulla Padania, sull’Iraq, sull’Afganistan, sulla Bolivia e ainda mais, la scimmia del Corriere non vede, non sente e ovviamente non parla. Ma a chi conviene far scrivere solo scimmie (male) addestrate sul più grande quotidiano italiano? A chi conviene il giornalismo dei Battistini?

Sphere: Related Content

sabato 2 febbraio 2008

Osservatore Romano, cambia la grafica ma i contenuti sono sempre gli stessi.

Da oggi nuova veste grafica per "L'Osservatore Romano": intervista con il direttore Giovanni Maria Vian.

(Radio Vaticana) L'Osservatore Romano si presenta oggi con una nuova veste grafica: così, a cento giorni dall'insediamento del nuovo direttore, il prof. Giovanni Maria Vian, il giornale del Papa continua a rinnovarsi. Ma di quali novità si tratta? Ci risponde lo stesso prof. Vian al microfono di Roberto Piermarini:

R. – Soprattutto, direi, una maggiore leggibilità, perché usiamo caratteri diversi, leggermente più grandi, maggiori spazi ... quindi, sarà un giornale più arioso. E poi, introduciamo stabilmente il colore, in prima e in ultima pagina.

D. – Cambierà anche il formato?

R. – Il formato, no. Il formato resta quello tradizionale, tradizionale resta anche l’impostazione – per il momento – delle diverse edizioni periodiche.

D. – Quali novità, per il futuro de “L’Osservatore Romano”?

R. – Soprattutto, puntiamo su una maggiore diffusione e per questo stiamo pensando anche a forme che coinvolgano altre testate giornalistiche in Italia e ad altre forme di diffusione, soprattutto in rete.

D. – A 100 giorni dalla ristrutturazione del giornale sotto la sua direzione, quali reazioni avete avuto?

R. – Le reazioni in generale sono positive: abbiamo notato da molte parti interesse per il giornale del Papa. Del resto, il fatto che sia – appunto – il giornale del Vescovo di Roma che predica e parla a tutto il mondo, è un biglietto da visita che per noi è fondamentale, ovviamente.

D. – Prof. Vian, piace anche al Papa questa nuova linea?

R. – Spero di sì! Ogni volta che lo incontro, mi dice sempre: ‘Andiamo avanti, andiamo avanti!’.

D. – Cosa vuole essere, oggi, “L’Osservatore Romano” nel quadro della stampa italiana e internazionale?

R. – Vuole essere quello che è sempre stato: il giornale del Papa che documenta e informa sulla sua attività e su quella della Santa Sede, con un respiro internazionale, sempre più internazionale, privilegiando la sua caratteristica che è quella di giornale di idee.

Sphere: Related Content

La Candelora e la Festa dei "femminielli".

(Parole non dette) La Solennità della Presentazione del Signore, si celebra 40 giorni dopo la festività del Natale del Signore. Conosciuta anche come "Festa delle Luci", ebbe origine a Gerusalemme intorno al IV sec., con il nome di "Ipapante" ("Incontro"), dove veniva celebrata con grande solennità. Nel VI sec., Papa Sergio I ne fece tradurre i testi liturgici in latino e la fece celebrare anche nella Chiesa d'Occidente, dove in Francia venne arricchita di significato con una solenne benedizione di candele e processione. In Occidente, questa festività, pian piano si trasformò in "Festa della Purificazione di Maria"; va dato atto alla Chiesa Cattolica di averne ripristinato il nome originale nel 1960 e con questo il suo autentico significato. Questa "Festa delle Luci" è senz'altro la festività di riferimento della prima parte del Tempo Ordinario, e seconda come importanza solo alla solennità della Trasfigurazione del Signore. Ma la festività della "Presentazione del Signore" oltre che "Festa delle Luci", viene anche chiamata "III° Natale" o "Piccolo Natale", questo perché se nel "I° Natale" (25 dicembre), Cristo si è rivelato ai poveri e ai "marginali" in genere nella figura del pastori, se nel "II° Natale" (Epifania) si è manifestato ai popoli del mondo nella figura dei Magi, nel "III° Natale si è manifestato ai credenti. Nel "III° Natale" inoltre la situazione si capovolge:non sono più: poveri, pastori, magi che vanno dal Signore, ma è lui che nelle braccia dei suoi genitori va a "incontrare" credenti e sacerdoti nel tempio. I credenti, spesso impastoiati se non ingannati dalle loro tradizioni, morali, presunzioni e discipline di ogni genere, spesso si trovano nell'incapacità di "vedere", di "trovare" Dio, se Dio non va da loro, non si manifesta al loro cuore. Dio, inoltre, non disdegna di manifestarsi ai credenti, nei luoghi che i credenti hanno riservato alla preghiera, nella sua più sublime e stupefacente Epifania: quella nell'umanità di un fragile bambino.

