(La Repubblica, edizione di Genova) Linguaggio bocconiano, giacca a tre bottoni gessata, revers di velluto del cappotto. Raimondo Lagostena, uno degli editori più conosciuti in Italia e intraprendenti della Liguria, proprietario di Telegenova, ieri ha ufficializzato l´acquisto di nuove frequenze via internet. Per gli addetti ai lavori sono quelle che vengono chiamate «Wimax», in sostanza internet senza fili. L´evoluzione della comunicazione che permette una connessione velocissima.
Buffet di dolci e salatini nei nuovi studi di Piccapietra con molti politici del centro destra (Biasotti, Dalla Bianca, Bornacin, Plinio); ambiente con vetri e petali arancioni sul pavimento. Che sia il giorno di Lagostena è scontato, è lui l´asso piglia tutto del «Wimax» che ha messo sul piatto qualcosa come tre milioni di euro e rotti nel bando del concorso per l´assegnazione delle frequenze. C´era anche Mediaset insieme ai maggiori operatori attivi in Europa e in Italia in lizza. C´è poi da spiegare cosa sia in realtà questa nuova tecnologia che permetterà alla tv di fornire l´accesso alla rete a banda larga senza passare per il telefono. «Ora anche nei paesi dell´entroterra e nelle valli c´è la possibilità di avere una copertura internet e di ridurre i costi del collegamento» spiega Lagostena. Che si è aggiudicato anche la Toscana e il Trentino. «La licenza della Liguria costava sette volte di più, era la più contesa», spiega il patron di Telegenova.
La sperimentazione della banda larga, che in America per esempio non è già più una novità a differenza dell´Europa, partirà ad aprile.
sabato 1 marzo 2008
Telegenova si prende Wimax. Nuove frequenze via Internet.
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09:23:00
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sabato 2 febbraio 2008
Il sesso è sicuro con il preservativo telecomandato.
(Cac/Dire) Grazie ad una valvola che regola il flusso di sperma dai testicoli con un sistema radio, il preservativo funziona come un telecomando. L'applicazione che lega la tecnologia all'andrologia è frutto di uno studio degli scienziati australiani dell'università di Adelaide.
Il meccanismo si impianta nel vaso deferente, il dotto che trasporta il liquido seminale maschile da ogni testicolo nel pene. "E con un telecomando - spiegano gli inventori sulla rivista scientifica Smart Materials and Structures - è possibile aprire o chiudere il passaggio, come una sorta di vasectomia reversibile che non comporta un intervento chirurgico, ma solo l'impiego di un ago ipodermico". La valvola radiocomandata è di un polimero del silicone che si apre o chiude a piacere anche grazie a una specie di micro-antenne che hanno il compito di convertire l'impulso elettronico in onde sonore.
La radiofrequenza che apre o chiude la valvola è personalizzata, per evitare interferenze di altri sistemi elettronici casalinghi o dell'ambiente circostante. Tuttavia è meglio che il telecoamdo lo tenga il medico di fiducia, per evitare errori di accensioni o spegnimento.
C'è poi un altro inconveniente è di natura biologica. Con il tempo, infatti, la valvola potrebbe fondersi con i tessuti circostanti restando sempre chiusa. Per questo l'intenzione è quella di proporre il sistema solo agli uomini intenzionati a eseguire una vasectomia. Con il vantaggio di permettere loro per un certo lasso di tempo di tornare indietro sulle proprie decisioni.
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16:29:00
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martedì 29 gennaio 2008
Libri. Toilet, un bimestrale per ogni "bisogno".
La pubblicazione è bimestrale, e per chi volesse farsi un’idea, è uscito anche TOILET-anno uno, nel 2007 (costa 10 euro, mentre ogni numero costa 5 euro), ma molti racconti sono disponibili anche on line. “Una pubblicazione come la nostra, una cosa piccola e senza alcuna pubblicità che raggiunge le 2200 copie in 2 anni è un piccolo-grande successo”, ci spiega Paolo Baron, direttore editoriale della rivista.
Che caratteristiche deve avere un racconto per essere pubblicato da “Toilet”?
“Dev’essere un racconto autentico, sentito. Deve raccontarci un’emozione o una bella storia. Deve sicuramente avere anche una buona prosa. Il meccanismo di selezione è “anonimo”, cioè i racconti vengono letti senza sapere chi ne è autore. Quindi solo la qualità dello scritto, la forza del racconto stesso ne giustifica la pubblicazione”
Vi arrivano commenti di lettori riguardo ai racconti o alla pubblicazione in generale: critiche, complimenti, cosa vi scrivono?
“Solitamente le richieste tendono a capire cosa chiediamo esattamente per la pubblicazione. Noi spieghiamo quello che dicevo alla domanda “1” e chiediamodi tenersi sotto le 15 cartelle, insomma, un “tempo da seduta in bagno” di circa 15 minuti come massimo. Ci arrivano anche un sacco di complimenti per l’originalità e la crescente qualità di toilet, ma i complimenti li teniamo per noi”
La pubblicazione sta avendo un successo costante/crescente/si cresce a fatica?
“Si cresce il giusto. Per una storia più dettagliata ti rimando alla bella e lucida “intro” di Mattia Carratello in apertura
di Toilet AnnoUno (si può leggere qua“).
Domanda generale: uno strumento come toilet è servito a segnalare qualche autore al più vasto mondo dell’editoria?
“Mi sento di dire che ci siamo ormai imposti come vetrina. Il nostro è un vero e proprio “scouting”. Riceviamo spesso contatti da altri editori che ci chiedono di raggiungere questo o quell’autore che pubblica con noi. Una su tutti: Pulsatilla che pubblicava con noi un po’di tempo prima di fare il botto (quasi 100mila copie) con l’editore Castelvecchi col suo “La ballata delle prugne secche”. Mica poco…”
Vi siete fatti un’idea di un vostro lettore-tipo (magari gente che avete incontrato in fiere, eventi, etc…)?
