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giovedì 29 maggio 2008

"Garofano verde": Quindici anni di teatro omosessuale.

Torna Garofano Verde. Scenari di teatro omosessuale, curato da Rodolfo Di Giammarco. La rassegna - che si terrà dal 3 al 26 giugno presso il Teatro Belli in Roma - è giunta al quindicesimo anno. È quindi tempo di fare un bilancio. Dice il curatore:

Quindici anni di proposte e stimoli hanno inizialmente avuto, grazie al sostegno del Comune di Roma, l’effetto di sdoganare il teatro d’ispirazione omosessuale dalle zone intellettualmente e operativamente marginali, dai luoghi dell’off, dalla sperimentazione, e ormai va riconosciuta una certa discreta e indiscriminata diffusione, in quasi tutti i teatri, di testi con trama o senso lgbt. E lo stesso Garofano Verde ha mutato, col trascorrere del tempo, la propria vocazione, passando da un riscontro di drammaturgie storiche a tutta una serie di sostegni a novità di giovani o affermati autori, per poi fare il punto più di recente su riflessioni, creazioni, autocoinvolgimenti, messe in gioco attorali e traduzioni in linguaggi del corpo di e su ancora più profonde, minute, latenti o esplicite sensibilità e condizioni omosessuali al passo con l’epoca in cui viviamo.

Il programma per quest’anno prevede due proposte nuove e una riesplorazione degli spettacoli “numeri zero” nati apposta per Garofano Verde che poi sono diventati eventi ordinariamente introdotti nelle stagioni italiane e straniere.

Ecco il cartellone:

Album 1993-2007

Pagine di ieri

  • 3-4 giugno: Racconti di giugno. Incontro con se stesso - di e con Pippo Delbono
  • 5 giugno: Serata Pier Vittorio Tondelli - a cura e con Giorgio Barberio Corsetti
  • 6-7 giugno: Sabbia - scritto, interpretato e messo in scena da Eleonora Danco
  • 9-10 giugno: Picchì mi guardi si tu sì masculo - scritto, interpretato e messo in scena da Giancarlo Cauteruccio
  • 13-14 giugno: Brokeback Mountain - da Gente del Wyoming di Edna Annie Proulx - mise en espace a cura di Luciano Melchionna
  • 15-16 giungo: Mishelle di Sant’Oliva - scritto e diretto da Emma Dante
  • 17-18 giugno: Under my skin - di Massimo Bacastro, regia di Daniele De Plano
  • 19-20 giugno: Signore - da opere di Samuel Beckett, regia e coreografia di Virgilio Sieni

Pagine di oggi

  • 22-23 giugno: Altri amori - Corti teatrali gay 2 - di Canale, Casalini, Dattola, De Mandato, Fea, Tartufi, Santaniello, regia di Marcello Cotugno
  • 25-26 giugno: Alan Turing e la mela avvelenata - di Massimo Vincenzi, regia di Carlo Emilio Lerici

Teatro Belli
Roma, Piazza S. Apollonia 11/a
tel 065894875 - email info@teatrobelli.it
Orario spettacoli: 21,15
Biglietti: euro 15,00 - euro 10,00 - euro 8,00

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Ndr. Chissà se servono a qualcosa queste ubriacature di "cultura" e teatro gay. Mistero.

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L'omosessualità dei figli: conclusa la ricerca Family Matters.

(Sara De Carli - Vita) Sul "Corriere della Sera" di oggi Paolo Brunetto, 18 anni, racconta l'agggressione subita dal padre, coltello alla mano, umiliato dall'onta di avere in famiglia "un figlio frocio". Segno delle difficoltà a fare coming out e ad essere accettati, anche in famiglia. Ma ancora una volta nulla si dice sulle difficoltà della famiglia, sui percorsi a cui essa è costretta: il 20 e 21 giugno invece la famiglia sarà al centro. A Firenze infatti, in quella data, saranno presentati i risultati della ricerca europea “Family matters. Sostenere le famiglie per prevenire la violenza verso giovani gay e lesbiche”.

