Il portavoce del dipartimento statunitense che si occupa della carceri ha annunciato che i detenuti gay nelle prigioni della California potranno sposare i loro compagni. "Non ci saranno richieste basate sull’identità sessuale, esattamente come accade fuori dalle mura delle prigioni" ha aggiunto. Lo scorso anno, gli istituti di pena della California avevano già data la possibilità per i detenuti gay di incontrare in prigione i propri conviventi.
In California, dopo una storica sentenza della Corte Suprema, sono stati legalizzati i matrimoni tra persone dello stesso sesso.
mercoledì 3 settembre 2008
California, anche i detenuti gay potranno sposarsi.
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13:57:00
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Nicola Cicchitti da Trieste, il finanziere che guida il coming-out dei poliziotti gay.
Il nostro timore non è quello di una ritorsione violenta ma di una discriminazione strisciante. Ci preoccupa il machismo quotidiano che chi è in divisa è costretto a vivere.
(Maddalena Rebecca - Il Piccolo) Lui il «coming out» l’ha fatto tanto tempo fa. E ora si batte perchè anche gli altri poliziotti, fiamme gialle, carabinieri e militari omosessuali d’Italia trovino il coraggio per uscire allo scoperto e abbandonare la clandestinità.
Nicola Cicchitti, finanziere trentenne in servizio da dieci anni a Trieste, ha fatto della lotta ai pregiudizi radicati nelle caserme e nelle questure del Paese una vera e propria missione. La porta avanti da presidente di «Polis aperta», l’associazione che sta per organizzare a Bologna il primo meeting nazionale di gay e lesbiche in divisa.
Un evento a cui Cicchitti, originario della Calabria ma ormai triestino d’adozione, laureato in economia aziendale e molto attivo nel mondo del volontariato, lavora da mesi. L’idea, maturata anche grazie ai suoi contatti con i rappresentanti delle altre 14 associazioni europee di gay con le stellette, è quella di riuscire a portare a fine settembre nel capoluogo romagnolo decine di uomini e donne appartenenti a forze dell’ordine ed esercito.
Omosessuali di ogni età e provenienza, accomunati dalla volontà di cambiare le cose e decisi quindi a partecipare alla stesura del nuovo statuto dell’associazione e a definire un programma di iniziative che aiutino a superare lo «stato medievale in cui versa il sistema dei regolamenti interni alle forze di polizia relativamente all’orientamento sessuale».
«Per molti di noi - spiega Nicola Cicchitti - il timore non è quello di una ritorsione violenta, quanto della discriminazione strisciante. A preoccupare è il disagio per il machismo quotidiano che chi è in divisa è costretto a vivere. Un disagio fatto di battute e linguaggi, lo stesso che le donne entrate nell’Esercito e in Polizia hanno contribuito a cambiare, senza tuttavia riuscire a cancellarlo».
Di qui l’appello lanciato dal presidente di «Polis aperta» ad unire le forze per reagire e cambiare una mentalità oscurantista ancora dura a morire. La stessa, ammettono alcuni dei 200 soci dell’associazione, che si traduce spesso in provvedimenti quanto meno sospetti, come cambi di mansioni e trasferimenti coatti.
Ed è proprio per evitare questo tipo di rischi che la stragrande maggioranza dei gay in divisa, a Trieste come a Palermo, rinuncia a manifestare liberamente il proprio orientamento, posticipando il momento dell’«outing» in reparto. «Non puoi mai sapere come reagiranno i tuoi superiori - scrive un poliziotto nel blog della comunità degli omosessuali con le stellette -. Ed è comunque sempre difficile dimostrare che un trasferimento punitivo è arrivato perchè si è scoperto che sei gay e non per ”esigenze di servizio” come dicono le motivazioni ufficiali».
L’impegno di Nicola Cicchitti, comunque, non è rivolto solo alla dimensione nazionale.
Il giovane finanziere, infatti, è attivo da tempo anche nel tessuto cittadino.
Vicepresidente del circolo Arcigay-Arcilesbica di Trieste è inoltre componente della direzione provinciale del Partito democratico e ha fatto parte della Costituente regionale dello stesso Pd. Di recente ha poi partecipato alla raccolta di firme a favore dei diritti civili e di cittadinanza a favore di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.