Non siamo molto bravi in studi di marketing, target e parole così… alle fiere vengono ad acquistare i nostri volumi persone di tutte le età, vestiti in questo o in quel modo, sicuramente la cosa che accomuna tutti è la curiosità e la voglia di “diverso”.
Il complimento più bello che vi hanno fatto?
“Senza “toilet” non riesco ad essere rilassato la mattina in bagno”
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15:54:00
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giovedì 24 gennaio 2008
Il premio Nobel Al Gore e diritti Gay.
(dal nostro corrispondente Fabrizio Gentili) Al Gore ha registrato e messo in rete il seguente video.
Tra i punti salienti di questo inaspettato regalo alla comunità gay internazionale del Premio Nobel, l'affermazione che la promozione di ogni politica che sfavorisce il riconoscimento delle coppie di fatto, non solo e' discriminatoria, ma fomenta promiscuità', caposaldo della polemica demagogica delle destre religiose, non solo in Italia ed in America. L'ex futuro presidente degli Stati Uniti, come sarcasticamente si definisce, si spinge a dire come dovremmo invece promuovere la stessa fedeltà' al proprio partner senza riguardo all'orientamento sessuale.
La cosa da non sottovalutare tra le righe di questo video, è che il già' vicepresidente, e' stato al centro di lunghi pettegolezzi politici che paventavano una sua candidatura alle imminenti elezioni, con tanto di annuncio alla scorsa cerimonia degli Oscar, che mai si verifico', ma ai quali lo stesso Gore aveva smentito dimostrando come non intendesse usare una piattaforma intrattenitiva per i suoi annunci politici.
Insomma con una crescente speranza che il suo indipendente alleato/amico della costa Est, il presente sindaco di New York, multimiliardario, Mike Bloomberg, possa invece presto annunciare la sua candidatura, ed e' risaputo che i due la vedano alla stessa maniera su questi argomenti, come su molti altri, incluso politiche estere ed ambientaliste.
La speranza di una candidatura Bloomberg-Gore, se non addirittura Gore-Bloomberg, potrebbe veramente rendere queste elezioni di novembre le più' accanite e frizzanti degli ultimi 12 anni. Di cambiamenti se ne aspettano tanti, e non e' escluso, che alle volti ci si possa lasciar trasportare da futuristici ideali meno cupi dello status quo.
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10:21:00
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mercoledì 23 gennaio 2008
Un premio alle idee che cambiano il mondo.
L’edizione precedente è stata vinta da due studenti del Royal College of Art di Londra, premiati per il Concrete Canvas, un rifugio quasi istantaneo portatile, estremamente facile da recapitare e montare nelle zone colpite da disastri.
In questa quinta edizione a contendersi il titolo e il premio di 100.000 dollari messo in palio dalla Saatchi & Saatchi sono 10 progetti provenienti da ogni parte del mondo, molti dall’America.
Dalla Nuova Zelanda arriva Acuset IV Controller, sistema per l’infusione endovenosa facile da usare, economico e perciò adattissimo a essere usato nei paesi in via di sviluppo. La Gran Bretagna contribuisce con Crossbreed Callapsible Wheel, una ruota con cerchione comprimibile che potrebbe rendere bici e soprattutto carrozzelle per disabili pieghevoli e quindi riducibili per il trasporto a dimensioni assai contenute. Un filtro per rendere l’acqua potabile arriva dalla Svizzera, e dal Sud Africa proviene il progetto dei libri parlanti che contengono registrazioni in varie lingue locali africane per fornire informazioni su prevenzione e cura di malattie come l’Aids, la tubercolosi, la malaria.
Il Wadsworth Brain-Computer Interface è una delle idee che arrivano dagli Stati Uniti (tra le altre c’è anche il One Laptop per Child, il computer portatile da 100 dollari): si tratta di un’interfaccia che consente alle persone completamente paralizzate di comunicare e controllare l’ambiente con i soli segnali del cervello.
E sul fronte della medicina pura c’è il display in tre dimensioni per il trattamento del cancro: utilizza lenti e software speciali che, a partire da scansioni standard, proiettano immagini mobili in 3D – simili ad ologrammi - dell’anatomia del paziente e della localizzazione del cancro. Una visione a tutto tondo che permette alla squadra di oncologia di pianificare un trattamento con radiazioni più accurato ed efficiente. Bob Isherwood, direttore creativo dell’agenzia di comunicazione internazionale che bandisce il premio ha dichiarato: “L’ingegnosità, il talento e l’impegno dei nostri finalisti è evidente. Qui ci sono grandi risposte a grandi domande, e tutte hanno il potenziale per cambiare il mondo”.
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13:45:00
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mercoledì 16 gennaio 2008
Bologna. Future film festival. Tra le anteprime spuntano i corti erotici.
Al via la rassegna che festeggia il decimo compleanno. Non più solo animazione, ma una vera kermesse del cinema.
(Emanuela Giampaoli - La Repubblica, edizione di Bologna) «Festeggiamo i dieci anni del Future Film Festival con la consapevolezza che la manifestazione non riguarda più solo l´animazione ma è ormai un festival del cinema a 360 gradi, visto che ormai non c´è pellicola che non si avvale dell´impiego delle nuove tecnologie». Con queste parole l´assessore alla cultura del Comune Angelo Guglielmi ha salutato l´edizione numero 10 del Future Film Festival che si inaugura oggi e come ogni anno porterà per sei giorni sotto le torri il meglio della produzione mondiale in ambito di animazione ed effetti speciali.