La denominazione di "Candelora" data popolarmente alla festa deriva dalla somiglianza del rito del Lucernare, di cui parla Egeria: "Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima" (Itinerarium 24, 4), con le antiche fiaccolate rituali che si facevano nei Lupercali (antichissima festività romana che si celebrava proprio a metà febbraio).

La Festa dei "femminielli"
Ogni anno, il 2 febbraio, in occasione della Candelora, tutti i femminielli da Napoli (soprattutto dai Quartieri Spagnoli) si ritrovano sul sagrato di Montevergine a intonare canti di ringraziamenti alla Madonna Schiavona (di cui si conserva un mirabile ritratto all'interno della Chiesa) con i ritmi della "Tammurriata". La Tammurriata, come scrivono Patrizia Gorgoni e Gianni Rollin nel libro "Tammuriata" è un "ballo", un canto, un suono, una delle maggiori espressioni musicali e sociali della tradizione folcloristica campana. Essa si è sempre realizzata, sin da tempi remoti, e continua a realizzarsi in tutta la sua solare estemporaneità, ad opera del popolo, nelle campagne di provincia, Il fenomeno della tammurriata è legato soprattutto a momenti ritualizzati della collettività e con più precisione alla sacralità devozionale rivolta alle tante Madonne campane e a Sant'Anna
Ma perché i femminielli dovrebbero cantare lodi alla Madonna Schiavona? Secondo una leggenda che si tramanda da secoli, la festa dei "femminielli" sarebbe ancora più antica della costruzione del Santuario stesso e risalirebbe addirittura al 1256, quando due omosessuali furono cacciati dalle mura cittadine per atti considerati osceni e portati sul monte Partenio per lasciarli morire in una giornata d'inverno. Invece il miracolo si compì, e oltre al sole che squarciò le tenebre i due potettero anche accoppiarsi secondo le leggi di natura. I "femminielli" da anni si recano il 2 febbraio per ringraziare la Madonna per il miracolo compiuto, in una tammurriata di sincretismo religioso tra sacro e profano accettata da tutta la comunità che vi partecipa di vero cuore.

Sphere: Related Content

Oggi sposi... Finalmennte nozze per la Bruni e Sarkozy.

(La7) La cerimonia si è svolta al primo piano dell'Eliseo alla presenza di una ventina di persone.
---

Sphere: Related Content

GF8. Thiago piange disperatamente.

Gli manca la moglie Benedetta.

(TGCom) Irrompe forte la nostalgia dentro la Casa. Thiago volge il suo pensiero a Benedetta e non riesce a staccarsene. Il barista è dispiaciuto per il videomessaggio di lunedì. I compagni captano il suo stato d'animo. In particolare Francesco cerca di stargli vicino per aiutarlo a superare questo difficile momento. Gli dà forza spiegandogli che senza dubbio la moglie ha capito il senso della sua decisione, di rimanere cioè per continuare il gioco.

