sabato 12 gennaio 2008
Vittorio Messori: "Grazie Ferrara, ma ..."
(Andrea Tornielli - Il Giornale) I media cattolici sono stati presi in contropiede dalla proposta di moratoria sull'aborto di Giuliano Ferrara? Vittorio Messori, autore di best seller e intervistatore di Papi, in Emporio cattolico, il suo ultimo libro, definisce «il giornalismo cattolico, per sua origine e natura, di opinione», aggiungendo che se «proprio l'opinione si intiepidisce... anche i media che la veicolano diventano irrilevanti».
Perché Ferrara è riuscito a innescare un dibattito sull'aborto?
«Mi pare evidente. Mentre i cattolici leggono la stampa cattolica e quella laica - il cattolico è il vero libero pensatore e il vero intellettuale globale - i laici leggono solo quella laica. Ferrara è riuscito a sdoganare una battaglia, a portarla fuori dal ghetto dei mass media cattolici. I quali negli ultimi anni vivono una crisi, talvolta determinata da un venir meno della chiarezza del messaggio. Ma non tutta la stampa cattolica è tiepida: le stesse cose dette da Ferrara, scritte per decenni su giornali e settimanali, non hanno sfondato, non hanno provocato alcuna reazione. Purtroppo la prospettiva cattolica non riesce a bucare la coltre sotto cui l'ha circoscritta la cultura laica».
Colpiscono le lettere di sostegno alla moratoria che giungono ai giornali. C'è forse un popolo che non si sente rappresentato?
«Sì, credo ci sia un popolo cattolico che non si sente rappresentato e che si è identificato con la proposta di Ferrara. E di questo sono contento. Ma ripeto: di lettere e di testimonianze simili ne ho lette molte in questi anni sulla stampa cattolica, senza che nessuno le degnasse di uno sguardo».
Come giudica la proposta di Ferrara?
«Voglio dire innanzitutto che gli sono grato. Come insegna San Tommaso, qualunque cosa buona sia detta e chiunque sia chi la dice, viene dallo Spirito Santo. Quindi, ben vengano i Ferrara che dicono cose come questa. Ho anche qualche perplessità. Innanzitutto, sono poco portato a confidare negli intellettuali, a causa della loro instabilità. A Torino avevo conosciuto Ferrara comunista, poi l'ho visto craxiano, quindi berlusconiano, ora alla corte di Benedetto XVI. Mi auguro ovviamente che questo sia il suo approdo finale. Ho ben presente, inoltre, la storia dell'Actión Français di Charles Maurras e il suo ateismo devoto, che propugnava l'unione fra trono e altare e ha finito per essere condannato dal Papa. Già vent'anni fa, nel mio libro Scommessa sulla morte , parlavo di una triade inseparabile, composta da divorzio, aborto, eutanasia. Sostenevo e sostengo che quella triade non è rifiutabile sul piano della mera razionalità, mentre lo è sempre e comunque in un'ottica di fede».
Scusi, ma la novità del dibattito attuale non sta proprio nel fatto che laici non credenti s'interrogano su questi argomenti mettendo in dubbio certe «conquiste»? Come la mettiamo con la morale naturale?
«Io sono stato discepolo di Norberto Bobbio, il quale diceva: "Ricordino signori che la morale cosiddetta laica non è ragionevole". Non è ragionevole perché manca del chiodo alla parete a cui può essere appesa. Nessuno è in grado di dare una risposta ragionevole alla domanda: "Perché fare il bene e non il male se facendo il male me ne viene un vantaggio e non sarò punito?". Trovo inutile appellarsi alla coscienza, che è una realtà cristiana. Qual è la "coscienza" dell'indigeno antropofago? Perché Gesù è venuto sulla terra se fosse bastato un intellettuale per indicarci l'etica da seguire? Perché il Vangelo non sia svuotato dobbiamo pur segnalare dei comportamenti che ci sono richiesti proprio dal Vangelo. Se la ragione bastasse per stabilire l'etica, a che pro la rivelazione cristiana? Non sarebbe superflua? Non sarebbe bastato un Socrate qualsiasi?».