Inaugurazione questa sera con l´anteprima italiana del film brasiliano «Wood & Stock: Sexo, Orègano e Rock´n Roll» di Otto Guerra alle 21 presso il Cinema Teatro Manzoni (via de Monari), con ingresso libero fino ad esaurimento posti. Il lungometraggio, pensato per un pubblico adulto, racconta le gesta di due hippy veterani, Wood e Stock, tanto per ribadire anche nella scelta del titolo di apertura ciò che fin dagli inizi è nel dna della manifestazione: cioè che cinema di animazione non è sinonimo di film per bambini. Concetto che sarà rimarcato da un´altra novità del 2008, la rassegna FFF-XXX, con una selezione dei più curiosi titoli di animazione erotica, dall´opera omnia di Bob Godfrey a «Il nano e la strega» dell´italiano Gibba.
Per il resto il fittissimo cartellone del festival diretto da Giulietta Fara e Oscar Cosulich propone 27 anteprime nazionali, tra cui 10 opere in concorso, incontri con autori, omaggi alle cinematografie latino-americana e spagnola e ad importanti case di produzione come Toei Animation o Halas & Batchelor. Una lunga maratona di proiezioni che dalla mattina fino a tarda notte invaderà gli schermi del Teatro Manzoni, del Jolly (via Marconi 14) e dell´Europa Cinema (via Pietralata 55/a).
Si rinnovano anche gli appuntamenti con i colossi dell´animazione con registi, direttori artistici e creativi provenienti da Pixar Animation Studios, Blue Sky, Industrial Light & Magic e Weta Digital. Grande attesa per gli appuntamenti con la Pixar Animation, che dopo il recente successo con «Ratatouille», a Bologna porta «Your Friend The Rat» (19/01), primo corto con protagonista Remy, il topo-chef della fortunata pellicola. Inoltre giovedì 17 verrà presentata l´anteprima italiana del documentario «The Pixar Story» di Leslie Iwerks sulla società che ha rivoluzionato il mondo dell´animazione. Alla Weta Digital, nota per la della trilogia de «Il Signore degli Anelli», spetterà invece, domenica 20, l´evento di chiusura: il film di Jay Russell sul mostro di Loch Ness «Water Horse: la leggenda degli abissi» con Matt Aitken, consulente della preproduzione a svelare i dietro le quinte. E se l´edizione del decennale oltre ai festeggiamenti porta con sè gli inevitabili bilanci, a fare il punto è stato chiamato lo scrittore Bruce Sterling, padre del cyberpunk, che sabato 19 prenderà parte alla tavola rotonda «Dieci anni di nuove tecnologie». Bilancio senz´altro positivo per il numero degli spettatori che la scorsa edizione ha raggiunto quota 32 mila. «È un festival unico in Italia, - sottolinea Alberto Ronchi, assessore alla cultura della Regione Emilia Romagna - sostenerlo è una delle nostre priorità e da quest´anno siamo riusciti a ottenere anche il contributo del Ministero». Oltre che dalla Regione, il festival che costa 260 mila euro, è sostenuto dal Comune con 50mila euro e dalla Provincia con 7mila euro (destinati alla rassegna FFKids), al resto pensano le Fondazioni Carisbo e del Monte, gli sponsor privati con Lancia in testa insieme a Groupama Assicurazioni, Autodesk, Gruppo Hera che, oltre al supporto finanziario, ospita nello «Spazio Hera» a Palazzo Re Enzo una serie di incontri. Info: www.futurefilmfestival.org
lunedì 14 gennaio 2008
Roma. Il Millenium Project: un nuovo centro direzionale tra musica e grattacieli - La città che verrà.
Al centro del progetto, contestato dagli ambientalisti romani, c’è sicuramente il grattacielo di Richard Rogers. Forse qualche lettore se lo ricorderà. Ne avevamo infatti già parlato oltre un anno fa in un post sui grattacieli di Roma. La torre, destinata a diventare la seconda più alta di Roma dopo quella di Purini ed insieme alla vicina Green Tower di Schivò, ospiterà uffici e sarà al centro della nuova area a fianco della grande piazza. Tutto intorno molte abitazioni, altri uffici direzionali, aree verdi, la Fonopoli di Zero, vero centro culturale ed attrattivo del Millenium, ed un collegamento stradale con il vicino Gra.
Ad oggi la delibera che prevede il via libera ed il finanziamento dell’intero progetto è in discussione al Consiglio comunale e secondo le previsioni potrebbe essere approvato entro due-tre mesi. Da quel momento partiranno le procedure che porteranno alle gare per gli appalti. Ci vorrà qualche anno quindi per vedere tutto pronto. In attesa di quel momento segue una galleria di immaggini del progetto.
Foto: Skyscrapercity
Immagini del progetto di riqualificazione e del grattacielo di Rogers
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08:21:00
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sabato 12 gennaio 2008
Future film festival: Bologna fa spettacolo con il meglio dei cartoon e 3d.
Wedge mostrerà i trailer e racconterà la genesi del suo nuovo film d’animazione in 3D Horton Hears a Who, storia di un elefante che scopre un minuscolo mondo dentro un seme di dente di leone, in uscita nelle sale italiane in primavera. Per festeggiare i dieci anni del Future Film Festival, si terrà la tavola rotonda 10 anni di nuove tecnologie, con alcuni dei più grandi esperti mondiali di effetti speciali: Bruce Sterling e Matt Aitken della Weta Digital (l’azienda che ha realizzato Il signore degli anelli, fondata dal regista della saga Peter Jackson) e Vicki Dobbs Beck della Industrial Light & Magic di George Lucas, padre di Guerre Stellari.
