Verona, l'aggressore di Nicola Tommasoli membro di un gruppo neofascista. In passato la banda, vicina alla tifoseria dell'Hellas Verona, già indagata per aggressioni.
(La Repubblica) Botte ai "diversi", ai meridionali, ai giovani di sinistra e a tutti quelli che, secondo loro, rovinavano l'immagine di Verona. Ci sarebbero numerosi episodi violenti nel passato degli aggressori di Nicola Tommasoli, in fin di vita nel capoluogo veneto per aver rifiutato una sigaretta. Secondo la polizia, il ragazzo che ha confessato di aver preso parte al pestaggio è membro di un gruppo di estrema destra vicino al "Veneto Fronte Skinheads" e alla tifoseria dell'Hellas Verona e già noto da almeno un anno alle forze dell'ordine. Per l'ennesima volta la città scaligera torna alla ribalta per azioni di matrice neofascista.
La gang si compone di circa 17 persone di età compresa tra i 17 e i 25 anni, insospettabili figli di professionisti e irreprensibili operai. Per il procuratore di Verona Guido Papalia, "fanno parte di un'area nuova dell'estrema destra che si è aggregata spontaneamente". "Non sono militanti effettivi di gruppi neonazisti organizzati - aggiunge - anche se praticano le stesse ideologie, li abbiamo trovati con gli stessi simboli nazisti".
Tra le loro "imprese" ci sono numerose aggressioni. Tra le vittime, ad esempio, c'è un giovane con la maglietta del Lecce era stato apostrofato come "terrone" e poi massacrato di botte. Un ragazzino che utilizzava lo skate-board, invece, era stato preso di mira in quanto incapace nell'utilizzare lo strumento. Problemi anche per alcuni venditori di kebab e per i loro clienti, aggrediti perché mangiavano un prodotto non gradito alla banda.
Tra gli episodi piu cruenti, il 27 novembre del 2006 due giovani della "Chimica", un centro sociale della zona, furono feriti a colpi di spranga a San Michele Extra. In quello stesso giorno, alcuni degli indagati avrebbero picchiato un giovane in piazza Erbe perché stando seduto su alcuni scalini danneggiava l'immagine di Verona "città di Classe".
Nelle perquisizioni domiciliari effettuate un anno fa, gli agenti della polizia scaligera avevano rinvenuto numerose cassette con filmati che documentavano le azioni violente. Alcuni degli indagati avevano in casa simboli nazisti, coltelli, armi, pugnali, simboli del "Veneto Fronte Skinheads". Gli atti violenti servivano per mantenere una sorta di controllo del territorio. Il materiale video circolava e, secondo gli inquirenti, le cassette venivano persino vendute. Chi non riusciva a comprare il materiale originale si accontentava dei video scaricati dal web.
L'estrema destra veronese è stata spesso al centro di episodi di cronaca. Tra gli episodi più eclatanti, l'aggressione in diretta televisiva al leader dell'Unione del musulmani italiani, Adel Smith. In quell'occasione, un gruppo di militanti veneti di Forza Nuova aveva fatto irruzione negli studi dell'emittente di Verona Telenuovo provocando un caso di rilevanza nazionale.
Il "Veneto Fronte Skinheads", che nega qualunque coinvolgimento nell'aggressione a Nicola Tommasoli, è un'associazione fondata nel 1986 ed ha rapporti con altri gruppi di destra europei. I suoi membri, come viene raccontato anche sul sito dell'associazione, sono stati in più occasione coinvolti in scontri con la polizia e con militanti di sinistra e hanno preso parte a manifestazioni neonaziste in giro per l'Europa.
Secondo il Viminale, in Italia gli ultras violenti sarebbero circa 20mila. Di questi, tre quarti sarebbero vicini a posizioni di estrema destra, come i principali gruppi della curva dell'Hellas Verona.
lunedì 5 maggio 2008
Verona. I colpevoli erano già noti alla polizia. Insospettabili, estremisti e violenti a caccia di "diversi".
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Le nuove famiglie. I figli dei gay? Almeno centomila in Italia.
La legge riconosce solo il genitore biologico «Bimbi discriminati, andiamo in tribunale».
(Monica Ricci Sargentini - Il Corriere della Sera) Federico, Joshua e Sara sono bambini come gli altri. Socievoli, sereni, bravi a scuola, pieni di amici, a volte capricciosi, a volte ubbidienti. Ma diverso è il loro certificato anagrafico perché per la legge italiana, a differenza di quanto avviene in molti altri Paesi europei, questi tre minori hanno un solo genitore, la loro mamma biologica. L’altra madre, quella che li ha cresciuti dalla nascita insieme alla sua compagna, non figura da nessuna parte. Loro fanno finta di niente. Quando portano a casa la pagella pretendono che la firmino tutti e due i genitori. E se finiscono in ospedale vogliono averli al fianco entrambi. Ma la verità è che sono «figli di un dio minore», cittadini di serie B, costretti a vivere con la metà delle tutele dei loro coetanei. È il destino che il nostro Paese riserva ai piccoli nati nelle famiglie omosessuali, una possibilità non contemplata dalla nostra legislazione.