Non è che in lei c'è un po' di invidia per il fatto che un laico come Ferrara sia riuscito a provocare un dibattito simile?
«No, nessuna invidia. Ho detto che sono grato a Ferrara per ciò che ha fatto. Io mi sono occupato poco dei temi legati all'etica e alla morale. Ho lavorato invece sulla fede, sulla storicità dei Vangeli, sull'annuncio. Su quel chiodo, senza il quale neanche la morale può stare in piedi...».
Spagna. Anche i Popolari non ascoltano i Vescovi.
(Laura Eduati - Liberazione) Spagna, anche i conservatori chiudono ai vescovi
Una mossa a sorpresa che non mancherà di amareggiare i vescovi spagnoli all’indomani della massiccia manifestazione organizzata a Madrid in favore della famiglia tradizionale (eterosessuale) e contro le misure del governo socialista sul divorzio-rapido, i matrimoni gay e l’aborto. Il leader del Partido Popular Mariano Rajoy (nella foto), l’avversario di Zapatero alle elezioni generali del prossimo 9 marzo, ha dichiarato che in caso di vittoria lascerà intatta la legge sulle nozze omosessuali né toccherà la normativa sulle interruzioni di gravidanza (inalterata dal 1985) e sul divorzio express.
Il candidato conservatore, che già aveva perso contro Zapatero nel 2004, si ripresenta con un profilo decisamente “light” sulle questioni eticamente sensibili, tanto care al Vaticano. E preferisce attendere il responso dei giudici del Tribunale costituzionale al ricorso presentato dallo stesso Partido Popular contro le unioni tra persone dello stesso sesso: il partito che fu di Aznar chiede che questo tipo di unioni non vengano chiamate “matrimonio”, lasciando che l’etichetta sia utilizzata soltanto per le coppie eterosessuali. Se il tribunale darà torto Rajoy, non ci sarà motivo per i conservatori di abrogare una legge che dal 2005 ha sposato circa 8mila coppie gay.
Nessun cambio di marcia: semplicemente lo scontro elettorale non si basa sui diritti civili, entrati prepotentemente nell’agenda politica soltanto dopo la manifestazione dei cattolici a Madrid il 30 dicembre.
Pur essendo cattolico praticante e a favore delle politiche per la famiglia - tanto da aver promesso un ministero della Famiglia e importanti concessioni economiche ai nuclei famigliari - Rajoy decise di non partecipare alla mobilitazione. Invano, per il momento, la piattaforma ultracattolica Hazteoir , attivissima nel web, spedisce migliaia di e.mail al candidato del Pp chiedendo l’abrogazione del matrimonio omosessuale in cambio del voto.
Nel sito del Partido Popular, colorato di un blu puffo e ricco di pulsanti fosforescenti come un cartone animato, le promesse della campagna elettorale sono ben altre: alzare le pensioni, abbassare le tasse e modificare la legge sull’immigrazione per impedire l’arrivo dei clandestini. Di aborto o di divorzio nemmeno l’ombra.
I conservatori hanno capito che a nulla vale combattere Zapatero sul terreno dei diritti civili, con il rischio di un clamoroso autogol. Molto più efficace, invece, colpire il premier socialista sul vero, grande fallimento dell’intera legislazione: la fine del dialogo con l’Eta e la ripresa della violenza basca. Oppure sulla concessione delle ampie autonomie al governo regionale della Catalunya, vero grattacapo per i nazionalisti che vogliono una Spagna unita sotto la monarchia.
E dopo Zapatero, tocca alla battagliera vicepresidenta Marìa Teresa Fernàndez de la Vega rimandare al mittente le accuse dei vescovi: questa società, ha dichiarato ieri al Congreso durante una audizione, «non ha bisogno di tutele morali, e nemmeno ne ha bisogno il suo governo». Non è tollerabile per De la Vega che le gerarchie ecclesiastiche «manchino di rispetto al governo e al parlamento».
Prima che scoppiasse la diatriba con il Vaticano, i socialisti avevano espunto dal programma elettorale l’ampliamento della legge sull’aborto e il diritto all’eutanasia. Una mossa per riconquistare parte dell’elettorato cattolico e i moderati, nonostante la legge spagnola sulle interruzioni di gravidanza sia tra le più arretrate d’Europa in quanto prevede una lunga procedura burocratica e gravi motivazioni.
