E' pronto anche il «Manscara», un gel che mette in risalto ciglia e sopracciglia. Si chiama «Guyliner» e sarà in vendita in Gran Bretagna già dalla prossima settimana.
(Monica Ricci Sargentini - Il Corriere della Sera) Renderà lo sguardo più profondo e penetrante la matita per gli occhi pensata dalla «Superdrug» appositamente per gli uomini. Si chiama Guyliner e sarà in vendita in Gran Bretagna già dalla prossima settimana. Il primo a lanciare la moda è stato il tenebroso Johnny Depp, seguito a ruota dal cantante inglese Pete Doherty, dalla pop star Robbie Williams o da personaggi come Jared Leto e Russell Brand. La scommessa degli stilisti ora è conquistare il cittadino comune. L’uomo metrosessuale, amante della moda e attento al look. Quello, per intenderci, che in bagno ha una sfilza di prodotti cosmetici da far invidia alla sua compagna.
PRODOTTO PER TUTTI - Il prodotto non è pensato per gli omosessuali. Anzi. “Al giorno d’oggi – assicura il direttore della sezione commerciale di Superdrug, Jeff Wemyss – puoi essere molto macho e truccarti. Gli uomini sono molto attenti al look e non c’è nulla di male nell’essere un po’ vanesi”. Oltre al Guyliner è pronto anche il Manscara, un gel chiaro che promette di mettere in risalto ciglia e sopracciglia. E, tra qualche settimana, saranno lanciati anche un balsamo per le labbra e un prodotto coprente per nascondere le occhiaie. “E’ un trucco sottile – ha spiegato Peter Kelly, ideatore di cosmetici -, non certo da drag queen”. Il mercato dei prodotti maschili, dicono gli esperti, è promettente. In Gran Bretagna si pensa di fatturare 700 milioni di sterline quest’anno e 820 il prossimo. Ma molti uomini recalcitrano. Intervistati dal Guardian giovani e meno giovani si dichiarano poco disposti a passare qualche minuto davanti allo specchio per diventare più belli. “Non me lo metterei mai – ha detto Damon Aston, 17 anni -, non è da uomo e non penso che alle ragazze piacerebbe”. Anche i venditori sono perplessi. “Non conosco nessuno che lo comprerebbe, staremo a vedere” dice il padrone di un negozio londinese. Non è d’accordo Iain Robertson, bancario: “A me sembra una bella idea. Penso che piacerà agli uomini un po’ metrosessuali. Potresti ritrovarti in un ufficio con una sbronza sulle spalle e metterti qualcosa in faccia per nasconderla”. Chi lo prova, però, è soddisfatto. “In effetti mi sembra che dia un bel tocco – dice Tom Done, aspirante attore – ma me lo metterei solo in occasioni speciali, non certo per andare a lavorare o per bere una birra con mio padre”. E il maschio latino? Sarà pronto ad abbracciare la nuova moda?
mercoledì 30 luglio 2008
Tendenze moda. Arriva la matita per gli occhi da uomo.
Mare low cost: un posto al sole con lo sconto. Ma solo dopo pranzo.
Qualcosa però si sta muovendo. A Roma, sollecitato dal Ministro per lo sviluppo Economico, Claudio Scajola, è stato firmato un accordo tra Antonio Lirosi, alias Mister Prezzi, e le principali associazioni degli stabilimenti balneari (Sib, Fiba, Assobalneari e Oasi) per applicare tariffe ridotte nel mese di agosto su tutte le spiagge italiane: da venerdì lettini e ombrelloni dovrebbero essere scontati fino al 50% a partire dall’ora di pranzo. Chi si recherà cioè sulle spiagge dopo l’ora di pranzo potrà beneficiare di sconti che arriveranno fino alla metà del prezzo pieno.
Lo hanno chiamato “Pomeriggio convenienza”, una sorta di low-cost del lettino, che punta a “far riavvicinare gli utenti alla qualità dei servizi offerti dagli stabilimenti”, ha spiegato Mr. Prezzi, sottolineando che compito delle associazioni degli stabilimenti balneari sarà quello di una maggiore trasparenza: oltre a “un risparmio sostanzioso, l’utente dovrà anche avere informazioni chiare sui prezzi e sulla qualità dei servizi per scegliere la tipologia a sè più vicina”.