Tra le oltre venti anteprime in programma spiccano il film di fantascienza Alien vs Predator 2, lo spassoso cartone animato spagnolo La crisis carnivora e The Pixar Story di Leslie Iwerk, documentario sulla casa di produzione che, in collaborazione con Disney, negli ultimi dieci anni ha sfornato, tra l’altro, Alla Ricerca di Nemo , Cars, Ratatouille. Di quest’ultimo film parleranno Jim Capobianco e Mark Holmes, rispettivamente registi di Your Friend The Rat (in italiano Il tuo amico topo, cortometraggio inedito e esclusivo che uscirà per la prima volta in febbraio con il dvd / blu-ray disc di Ratatouille e di Lifted, il cortometraggio che ha accompagnato il film nelle sale). Quest’anno il Future film festival cambia sede: le proiezioni si terranno in tre cinema del centro di Bologna: il Manzoni (via de Monari 1/2), il Jolly (via Marconi 14) e l’Europa (via Pietralata 55/a). Rimane invece invariata la sede del Future Village: lo storico Palazzo Re Enzo, in piazza del Nettuno, sarà infatti anche quest’anno il luogo di incontro per tutto il pubblico del festival e sarà animato da incontri, tavole rotonde, bookshop, workshop, aperitivi e dj set. Inoltre Casa Hera, spazio che sarà allestito presso piazza XX Settembre, ospiterà presentazioni di libri, aperitivi, laboratori e quiz.
Gli orari e i luoghi d’incontri e proiezioni sono sul sito www.futurefilmfestival.org.
venerdì 11 gennaio 2008
L’esplosione demografica e la crisi dei rifiuti a Napoli.
© Photographer: Magiclight | Agency: Dreamstime.com
(Il blog del solista) Tutte le nostre autorità politiche hanno intonato la consueta geremiade sulla crisi dei rifiuti nella città e nella provincia di Napoli. E’ la solita sceneggiata napoletana che da molti anni ormai diffonde dal Golfo di Partenope al mondo intero, insieme al rimpallo delle responsabilità tra politici e burocrati locali e nazionali , le solenni promesse di quegli stessi politici e burocrati di voler “affrontare alla radici” il drammatico problema. Questa volta, però, il Presidente della Repubblica in persona ha dedicato alla questione uno dei suoi quotidiani, accorati e nobilissimi interventi, definendola addirittura “tragica”.
Per parte mia, sarei semmai incline a definirla tragicomica perché, come al solito, nella ridda di spiegazioni che vengono date alla questione ed alla sua indomabile cronicità, la spiegazione principe non viene mai non dico evidenziata, ma neppure menzionata. E qual è questa spiegazione ignorata o sottaciuta ? Ovviamente quella che da molti anni segnalo invano in questi miei interventi: e cioè la mostruosa e crescente sovrappopolazione che da oltre mezzo secolo affligge Napoli e il suo circondario. “Ma questo De Marchi – protesterà forse qualcuno dei miei ascoltatori – ha proprio una fissa per la questione demografica. Come si fa a parlare di bomba demografica anche per l’Italia dove tutti, a partire dai nostri più celebrati demografi, lamentano il crollo della natalità e invocano generose franchigie fiscali e sontuosi premi per le mamme e i babbi prolifici ?”
Ebbene sì, cari amici, questo mentecatto di De Marchi denuncia da molti anni la minaccia di una bomba demografica non solo in Italia ma in tutta Europa. Vediamo perché. Già trent’anni fa, in un Convegno che tenni con Aurelio Peccei nelle sale dell’Hotel Jolly di Roma, ricordavamo che nel mondo contemporaneo la sovrappopolazione si presenta in due forme: nella forma dell’eccessivo incremento, che affligge il Terzo Mondo e che condanna quelle popolazioni a raddoppiare ogni 20-30 anni ed a sprofondare nella miseria e nella fame; o nella forma dell’eccessiva densità, che affligge l’Italia e l’Europa intera facendo del Vecchio Continente e della sua ineguagliata densità demografica il vero formicaio del pianeta e che condanna le popolazioni europee, dati i loro tassi proibitivi di consumo e inquinamento pro-capite, a sprofondare nelle emissioni e nei rifiuti tossici. A causa di questi tassi proibitivi di consumo e inquinamento (40 o 50 volte più alti di quelli del Terzo Mondo), gli odierni 60 milioni d’Italiani, per esempio, inquinano e devastano l’ambiente come 2 miliardi e mezzo di africani stipati sulla nostra piccola penisola.
Insomma, come già denunciavo due anni fa in un articolo che questo odierno deve in larga misura ricalcare, la crisi dei rifiuti a Napoli è un esempio emblematico sia della centralità del fattore demografico nel disastro ecologico europeo, sia della sua sistematica negazione e rimozione. Certo, nella crisi napoletana operano anche altri cruciali fattori: e in primo luogo l’inettitudine e la corruzione di una dirigenza politica che si è presentata come artefice d’un nuovo Rinascimento della Campania mentre ripeteva fino alla nausea l’antico rituale del “panem et circenses” ed i vecchi sperperi del denaro rapinato ai contribuenti del settore privato, compresa la vergognosa assunzione di 12.000 operatori ecologici nullafacenti (20 volte di più che nelle altre provincie) e di un numero assurdo di spazzini (25 volte di più che a Milano) quasi tutti fannulloni. Di quest’esercito di finti spazzini, ben 2400 sono pagati da 7 anni senza aver mai lavorato un solo giorno: e, per pagarli, a 2400 lavoratori del privato la burocrazia parassitaria ha dimezzato la già misera busta paga, senza che i cari sindacati di regime, complici della classe politico-burocratica sfruttatrice, dicessero mai una sola parola di protesta. Ma torniamo al tema demografico.
La pressione della sovrappopolazione è evidente, nel napoletano, ormai da decenni. Basterà ricordare che la popolazione di Napoli (ove il Vomero, oggi un quartiere urbano centrale, era luogo di villeggiatura estiva ancora agli inizi del ‘900) è quintuplicata in cent’anni, come quella del Terzo Mondo, e che tutto l’anello della Circumvesuviana è dagli anni ’50 un’ininterrotta sequenza di muri e case, come le più affollate contrade giapponesi.