Le donne spagnole abortiscono principalmente nelle cliniche private poiché nelle strutture pubbliche l’obiezione di coscienza raggiunge percentuali bulgare. E sono state proprio le cliniche private a scioperare nei giorni scorsi, con la richiesta di adeguare la legislazione al resto dell’Unione Europea. Nei mesi scorsi numerosi medici sono finiti tra le maglie della giustizia con il sospetto di aver permesso aborti facili.
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Esclusivo! Le carte segrete di Walter V. dopo l'incontro con Benedetto.
“Vorrei esprimere al Santo Padre la mia gratitudine per le parole pronunciate questa mattina, che rappresentano un riconoscimento al lavoro ed all'impegno profuso in questi anni dall'Amministrazione Comunale, dalle altre istituzioni locali e da tutte quelle forze sociali che hanno collaborato a far crescere la città, a migliorarne la qualità della vita senza perdere mai di vista i bisogni ed i diritti dei più deboli, delle fasce più disagiate. Ho definito pubblicamente il discorso pronunciato ieri dal Pontefice, durante l'incontro con gli amministratori di Roma e del Lazio, come uno stimolo ulteriore per il nostro lavoro. Oggi si possono chiudere le polemiche causate da odiose e strumentali reazioni politiche al discorso del Papa”.
(Walter il biancorosso - Imgpress) Ecco, caro diario. Il mio dovere l’ho fatto. Sono stato solerte e beneducato come di solito faccio. Sono stato garbato ma anche deciso. Sono stato riconoscente ma ho anche ribadito il mio impegno per l’amata città che sto governando. Sono stato diplomatico ma anche caparbio nel rivendicare i risultati della mia gestione di Roma. E adesso, qui nel privato, davanti alla splendida vista sui Fori Imperiali che Benedetto si sogna pure, tiè (allego gesto apposito con braccio), posso pure sfogarmi. Questa il Papa non me la doveva fare. Dirmi in faccia al mondo che il degrado della mia amata città è “gravissimo”! Non capisco quale sia il complotto che sta dietro alle sue parole. Ma come! Io mi sono opportunamente defilato quando in Consiglio Comunale hanno fatto quella bagarre sulle unioni civili, pacs, dico o cus o come diavolo si chiamano. Io mi sbatto da mattina a sera per inaugurare asili nido ad Acilia, strade all’Infernetto, centri culturali al Tiburtino, nuovi ponti a Tor Vergata e il teatro a Tor Bella Monaca. Io devo combattere con quella masnada di tassisti che bloccano piazza Venezia e con le truppe di turisti che – per carità, ben vengano – occupano il suolo pubblico e i pubblici autobus diretti a San Pietro senza versare neanche un obolo ai miei concittadini, che non sempre mi amano ma di sicuro impallidiscono quando vedono frotte di pellegrini invadere l’autobus 64 per andare all’udienza papale. Io ho fatto il Miracolo, nel vero e maiuscolo senso della parola, quando milioni di persone si sono riversate a Roma per andare a salutare le spoglie di Giovanni Paolo II: acqua e accoglienza e nessuno che s’è sentito troppo male e soprattutto nessun attentato. Ah, quanto rimpiango adesso le parole di Giovanni Paolo II: “Volemose bene. Semo romani”. Sono io ad avere il fardello del vero Messia, non Silvio che si dichiara il mio Salvatore sorseggiando thè davanti ai mari dei Caraibi e conquistando uno spottone sul Corriere nazionale manco fosse la reincarnazione di Cristo. Io devo combattere ogni giorno con i miei detrattori dichiarati e con quelli nascosti. E Benedetto che fa? Mi fa la predica sul disagio e sul degrado e sulla mancanza di sicurezza della Mia città! La Mia città, hai capito? È come se io andassi da Benedetto e gli rimproverassi di trascurare i Musei Vaticani o la cura delle anime smarrite. Caro diario, sono furibondo. Sono così incazzato che ho attaccato il telefono in faccia a Dario Franceschini, ho appena mandato a quel paese Goffredo Bettini che sta organizzando un