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lunedì 18 febbraio 2008

Pd: più vicina intesa con radicali, Bettini media.

(Ansa) Un Pd in “rapida ripresa” nei sondaggi è deciso a portare a casa la ‘partita’ con i Radicali. Un interesse testimoniato dal fatto che il compito di mediare con Bonino e gli altri è stato affidato al braccio destro di Walter Veltroni, Goffredo Bettini. Da giorni il coordinatore del Pd tiene un ‘filo diretto’ con Marco Cappato e Rita Bernardini e questa sera si è tenuto un nuovo incontro con l’europarlamentare radicale. Una riunione che fonti del Pd definiscono interlocutoria ma positiva e che avrebbe determinato passi in avanti per la definizione di un’intesa. Il via libera all’accordo, quindi, potrebbe arrivare già domani, quando, dopo che il Pd l’avrà messa nero su bianco, i radicali saranno chiamati a dire un sì o un no alla proposta dei democratici...

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Sfilate donna a Milano. Dolce e Gabbana, Armani e Comune di Milano è polemica a tutto campo.

Moda: primo giorno di sfilate a Milano, polemici Dolce e Gabbana.
(Agr) "Un circo senza senso dove i grandi vengono sacrificati, i giovani non crescono e basta pagare per sfilare". Con questa dichiarazione gli stilisti Dolce e Gabbana hanno dato il 'là al fiorire di polemiche nella prima giornata di "Milano moda donna". Secondo i due stilisti le sfilate sono troppo concentrate, con gli operatori costretti "a correre da una parte all'altra della città per essere alle sfilate distanziate di soli 45 minuti". L'assessore Tiziana Maiolo ammette i limiti organizzativi ma precisa: "polemizzare con la Camera della Moda è inefficace. Il lavoro della Camera ha portato negli anni risultati fruttuosi che sono sotto gli occhi di tutti, in tutto il mondo". "Occorre ripensare a livello strutturale il momento della settimana della moda", ha aggiunto Maiolo.
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Moda Donna: Armani, 'Non sono gli stilisti a non avere idee, è l'indotto il problemà.
(Agr) A Milano Moda Donna continuano le polemiche. Dopo la denuncia di Dolce e Gabbana - che hanno criticato l'organizzazione delle sfilate da parte della Camera della Moda - oggi è stato Armani a rincarare la dose. "Ho visto alla televisione Veltroni che diceva che non sono gli italiani 'ad essersi sedutì, ma i politici, ed è lo stesso per la moda", ha detto lo stilista e imprenditore, aggiungendo che non sono gli stilisti a non avere idee, ma tutti i problemi stanno nell'indotto.

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Iran: Radicali chiedono incontro ad Ambasciatore Roma su gay condannati.

(Ansa) Un incontro urgente ad Abolfazl Zohrevand, ambasciatore iraniano in Italia, per discutere del caso dei due ragazzi condannati a morte in Iran perché omosessuali. E' quanto ha chiesto con una lettera al diplomatico iraniano il Gruppo EveryOne. Un'iniziativa alla quale hanno aderito il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito assieme a Nessuno Tocchi Caino.
“Continua – si legge infatti in una nota dei Radicali – la mobilitazione internazionale per salvare i due ragazzi condannati a morte in Iran perché omosessuali. In pochi giorni oltre 12.500 persone hanno sottoscritto la petizione (www.petitiononline.com/irangay) rivolta alle autorità iraniane per salvare la vita di Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour. I due ragazzi, di 18 e 19 anni sono stati arrestati a Sardasht, nell'Azerbaijan Iraniano, lo scorso 23 gennaio, con le accuse di "mohareb" e "lavat" (essere nemici di Allah e sodomia); hanno confessato, sotto tortura, di amarsi e rischiano ora la pena di morte”.
“Il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito con Nessuno Tocchi Caino aderisce all’iniziativa del Gruppo EveryOne che ha indirizzato una lettera ad Abolfazl Zohrevand, Ambasciatore in Italia della Repubblica Islamica dell'Iran, in cui si chiede un incontro urgente per discutere del caso dei due giovani, che sta suscitando clamore in tutto il mondo, e – conclude la nota – della preoccupante situazione sulla violazione dei diritti umani in corso nel Paese”.

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Elezioni Usa. Hillary e Obama, colpi bassi per la conquista del voto gay.

La pink lobby nelle primarie. Valgono nove milioni di schede e sono formidabili nella caccia ai finanziamenti.

(Klaus Davi - La Stampa) Valgono quasi 9 milioni di elettori, il 7 per cento dei voti. Pesano più dell'Udc in Italia e sono un volano formidabile per la caccia ai finanziamenti. Ecco perché gli elettori gay - la «pink lobby» - sono uno dei grandi terreni di scontro tra gli agguerriti staff di Obama e della Clinton, che si contendono non solo il loro voto, ma anche gli strateghi elettorali specializzati nella conquista mirata di questo target.