Lo studio ha coinvolto 500 famiglie ed è finanziato dall'Unione Europea (fondi comunitari Daphne). Ci hanno lavorato Chiara Bertone e Marina Franchi, sociologhe dell'Università del Piemonte orientale, con la collaborazione di tre associazioni di famiglie con figli omosessuali: Agedo (Italia), Fflag (Gran Bretagna) e Ampgil (Spagna). «Fino ad oggi le ricerche non hanno preso in considerazione la famiglia, come se le persone omosessuali fossero monadi, come se non avessero una famiglia», ci aveva spiegato Chiara Bertone al lancio del progetto. «In realtà le famiglie sono fondamentali, soprattutto perché è sempre più frequente fare i conti con la propria omosessualità nella fase dell'adolescenza. Le famiglie però si ritrovano sole ad affrontare una situazione non prevista, non hanno modelli di comportamento a cui fare riferimento, né appoggi esterni a cui chiedere aiuto. Anzi, le famiglie stesse sono dei “gruppi sommersi”, faticano a dire in pubblico di avere un figlio omosessuale, hanno paura di essere colpevolizzati. Per questo una ricerca così ampia è importante: dobbiamo analizzare i vissuti, individuare i bisogni e le buone pratiche, costruire modalità di intervento. Trasformare la famiglia in un punto di sostegno significa prevenire momenti di violenza anche fuori dalla famiglia».
Alla conferenza europea sarà presentato anche il documentario Due volte genitori, del regista Claudio Cipelletti, video-documentario sulla vita delle famiglie con figli omosessuali che sarà distribuito nelle scuole.

Sullo studio leggi anche: Tutta la famiglia fa coming out
In allegato il programma della Conferenza.

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In Ecuador la chiesa cattolica raccoglie firme per evitare la legalizzazione del riconoscimento delle coppie gay.

Grande mobilitazione in tutte le Diocesi a sostegno della vita e per evitare la legalizzazione dell’aborto nella nuova Costituzione.
Agenzia Fides) - Il popolo dell’Ecuador si sta mobilitando in seguito al dibattito in atto nell’Assemblea Costituente su temi cruciali come la legalizzazione dell’aborto, il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali e l’eliminazione del nome di Dio dalla nuova Costituzione. “Di fronte a questa situazione, la Chiesa non poteva tacere” afferma suor Immaculada Doncel, Superiora delle Serve del Focolare della Madre presenti a Chone (Diocesi di Portoviejo), le quali si sono prontamente attivate rispondendo all’appello dei Vescovi del Paese ad ostacolare la presa di tali decisioni.
Secondo quanto spiega all’Agenzia Fides la religiosa, la Conferenza Episcopale Ecuadoriana, insieme ad altre istituzioni come la CORPEDUCAR (Corporazione Ecuadoriana per la Qualità dell’Educazione), la CONFEDEPAL (Confederazione Ecuadoriana delle Scuole Particolari Laiche), la CONFEDEC (Confederazione Ecuadoriana degli Istituti di Educazione Cattolica), la CEPAFEC, il CONESA, (Consiglio Nazionale per l’Educazione Salesiana) ed il movimento “Fede e gioia” (Movimento di Educazione Popolare Integrale e Promozione Sociale), ha organizzato una raccolta di firme su tutto il territorio nazionale.
Attraverso queste firme, il popolo dell’Ecuador rivolge all’Assemblea Nazionale Costituente 2008 diverse petizioni: invocare la protezione di Dio nel preambolo della Costituzione; garantire l’inviolabilità della vita dal concepimento fino alla morte naturale senza eccezioni; garantire la protezione della famiglia, riconoscendo l’unione tra l’uomo e la donna come unico nucleo familiare; garantire la libertà di educazione ed il diritto dei genitori a scegliere l’educazione per i propri figli.
Nella parrocchia di San Cayetano, dove sono presenti le religiose, è partita subito la raccolta di firme. I giovani sono andati a gruppi di due nelle università, negli ospedali, nei centri sanitari, nelle scuole, nei negozi, per informare le persone sul tema del dibattito e raccogliere le firme. Nell’Università è stato organizzato un forum con sei relatori per parlare ed informare gli universitari sull’aborto dal punto di vista medico, psicologico, legale, sociologico, economico e morale. Con questo forum si è poi dato inizio ad una intensa “Giornata per la Vita”, caratterizzata da diversi momenti, tra cui la Santa Messa all’aperto nel cortile della Parrocchia, nel centro della città, seguita da una marcia a favore della vita avente per tema “Grazie mamma per aver detto si alla vita”, che è culminata con una “Serenata alle madre”.
Tutte le firme raccolte sono state presentate nella Città Eloy Alfaro a Montecristi, sede dell’Assemblea Costituente, dal Presidente della Conferenza Episcopale, Mons. Antonio Agguerri, direttamente al Presidente dell’Assemblea, Alberto Acosta. Hanno assistito alla consegna una moltitudine di giovani e professori di diversi centri educativi che si erano riuniti. Sono state consegnate un totale di 61.700 firme. La Parrocchia di San Cayetano ne ha raccolte 9.537.
Oltre alla Giornata per la Vita, ha preso il via la formazione di gruppi per la vita nelle università e nelle scuole secondarie. Per questo nell’ultimo mese i membri di alcuni gruppi giovanili stanno approfittando della loro formazione settimanale per prepararsi su questi temi, perché saranno loro stessi a dover parlare ai propri compagni. Un’altra idea che si sta elaborando è la “Fraternità bianca”, una iniziativa per promuovere anche tra i bambini lo spirito della difesa della vita; gli stessi bambini si impegnano tra le altre iniziative a pregare per questa intenzione.
Come afferma suor Immaculada Doncel “è importante che i cattolici non rimangano con le braccia conserte. Siamo contente della risposta di molti giovani che sono stati capaci di affrontare questa sfida con responsabilità e generosità e di avere potuto contribuire alla difesa della vita e della verità”. Inoltre, conclude la religiosa, grazie a questa mobilitazione, “molte persone sono state interpellate nella loro coscienza sul valore della persona umana, la grandezza della sua dignità dal momento del concepimento. È stato anche un motivo di particolare unione con tutti i fratelli cristiani cattolici”.