Le Associazioni si sono quindi impegnate, fanno sapere dal ministero, a invitare le imprese associate per praticare lo sconto del 50% dei prezzi dei servizi (in particolare ingresso, affitto ombrelloni, lettini e sedie a sdraio) nella fascia pomeridiana a partire dai prossimi giorni in via sperimentale “o se la tipologia dei servizi offerti non lo consente, di praticare formule diverse di riduzione dei prezzi in forma singola o integrata ed esplicitamente rese note all’utenza”.
Ci vorrà però tempo perché l’iniziativa funzioni a pieno regime “Anche perché siamo a tre quarti di stagione e non è facile comunicare e coordinare tutti gli esercenti”, dicono dalle associazioni.
E a riprova del caro spiagge sui litorali italiani, ecco l’inchiesta realizzata dall’agenzia di viaggi on line Expedia, che ha confrontato i prezzi praticati dagli stabilimenti nei vari Paesi europei: la palma dei lidi più cari va, in media, alle spiagge transalpine: conquistarsi “un posto al sole” in Francia costa circa 12,50 euro. Più del doppio rispetto alla media del resto del continente, che si attesta intorno ai 6,10 euro. Con punte minime in Gran Bretagna - appena 3,10 euro, ma il bel tempo spesso non è incluso nel pacchetto - e massime in Italia, dove si arriva appunto a 7,50 euro.
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Diritti Glbtq. L'Italia che cambia da sola.
(Susanna Marzolla - La Stampa) Innovativo riconoscere in Italia il valore di un Pacs stipulato in Francia da due cittadine francesi? Sicuramente; ma ancor più innovativo ciò che è avvenuto, con discrezione, in uno studio legale di Milano. Che ha ottenuto per una donna italiana, il risarcimento dei danni "affettivi e morali" causati dalla morte della sua compagna, italiana pure lei. Un risarcimento "congruo" tal quale sarebbe stato se a morire fosse stato un compagno: la società di assicurazione dell'ospedale ha considerato i rapporto omosessuale al pari del tradizionale "more uxorio".
E non lo ha fatto ieri - magari spinta dalla notizia di quanto le Generali avevano deciso per la coppia gay francese di Venezia - lo ha fatto intorno a Pasqua. E le avvocatesse Elisabetta Arrigoni e Laura Granata, dopo aver assistito la vedova, avevano tranquillamente archiviato quel dossier. Consce, sì, di aver ottenuto un risultato importante, ma non ritenendolo talmente innovativo da renderlo pubblico. Ma proprio l'eco del risarcimento veneziano le ha spinte a segnalare all'Arcigay quanto avvenuto alla coppia di donne milanesi. "Ed è una novità assoluta - dice Aurelio Mancuso - presidente dell'associazione - perché qui, lo sappiamo, non c'è nessun pacs, nessuna legge. La società si mostra molto più avanti della politica e si adegua alla realtà".
La realtà è quella di due signore che stanno assieme per quasi vent'anni, condividendo casa e vita affettiva. Non sono più giovani: la più anziana ha quasi settant'anni quando viene ricoverata in uno dei "più importanti e noti ospedali di Milano". Non ci sono nomi in questa vicenda perché, spiegano Arrigoni e Granata, "si è trattato di un accordo extragiudiziale; non c'è una sentenza e tutto quindi deve restare coperto dalla privacy". Ma la storia c'è tutta, ed è quella di "un errore medico che, dopo un'operazione, provoca complicazioni che portano alla morte della paziente". I familiari della donna si rivolgono allo studio legale; comincia una trattativa e, per evitare una causa, l'ospedale riconosce l'errore; l'assicurazione, "una primaria compagnia nazionale", paga il risarcimento.
A tutti: i parenti "di sangue" (una sorella, nipoti) e anche alla sua compagnia. Rimasta sola a 55 anni, privata della persona con cui aveva passato buona parte della sua vita. E non c'entra se ci fosse o meno un lascito della morta a suo favore: "L'assicurazione - sottolinea Laura Granata - ha riconosciuto il danno affettivo e morale patito, dando valore alla convivenza ventennale tra le due donne, che noi abbiamo dimostrato attraverso le testimonianze".