Nella corsa Hillary parte favorita per motivi «familiari». Clinton vantava nel suo staff un campaign manager gay sin dal lontano 1992. Si tratta di David Mixer, che già allora diede vita ai primi eventi gay per la raccolta fondi di un candidato alle presidenziali. Mixer, dopo aver lavorato per Edwards, ha preferito Obama alla Clinton, portando con sé uno staff di ben 22 persone. Barack lo ha fortemente voluto per tentare di insidiare il primato che Hillary vanta sul target omosessuale: l'ex first lady ha infatti dalla sua il 63 per cento dei consensi, contro il 29 del rivale. Resta saldamente in cima al consenso del popolo lesbo gay Usa, ma proprio su questo fronte il suo staff ha registrato allarmanti defezioni a favore del competitore nero. Come quella di Jeremy Bernard che, con il suo compagno Rufus Giford, sta dando vita a una delle più vivaci e versatili campagne elettorali rivolte al queer world. È gay anche il vice direttore della campagna di Obama, Steve Hildebrand, attivissimo nella raccolta fondi nel mondo hollywoodiano.

Hillary non si è data per vinta, forte soprattutto dell'appoggio istituzionale della comunità GLBT. Gran parte dei gruppi gay democratici di New York la sostengono e così pure autorevoli personaggi politici. Come il sindaco di San Francisco Gavin Newsom, noto per essere stato tra i primi a promuovere i matrimoni gay in Usa, il quale si è vendicato di Obama, che nel 2004 si era rifiutato di fare una foto con lui sull'onda della polemica dei matrimoni fra persone dello stesso sesso. I Clinton hanno pescato perfino nell'esercito, guadagnandosi l'appoggio del veterano Keith Kerr, generale di brigata della Guardia nazionale in California, gay dichiarato.

Nella spietata caccia al voto però non si lascia nulla di intentato. Hillary ha percorso in lungo e in largo, in California, storici locali come «The Abbey» di Los Angeles, dove ha urlato alla folle osannanti: «Ho bisogno di voi». E non c'è bar gay di New York, dal «Therapy Gay Bar» al «Soho Club», in cui non abbia tenuto infuocati comizi a favore delle unioni civili. Obama, per non essere da meno, si è precipitato qualche giorno fa in Iowa, a Des Moines, ospite della tavola calda «Palmer's Deli», dove ha distribuito t-shirt nere sulle quali campeggiava un programmatico «Gay guys for Obama». Non pago, giusto per ribadire da che parte sta, ha voluto promuovere un evento semi improvvisato a Los Angeles, presso il «W Hotel», sottolineando durante il variopinto happening che nessuno più di lui può capire e dare risposte alla questione dell'uguaglianza dei diritti.

E non basta ancora. I due contendenti hanno dato voce a massicce campagne telefoniche mirate sul target omosessuale. In Stati come il Sud Caroline, il New Hampshire e perfino nel conservatore e machissimo Texas, decine di volontari omosex hanno bersagliato di telefonate, ma anche visite elettorali, librerie e palestre della comunità gay. Hillary si è fatta ospitare da una lesbica storica, Ellen De Generse, nel suo show televisivo, dove ha potuto sottolineare il suo deciso appoggio alla causa. Tutto ciò mentre in Columbia Obama ha organizzato un concerto gospel in compagnia del reverendo Andy Sidden, famoso referente religioso e dichiaratamente gay.

Se i contendenti democratici si scannano per il voto «rosa», lo stesso non si può dire dei candidati repubblicani. Il vero eroe della comunità GLBT è stato fino a qualche settimana fa Rudolph Giuliani che, a New York, poteva contare addirittura sul 50 per cento dei voti della comunità gay contro il 23 del win runner McCain. Perso lui, l'influente minoranza, che può contare su numerosi adepti anche nelle fila conservatrici, non ha un vero e proprio interlocutore. I toni della campagna GOP rischiano di farsi addirittura ostili verso di loro, se si pensa che solo pochi giorni fa, sul «Los Angeles Times», Mike Huckabee si è veementemente schierato contro i matrimoni fra persone dello stesso sesso, arrivando a invocare la volontà di Dio. Pertanto l'organizzazione vicina al Grand Old Party, la Log Cabin Republican, molto attiva e proficua nella raccolta fondi, guarda con attenzione a cosa dirà McCain, che fino a questo momento si è defilato. Il suo staff è stato addirittura accusato di aver diffuso «robo call» (chiamate telefoniche automatiche) a contenuto anti gay nello stato del New Hampshire. Ma sulla vicenda il candidato Repubblicano non ha, sino ad ora, preso una chiara posizione. Alti e bassi costellano da sempre i rapporti fra la destra americana e la comunità GLBT. Bush padre non fu mai appoggiato dai repubblicani «rosa» per le sue posizioni troppo conservatrici. Andò meglio col figlio, che nel nel 2000 decise di incontrarli ad Austin per garantirsi il loro appoggio. Per poi, comunque, «divorziare»: nel 2004 il Log abbandonò Bush jr dopo che si era fatto promotore di un emendamento costituzionale per vietare i matrimoni omosex.