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Gaypride in giacca e cravatta. Quali vantaggi?

(Gianmario Felicetti - La famiglia Fantasma) In questo periodo sono state molte le discussioni su un pride Giacca e Cravatta. E’ difficile avere una opinione certa.
Certi eccessi danno fastidio anche a me. Da un lato mi farebbe comodo non vederli. Fa comodo a tutti non vedere certe cose. Ma è questo quello di cui abbiamo bisogno?Poi che dire: può sembrare una ragionevole concessione da dare alla destra. Con la sinistra ci siamo tirati giù le mutande, almeno qui un mignolino, una cosa da poco…
Ovviamente c’è stato chi ha scomodato i bambini, pur con tutte le buone intenzioni. Ma è fin troppo facile strumnetalizzare sulle persone indifese.

Ma allora, come la penso?

Penso che il Pride così come è fatto non serve a niente, in Italia. Risultati zero.
Tuttavia il Pride è il Pride. Farlo è necessario, è impomrtante e non può essere snaturato. Probabilmente noi italiani per avere dei diritti dobbiamo fare altre cose che non il Pride.
Ma un pride si fa come deve essere. E quindi: nessuno può dire come ci si va vestiti.
Se non siete d’accordo, ditemi: cosa ci guadagneremmo se facessimo un Pride in giacca e cravatta, per dare ragione alla destra?
Ci guadagneremmo in credibilità? No.
Avremo più potere contrattuale? Ne avremo meno, perché sarà il primo passo di quella negoziazione al ribasso che con la sinistra ci ha sfibrato l’orgoglio che dovremmo avere.
Avremo più dignità? Non credo proprio.
L’unica censura che fa bene al pride (forse) è quella delle persone che vanno a provocare solo per fare soldi e clienti. Quelle persone è meglio se non ci fossero, secondo me. Oppure relegate in fondo, alla fine. Fuori dalla festa.
Nessuna istituzione è nella condizione di porci condizioni quando per prime le istituzioni stesse ancora sono inadeguate nel farci esercitare quei diritti che la costituzione ci riconosce. Prima uguali diritti. Poi, nel caso, si parla del nostro modo di vestirci il giorno del Pride.

Non siamo noi che dobbiamo vestirci in giacca e cravatta. Sono gli altri che devono venire al Pride.

