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mercoledì 27 agosto 2008

25mila euro di risarcimento al gay aggredito e chiamato 'frocio'.

(Apcom) Aggredito, picchiato, insultato e chiamato 'frocio' e ora "finalmente dopo sette anni", l'ex assessore comunale di Polistena, in provincia di Reggio Calabria, Massimo Frana, è stato risarcito con 25mila euro e i suoi aggressori sono stati condannati a due anni di reclusione dal Tribunale di Reggio Calabria. L'ex assessore è stato messo al corrente solo ieri della decisione del giudice monocratico che ha depositato le motivazioni della sentenza il 18 luglio scorso: "Finalmente ottengo una sentenza esemplare che mi rende giustizia rispetto a quanto ho subito", ha commentato.

La vicenda - ricostruita da Arcigay - risale al 2001: nella notte del 17 settembre 2001, Massimo Frana si trovava a cena in compagnia di due amici in un ristorante di Reggio Calabria. All'uscita del locale un gruppo di persone ha iniziato ad insultare l'allora assessore con epiteti omofobici: "frocio di merda¿ frocio bastardo", per poi passare alla violenza fisica. Tempo dopo Frana e i suoi due amici hanno ricevuto la notifica di un decreto penale per il reato di rissa, con la condannata, insieme agli 'assalitori', ad una pena pecuniaria.

Con due procedimenti diversi il Tribunale di Reggio Calabria nel novembre del 2006, ha prosciolto l'ex assessore dall'accusa perché il fatto non sussiste e, il 14 dicembre 2007 ha condannato i suoi aggressori con la pena di due anni di reclusione per i delitti di lesioni personali gravi e di ingiuria. Nelle motivazioni, che sono state depositate il 18 luglio 2008, non solo è stato riconosciuto sussistente il delitto di lesioni aggravate - tenuto conto delle gravi conseguenze fisiche (tuttora perduranti) sulla vittima, costretta a periodiche visite di controllo medico dopo l'intervento di applicazione di una placca in pieno viso - ma il Tribunale ha condannato gli assalitori anche per il reato di ingiuria. Il Tribunale ha,infatti, seguito l'orientamento della Cassazione, secondo cui l'uso del termine "frocio" integra l'intento di derisione e di scherno verso la vittima, tale perciò da realizzare un'offesa all'onore o al decoro.

Il giudice monocratico ha inoltre condannato gli autori dell'aggressione al pagamento di una somma pari a 25mila euro a titolo di risarcimento del danno, oltre alla rifusione delle spese legali. "La sentenza ribadisce soprattutto l'assoluto rifiuto e la piena condanna da parte dell'ordinamento italiano per ogni forma di intolleranza e di aggressione, fisica o verbale, da chiunque realizzata, per motivi di discriminazione sessuale", sottolinea l'avvocato Paola Balducci che ha seguito il caso.

"Dopo sette anni finalmente ottengo una sentenza esemplare che mi rende giustizia rispetto a quanto ho subito", ha commentato Massimo Frana ricordando che dopo l'aggressione non solo non ricevette alcuna solidarietà ma "pochi mesi mi sono visto revocare la delega come assessore, ufficialmente per motivi politici". Frana spera che la sentenza diventi "un segnale di incoraggiamento per tutti coloro che subiscono violenza o discriminazione per il loro modo di vita", ma aggiunge: "Non bastano le aule dei tribunali per mettere fine a simili episodi, ci vuole una rivoluzione culturale". "La storia di Massimo Frana - commenta Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay - evidenzia come da alcuni anni grazie alle sentenze dei Tribunali i gay si sentono finalmente più tutelati", e - sottolinea Mancuso - "se finalmente fosse approvata una legge contro l'omofobia, le tutele e i tempi giudiziari sarebbero più chiare e celeri".

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martedì 29 luglio 2008

Il Tar dà ragione a Sgarbi: “Tornerò in giunta a Milano”.

Vittorio Sgarbi e Letizia Moratti

Vittorio Sgarbi e Letizia Moratti all’inaugurazione della mostra dedicata a Francis Bacon a Milano, Palazzo Reale, lo scorso 4 marzo 2008 | Ansa

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mercoledì 9 luglio 2008

Sgarbi torna a parlare:"Di Salemi parlerà tutto il mondo, la Moratti è un'imbecille".

(02blog) Lo avevamo lasciato che si scambiava bigliettini affettuosi con Letizia Moratti: ma ora Vittorio Sgarbi torna all’attacco e da Salemi, dove è stato eletto Sindaco, crea una giunta lisergica e rivolge alla sindachessa meneghina l’epiteto “imbecille”.