In Italia si calcola che siano centomila i minori con almeno un genitore gay. Ci sono quelli nati da unioni eterosessuali, poi sfociate in un divorzio, ma molti, sempre di più, sono invece vissuti sin dall’inizio in una casa con due mamme e due papà. Secondo la ricerca Modi.di, condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni ha prole. Se si considerano tutte le fasce d’età sono genitori un gay o una lesbica ogni 20. E, dato ancor più significativo, il 49% delle coppie omosessuali vorrebbe avere bambini.
Per coronare il loro sogno molti vanno all’estero. Le lesbiche in Spagna o nel nord Europa dove possono ricorrere alla fecondazione assistita. Gli uomini in Canada o negli Stati Uniti in cerca di una madre surrogata. Altre coppie, invece, scelgono la strada del fai da te. Le donne ricorrono all’autoinseminazione o cercano un donatore amico. Ma non è rara la famiglia formata da quattro genitori, due uomini e due donne, che si mettono d’accordo per fare un figlio e poi lo allevano insieme. Per tutelare i loro diritti tre anni fa è nata l’associazione Famiglie Arcobaleno (www.famigliearcobaleno. org). All’inizio gli iscritti erano 15, oggi sono 400 di cui circa 170 famiglie e ben 110 bambini. Numeri sicuramente destinati a crescere: «Ogni settimana — dice la presidente Giuseppina La Delfa, accento francese, capelli neri corti e un bel sorriso—accogliamo uno o due nuovi soci. Abbiamo tre gruppi di persone: gli aspiranti genitori, le famiglie costituite in ambito omosessuale e quelli che hanno avuto figli in relazioni eterosessuali e ora vivono in una coppia gay. Questi ultimi soffrono di più psicologicamente, possono avere problemi nella separazione e nel divorzio, a volte non riescono a vedere i loro bambini o ad ottenerne l’affidamento. Le famiglie omogenitoriali, invece, vivono meglio il quotidiano perché sono un nucleo costituito alla luce del sole ma hanno una montagna di problemi legali».
Per tutelarsi si va dall’avvocato prima ancora della nascita dei pargoli. «Ma i margini sono molto stretti — spiega Stefania Santilli, legale milanese dello sportello Famiglie Arcobaleno —. Si può fare un accordo di co-genitorialità in cui si dice che la madre o il padre non biologico deve allevare il figlio in caso di decesso dell’altro.Ma sono delle scritture private che non hanno valore giuridico. Si può fare il testamento biologico e ricorrere a un trust, un accordo giudiziario per affidare i propri beni a una terza persona».
Molti Paesi europei hanno trovato una soluzione a questi problemi dando un ruolo al genitore sociale attraverso leggi ad hoc che tutelano questi rapporti tra adulti e bambini. «Così si arriva al paradosso—spiega Santilli— che, per esempio, i figli di una coppia italo-tedesca hanno due genitori in Germania e uno solo in Italia». Su questo argomento le Famiglie Arcobaleno stanno preparando quattro cause pilota da presentare nei tribunali italiani perché «l’Europa prevede che un bambino —spiega La Delfa—non possa essere discriminato a seconda di dove vive. È un’incongruenza che diventi orfano passando un confine».
Ma come crescono i figli dei genitori omosessuali? Decine e decine di studi, fatti all’estero, dimostrano che non ci sono problemi. «L’orientamento sessuale dei genitori non incide sullo sviluppo del bambino — spiega al Corriere Fulvio Scaparro, psicoterapeuta, specializzato sui temi dell’infanzia e della famiglia — il quale soprattutto nei primi anni di vita ha bisogno di affetto, presenza costante, attendibilità, armonia dei genitori e capacità di guida. Una famiglia omosessuale, dunque, è in grado di far crescere un bambino al meglio».
Nel libro Bambini ai gay? Margherita Bottino, psicologa, e Daniela Danna, sociologa, descrivono i figli degli omosessuali come bambini più tolleranti, meno conformi agli stereotipi di genere, cresciuti da genitori con più alto grado di istruzione e di autoconsapevolezza di quelli eterosessuali. «È chiaro — spiega ancora Scaparro —che un bambino o una bambina che cresce in una famiglia omosessuale è portato a vedere con occhio più favorevole le diversità, ad essere magari meno conformista. Questo non è né un vantaggio né uno svantaggio. Il vero pericolo per questi bambini sono i pregiudizi di una società, la nostra, in cui la famiglia è quella tradizionale, sposata, magari in chiesa. Su questo c’è da combattere ».
