(Fausto Biloslavo - Il Giornale) «Ciao mi chiamo Andrea», oppure Giovanni o Roberto è la frase classica pronunciata in italiano dai beach boy, i ragazzoni di colore sulle spiagge immacolate di Malindi. Al turista appena arrivato dal Belpaese, sulla costa del Kenya baciata dall’oceano Indiano, vendono di tutto, dai souvenir alla gita in barca.
Malindi, ai tempi del primo boom degli anni Ottanta era stata battezzata la Saint Tropez d’Africa. Con il tempo è stata un po’ surclassata da altri luoghi esotici, ma rimane una piccola «colonia» italiana. Quelli che ci vivono sono circa 800, ma ad almeno 2500 italiani sono intestati alberghi, villone, ristoranti e appartamenti. Dei 30mila connazionali che ogni anno volano in Kenya, l’80% punta su Malindi o la vicina Watamu. Possono scegliere fra sole, spiagge candide, safari, ma anche gioco d’azzardo, feste sfrenate e sesso facile.
Negli anni Ottanta l’invasione cominciò con i socialisti e facevano notizia le storie vere o presunte della marijuana trovata in tasca a Martelli, o la droga più pesante dell’infelice Edoardo Agnelli. Malindi è diventata celebre anche per la leggenda di clamorose latitanze. Andrea Ghira, uno dei massacratori del Circeo, era stato segnalato più volte latitante a Malindi. In realtà si arruolò nella legione straniera spagnola. Bancarottieri e qualche mafioso, invece, trovarono rifugio nella «perla» del Kenya dove non c’è l’estradizione. Oggi i tempi sono cambiati e per Malindi sono passati dei super ricercati di Al Qaida, che hanno fatto saltare per aria ambasciate ed alberghi in mezza Africa orientale. Passano i latitanti, ma Malindi rimane la «little Italy» africana. Sotto i portici di Lamu Road o nella famosa piazzetta dell’Elefante si sorseggia un aperitivo leggendo i giornali italiani. Un supermercato tricolore vende prosciutto crudo a 50 euro al chilo ed un ottimo provolone.
Fra gli habitué spiccano i giornalisti come Pietro Calabrese, Giovanni Minoli e Paolo Liguori. I riflettori, però, sono puntati su uomini di mondo del calibro di Flavio Briatore. Nella sua villa, «Lion in the Sun», le feste senza freni sono la regola. Al Capodanno del 2006 l’Espresso pizzicò Giovanna Melandri. Coprendosi di ridicolo il ministro del centrosinistra prima smentì, sostenendo che in Africa aiutava i bambini sieropositivi. Alla fine fu miseramente inchiodata dalle foto pubblicate da Chi che la ritraggono in kaffetano mentre balla scatenata a casa di Briatore.
Malindi è anche una meta del turismo sessuale. Secondo un rapporto dell’Unicef almeno 18 mila minorenni si prostituiscono sulla costa orientale del Kenya. Nella «colonia» italiana non manca di incontrare attempate signore e talvolta signorine più giovani a braccetto di muscolosi indigeni. Oppure uomini più o meno maturi in compagnia di facili bellezze locali.
Di notte si frequentano le discoteche di grido come Fermento e Star Dust, altrimenti ci si barrica in casa. All’esterno gli «ascari» locali, armati di lance, machete e frecce, talvolta avvelenate, dovrebbero evitare l’arrivo di intrusi. Non tutto è fatuo a Malindi, come ricorda il veterano della colonia, il console onorario Roberto Macrì, da 33 anni a Malindi. Gli italiani hanno anche creato scuole, reparti ospedalieri e orfanotrofi.
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giovedì 27 dicembre 2007
Sesso, feste e latitanti. È la little Italy d’Africa.
Dopo Il Mario Mieli anche Nuova Proposta lascia il Tavolo del Comune di Roma.
(Queerblog) Dopo l’annuncio del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di uscire dal Tavolo permanente orientamento sessuale e identità di genere promosso dal Comune di Roma in seguito alla non approvazione del Registro delle Unioni Civili un’altra associazione romana lascia.
La defezione arriva questa volta da Nuova Proposta , uomini e donne omosessuali credenti, le motivazioni dell’uscita sono più o meno le stesse del Mieli anche se, come scrivono nel comunicato pubblicato proprio sul sito del Mario Mieli,
Nuova Proposta non è un gruppo propriamente politico, per le persone cui si rivolge, per la maggior parte d’orientamento cristiano, per Nuova Proposta l’accaduto – l’ennesimo respingimento di un registro delle unioni civili – diventa ancora più grave, a seguito dell’ingerenza del Segretario di Stato Vaticano Bertone.Purtroppo, a nostro avviso, dopo la bocciatura delle delibere in esame, il tavolo di “coordinamento” non può più essere definito tale.