La sua, insomma, è un’attività intensa e instancabile che, probabilmente, ha dovuto anche fare i conti con qualche ostilità e più di qualche mugugno.
Chissà se può aver dato a fastidio a qualcuno anche il blog che il finanziere Cicchitti aveva aperto lo scorso luglio con l’idea, si legge nel messaggio inaugurale di «creare uno spazio aperto, dove poter comunicare un mio pensiero, una mia idea, il mio modo di vedere le cose!». Inutile, infatti, tentare di aprire l’archivio del blog per leggere tutti i commenti inseriti dal finanziere trentenne nelle settimane scorse. L’operazione è resa vana dalla comparsa di un’eloquente scritta blu: «spiacenti, il blog all'indirizzo nicolacicchitti.blogspot.com è stato rimosso».
Impossibile chiederne ragione al diretto interessato. «Nico», come si firma nel blog, è partito qualche giorno fa per le vacanze. Vacanze vere, spiega nell’ultimo messaggio leggibile, vale a dire lontane da cellulari e computer, e caretterizzate solo da buone letture e ottime compagnie.
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Telefono Arcobaleno: la pedofilia on line cresce del 40 per cento.
(Panorama) Oltre 30 mila siti internet a contenuto pedo-pornografico denunciati da Telefono Arcobaleno nei primi otto mesi del 2008, con un incremento del 40 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007, che già presentava un dato record. L’organizzazione ha segnalato 3.790 siti al mese, 875 siti alla settimana, 125 siti al giorno. Con punte che hanno sfiorato i 5 mila siti in un mese e superato i 300 in un giorno. “Solo nel mese di agosto, abbiamo presentato 4.125 denunce in tutto il mondo - dichiara Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno - Al di sotto della prima posizione, nella quale si conferma ancora una volta la Germania, si colloca la Cina, vera e propria novità nello scenario della pedofilia su internet, segno che la massiccia presenza internazionale in occasione dello svolgimento dei Giochi olimpici ha imposto l’apertura delle maglie della censura della rete internet”. Il report di Telefono Arcobaleno riguarda esclusivamente i siti con espliciti contenuti e materiali pedofili e pedo-pornografici che sono segnalati a Interpol e polizie nazionali, secondo le rispettive competenze, e sono resi immediatamente disponibili all’Autorità giudiziaria italiana e al Nucleo investigativo telematico, che ha accesso al database delle segnalazioni di Telefono Arcobaleno. Il rapporto può essere consultato e scaricato dal sito internet dell’associazione che da dodici anni in prima linea nel contrasto internazionale della pedofilia informatica.
Secondo un sondaggio di Eurobarometro, invece, nell’età compresa tra i 12 e i 15 anni, il 74 per cento utilizza giornalmente internet per almeno tre ore e praticamente tutti i bambini intervistati hanno risposto di essere stati esposti accidentalmente ad immagini pornografiche. Lo sfruttamento sessuale dei bambini on line ha un valore stimato di oltre 4 miliardi di dollari l’anno e la pedopornografia è un fenomeno prevalentemente europeo, il 61 per cento dei clienti e dei consumatori della pedofilia in rete proviene infatti dal Vecchio continente. Lo scorso luglio il Parlamento europeo ha presentato il nuovo programma comunitario “Safer internet”, per il periodo 2009-2013, di cui relatrice è la parlamentare italiana Roberta Angelilli, con l’obiettivo di promuovere un uso più sicuro di internet e delle altre tecnologie della comunicazione, in particolare a favore dei minori. Sono previsti 55 milioni di euro, 10 milioni in più rispetto all’edizione precedente, che serviranno per la creazione di un database europeo per la raccolta di immagini pedopornografiche, a disposizione delle forze di polizia ed operatori interessati; per la diffusione di software per le investigazioni di polizia, che supportino le operazioni di ritrovamento del minore sfruttato; per l’individuazione dei sistemi di tracciabilità dei movimenti finanziari legati allo scambio di queste immagini; per la diffusione di un marchio comune “children friendly”, attribuibile a siti considerati “sicuri” per i minori e per le famiglie.