E il carattere stesso della crisi odierna, come di quelle che l’hanno preceduta, proclama le sue radici demografiche. Non si tratta infatti di una crisi di rifiuti industriali, ma di rifiuti umani, cioè di cataste d’immondizie prodotte da una popolazione assurdamente addensata tra i monti e il mare. E i semplici numeri raccolti da una mia brava collaboratrice, Giovanna Mollace, ce lo confermano ampiamente. La provincia di Napoli, sede delle periodiche crisi periodicamente deplorate dalla popolazione e dalle dirigenze, ha una densità demografica di oltre 2.600 abitanti per kmq., cioè quasi 20 volte più alta della media nazionale, che già piazza l’Italia ai primi posti nella densità europea, a sua volta insuperata da quella d’ogni altro continente. La città di Napoli con i suoi dintorni, infine, supera la densità di 8.500 abitanti per kmq., che ne fa una seria concorrente di Gerusalemme ove, non a caso, gli umani si scannano da duemila anni in nome della misericordia giudaica, cristiana e islamica. Del resto, il fatto stesso che i rifiuti dovranno essere piazzati in altre regioni meno sovrappopolate (a partire dalla meno affollata, cioè la Sardegna) è un’ulteriore dimostrazione della componente demografica del problema.
Ma a questa cruciale componente della crisi ecologica, economica e sociale napoletana, che sembra anticipare il destino di un’umanità avviata a soffocare nei suoi rifiuti perché incapace di regolare la sua stessa proliferazione, nessuna autorità politica o religiosa partenopea (e tanto meno i guru della cosiddetta difesa ambientale) ha mai neppure accennato. Al contrario, tutte quelle autorità sono oggi impegnatissime a spalancare le porte all’immigrazione di massa e ad incentivare la prolificità dei napoletani. Quale prova migliore delle radici psicologiche, anzi psicopatologiche, del disastro ?
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12:33:00
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lunedì 7 gennaio 2008
Digitale terrestre, la strada è aperta. Ma ancora lunga.
Un antipasto, forse, di quello che dovrebbe accadere nel 2012 quando, secondo le stime del ministro Paolo Gentiloni, l’Italia dovrebbe diventare “all digital”. Nel frattempo la sfida del digitale si gioca su due fronti: da un lato c’è la battaglia delle frequenze, dall’altro una nuova rimodulazione dei programmi televisivi per adeguarli alla tv del futuro. Proprio in Sardegna è sempre molto accesa la protesta delle emittenti locali, escluse dalla gara per l’assegnazione di 16 frequenze, sulle 108 messe a bando dal ministero e destinate di fatto a Telecom Italia e al gruppo Espresso per completare la loro rete di trasmissione.
Lo scorso 14 dicembre l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha pubblicato un primo piano proprio per l’assegnazione delle frequenze che si concluderà con un tavolo tecnico nei prossimi giorni. Un confronto che si annuncia serrato dopo che il commissario dell’Agcom, Stefano Mannoni, aveva detto: “Sarebbe stato saggio da parte del ministro Gentiloni chiedere la nostra opinione tecnica sull’elenco delle frequenze incluse nel bando”. Non vanno meglio le cose in casa Rai. Dopo l’annuncio dell’aumento del canone, da 104 a 106 euro, la richiesta di elevare lo standard qualitativo è sempre più pressante. Il primo a farne le spese è stato il canale RaiUtile (dell’offerta digitale terrestre), che scompare dal 31 dicembre 2007 per far posto a un canale tutto dedicato ai giovani.
Gli altri canali della Pubblica amministrazione creati appositamente per il digitale terrestre, poi, sono ancora poco più di un miraggio. E se i grandi Paesi europei procedono a passo svelto nel cammino verso la tv digitale, l’Italia, secondo il recente rapporto sul digitale terrestre, rischia di restare il fanalino di coda in termini di diffusione, offerta e ascolti (e quindi investimenti pubblicitari).
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16:45:00
Etichette: digitale terrestre, futuro, gayfriendly, lifestyle, tecnologie, televisione
sabato 5 gennaio 2008
Tv. Il tubo catodico sconfitto dai cristalli liquidi.
(La7) Da quest'anno la Sony sospenderà la produzione degli apparecchi televisivi di vecchia generazione, sempre meno richiesti dal mercato.
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03:26:00
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venerdì 4 gennaio 2008
Nelle foto entrano audio e video. Così il web salva il fotoreportage.
Signor Storm, il fotogiornalismo è davvero così rischio?
Nessuno, tra professionisti della fotografia e del giornalismo, scatta foto e scrive articoli solamente per una questione di denaro. Il fotoreportage è una professione che suscita molta passione in chi la pratica, ti ci butti perché offre esperienze lavorative straordinarie. Detto questo, oggi i media tradizionali come la stampa, a cui i fotoreporter sono vincolati, non garantiscono più i profitti di dieci o quindici anni fa. Tra il calo di lettori e di pubblicità, la crisi del giornalismo cartaceo ha colpito in pieno la categoria.
Qual è la chiave per uscire dal baratro?
Primo: puntare tutto sulla qualità. Così come era successo nel rapporto tra la tv e la radio, internet non ucciderà la stampa, anche se la sta danneggiando con un giornalismo fai-da-te che vede cittadini-utenti diffondere gratuitamente dei contenuti spacciandoli per articoli giornalisti di alto profilo. Questo trend continuerà, e colpirà soltanto il giornalismo di basso rango. A ruota, è necessario per i fotoreporter fare leva sui nuovi mezzi di comunicazione disponibili per far combaciare un’ampia distribuzione dei propri servizi fotogiornalistici con un minimo di sicurezza finanziaria.
Paradossalmente, sarebbe quindi Internet l’antidoto per curare i sintomi della professione?