Non c'era, non poteva esserci un foglio di carta a certificare quella che è stata comunque riconosciuta come una "comunione patrimoniale e morale" tra due persone. Il risarcimento è venuto di conseguenza: "Ed è stato congruo; cioè - spiega Elisabetta Arrigoni - non è stato per nulla pregiudicato dal fatto che si trattasse d una coppia omosessuale". La donna rimasta sola ha ottenuto così il riconoscimento - sebbene postumo - di una lunga convivenza affettiva: "prossima congiunta" per la compagnia di assicurazione; "vedova" della sua compagna per amici e parenti; ma ancora niente per lo stato civile.
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Dopo un mese. Thailandia, bagni per transgender la terza porta per studenti lady-boys.
Una scuola di Kampang ha realizzato nuovi servizi igienici tra quelli dei maschi e delle femmine. Sono tra il 10 e il 20% e difficilmente cambiano idea crescendo. I transessuali sono tollerati nel Paese. Ma la discriminazione rimane.
(Rita Celi - La Repubblica) Vanno a scuola indossando la divisa maschile, non si truccano ma dentro si sentono donne. Appena adolescenti hanno forte dentro di loro la voglia di cambiare sesso. In Thailandia li chiamano lady-boys e sono tollerati dalla società. Ma c'è chi va oltre la tolleranza: la Bbc racconta che una scuola di Kampang, una regione povera nel nord est del Paese, dove la gran parte degli studenti sono figli di agricoltori, ha deciso di rendere loro la vita più facile e ha fatto costruire dei bagni appositamente per loro.
Bagni di cui la scuola è per altro molto fiera: si trovano in una zona della struttura circondati da fiori e piante tropicali e sono talmente puliti che l'istituto ha vinto il premio nazionale per l'igiene. Così ogni mattina, dopo il rituale alzabandiera, i ragazzi e le ragazze fanno una breve sosta alle toilette prima di entrare in classe per le lezioni. Un momento imbarazzante per molti studenti transgender, che ora si possono dirigere verso una terza porta, quella tra la toilette per femmine e la toilette per maschi, corredata da un simbolo rosso e blu che rappresenta una figura metà uomo e metà donna.
Così, di fronte ai lavandini e agli specchi molti ragazzi si sistemano i capelli con il gel o si mettono la crema sul viso, solo quella perché non è permesso agli studenti di usare il make up. In realtà molti di loro non resistono e sanno come usare mascara e un velo di rossetto senza sembrare truccati.
Il preside dell'istituto, Sitisak Sumontha, stima che ogni anno tra il 10 e il 20 per cento dei suoi studenti si considera transgender, ossia ragazzi che preferirebbero essere ragazze. "Venivano presi in giro ogni volta che usavano i bagni dei maschi. Così hanno cominciato a usare quelli delle ragazze, che però si sentivano imbarazzate. Tutto questo rendeva i ragazzi infelici e la questione stava intaccando anche il loro rendimento", ha spiegato il preside alla Bbc, soddisfatto dei risultati.
"Non siamo maschi", ha raccontato Triwate Phamanee, 13 anni, uno degli studenti della scuola di Kampang fermamente convinto che un giorno cambierà sesso. "Per questo non vogliamo usare il bagno dei maschi. Vogliano che si sappia che siamo transgender". Dello stesso avviso Vichai Saengsakul, 15 anni: "La gente deve sapere che essere transgender non è uno scherzo, è il modo in cui vogliamo vivere la nostra vita. Per questo siamo grati alla scuola per quello che ha fatto".
Gli adolescenti transgender tendono a chiudersi in gruppo. Il più giovane di loro ha 12 anni: naturalmente l'intervento chirurgico è fuori discussione alla loro età, ma sembrano essere perfettamente a loro agio e trattati alla pari dagli altri alunni e dagli insegnanti. Il preside con i suoi 35 anni di esperienza afferma di aver conosciuto molti ragazzi con problemi di identità sessuale che non hanno cambiato idea con il passare degli anni: molti hanno cambiato sesso, altri vivono come gay.
La Thailandia, prosegue l'articolo della Bbc, è ben nota per la sua tolleranza e i transessuali sono ben visibili nella vita quotidiana. Il cambiamento di sesso è diventata una specialità chirurgica della sanità tailandese ed è relativamente poco costosa; i pazienti vengono qui da tutto il mondo per sottoporsi all'intervento.