In Italia, l’età media stimata dei bambini sfruttati passa dai 10 anni del 2003 ai 7 anni del 2007, con punte di età talora molto più basse. La fascia di età dei bambini maggiormente coinvolti va dai 7 ai 14 anni, ma è in aumento l’offerta pedopornografica con immagini di bimbi anche molto piccoli. I dati della Polizia postale italiana, aggiornati al giugno 2008, annunciano l’arresto di 205 persone e la denuncia di altri 4.007 individui, nel quadro di operazioni per la lotta alla pedopornografia on line. Inoltre la polizia ha fornito ai provider una lista nera di siti che, ad oggi, contiene 163 indirizzi. In Italia sono stati rilevati ed oscurati 177 siti pedopornografici, e altri 11 mila, la cui origine era di altra nazionalità, sono stati segnalati ai rispettivi organi di polizia all’estero. Le regioni più a rischio pedofilia sono quelle del nord con in testa la Lombardia (121 decreti di perquisizione nel 2007). Crescono, inoltre, secondo la Angelilli, i fenomeni di “grooming” e “cyberbullismo“. Secondo l’articolo 23 della convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, si definisce grooming la manipolazione psicologica per scopi sessuali. In questo processo, ancora scarsamente studiato in Italia, colui che abusa, cura (”grooms”) la vittima, inducendo gradualmente il bambino a superare le resistenze attraverso tecniche di manipolazione psicologica. Il termine cyberbullying (bullismo in rete) è stato coniato dall’educatore canadese Bill Belsey e si distingue dalla cybermolestia, che avviene tra adulti o tra un adulto e un minorenne. In Europa, studi recenti indicano che mediamente il 15 per cento degli adolescenti tra gli 11 e i 15 anni sono stati già vittime di prepotenze on line, attraverso intimidazioni, minacce, maltrattamenti e sopraffazioni tra minori, anche utilizzando messaggi e foto via web, sms, mms o video su social network come You Tube.
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Londra, tory ostile agli omosessuali lascia la moglie e per un uomo.
Greg Barker ha infatti votato contro le adozioni per i single e ha votato a favore della "section 28".
(Il Giornale) Si è innamorato dell'arredatore venuto a riammodernargli casa, e non ci ha pensato due volte: ha lasciato la moglie, dopo 14 anni di matrimonio, ed è scappato col suo nuovo amore.
Peccato che il fuggitivo del caso sia il conservatore britannico Greg Barker, colonna dell'ala più radicale dei tories inglesi.
Barker ha infatti votato contro le adozioni per i single e ha votato a favore della «section 28», la legge che proibisce di parlare di omosessualità nelle scuole.
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12:47:00
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Gruppo gay repubblicani dà proprio appoggio a McCain.
Nel 2004 rifiutò di sostenere George W. Bush.
(Apcom) Log Cabin Republicans, una delle più importanti organizzazioni omosessuali repubblicane, ha dato il proprio sostegno al senatore dell'Arizona John McCain, candidato alla Casa Bianca. L'annuncio, arrivato mentre a St. Paul si tiene la convention che darà al veterano del Vietnam l'investitura ufficiale, assume valore soprattutto alla luce del fatto che, quattro anni fa, l'organizzazione si rifiutò di appoggiare il presidente George W. Bush, in corsa per la rielezione.
McCain, cane sciolto del partito repubblicano, piace di più dell'attuale inquilino della Casa Bianca, perchè "è un repubblicano che si concentra sui principi unificanti del partito e va incontro agli elettori indipendenti", come ha sottolineato il presidente di Log Cabin Republicans Patrick Sammon (nella foto), convinto dal fatto che il senatore dell'Arizona "quando si è votato sull'emendamento relativo alla legge sul matrimonio è stato dalla nostra parte".
L'emendamento in questione (Federal Marriage Amendment), che non ottenne la maggioranza necessaria, avrebbe definito costituzionalmente il matrimonio come l'unione tra un uomo e una donna. McCain si oppose all'emendamento, contrariamente a quanto fecero i repubblicani e Bush. "McCain ha mostrato la volontà di instaurare e incoraggiare un dialogo con Log Cabin, prendendo in considerazione tutti i lati della questione e sappiamo che continuerà a farlo da presidente", ha detto Sammon.