L’abbandono del tavolo da parte del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, presente da tempo nel territorio romano e nazionale e nel panorama culturale e politico del movimento gltq italiano, non garantisce l’indipendenza del lavoro del tavolo dalle logiche partitiche che come cristiani rigettiamo.
A malincuore prendiamo questa decisione, riconoscendo l’ottimo lavoro che, attraverso tante tortuosità “politiche”, è stato fatto con l’assessore Mariella Gramaglia prima e con l’assessore Cecilia D’Elia poi (in primis il bando per le scuole) che di cuore.
Via Circolo Mario Mieli
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il futuro e' donna e gay...
(Forzapaddick) La campagna elettorale tra 250000 anni sara' molto interessante... a parte le possibili discussioni sui rincari dei prezzi delle case al polo nord e sulla luna, gli unici posti dove verosimilmente la temperatura sara' ancora sopportabile, un altro tema la fara' da padrone...tutto sommato piu' avvincente del premierato forte... "ha ancora senso tenere in vita il genere maschile?" questo si chiederanno verosimilmente le coalizioni politiche del futuro... e dato che a quelle elezioni il sesso maschile si presentera' probabilmente in minoranza nell'elettorato, c'e' poco da stare allegri per i maschi del futuro...
No, stavolta non sono panorama e l'espresso ad interrogarsi sulla crisi del maschio... e' il professor Bryan Sykes, docente di gentica umana all'Universita' di Oxford, ad interrogarsi sulla possibile futura estinzione del maschio, nel suo ultimo libro dal titolo significativo di "La maledizione di Abramo", edito da Bantam Press. il problema e' questo a quanto pare: il cromosoma Y, quello che contiene il magico pulsante che blocca lo sviluppo automatico dell'embrione in bambine di sesso femminile, e' in grossa crisi da qualche milionata di anni...questo cromosoma e' trasmesso solamente per via maschile, dal padre al figio maschio, ed e' completamente assente nel sesso femminile. da quando si e' fatto carico, qualche milione di anni fa, di questa rottura di scatole di far diventare uomini embrioni destinati ad essere donne, ha progressivamente perduto una quantita' enorme di utili geni che un tempo conteneva, e adesso gliene rimangono solo 27. questo perche' e' l'unico cromosoma che e' permanentemente racchiuso nelle cellule germinali del maschio, dove e' piu' facile che si verifichi una sua mutazione al momento della trasmissione del patrimonio genetico dal padre al figlio. queste mutazioni del cromosoma Y disattivano geni idispensabili, e sono soprattutto all'origine del 25% dei casi di infertilita' maschile. questa continua mutazione cui e' esposto il cromosoma non sembra probabile che si arresti tutto d'un colpo, al contrario sembra destinata ad accelerare. il che significa che in un futuro non cosi' lontano le mutazioni del cromosoma Y ed il suo progressivo impoverimento di geni sono destinate a ridurre costantemente la fertilita' maschile. calcola il professor Sykes che tra 125000 anni la fertilita' maschile potrebbe essere ridotta all'1% del livello attuale. che significa in pratica l'estinzione del cromosoma Y, del sesso maschile, e di conseguenza, uno si immagina, del genere umano.
Non necessariamente del genere umano, afferma il professor Sykes. esistono 2 modi per impedire che il lento impoverimento del cromosoma Y porti all'estinzione dell'intera specie umana. il primo prevede il mantenimento in vita del genere maschile. basterebbe trasferire il in un'altro cromosoma dei 27 geni nel cromosoma Y indispensabili per avere un maschio che "funzioni bene" nella riproduzione. esistono dei roditori del caucaso in cui l'evoluzione ha portato naturalmente a questo trasferimento di geni, e questo ha salvato i roditori maschi dall'estinzione e l'intera specie. ma esiste una seconda soluzione, per molti versi piu' semplice e ovvia: sbarazzarsi del genere maschile e continuare la specie senza. e' possibile? in linea teorica si. non esiste infatti alcuna ragione di principio per cui una bambina di sesso femminile non possa nascere dall'incontro di 2 ovuli invece che da quello di un ovulo con lo sperma. al momento non e'ancora possibile, ma niente impedisce di pensare che non si possa iniettare il nucleo di un ovulo invece che di una cellula spermatica in un secondo ovulo. si otterrebbe cosi' una bimba perfettamente normale, che non sarebbe un clone perche' ha il patrimonio genetico di entrambe le madri, e che sarebbe capace come ogni bambina dei nostri giorni di avere bambini con uomini, almeno finche' questi sono ancora in circolazione, o altrimenti farsi impiantare il patrimonio genetico di una seconda madre... e' questo desiderabile? chi lo sa... magari i nostri pronipoti faranno un bel referendum democratico e decideranno se tenere in vita ancora il maschio... il problema e' che i maschi saranno a quel punto molto probabilmente in minoranza nella popolazione mondiale...