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Grande Fratello, in Italia è noioso, in quello Usa si fa sesso e in Brasile è totogay. Le foto, i video.

E' terribilmente piatto e noioso, almeno fino ad ora il Grande Fratello 8 in Italia, Ci hanno provato a renderlo piccantino inserendo una trans, Silvia, ma alla fine anche per lei, come con il peperoncino il pizzicore passa ed infatti ormai in pochi ci fanno caso e la "pruderie" dei primi giorni è un ricordo. La stessa cosa c'è da dire sulla presunta "gayezza" di una buona parte dei maschietti di casa ma si sà, questa è soprattutto una fissazione del mondo gay, poi, gratta gratta e con grande delusione, sempre da parte dei gay, si scopre che di gay non hanno nulla o poco... Scusate l'eccessivo utilizzo del termine gay ma siamo pur sempre su un blog gay!

Diverso è quanto sta succedendo negli altri "Grandi fratelli" che in contemporanea stanno andando in onda in altri paesi. Prendiamo in esame quelli americano e quello brasiliano.

In america il Big Brother è all'edizione numero 9 e sono due giorni che nei vari siti e blog di gossip o dedicati al programma si fa un gran parlare di sesso. Alcuni di loro hanno un passato x-rated che è il termine americano per dire che hanno fatto qualche cosa che ha a che fare con il porno. La 45 enne Sheila (tra l'altro ottimamente portati) ha un passato fotografico infatti fece una photosession su Penthouse, ed ecco quindi la corsa a pubblicare tutte le foto più o meno osè.

Altra argomentazione la da il video che circola in rete (ovviamente già censurato e tolto dai tutori della morale quali sono quelli di YouTube) di James. James viene reputato lo "spirito libero" e questo suo libero spirito, oltre che per la necessità di soldi, l'hanno portato ad esibirsi in forsennate masturbazioni in siti specializzati. E diciamolo pure non poteva fare altrimenti con l'attrezzo che si ritrova. I fans del Big Brother 9 ne hanno calcolato la lunghezza pressapoco in 9 inch (22 centimetri circa).

E poi c'è il sesso, quello vero, consumato in diretta (al solito più immaginato che visto) da due coppie, Nat (che sta per Nathalie) e Matt e da Jen e Ryan.

La prima coppia si offre uno stuzzicante blow-job...
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Mentre la seconda fa tranquillamente sesso in bagno facendo un chiasso tremendo...
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E poi ci sono i gay... due, anche se uno, si dichiara bisex (Neil a sinistra e Joshuah a destra), anch'essi irrequieti (perlomeno Neil), sono particolarmente rappresentativi della comunità gay americana ed anche loro hanno qualcosa che prima poi, a livello sessuale, salterà fuori.

Ed ora veniamo all'edizione brasiliana. Marcelo (in alto), è frequentemente nelle conversazioni del gruppo che per certi suoi atteggiamenti ed ambiguità lo sospettano essere gay. Marcelo viene spiato e controllato in continuazione, ogni conversazione con lui si tramuta in un'indagine da parte degli interlocutori ed il tutto condito da una morbosa curiosità e voglia di scoprire qualcosa che magari non c'è ed è frutto solo di momentanei sospetti o intuizioni sbagliate. Ammettiamolo, non è un bel vivere per il povero Marcelo ma comunque fa parte del gioco del Grande Fratello che anche in Brasile, come in Italia, è alla sua ottava edizione.
Una perla in particolare è l'erezione che ha avuto Rafinha (sopra), mostrata durante un party in piscina e sorpreso ovviamente dall'onnipresente telecamera è stata mostrata a tutti i telespettatori. E' probabile che sia proprio il sesso in definitiva che proclama il vincitore del Grande Fratello. Ed anche in Italia a pensarci bene, nelle edizioni passate...
In questa no, è quanto di più piccolo borghese si possa pensare. Non ci resta che sperare che realmente Thiago abbia un passato porno alle "spalle".
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Preso a calci, ha un ginocchio lesionato. Picchiato dai bulli perché vuole fare il ballerino.