Ma stiamo sulla giunta: oltre alle chicche come Graziano Cecchini, il “futurista” che tinse di rosso e pallini monumenti romani - e che Gaia smascherò con saggezza qui - nominato Assessore al Nulla*, ci sono Oliviero Toscani, Carlo Petrini, Peter Glidewell - è un mercante d’arte, lo si legge su questo pezzo di guidasicilia - in pratica un consiglio comunale all star più di un Eastern Conference - Western Conference.

Finale di Sgarbi, a margine della conferenza stampa in cui ha presentato gli assessori, una modesta previsione di successo per la Conferenza delle Religioni che organizzerà il 10 ottobre:«Sarà un evento colossale, da far impallidire l’Onu». Grande.

*Non è un modo di dire, l’ha davvero nominato Assessore al Nulla.

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lunedì 5 maggio 2008

Futuri ministri. Anche Roberto Calderoli ce lo meritiamo.

(Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo) Mi dicono che né Al Jazeera né altri media arabi abbiano dedicato un solo secondo al "caso Calderoli", che occupa le prime pagine dei nostri giornali come se fossimo sul punto di essere attaccati dalla Libia. Le cose da dire sull’uomo del Maiale day e delle magliette islamofobe sono poche, quattro per l’esattezza, e anche molto chiare, perfino ovvie.

1) E’ divertente vedere come un paese occidentale rifiuti ad un terzo, in questo caso un paese arabo, il diritto d’ingerirsi nei fatti propri ma poi s’ingerisce quotidianamente nei fatti dei paesi arabi, per esempio presumendo di andare a costruire democrazie in Iraq o Afghanistan o stabilendo che per motivi meramente geopolitici la dittatura di Moubarak in Egitto sia una democrazia.

Se la Libia non deve dire della Lega Nord, perché noi riteniamo di avere il diritto di dire di Hezbollah?

2) E’ dubbio che l’ex quarta sponda non abbia il diritto d’ingerirsi nei fatti italiani e dire la propria su chi ci governa, non foss’altro per il genocidio della Cirenaica e altre cosucce che gli italiani non hanno piacere di ricordare. Gli abbiamo mandato Rodolfo Graziani, non possono dire la loro su Calderoli? E poi non fu Silvio Berlusconi a definire Gheddafi, "campione della libertà"? E da un "campione della libertà" non possiamo accettare neanche un consiglio?

3) E’ però evidente che deve essere politica di Stato, indipendente dalle maggioranze, quella di difendere i membri dei governi passati, presenti e futuri da ingerenze straniere. Quindi bene ha fatto D’Alema a difendere Calderoli, nonostante qualcosa strida. Con le dovute differenze, D’Alema avrebbe dovuto per esempio difendere Berlusconi quando è stato attaccato dall’Economist o altri prestigiosi (sic) media e giudicato unfit (inadatto) a governare l’Italia. Per non parlare di una certa ambasciata che sta in Via Veneto… E’ evidente che ci siano due pesi e due misure, gli anglosassoni possono ingerirsi, gli arabi no.

4) La cosa più terribile di questa vicenda è che la Libia ha ragione. Un razzista fanatico, omofobo e sessista come Roberto Calderoli (in calce alcune sue dichiarazioni) non dovrebbe fare neanche l’amministratore di condominio, figuriamoci il Ministro della Repubblica. Gli italiani hanno però perso la capacità sia di scandalizzarsi, sia di lottare contro vergogne come quella di avere Calderoli ministro.

Oramai tutto e normale in questo sciagurato paese e abbiamo bisogno che ci ricordino dalla Libia che così non è: NON E’ NORMALE AVERE CALDEROLI MINISTRO.

Il Calderoli horror show (potrebbe continuare)

«La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni… Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni».

«[Quella dei mondiali 2006] è una vittoria dell’identità italiana, di una squadra che ha schierato lombardi, napoletani, veneti e calabresi e che ha battuto una squadra, la Francia, che, per ottenere dei risultati, ha sacrificato la sua identità schierando negri, musulmani e comunisti».

«La fogna va bonificata e visto che Napoli oggi è diventata una fogna bisogna eliminare tutti i topi, con qualsiasi strumento, e non solo fingere di farlo perché magari anche i topi votano».

«Dare il voto agli extracomunitari, non mi sembra il caso, un paese civile non può fare votare dei bingo-bongo che fino a qualche anno fa stavano ancora sugli alberi».

«Andremo a Bruxelles noi padani, porteremo un po’ di saggezza della croce a quel popolo di pedofili!».
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