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mercoledì 17 ottobre 2007

Vaticano: Preti al rogo?

Exit, di Ilaria D’Amico, continua.
Questa volta parla Don Felice.
Per Don Felice omosessuali sono una buona parte dei preti e parla come ogni omosessuale sa e fa, come uno che nuota contro la corrente del mondo. Ricorda “un amore che è durato per tanti anni” e la possibilità di innamorarsi ancora.

“Di fronte alla scoperta di un prete omosessuale la Chiesa si spaventa. Pensa che il prete sia un pedofilo (…) ma questo è sbagliato. Poi copre, tace, insabbia, non vuole crescere”.

E insiste col voler essere prete: “In questo comunità ci sto anch’io”.

E’ un rivoluzionario, un ipocrita o uno che non vuole prendere la sua strada? Io penso quest’ultima, ma magari no…(certo a giudicare da quello che scrive Petrus, questo manca poco che sia da bruciar vivo).

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Chicago: Studi genetici per scoprire l'origine dell'omosessualità.

Coinvolti 1.000 fratelli e parenti gay per trovare indizi genetici all'origine dell'omosessualità.

(Associated Press) Ci sono 1.000 coppie di fratelli gay che partecipano alla ricerca, la più grande fino ad oggi, che cerca tra i loro geni che possano influire o dare una spiegazione all'origine dell'omosessualitè.

Lo studio finanziato con fondi federali e portato avanti da ricercatori di Chicago, si basa sul prelievo di campioni di sangue o di saliva al fine di aiutare scienziati a trovare indizi genetici all'origine omosessuale. Sia i genitori che i fratelli eterosessuali vengono anch'essi studiati.
I primi risultati sono attesi l'anno prossimo e non forniranno certamente una risposta finale ma si stanno già attaccando i metodi utilizzati e contestando i risultati supposti.

Alcuni opinionisti dicono che con queste ricerche porrà fine a chi dice che l'omosessualità è una scelta immorale.
Studi precedenti hanno mostrato che l'orientamento sessuale non è ereditario, sebbene questo non provi nulla dal punto di vista genetico.

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Sacerdote scrive a Papa Ratzinger: "Le vacanze in Cadore? Un privilegio da casta".

Prete "grillino" a Mestre. Don Armando Trevisiol, parroco da sempre vicino ai problemi dei poveri, ha preso carta e penna e ha scritto direttamente a Benedetto XVI.
"Quella vacanza a me francamente e' apparsa eccessiva, lo dico con rispetto e senza voler mettere in atto alcuna ribellione".


Non sono più solo gli 'antipolitici' e i 'grillini' a parlare di casta. A prendersela con i 'privilegi' stavolta è un anziano sacerdote di una parrocchia di Mestre, che prende di mira nientemeno che il Papa. Don Armando Trevisiol, parroco da sempre vicino ai problemi dei poveri, ha preso carta e penna e ha scritto direttamente a Benedetto XVI. Lo rende noto il Corriere del Veneto.

Don Armando non va tanto per il sottile: le vacanze di Papa Benedetto XVI in Cadore ''sono un privilegio da casta'' e non assomigliano a Gesu', ''che non aveva neppure una pietra su cui appoggiare il capo'', scrive nella lettera aperta pubblicata dal foglio settimanale distribuito ai fedeli che visitano il cimitero. E se la prende soprattutto contro gli sprechi, citando il milione di euro che i cittadini veneti avrebbero speso quest'estate per accogliere degnamente Ratzinger durante il suo soggiorno montano.


''Caro Papa - scrive il sacerdote - cosi' non va bene, qualunque cosa ti possano dire i cardinali, i teologi o i tuoi consiglieri''. Don Trevisiol, molto amato dai fedeli per le sue opere di carità, spiega la sua presa di posizione con l'esempio che la Chiesa deve dare ai fedeli: ''sono troppi i tuoi figli - sottolinea nel messaggio il sacerdote - che non vanno in vacanza, perche' tu ti possa permettere una vacanza da due miliardi!''.


''Quella vacanza a me francamente e' apparsa una cosa eccessiva - commenta il sacerdote - lo dico con rispetto e senza voler mettere in atto alcuna ribellione'. La Chiesa deve sempre essere a servizio del popolo, dei piu' deboli, e non dei potenti''.

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Nesta e Kakà: I più forti e più belli.