Elizabeth O' Connor, americana, madre di due bambine e coautrice con la sua compagna Suzanne M. Johnson di For Lesbian Parents non ha nessuna difficoltà ad ammettere che delle differenze esistono: «Le nostre figlie sono molto androgine, più propense ad entrare in campi tradizionalmente maschili, giocano in modo meno stereotipato per il genere, come può essere negativo tutto ciò? I maschi mostrano una tendenza simile, hanno una propensione molto forte all’accudimento, e anche ciò non può essere negativo. La maggior parte di essi realizza alla fine di essere eterosessuale. Come psicologa penso che sia tutt’altro che negativo poter considerare tutte le possibilità prima di decidere chi si è».
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Cambia sesso, divorzia dalla moglie e la risposa con un Pacs.
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Un Personaggio Gay in "Lost".
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Sesso tra gli animali. Lo strano caso pinguino e foca. Al Polo prove di sesso tra specie.
Ricercatori sudafricani hanno documentato i tentativi di accoppiamento tra un maschio di otaria e un pinguino reale. Comportamento mai osservato prima.
(Cristina Nadotti - La Repubblica) I ricercatori che hanno assistito all'insolita scena di sesso non credevano ai loro occhi, ma per fortuna avevano una videocamera e tutto è documentato. È la rivista scientifica Journal of Ethology a svelare che in Antartide alcuni ricercatori dell'Università sudafricana di Pretoria hanno osservato per 45 minuti i brutali tentativi di un giovane maschio di foca di accoppiarsi con un pinguino reale. Ora, è vero che sono numerose le specie animali che non disdegnano il "famolo strano" reso celebre dal film di Carlo Verdone, ma le perversioni, se tali possono chiamarsi, riguardano al massimo specie simili. Il caso osservato dai ricercatori sudafricani è invece il primo in assoluto, documentato, di tentato accoppiamento tra un mammifero e un uccello.
Gli studiosi erano su una spiaggia di Marion Island, un'isola vicino all'Antartide dove si trovano numerose colonie di foche e di pinguini reali, e stavano conducendo ricerche sui leoni marini. Quando hanno visto la foca avventarsi sul pinguino reale hanno pensato che lo volesse mangiare, ma lungi dall'afferrarlo con le fauci, l'otaria di circa 100 chili di peso si è sdraiata sul pinguino (circa 15 chili di peso, non si sa se maschio o femmina) e ha cominciato a strusciarsi sul poveretto cercando di penetrarlo. "I movimenti della foca erano inequivocabili - ha raccontato Nico de Bruyn del Mammal Research Institute di Pretoria - il giovane maschio alternava il movimento della copula a momenti in cui stava fermo sul pinguino. Il poveretto tentava di rimettersi in piedi sbattendo le ali, ma non riusciva a liberarsi dal peso del suo assalitore". Dopo circa 45 minuti di tentativi a vuoto il maschio di foca se n'è andato ributtandosi in mare e il pinguino è fuggito, apparentemente senza ferite. "Anche questo è strano: la foca avrebbe potuto farne un boccone e invece l'ha lasciato andare", ha osservato de Bruyn.
I ricercatori rimettono la loro scoperta al giudizio della comunità scientifica: "L'aggressione può essere sfociata in un atto sessuale in un secondo tempo - ipotizza de Bruyn - la foca era giovane, poteva essere un maschio troppo piccolo per l'accoppiamento con una femmina adulta, ma alle prese con la prima eccitazione sessuale. Potrebbe aver assalito il pinguino per mangiarlo, come è normale, poi potrebbe aver tramutato l'aggressione in una sorta di gioco, sfociato appunto in un gioco sessuale data l'eccitazione".
Sono speculazioni che potranno essere eventualmente convalidate da altre osservazioni. Di sicuro un comportamento di questo tipo non era mai stato documentato prima, perché, come detto, non c'è alcuna interazione tra le due specie se non per il fatto che l'uno è il predatore dell'altro. Sono molti gli animali tra i quali l'accoppiamento non è preceduto da un corteggiamento ma da una vera e propria aggressione e non è infrequente vedere cuccioli che mimano l'atto sessuale tra di loro, in giochi che si svolgono però tra esemplari dello stesso sesso. I pinnipedi come foche, otarie e leoni marini sono noti per le loro copule cruente, precedute da vere e proprie aggressioni ed è frequente che si accoppino tra specie simili (per esempio un leone marino con una foca) dando origini a degli ibridi. I pinguini reali, invece, sono noti per essere animali particolarmente fedeli: le coppie si formano per restare insieme per tutta la vita.
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Il caso Ronaldo ma non solo. Che bellissimo spettacolo offrono i vip.