Percio' e' meglio che il genere maschile inizi fin d'ora a rendersi un po' meno indesiderabile con quello femminile e con la specie umana... ne va dellla sua stessa sopravvivenza...
Beckham: "Orgoglioso di essere un'icona gay".
Il divo inglese conferma di essere onorato dalle simpatie omosessuali, ma che è il suo look è merito solo della moglie Victoria.
(Renato Tortarolo - Il Secolo XIX) David Beckham non smette di stupire. Non tanto per le esternazioni sulla sua vita privata o sul sentirsi «orgoglioso di essere un'icona gay» come ha fatto due giorni fa, quanto per la strategia originale che sta adottando in vista dell'addio al calcio. Il 32 enne fuoriclasse inglese, in forza al Galaxy di Los Angeles dove per la verità non ha dato gran prova di sé, si sta preparando infatti al grande salto, al momento di appendere le scarpette al chiodo.
Se la moglie Victoria è tornata ai fasti del pop con il tour insieme alle Spice Girls, il biondo David si sta ritagliando un nuovo personaggio, nato dalle ceneri dello strambo consorte che confessa di indossare i tanga e i sarong della moglie. Dice Beckham, che ormai esterna un giorno sì e un giorno no: «Senza dubbio Victoria ha un'influenza decisiva nel mio look. Credo che tante coppie sarebbero felici di un partner che ti dice cosa ti sta bene e cosa invece no. Che ispiri il tuo senso estetico nel vestire. Sono molto pignolo e, in assenza di mia moglie, mi preparo tutto la sera prima. Devo andare a letto sapendo cosa indosserò sino all'ultimo particolare».
Onore. Da qui, il passaggio successivo: «Sono molto onorato di avere l'etichetta di icona gay». A confermare quest'ultima confessione c'è una campagna pubblicitaria che ha fatto molto discutere, quella dell'intimo Emporio Armani in cui il calciatore è semi sdraiato, con la camicia aperta sul torace tonico e un paio di slip che non lasciano nulla all'immaginazione. Un look studiato nei minimi particolari, che rispecchia il genere "metrosexual": aspetto iper curato, depilazione, uso di cosmesi innovativa.
«Mi è sempre piaciuto apparire in ordine, lo facevo già da ragazzino - dice Beckham - una volta indossai knickerbocker e scarpette da ballo. Mio padre non ci pensò due volte e mi riempì di botte, ma io mi sentivo felice». A dispetto dell'amore per il glamour, però, il calciatore è incappato in clamorose cadute di gusto, come la volta che indossò un sarong di Jean-Paul Gaultier: molto bello ma adatto a una donna e non a un "metrosexual". Anche la sua esternazione sull'uso estemporaneo di intimo femminile, quello di Victoria, gli è costata ripetute umiliazioni mediatiche. Ma Beckham, grazie alla moglie, se n'è tirato fuori e dopo il contratto da testimonial per Armani le sue azioni, nel borsino del gusto, sono risalite. Anche e soprattutto per la parola decisiva della comunità gay: David è un idolo, quindi non si tocca per nessun motivo.
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Ex gay su YouTube: la terapia non funziona.
(Alessia Grossi - L'Unità) A cercare su YouTube tracce della «terapia riparativa» del dottor Nicolosi - medico che negli Usa promette di salvare i gay trasformandoli in eterosessuali - si può rimanere scioccati dal numero di video di ex. YouTube, infatti, offre decine e decine di testimonianze di ex. Ex gay che metterebbero la mano sul fuoco che con loro la terapia ha funzionato. Ex pazienti che ricordano di giovani cavie che si sono arse vive perché incapaci di seguire i dettami del terapista. E, infine, ex ex-gay, quelli cioè che da ex gay hanno avuto una ricaduta. Ma YouTube, anche in questo caso, più che a convincere o a distogliere dall'intento quanti vorrebbero provare a redimersi, ci tiene ad informare. Così c'è chi spiega in che consiste la divina terapia che dovrebbe farti diventare eterosessuale. Come funziona, ma soprattutto cos'è che spinge un omosessuale a chiedere di diventare etero. E a spiegare il fenomeno sono i diretti interessati. YouTube diventa così una sorta di riunione globale degli alcolisti anonimi. Gli alcolisti in questo caso sono i gay, o ex gay, o ex ex gay a seconda che abbia funzionato o meno la terapia di recupero e astinenza. I postatori però non sono anonimi, anzi, ci mettono proprio la faccia per convincerti a perdere l'attrazione nei confronti di esseri umani del tuo stesso sesso. E, come quelli che ti devono convincere a perdere chili con l'aiuto di questa o quella clinica dimagrante, gli ex mostrano le proprie foto prima e dopo la cura.