Riconoscimento internazionale per il brasiliano Ricardo Kakà.
Il giocatore del Milan ha ricevuto il 'FIFPro's World Player of the Year', il premio assegnato dai calciatori di tutto il mondo, attraverso una votazione per corrispondenza, al compagno più meritevole.
Insieme a lui, ha ritirato l'ambita targa anche Alessandro Nesta, votato fra i migliori difensori.
Così, a Milano, i due calciatori si sono ritrovati insieme per la gioia dei fan di tutto il globo.

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Ricky Martin: Cinquantacinquemilioni di album venduti!

E' il numero di albums venduti raggiunto da Ricky Martin.
Con lui si è congratulato il Sindaco Onorario di Hollywood, Johnny Grant all'Hollywood Walk of Fame dove per ovvi merito vi entrato a far parte anche il bel cantante portoricano.

2.315 sono gli artisti di tutto il mondo che hanno una "stella" (ci sono anche Fellini, Mastroianni, la Loren, ecc.) con inciso il proprio nome lungo il famoso marciapiede hollywoodiano.
E come vedete Ricky ci si sdraia sopra dalla felicità.

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Shakespeare sadomaso e al Rione Sanità.

Napoli, rassegna trasgressiva con Ostermeier e Martone. «Sogno di una notte di mezza estate» orgiastico e «Falstaff» recitato dai detenuti del carcere minorile.

(Emilia Costantini - Il Corriere della Sera) Teatro Festival Italia: a Napoli è di scena la trasgressione. Ed è solo il prologo della manifestazione, che si svolgerà poi nel giugno prossimo. Shakespeare è l'autore preso di mira, per veicolare immagini di violenza metropolitana: all'Auditorium Rai, un «Sogno di una notte di mezza estate» in versione orgiastica, firmato da Thomas Ostermeir, ex enfant prodige della scena tedesca (ora quarantenne direttore artistico dello Schaubüne di Berlino); al Teatro San Ferdinando, un «Falstaff, laboratorio napoletano», diretto da Mario Martone, recitato dai giovani detenuti del carcere minorile di Nisida.

Da una parte, sesso sfrenato e liberatorio, sia pure con il beneficio dell'ironia; dall'altra, la guerra camorristica tra bande rivali, dove il personaggio cialtrone delle «Allegre comari di Windsor », qui interpretato da Renato Carpentieri, assurge a una sorta di «Sindaco del rione Sanità », un boss d'animo bonario. Ostermeier, si sa, vuole lo scandalo: ne ha fatto un credo, sin dalle sue prime regie che lo hanno reso famoso. Gli spettatori vengono introdotti in sala, attraverso la porta delle toilettes.

Appena seduti, gli «ospiti», di quello che di lì a poco si tramuterà in uno scomposto baccanale, sono subito aggrediti: c'è chi viene strattonato in palcoscenico, per infilare soldi, naturalmente finti, negli slip (ma, attenzione!, nelle parti intime) di improvvisati spogliarellisti; chi viene assalito in platea da attori seminudi, che saltano in piedi sulle poltrone, accasciandosi poi sui malcapitati che le occupano; chi infine, tra i più fortunati, viene semplicemente invitato a bere intrugli non bene identificati. Parte la musica eseguita dal vivo da una band squinternata: un miscuglio assordante di techno, hard rock e arie d'opera barocche.

Inizia un party erotico all'insegna della provocazione più spinta, derisoria e, a suo modo, disperata: i giovani interpreti del «Sogno» shakespeariano mimano rapporti sado-maso, stupri, estatiche masturbazioni e, tra i maschi, c'è anche chi infila il proprio pene nella bocca di una maschera teatrale, lasciandolo penzolare come una lingua o buffo sigaro di carne. «Siamo qui per dispiacervi, non per farvi piacere, ne sarete disgustati!», avverte uno dei protagonisti. Martone invece fa riflettere sulla qualità del suo lavoro svolto con i ragazzi di Nisida. In una città «teatro di guerra» come Napoli, i giovani detenuti mettono in scena il loro malessere, esorcizzando la violenza di cui sono vittime e carnefici. Nella vita come sulla scena, sono bulli di quartiere che, con la pistola infilata nella cintola, vivono di crimine e di coca. E non è un caso la scelta, da parte del regista, di coniugare Nisida con il San Ferdinando, riaperto e restaurato per l'occasione dopo oltre vent'anni: è un modo per rendere omaggio a Eduardo De Filippo che, non solo rimise in piedi con fatica questo teatro nel dopoguerra dalle macerie, ma negli ultimi anni della sua vita fu molto vicino ai ragazzi del riformatorio, battendosi per loro anche come senatore in Parlamento.

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