(Alberto Giannino - Imgpress) Da qualche tempo, leggendo i giornali, apprendiamo che il trans e la cocaina, vanno di moda (almeno nell'alta finanza, nella politica e nel calcio). Chi pensava alle veline, alle letterine, alle starlette deve ricredersi. Forse, negli anni 60, quando era di moda la dolce vita. Ora, quando sei alle stelle non bastano più le donne bellissime (chi la pensava cosi aveva una visione un po' riduttiva dei nostri leader, manager e calciatori), ma occorrono trans che siano trasgressivi, siano compiacenti, disponibili a tutto, e al bisogno licenziosi, depravati e riservati. Come i loro clienti. Basta pagare. Non importa se non sono di classe come la donna della tua vita, se vivono quattro in una stanza, se hanno il pisello, se sono violenti, pericolosi, se non hanno sempre caratteristiche femminili. Con loro, puoi fare tutto il sesso che vuoi, concederti follie e tirare coca fino all'alba quando sei distrutto. Può confidarti, bere e rilassarti. Un po' come se fossi sul lettino del tuo terapeuta. Anche se, per la verità, la cocaina, ti dà la forza per fare sesso e tirare l'alba. Per esempio, a Milano, di notte ci sono i trans, e di giorno le donne albanesi e le romene. Evidentemente, se c'è l'offerta, c'è anche la domanda. E solo la Polizia può sapere ogni sera cosa succede in zona Centrale, Gioia, Novara, e Monumentale. Questi trans, occupano, a volte, interi palazzi perchè tra loro esiste molta solidarietà: c'è vita in comune, si mangia insieme, si esce insieme, e si lavora insieme. Poi, se qualcuno è dello stesso Paese (Brasile, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela, ecc.), fraternizzare è più facile. Sono persone che hanno alle spalle situazioni famigliari difficilissime, dolorose, spesso sono ex bambini di strada, qualche volta arrivano dalle favelas o da zone di estrema povertà. Hanno conosciuto la fame e ora si ritrovano sul marciapiede del ricco Occidente per fare soldi presto e subito. Poi il modo con cui li fanno è relativo, è secondario. Ma sono i nostri manager, i nostri politici, i nostri fuoriclasse del calcio che li frequentano tradendo la moglie. Essi vogliono prestazioni particolari che solo il trans può dare grazie al suo bisogno famelico di denaro. E i potenti della terra li accontentano. Che strano, un potente della terra che di notte frequenta, non uno del suo rango, ma, al contrario, un poveraccio, un disperato costretto a fare la donna o l'uomo (dipende dalle abitudini del cliente) per fare quel tipo di sesso che altrimenti non potrebbe fare. Ciò che non capisco (forse sono ingenuo) è perchè costoro, anzichè fare una scappatella con donne vere, vadano con uomini travestiti e non. Che cos'hanno di più i trans che non ha una donna? Che emozioni si prova ad andare con un trans? E' solo la cocaina che ti attira nell'alcova di un trans? O, piuttosto, è la voglia di un rapporto proibito e speciale? E' davvero strana la mente dell'uomo. Ci sono donne che farebbero qualunque cosa per andare a letto con l'erede di una casa automobilistica, con un finanziere, con un fuoriclasse e con un politico importante. Ma loro disdegnano tali donne e preferiscono il trans che cercano da per tutto. Può darsi che loro vogliano sia il rapporto proibito che delle persone disposte a dimenticare chi hanno rimorchiato. In fondo a questi clienti basta la riservatezza, anche se devono pagare. Se a Rio de Janeiro, l'altro giorno, il fuoriclasse Ronaldo, 32 anni, avesse pagato 20 mila euro (per tre trans) non avrebbe perso il contratto con la Tim (3 miliardi di euro) e non sarebbe sulle pagine dei giornali di tutto il mondo con il rischio che anche il Milan lo mandi a casa. La "rivincita" di questi ex bambini di strada sta nel fatto che nel loro letto hanno avuto uomini potenti e ricchissimi che, per una notte, erano ai loro piedi. E che con loro si sono concessi fino a consumare ogni tipo di rapporto che con la moglie non farebbero mai. Fabrizio Corona, ex paparazzo, nel suo archivio segreto, conserva molte foto. Se le vedessimo, scopriremmo che i clienti dei trans sono molti di più, e che quelli che hanno pizzicato sono solo una piccola parte. Uomini col gusto del proibito e della trasgressione, ricchi e potenti, poveri e non, non disprezzate i "froci", i "ricchioni", e i "culattoni", se siete i primi a fare ogni forma di sesso con loro. Anche perchè, se vi concentrassero tutti nello Stadio di san Siro, esso non basterebbe a contenervi, essendo uno stadio per 80 mila persone. Questo solo a Milano. Quindi, maggiore rispetto e accoglienza, per tutti. Con l'avvertenza che è immorale, contro natura e disordinato ogni tipo di rapporto fra due uomini. Trans o no.
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