Il ragazzo vittima delle percosse, nella sua abitazione.
Racconta la sua passione in un tema.
(Lodovico Poletto - La Stampa) Andrea non ha mai sognato di essere Ronaldo. E se avesse un mito quello sarebbe il ballerino russo Rudolf Nureyev. Andrea ha 13 anni, suona la chitarra, il pianoforte e va benissimo a scuola, in tutte le materie. Ma invece di tirare calci al pallone va a scuola di danza per imparare a muoversi leggero sulle punte, come un esperto ballerino di danza classica. Andrea lo hanno picchiato due suoi compagni di classe, una seconda media di un paese della cintura di Torino, con calci e pugni e botte alle gambe e alle ginocchia. Lo hanno insultato, umiliato, sfottendolo in modo pesante per quella sua passione così poco usuale tra i ragazzini. Volevano spaccargli le gambe: «E adesso prova a ballare se ci riesci».

Andrea da quel giorno è bloccato a casa. Ha le gambe fasciate e il medico che l’ha visitato parla di lesioni ai legamenti del ginocchio sinistro e di ematomi al quadricipite destro. Deve muoversi con due stampelle: se vuol tornare a danzare, se vuole che il suo sogno possa un giorno diventare realtà, ha bisogno di riposo e di tante cure.

Ennesima storia di bulli, verrebbe da dire. Ma questa, in realtà, è molto di più: è la storia di una grande passione e di grande intolleranza. È un film che diventa realtà. È Billy Elliot - pellicola inglese del 2000 - ambientato in un comune di 6 mila anime alle porte di Torino. Diceva Billy: «Quando ballo sento un fuoco che mi brucia dentro. Elettricità pura. Entro in un mondo mio e mi scordo del resto». Andrea ha scritto anche lui della sua passione nell’ultimo tema in classe, quello che gli è costato l’umiliazione e le botte. Ha usato altre parole ma la stessa intensità per ricordare gli inizi di questa sua passione - «Vedevo i ballerini della mia scuola eseguire i «pas de chat», i «double tour en l’air» e altri passi molto complicati e rabbrividivo. Si muovevano e saltavano in modo impressionante: erano fantastici» - per descriverla alle sue insegnati. Una in particolare, Carla: «È stata lei a farmi amare la danza più di ogni altra cosa al mondo».

Il giorno prima di San Valentino il tema di Billy-Andrea, sulla sua vita di adolescente e sulla sua passione, è passato di mano in mano in quella classe. Lo hanno letto tutti i suoi compagni. Qualcuno si è complimentato con lui. Altri hanno ripreso con gli sfottò. «Succede da sempre: ci sono due ragazzi in particolare che fanno i furbi con lui. Sapesse quante volte lo hanno picchiato» racconta Angela, la mamma di Andrea. Lo scorso anno gli hanno anche fatto infilare la testa nel gabinetto. Lo hanno preso in giro con insulti irripetibili. Stavolta sono passati direttamente alle botte sulle gambe.

La denuncia che mamma Angela ha presentato ai carabinieri è dettagliata: «Hanno attaccato briga negli spogliatoi della palestra. Erano in due, si chiamano...». Era l’una del pomeriggio, o poco dopo. L’ora di ginnastica era appena finita e Andrea aveva fretta come non mai. Doveva cambiarsi rapido e poi correre a scuola di danza. Ma le sue scarpe non erano al loro posto. Erano sul pavimento dello spogliatoio, tra la panchina e i borsoni da ginnastica, riempite d’acqua da qualcuno con troppa voglia di scherzare. Andrea s’è arrabbiato. E in due lo hanno aggredito. Giù spintoni, i pugni nello stomaco e calci alle gambe: «Così impari a fare il furbo con noi, ballerino». Andrea lo hanno portato due ore dopo all’ospedale Molinette per un controllo. Lesioni confermate, ha bisogno di riposo assoluto, hanno sentenziato i medici. E la mamma è corsa dai carabinieri a fare denuncia: «Hanno capito il mio dramma e sono subito andati a scuola a parlare con gli insegnati».

«Una follia» dice adesso Loredana Furno, titolare di una delle scuole di danza più famose dei Torino. Quella, tra l’altro, dove va a ballare anche Andrea. «Credo che questa sia una storia di intolleranza senza senso» insiste, spiegando che Andrea è un buon allievo, che s’impegna come pochi altri, che davvero per lui la danza classica è una passione che brucia dentro.

Loro, i bulli massacratori del ballerino, ovviamente non parlano: hanno tredici o quattordici anni. Qualcuno li difende: «Hanno famiglie complicate, bisogna capirli». Altri li criticano: «Se ci sono guai arrivano sempre da loro». Andrea non li odia, ma pensa al male che gli hanno fatto: «Soltanto perché a me piace danzare». E intanto sogna Nureyev. E il giorno in cui, come Billy Elliot, danzerà nel «Lago dei cigni».

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