“Guardare il Pride Parade alla TV è come farsi prendere in giro dai mass-media. Partecipare al Pride Parade è come avere l’opportunità di Alice: addormentarsi e fare un sogno. Senza accorgersene, ritrovarsi in una realtà fantastica ed incredibile, allegorica e visionaria nella quale si incontrano Cappellai matti, regine di cuori prevaricatrici ed eccessive, gatti sornioni, adulatori e disorientanti. Come tutti i sogni è un sogno che dura poco, il tempo di un pomeriggio alla fine del quale è obbligatorio risvegliarsi per un anno intero. Ma al contrario dei soliti sogni è più concreto di quanto si possa credere. Quelle eccessive rappresentazioni così estreme da sembrare caricature dell’esistenza, in verità sono ritratti acuti e penetranti della realtà. La coscienza ne esce saldamente ancorata alla verità, come se, in mezzo a quel frastuono, ce ne fosse stato svelato, misteriosamente, il segreto: i gay sono normali cittadini italiani.”

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Gay Pride, “no a piazza San Giovanni”: c’e’ un convegno.

(River) Per il “Mario Mieli”, organizzatore del Gay Pride romano - in programma il 7 giugno - c’è stata una vera e propria doccia fredda. E’ arrivata pochi minuti fa. Il corteo della comunità Glbt si sarebbe dovuto concludere a piazza San Giovanni (proprio come avvenne l’anno scorso e, se non ricordo male, anche quello precedente): adesso, però, gli organizzatori hanno ricevuto comunicazione “di un rifiuto da parte della Questura”. Spiega il circolo Mario Mieli: “L’autorizzazione era stata concessa originariamente l’11 aprile. La motivazione del rifiuto è un concomitante convegno e concerto corale all’interno dei Palazzi Lateranensi”. “Del problema sul percorso - sottolinea ancora il Circolo - siamo venuti a conoscenza soltanto oggi, durante un incontro tecnico al Comune di Roma e nel conseguente incontro in Questura, senza che nessuna autorità competente l’abbia comunicato prima, nonostante siano passati quasi due mesi dall’autorizzazione originaria e dall’ampia notorietà pubblica data all’evento e al percorso”. “Siamo stupiti e amareggiati per l’evolversi degli eventi e per l’incredibile ritardo della comunicazione. Domani, alle 17.30, presso la sede del Circolo Mario Mieli, in via Efeso 2/a, si terrà una conferenza stampa dove verranno dati tutti i dettagli e comunicate le nostre decisioni”.

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Al grido di "albanese di m... " aggredito Kledi a Roma.

E' stato aggredito questo pomeriggio a Roma il ballerino albanese Kadiu Kledi, volto della tv e idolo delle teenager. L'aggressione sarebbe avvenuta sull'Appia, dove Kledi teneva nella sua scuola di danza il saggio di fine d'anno alla presenza dei famigliari degli aspiranti ballerini. Improvvisamente, Kledi ha notato tra la folla due individui che riprendevano il saggio con una videocamera. Avvicinatosi, ha chiesto spiegazioni. Uno dei due è subito fuggito mentre l'altro, un tipo corpulento, ha aggredito e strattonato Kledi, mettendogli le mani sul collo, esclamando: «Albanese di m...ti rimando in Albania». Sull'episodio sarebbero in corso accertamenti.
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Aggredito ballerino albanese Kledi. Roma, irruzione nella sua scuola danza.

(TGCom) Kledi Kadiu, ballerino e attore albanese, è stato aggredito nella sua scuola di danza sull'Appia, durante il saggio di fine stagione. Lo ha rivelato l'artista al Tg5 parlando di 3 persone che registravano con telecamere. Quando lui le ha fermate, due sono scappate e la terza lo ha aggredito con un braccio intorno al collo dicendo "Albanese di m... adesso ti rispediamo in Albania". Kledi è stato salvato dall'intervento dei genitori.
"Stavo facendo un discorso ai genitori - ha dichiarato al Tg5 Kledi - come faccio ogni fine anno. Ho visto due, tre persone che stavano registrando con telecamere, li ho fermati. Due sono scappati con la videocamera mentre uno mi ha stretto, mi ha messo una mano sul collo sbattendomi sul tavolo della direzione dicendomi frasi sulla mia origine: 'Albanese di m... adesso ti rispediamo in Albania' ".
La vicenda si è conclusa con l'intervento dei genitori: "Sono stato separato da due genitori presenti - ha terminato Kledi- e altri 50 hanno fatto da testimoni".
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