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Paziente di Nicolosi: la terapia di ex gay non funziona. A parlare su YouTube è Daniel Gonzales, che parla da ex. Non ex gay ma ex paziente del dottor Nicolosi, «terapista per la cura dell'omossessualità e fondatore della Narth, associazione Nazionale per la Ricerca e la terapia dell'omossessualità». Daniel è cresciuto nella Chiesa Battista e dice di aver avuto solo due contatti con giovani omossessuali, uno dei quali tentò il suicidio per non essere riuscito a riconciliare la sua fede con la sua omossessualità. A detta di Daniel due sono le «grandi bugie» che spingono un giovane gay alla terapia di Nicolosi. La prima è che «non si può essere gay e cristiani»e l'altra è che «essere gay non è una vita valida». E il ragazzo si domanda da sé come mai abbia scelto di ricorrere alla terapia riparativa. La risposta è nel contesto religioso nel quale viveva. Più volte Daniel si è trovato a pregare il Signore di farlo diventare eterossessuale. «Ma il Signore non l'ha fatto». Dove non arriva la fede arriverà la scienza. Non restava, dunque, che rivolgersi a Nicolosi, la cui idea scientifica di base - spiega Daniel- è che «il tuo senso di mascolinità è in qualche modo danneggiato e tenti di ritrovarlo in persone che rappresentano quello che ti manca». Detta in parole semplici la terapia ex gay è «il tentativo di convincerti che le attrazioni omosessuali sono qualcos'altro rispetto a ciò che sono in realtà, che hanno altri significati». Le attrazioni forse saranno diverse da quelle che sembrano, ma come dice Daniel in chiusura: «I pesci non volano».
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A proposito di ex, Michael Bussee, invece, è stato uno dei fondatori di Exodus International, una delle più grandi organizzazioni ex gay statunitensi. Ora è un ex ex gay. Michael insomma è gay e spiega a favore del mondo quanto sia inefficace una terapia di conversione a seguito della quale lui stesso si è innamorato di Gary, un altro del gruppo degli ex.
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Ma su YouTube comunque non mancano testimonianze di veri e propri cambiamenti, ex gay sposati, ex gay felici di essere eterosessuali, video di interi gruppi che si raccontano e di terapisti che spiegano. Un esempio sono queste interviste raccolte da una trasmissione canadese, in cui si può ascoltare dalla diretta voce degli ex gay la riuscita trasformazione. Da gay ad ex gay, appunto. Titolo del post: «ex gay ed etero sono la stessa cosa.
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Walter Veltroni scrive a La Stampa: Sui gay Binetti sbaglia.
Caro Direttore,
va riconosciuto al Suo giornale il merito di prestare una particolare attenzione al tema dei diritti civili e di promuovere sull’argomento un confronto non rituale tra opinioni diverse.
In particolare, nei giorni scorsi, ha suscitato scalpore la riproposizione, da parte della senatrice Binetti, della tesi che considera l’omosessualità come una malattia, in quanto tale meritevole solo di essere curata. Si tratta, a mio modo di vedere, di una tesi sbagliata e pericolosa. È una tesi sbagliata perché l’omosessualità è una condizione umana, che non ha senso alcuno ridurre a una patologia e che deve essere rispettata in quanto tale. Ma è anche una tesi pericolosa, perché induce, o almeno asseconda, il misconoscimento dei diritti delle persone omosessuali di condurre una vita normale, senza subire discriminazioni sociali o addirittura, come purtroppo capita ancora con preoccupante frequenza, soprattutto nei riguardi dei più giovani, atti di persecuzione e di violenza, fisica e psicologica.
Nella campagna elettorale per l’elezione diretta del segretario del Pd ho preso pubblicamente un impegno che intendo onorare. Ho detto che il Partito democratico lavorerà, in Parlamento e nel Paese, per contrastare, con la legge, con le buone pratiche amministrative, con l’impegno culturale e civile, ogni forma di intolleranza e discriminazione, tanto più se violenta, correlata con l’orientamento sessuale delle persone. Il primo impegno è il sostegno in Parlamento al disegno di legge del governo contro la violenza sessuale, nel testo di larga convergenza approvato dalla Commissione Giustizia della Camera.
Allo stesso modo, il Partito democratico lavorerà per dare seguito al preciso impegno assunto nel 2006 da tutta l’Unione davanti agli elettori: il riconoscimento con legge nazionale dei diritti delle persone che vivono nelle unioni di fatto, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. In Senato sono all’esame della Commissione Giustizia numerose proposte. I senatori del Pd sono impegnati a costruire il consenso più ampio possibile attorno a un testo che segni un deciso passo in avanti. Penso infatti che il Paese possa e debba unirsi e non dividersi su temi così decisivi per la nostra convivenza civile e che in quanto tali non possono andare soggetti al variare delle maggioranze di governo.
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