La discriminazione però rimane, come ha spiegato Suttirat Simsiriwong, un attivista dei diritti dei transgender. "Tolleranza non è la stessa cosa di accettazione" ha detto. Nonostante siano tollerati in Thailandia, i transessuali si lamentano di essere considerati ancora come uno stereotipo: possono trovare facilmente lavoro nel mondo dello spettacolo, nell'industria cosmetica, nei mezzi di informazione o come prostitute, ma è molto più difficile per loro diventare un avvocato o un commercialista. E ancora peggio è che non possono cambiare il loro status giuridico. Nonostante la proposta di legge fatta lo scorso anno per consentire loro di cambiare il sesso anche sulle loro carte di identità, non è ancora stato ancora approvato nulla.
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Patriottismo... Paola Concia, un’onorevole d’oro: vince le olimpiadi-gay e corre da Fini.
(Gianni Pennacchi - Il Giornale) “Sto cercando il presidente Fini, voglio chiedergli di ricevermi con tutta la delegazione italiana, appena rientriamo da Barcellona”, esclama al telefono, agitata ed entusiasta, l’onorevole Anna Paola Concia. È felice perché ella stessa ha vinto una medaglia d’oro, quella del singolare di tennis, dopo aver portato il tricolore all’inaugurazione degli Eurogames di Barcellona. “Solo noi salviamo l’immagine dell’Italia in Europa!”, esulta ancora. La riceverà, il presidente della Camera, questa sua deputata d’opposizione – e l’unica dell’intero Parlamento a dichiararsi omosessuale – con gli altri 300, giovani e forti si presume, che han difeso i colori italiani alle Olimpiadi dei gay e delle lesbiche? Già, ci sono le Olimpiadi di Pechino, quelle degli handicappati, volete che mancassero queste? L’onorevole Concia, quarantenne dal fisico atletico, a Barcellona ha letteralmente stracciato le sue robuste avversarie, onorando così il ruolo di portabandiera che le era stato assegnato. E grazie all’assist fornitole da Umberto Bossi con quel suo muto commento all’inno nazionale, ora può dichiarare con fierezza che “in una Italia dove il tricolore viene bistrattato continuamente, i gay e le lesbiche italiane ne hanno difeso orgogliosamente i colori, nonostante siamo cittadini senza diritti”. Altro che gay pride sui carri carnevaleschi, la Concia ha vinto sul terreno di gioco, in una disciplina in cui alle Olimpiadi più famose abbiamo raccattato solo un bronzo a Parigi nel 1924. E la squadra italiana torna a casa con 10 medaglie d’oro: oltre a quella del tennis femminile, 2 nella pallavolo, 6 di atletica leggera ed una nel nuoto. Ma perché anche le Olimpiadi degli omosessuali? “Non è affatto la pulsione a ghettizzarsi”, risponde l’onorevole campionessa, “né tanto meno il bisogno di rimarcare la diversità. È invece la voglia di lottare contro le discriminazioni attraverso lo sport, che è un grande strumento di trasmissione di modelli culturali e messaggi positivi”. Tant’è che gli Eurogames, invenzione del Nord Europa, si tengono ormai da vent’anni. A Barcellona, da giovedì sino a ieri sera, hanno gareggiato 5.000 atleti, e la squadra italiana era numerosa, 300 appunto. Tutti in maglia azzurra con la scritta Italia sulla schiena, e sul petto il simbolo del Gsi, il coordinamento nazionale di lesbiche, gay e trans per lo sport, che ha compiuto da poco il suo primo anno di vita. Se non è una cosa seria? Anna Paola Concia tiene a sottolineare che l’Eglsf, federazione sportiva europea gay e lesbiche, “Ha firmato con la Uefa un protocollo per la lotta alle discriminazioni dei gay e delle lesbiche nel mondo del calcio”.
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A Sydney per il "Sexpo" con il record mondiale di orgasmo femminile.
Aspettando il Misex, dove ovviamente andrò, puntiamo l'attenzione sulla fiera del sesso che si sta tenendo a Sidney: il Sexpo. Grande affluenza di pubblico e numerosi spogliarelli, performance di lap dance, partite di strip poker ma anche... la gara per raggiungere il record mondiale di orgasmo femminile... Continua su SessoNews.
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