Non del tutto. Bisogna saper sfruttare i vantaggi che ti offre ciascun mezzo di comunicazione di massa, sia quelli tradizionali come il giornale, il video o la radio sia Internet. Ovviamente, questo spinge i fotoreporter a rivoluzionare il loro modo di lavorare. Oggi non ti puoi più accontentare di recarti in un posto e fotografare. Durante il reportage, è ormai necessario adoperare tutti i supporti tecnologici che ti consentono di arricchire il lavoro sul campo. Questo significa associare alle foto e ai testi del materiale audio e anche video. La stessa testimonianza del fotoreporter raccolta sotto forma sonora e diffusa su internet come sottofondo del servizio fotografico rafforza considerevolmente l’impatto delle immagini.
Ma si puo’ ancora parlare di fotografia?
Certo. Alla base di tutto, ci sono le foto, non immagini filmate. Prendiamo il servizio di Luis Sinco sui reduci americani dell’Iraq, Marlboro Marine. Sono convinto che la sovrapposizione degli scatti con le voci dei protagonisti offre al lettore uno sguardo ancor più cruento sul contesto devastante in cui questi soldati hanno combattuto. Piuttosto che limitarsi a fotografare i soggetti di una storia, l’audio consente di dare loro una voce. Dimenticarli diventa ancora più difficile.
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sabato 29 dicembre 2007
Poliamor. Nuova battaglia di civiltà?
(Innoxius) Che dire, temo che anche questo cosiddetto poliamor finirà per diventare agli occhi delle sette ego-libertarie una battaglia di libertà, di civiltà e di laicità. Certo, occorrerà pure che lo Stato assistenzialista legalizzi questo nuovo stravagante avanzamento della società, che faccia diventare normale questa "naturale" tendenza, no? Che vogliamo fare altrimenti, i soliti oscurantisti retrogradi indottrinati dal clero cattolico che fanno rimanere l'Italia indietro rispetto a cotanto progresso? E come potrebbe chiamarsi un eventuale tipo di contratto per queste nuove convivenze, Pams (patto multiplo di solidarietà)?
Non c'è niente da fare, è la sconfitta dell'etica, dell'etica umana, prima di qualunque etica religiosa. Spero che gli amici libertari riescano a capirlo: si sta andando alla legalizzazione di qualunque trasgressione, ben sapendo che accettata una trasgressione, ne nascerà un'altra. E' così che va in pezzi, per esempio (e non ditemi che non c'è un nesso logico perché c'è eccome), la scuola italiana, con questa incontrollata trasgressione del bullismo, per giunta pubblicizzata in diretta dagli schermi di You Tube. E, c'è da crederci, finiremo con la distruzione della società, dell'ordine, del kosmos, per finire in un totale caos. Manca soltanto che si dia il via anche qui, come già fatto nei Paesi Bassi, al partito dei pedofili; ma magari diranno che l'hanno fatto anche per la causa di qualche sacerdote, così con la mazziata ci becchiamo pure la beffa...
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giovedì 27 dicembre 2007
il futuro e' donna e gay...
(Forzapaddick) La campagna elettorale tra 250000 anni sara' molto interessante... a parte le possibili discussioni sui rincari dei prezzi delle case al polo nord e sulla luna, gli unici posti dove verosimilmente la temperatura sara' ancora sopportabile, un altro tema la fara' da padrone...tutto sommato piu' avvincente del premierato forte... "ha ancora senso tenere in vita il genere maschile?" questo si chiederanno verosimilmente le coalizioni politiche del futuro... e dato che a quelle elezioni il sesso maschile si presentera' probabilmente in minoranza nell'elettorato, c'e' poco da stare allegri per i maschi del futuro...
No, stavolta non sono panorama e l'espresso ad interrogarsi sulla crisi del maschio... e' il professor Bryan Sykes, docente di gentica umana all'Universita' di Oxford, ad interrogarsi sulla possibile futura estinzione del maschio, nel suo ultimo libro dal titolo significativo di "La maledizione di Abramo", edito da Bantam Press. il problema e' questo a quanto pare: il cromosoma Y, quello che contiene il magico pulsante che blocca lo sviluppo automatico dell'embrione in bambine di sesso femminile, e' in grossa crisi da qualche milionata di anni...questo cromosoma e' trasmesso solamente per via maschile, dal padre al figio maschio, ed e' completamente assente nel sesso femminile. da quando si e' fatto carico, qualche milione di anni fa, di questa rottura di scatole di far diventare uomini embrioni destinati ad essere donne, ha progressivamente perduto una quantita' enorme di utili geni che un tempo conteneva, e adesso gliene rimangono solo 27. questo perche' e' l'unico cromosoma che e' permanentemente racchiuso nelle cellule germinali del maschio, dove e' piu' facile che si verifichi una sua mutazione al momento della trasmissione del patrimonio genetico dal padre al figlio. queste mutazioni del cromosoma Y disattivano geni idispensabili, e sono soprattutto all'origine del 25% dei casi di infertilita' maschile. questa continua mutazione cui e' esposto il cromosoma non sembra probabile che si arresti tutto d'un colpo, al contrario sembra destinata ad accelerare. il che significa che in un futuro non cosi' lontano le mutazioni del cromosoma Y ed il suo progressivo impoverimento di geni sono destinate a ridurre costantemente la fertilita' maschile. calcola il professor Sykes che tra 125000 anni la fertilita' maschile potrebbe essere ridotta all'1% del livello attuale. che significa in pratica l'estinzione del cromosoma Y, del sesso maschile, e di conseguenza, uno si immagina, del genere umano.