mega festival internazionale del cinema, del teatro e della fotografia e ho sbroccato con Romano Prodi dicendo che tanto il prossimo presidente del Consiglio sarò io e, se riesco a ottenere i superpoteri, farò fuori mezza classe dirigente per promuovere solo donne, che sono più brave e affidabili. Ho pure sbattuto la porta in faccia a Giuliano Ferrara, perché mi sono rotto le palle di predicare il dialogo con l’anima cattolica quando l’anima cattolica viene a rompere le palle proprio a me. Caro diario, hai presente quando ho vinto le elezioni comunali contro quel poveraccio di Gianni Alemanno, che aveva le possibilità di vincere pari a nulla virgola zero? Ecco: ho lo stesso pallore di quel giorno. Solo che allora stavo male ma ero felice. Adesso invece accuso il colpo perché ho consumato tutte le energie per non svenire davanti a Benedetto. Quasi quasi stringo un patto con quei testardi laicisti di Pannella. E intanto mando un biglietto di ringraziamento a Fausto per le parole che ha detto: “Se il Pontefice parla di Roma, ne parla come un suo abitante. E va ascoltato come qualsiasi altro abitante”. E poi chiedo la restituzione dell’otto per mille. Chiedo a Benedetto di pagare l’ICI. Chiedo di ospitare nei Giardini Vaticani i poveri clochard della Stazione Termini e i vagabondi delle periferie. A proposito: ma c’è già stato, Benedetto, in qualche periferia?
Pd e tavolo gay. Statuto preveda struttura per i nostri simpatizzanti. Una riedizione di GayLeft?
Proposte per la commissione valori e codice etico.
(Apcom) - Oggi (ieri, ndr) si è riunito il tavolo delle lesbiche, gay, bisex e transessuali (lgbt) del Pd. Il tavolo, spiega una nota, è il luogo in cui si delinea la strategia e la piattaforma politica delle persone lgbt sulle questioni relative ai diritti civili. Alla commissione Statuto, che si riunirà domani e della quale fanno parte Ivan Scalfarotto e Rosaria Iardino, componenti del tavolo, si chiede che venga formalizzata all'interno dello Statuto la presenza di una struttura che rappresenti le istanze dei sostenitori e degli aderenti lgbt del Pd, in analogia con quanto previsto dalla bozza di Statuto della Conferenza permanente delle donne democratiche.
Il tavolo ha inoltre elaborato proposte che provvederà a presentare anche alle Commissioni Valori e Codice etico.
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«Il prete mi ha molestato». Accuse di un giovane pastore ad un sacerdote di 61 anni del paese, che è anche titolare di cattedra in una scuola media.
Un giovane pastore del Brindisino ha denunciato un sacerdote per presunte violenze avvenute nel 2001 quando aveva solo 15 anni, e pascolava il gregge nelle campagne di Erchie.
(ViviCentro) Avrebbe molestato in più occasioni un pastorello che col suo gregge si aggirava nelle campagne di Erchie, fino a quando il giovane, diventato maggiorenne, non ha denunciato tutto ai carabinieri. Ora un sacerdote di 61 anni del paese, che è anche titolare di cattedra in una scuola media, rischia il processo per violenza sessuale e atti osceni. La notizia è pubblicata nelle pagine di cronaca di Brindisi della «Gazzetta del Mezzogiorno».
Il sostituto procuratore presso il tribunale di Brindisi Pierpaolo Montinaro ha chiesto infatti il rinvio a giudizio del sacerdote. I fatti risalirebbero al 2001, quando il pastorello aveva 15 anni, ma le indagini sono state avviate nel gennaio del 2006, dopo la denuncia della vittima.
Il pastorello sarebbe stato avvicinato più volte dall’uomo, che avrebbe cercato di convincerlo ad avere con lui rapporti sessuali e in una circostanza lo avrebbe fatto assistere ad un rapporto con una persona di colore. Il ragazzo avrebbe saputo solo anni dopo che il molestatore era un sacerdote, quando cioè ha fatto denuncia ai carabinieri e questi sono risaliti all’identità dell’uomo attraverso la targa della sua auto.