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10:47:00
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Alla gara gay in divisa, vigile nei guai. Vince un concorso di bellezza negli Usa. Ora rischia la sospensione.
Il comandante: doveva chiedere il permesso per indossare l'uniforme.
(Michele Focarete - Il Corriere della Sera) È il vigile gay più sexy del mondo. Ha sbaragliato più di 46 mila concorrenti arrivati a New York da 162 nazioni. È stato incoronato come il «più bello in uniforme». Adesso, però, rischia un provvedimento disciplinare.
Al suo rientro dagli States il comandante della polizia locale di Milano, Emiliano Bezzon, lo ha convocato dicendogli: «Lei avrebbe dovuto chiedere il permesso per indossare la divisa. Deciderà la commissione disciplinare del Comune». Protagonista della vicenda, Fabrizio Caiazza, 33 anni, napoletano di origine, milanese d'adozione, un fisico palestrato per un 1,80 di altezza. Le sue foto, che si possono trovare su Internet. L'avventura del «ghisa», in forza al nucleo radiomobile come motociclista da oltre sette anni, inizia lo scorso maggio quando, per la prima volta, decide di iscriversi al concorso per soli uomini. E vola in terra americana, nella Grande Mela. Il tramite è il sito internet www.gaydar.it che consente ai poliziotti a stelle e strisce e a colleghi come Fabrizio di mettersi in mostra. Il vigile di Milano sbaraglia tutti. Vince e si guadagna lo scettro del più fascinoso, un contratto come modello per Gaydar e un premio di 15 mila euro. Soldi che gli serviranno «per finanziarmi gli studi universitari». «Sono molto contento — aveva dichiarato Fabrizio subito dopo la premiazione — che un italiano abbia vinto. Ho tenuto alta la reputazione degli uomini italiani in tutto il mondo. Il fascino poi della divisa, credo abbia influito non poco sull'esito finale».
Ma è proprio a causa della divisa che adesso il vigile meneghino rischia un provvedimento disciplinare. Il regolamento, infatti, «impone agli agenti di comportarsi in modo dignitoso e decoroso anche fuori dal servizio...». «E fuori dal servizio — è il commento di molti suoi colleghi — avrebbe dovuto sfilare per conto suo, a suo nome e non usando la divisa, senza tra l'altro chiedere il permesso al comandante che rappresenta il corpo dei vigili urbani di Milano». Insomma c'è malcontento tra i 300 agenti che compongono il reparto. Qualcuno addirittura parla di «utilizzo improprio della divisa, in modo mercenario». «Ognuno è libero di avere le tendenze sessuali che più gli aggradano — spiega una vigilessa che conosce bene Fabrizio — ma quando si è un pubblico ufficiale non si può andare a un concorso per gay con addosso la divisa. È un modo per screditare l'intero corpo». Fabrizio Caiazza, una volta spenti i riflettori della kermesse e passata la sbornia della vittoria, era tornato a Milano e aveva esternato la propria gioia a colleghi e amici. Aveva anche continuato a correre sulla sua moto in giro per la città per far rispettare il codice della strada. Preparato e rigoroso come sempre. Senza fare sconti a nessuno. Fino all'altro giorno. Quando, accompagnato da un delegato sindacale, si è dovuto presentare davanti al suo capo per dare spiegazioni. Per giustificare il suo comportamento nella notte gay americana.
Il sindacalista ha parlato di «buona fede». «È la prima volta che ha partecipato a un concorso di questo tipo. Lo ha fatto quasi per gioco», ha spiegato al comandante. A questo punto la patata bollente è stata girata al Comune: finirà sul tavolo di chi si occupa di sanzioni disciplinari per i propri dipendenti. L'episodio rischia di mettere in imbarazzo il vicesindaco Riccardo De Corato, assessore anche alla sicurezza. Da lui, infatti, dipendono gli agenti di polizia locale. Fabrizio Caiazza non rischia il licenziamento, ma potrebbero sospenderlo dal servizio anche per sei mesi con relativa riduzione della metà dello stipendio. La brutta notizia per lui arriva proprio nel giorno in cui si è deciso che il 26 settembre si terrà il primo meeting dei poliziotti gay a Bologna, nel quale si decideranno statuto e iniziative. Per fare uscire i gay in uniforme dalla clandestinità.
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