Non necessariamente del genere umano, afferma il professor Sykes. esistono 2 modi per impedire che il lento impoverimento del cromosoma Y porti all'estinzione dell'intera specie umana. il primo prevede il mantenimento in vita del genere maschile. basterebbe trasferire il in un'altro cromosoma dei 27 geni nel cromosoma Y indispensabili per avere un maschio che "funzioni bene" nella riproduzione. esistono dei roditori del caucaso in cui l'evoluzione ha portato naturalmente a questo trasferimento di geni, e questo ha salvato i roditori maschi dall'estinzione e l'intera specie. ma esiste una seconda soluzione, per molti versi piu' semplice e ovvia: sbarazzarsi del genere maschile e continuare la specie senza. e' possibile? in linea teorica si. non esiste infatti alcuna ragione di principio per cui una bambina di sesso femminile non possa nascere dall'incontro di 2 ovuli invece che da quello di un ovulo con lo sperma. al momento non e'ancora possibile, ma niente impedisce di pensare che non si possa iniettare il nucleo di un ovulo invece che di una cellula spermatica in un secondo ovulo. si otterrebbe cosi' una bimba perfettamente normale, che non sarebbe un clone perche' ha il patrimonio genetico di entrambe le madri, e che sarebbe capace come ogni bambina dei nostri giorni di avere bambini con uomini, almeno finche' questi sono ancora in circolazione, o altrimenti farsi impiantare il patrimonio genetico di una seconda madre... e' questo desiderabile? chi lo sa... magari i nostri pronipoti faranno un bel referendum democratico e decideranno se tenere in vita ancora il maschio... il problema e' che i maschi saranno a quel punto molto probabilmente in minoranza nella popolazione mondiale...
Percio' e' meglio che il genere maschile inizi fin d'ora a rendersi un po' meno indesiderabile con quello femminile e con la specie umana... ne va dellla sua stessa sopravvivenza...
sabato 15 dicembre 2007
Pagamenti sicuri? Parlano quelli di Paypal e Moneybookers.
“Il vantaggio è evidente”, ci spiega Giulio Montemagno, Country Manager di Paypal, società di proprietà di eBay con 164 milioni di conti attivi nel mondo: “anziché digitare un numero di carta di credito, il cliente viene dirottato sul nostro conto online; a quel punto non deve far altro che inserire l’indirizzo di posta elettronica e la password, rivedere i dettagli e completare l’acquisto. Il tutto in un paio di clic e nella massima sicurezza”. Gli fa eco Lorenzo Pellegrino, head of Sales & Account management di Moneybookers, società che in soli sei anni di vita si è già conquistata la fiducia di 4 milioni di clienti: “Con i sistemi di pagamento online è stato risolto il problema più grande per il mondo dell’online, quello dell’inserimento dei dati confidenziali. Il cliente può pagare in tutta tranquillità senza essere costretto a inserire ogni volta i dati della propria carta di credito sui siti dei commercianti. Questi ultimi - puntualizza il responsabile - ricevono solo il pagamento ma nessun tipo di informazione riguardante carta di credito o conto bancario dell’acquirente”.
E gli utenti sembrano gradire, senza curarsi troppo di percentuali o spese di commissione. Moneybookers apre circa 5.000 conti al giorno, Paypal tre ogni minuto.
Naturalmente, è bene precisarlo, i problemi di sicurezza non sono stati totalmente spazzati via. Il pericolo numero uno si chiama phishing, un nemico subdolo che anche gli utenti italiani hanno imparato a conoscere. “Tre anni fa”, spiega Montemagno, “Paypal ed eBay erano oggetto del 70% delle frodi sul furto di identità a livello mondiale; per questo motivo abbiamo cercato di affrontare il problema in modo molto proattivo, lavorando sia a livello di educazione con i consumatori, sia con gli Internet Service Provider, come Yahoo o Microsoft, per identificare le e-mail fraudolente ed evitare che queste arrivino alle caselle di posta dei clienti. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna stiamo inoltre lanciando una chiavetta di sicurezza che permette all’utente di avere un ulteriore elemento di sicurezza a suo favore“. Sottolinea Lorenzo Pellegrino: “Il phishing è un problema che ormai colpisce tutte le attività online e soprattutto quelle che sono connesse ai pagamenti. Per questo motivo, a tutela dei nostri consumatori, abbiamo creato un Risk Team che monitora il web 24 ore su 24 e interviene immediatamente quando si verifica un tentativo di furto di identità. Se il pagamento viene effettuato da una carta di credito rubata, inoltre, il commerciante riceve comunque i soldi da Moneybooker”.
Ci attendono dunque anni di fiorente e sereno commercio online? Può essere, rispondono i nostri interlocutori, ma molto dipenderà anche dalla capacità dei commercianti di recepire la domanda di servizi on line. “La lista delle 100 compagnie più importanti in Italia non coincide con quella delle prime 100 realtà sull’online”, rivela Montemagno che aggiunge: “Spesso i grossi nomi non ci sono, o ci sono in modo molto limitato magari puntando al classico sito vetrina. Chi fa commercio elettronico deve comprendere che non può fare un mero “copia e incolla” del proprio modello di business nel web”. Un concetto ripreso anche da Lorenzo Pellegrino che ammette: “All’estero, meglio che in Italia, chi vende online adotta strategie differenti e più complementari rispetto a quelle utilizzate nei corrispettivi canali fisici”. Come dire, diamoci da fare, prima che oltre alla fuga dei cervelli dal nostro Paese ci sia anche quella dei pagamenti.
venerdì 14 dicembre 2007
Staminali adulte per curare le distrofia: uno studio italiano.
Lo studio è stato eseguito sui ratti ma, si sostiene nella rivista, accresce le speranze di trovare possibili trattamenti sull’uomo trattando pazienti con un tessuto preso dal loro stesso corpo. Il trattamento sui ratti ha mostrato che gli animali hanno acquistato maggiore tonicità muscolare.
Nell’esperimento sono state usate cellule staminali “adulte” tratte da muscoli affetti dalla cosiddetta distrofia di Duchenne. Queste cellule non sono embrionali perciò il loro utilizzo non comporta la distruzione di embrioni.
La distrofia di Duchenne è causata da un gene mutato che impedisce alle cellule di produrre una proteina cruciale. Immettendo nei pazienti tessuti propri dotati di cellule “adulte”, comprensive del gene originario, si dovrebbero reintegrare le funzionalità genetiche primarie. Sulle cavie l’esperimento ha funzionato.
lunedì 10 dicembre 2007
Italia che cambia: con il melting pot si trasformano anche i quartieri.