E Thiago sembra convincersi di aver fatto la scelta più giusta, confidarsi con qualcuno è senz'altro una buona valvola di sfogo per fare anche chiarezza su certe dinamiche che inevitabilmente dentro la Casa si ingigantiscono. Anche Alice sente la mancaNza del fidanzato e mostra alle amiche una foto che ritraggono insieme lei e il suo ragazzo. Si domanda cosa stia facendo in questo momento ed è convinta che anche lui senta nel profondo la sua mancanza.

Le grandi sorelline sono in crisi d'astinenza da nicotina e puntano il dito contro Alì, accusandolo di essere egoista e avere poca sensibilità. Fuori piove fitto fitto e nel camping i campeggiatori, rintanati nella tenda, si tengono compagnia chiaccherando anche delle stranezze di Thiago.

Raffaella, incuriosita, chiede proprio a Thiago perché abbia deciso di partecipare al reality di Canale5. Lui risponde di non avere mire particolari e che il suo sogno, se dovesse vincere, sarebbe aprire un winebar per turisti. Anche Fabio vorrebbe investire i soldi vinti in un'attività che gli garantisca sicurezza, sebbene non gli dispiacerebbe diventare speaker radiofonico. La napoletana vola alto e non nasconde di essere entrata nella Casa per avere più opportunità di diventare attrice.

Sphere: Related Content

Pedopornografia, denunciato un deejay. Vendeva i film e i file in discoteca.

L’indagine dei militari ora punta a scoprire eventuali complici La Finanza ne sequestra un migliaio.

(Giovanni Cagnassi- La Nuova di Venezia) Pedopornografia, nei guai un 35enne dj di Oderzo. I militari della Guardia di finanza di San Donà lo hanno stanato tra le maglie della rete di internet, ascoltando «soffiate» e segnalazioni nell’attività investigativa mirata inizialmente al contrasto del fenomeno della pirateria audiovisiva e dei diritti d’autore. Mentre cercavano cd taroccati e altro materiale riprodotto illegalmente o «prelevato» dalla rete, si sono imbattuti in immagini raccapriccianti.
Così, attraverso una sofisticata azione di intelligence, sono risaliti ad un noto dj di Oderzo, per ora deferito all’autorità giudiziaria per detenzione di materiale informatico destinato alla vendita.
Hanno anche perquisito la sua casa e i luoghi di lavoro, dove hanno sequestrato 4 computer e 2.500 supporti informatici, serviti al dj per la duplicazione abusiva dei circa 1000 film venduti poi on line. I suoi scratch al mixer attualizzati con i moderni sistemi di pitch control e jog wheel, ovvero moderni strumenti utilizzati dai dj in consolle, gli consentivano una vendita diretta ai numerosi frequentatori dei locali presso i quali lavorava. Per questo le indagini si sono allargate a tutto il territorio nella provincia trevigiana, poi in quella veneziana fino al Basso Piave.
Certe vergognose immagini, che hanno fatto rabbrividire gli stessi finanzieri, coordinati dal capitano Francesco Mirarchi, circolavano dunque anche tra amici e «clienti» delle discoteche e discobar in cui lavorava. Si rifornivano da lui per questo materiale pericoloso e non facile da reperire.
Dall’esame attento e meticoloso del materiale sequestrato, i militari delle fiamme gialle hanno ricostruito un vasto archivio di oltre 200 file pedopornografici che risultavano in suo possesso. Tutte fotografie, immagini e video che ritraevano minori nudi, coinvolti in atti sessuali con altri minori o degli adulti.
Erano furbescamente memorizzati in sottocartelle per cercare di nasconderne l’origine ed evitare problemi o domande pericolose di curiosi. Il dj di Oderzo, 35 anni, è dunque responsabile anche del reato di detenzione di materiale pedopornografico. Le indagini comunque sono ancora in corso e potrebbero dare sviluppi clamorosi.
I finanzieri adesso vogliono raggiungere quel cerchio segreto di persone attratte da una simile pornografia che non esita a sfruttare o obbligare bambini innocenti, con consenguenze fisiche e psicologiche spesso molto gravi e destinate a segnare l’intera vita della vittima.

Sphere: Related Content