Saranno le banlieue italiane?
No, da noi le periferie sono una condizione mobile. Arcipelaghi e non ultima cintura prima della campagna, come a Parigi. Si alternano a quartieri popolari, a villette del ceto medio, oppure sono dentro i centri storici che, in certe ore del giorno, diventano a loro volta periferia. Così accade a Milano, nella zona intorno al Duomo che, dopo l’happy hour si svuota e, con gli uffici chiusi, si popola di chi non ha spazio per abitare.
Periferie dentro i centri storici?
Pensi ai Quartieri Spagnoli di Napoli, dove il degrado fa posto all’immigrazione, collocandosi al centro della città. Ma ci sono immigrati, come i cinesi, che tendono a ricreare veri quartieri monoculturali. Quello è un fenomeno antico e unico. La Chinatown di Milano è un quartiere che con i suoi cortili interni, i piccoli magazzini, si è prestato perfettamente all’isolamento. Negli altri casi le nostre città sono come caleidoscopi: realtà diverse che si mischiano, una divisione più socioeconomica che etnica. In Italia non ci sono i ghetti, intesi in senso tradizionale.
E via Anelli a Padova, con il suo muro?
Credo che neanche via Anelli possa essere definito un ghetto etnico. È una concentrazione di marginalità.
Sono città nelle città?
Non sempre. La grande crescita della comunità romena, che non ha i legami di quella cinese, essendo una società di individui, è l’esempio perfetto di una dispersione nella società.
Con il melting pot si costruisce in modo diverso?
Sì, dopo anni di abbandono dell’edilizia sociale oggi si sta ricominciando. Si costruisce prevedendo edifici più piccoli. Pensando a chi verrà a viverci, con spazi variabili per famiglie più numerose. Sphere: Related Content
Il cyber-criminale ora si nasconde dentro il browser.
Tecnicamente siamo di fronte a uno dei tanti programmini invisibili comunemente detti Trojan che si installano sul pc nascondendo nella propria “pancia” un codice maligno. Nello specifico, quello del Man in the browser è in grado di interagire con i più comuni browser in commercio, come Explorer e Firefox, generando una piccola finestra che si sovrappone perfettamente sui campi chiave (login e password) dei siti o dei servizi da colpire, come ad esempio quelli di home banking; il tutto, senza che l’utente se ne possa accorgere. A differenza del phishing, che adesca la vittima con un fac-simile del servizio utilizzato sul web, Man in the browser agisce infatti sul sito reale intervenendo solo durante la fase di login. Una volta rubate le informazioni, per il cyber-criminale sarà un gioco da ragazzi riutilizzarle o rivenderle al miglior offerente attraverso i siti specializzati usati dai truffatori digitali per la compravendita di dati personali
Ma esiste un metodo per debellare questa nuova forma di intrusione informatica? Per F-secure, società che opera nel campo delle soluzioni per la sicurezza informatica, siamo di fronte a una tipologia di attacco che non è vulnerabile attraverso i classici sistemi antivirus; in casi come questi la difesa migliore arriva dall’impiego di prodotti di sicurezza che adottano l’a cosiddetta analisi ‘’comportamentale'’, che siano cioé in grado di identificare comportamenti anomali e sospetti all’interno dei pc. “Si tratta di un tipo di attacco più difficile da prevenire perché la frode si frappone proprio fra l’utente e il meccanismo di sicurezza all’interno del browser”, avverte l’esperto di sicurezza Philipp Guhring che comunque puntualizza: “Impiantare un uomo nel browser richiede un sforzo piuttosto alto sia dal punto di vista tecnologico sia da quello dei costi. Per questo il suo impiego si limita perlopiù ad alcune tipologie di frodi finanziarie”. Almeno per ora.
domenica 9 dicembre 2007
Compie 10 anni il protocollo di Kyoto, fallito prima ancora di essere applicato.
Ma ad oggi la produzione mondiale di gas e anidride carbonica non solo non è diminuita, ma è addirittura cresciuta in misura esponenziale. In Europa si producono ogni anno piu’ di 35 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (CO2), di cui quattro provengono da camini, ciminiere, autoveicoli. Nel 2050, in assenza di contromisure, le attuali emissioni raddoppieranno.
Il quarto rapporto sui cambiamenti climatici del’IPCC presentato a novembre a Valencia, quello sulla base del quale si discute a Bali per formulare il dopo-Kyoto, si concludeva con una frase che lascia poco all’immaginazione. “Le scelte in merito ad ampiezza e tempistica degli interventi di mitigazione dei gas serra implicano di mettere sulla bilancia i costi economici di più rapide riduzioni delle emissioni ora, contro i corrispondenti rischi climatici a medio e lungo termine derivati da interventi tardivi”.
Ora si punta al Kyoto 2, ma trovare l’accordo nel summit in corso a Bali non sarà facile: non tutti i Paesi sono disposti, o sono nelle condizioni, di sostenerne il peso economico di scelte ambientali. Tra questi Brasile, India e Cina, che sono fra i maggiori produttori mondiali di gas serra.
E mentre la conferenza si avvia alla conclusione, online si moltiplicano le iniziative di informazione e partecipazione sul tema dei cambiamenti climatici. La rivista scientifica Nature, per esempio, ospita nel suo quartier generale all’interno di Second Life, che non poteva che chiamarsi Second Nature, una serie di conferenze con ospiti illustri. L’ultima è prevista giovedì 13 dicembre, alle 18 ora italiana: a parlare sarà George Monbiot, giornalista del Guardian e autore del libro Calore!
sabato 8 dicembre 2007
A spasso nel distretto 798 a Pechino: la culla dell’arte contemporanea cinese.
