(Uaar) Il Consiglio Islamico Norvegese ha inviato lo scorso novembre una richiesta ufficiale al Consiglio Europeo per la Fatwa al fine di ricevere indicazioni sull’atteggiamento che la comunità dovrebbe assumere nei confronti degli omosessuali. L’argomento, a quanto risulta, non è stato affrontato. Sara Azmeh Rasmussen, l’unica musulmana dichiaratamente lesbica nel paese scandinavo, ha sostenuto che il Consiglio, “non dicendo “no” alla pena di morte per i gay, dimostra un atteggiamento in conflitto con i valori democratici e umanitari”.
mercoledì 6 agosto 2008
Gli islamici norvegesi si interrogano sulla pena di morte per gli omosessuali.
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mercoledì 13 febbraio 2008
Due gay hanno confessato sotto tortura di amarsi. “Non uccidete Hamzeh e Loghman. Basta pena di morte in Iran.
12 febbraio 2008
GAY, IRAN: GRUPPO EVERYONE CHIEDE INCONTRO URGENTE CON L'AMBASCIATORE IRANIANO A ROMA
GLI ATTIVISTI:
“INVITIAMO LE MIGLIAIA DI FIRMATARI DELLA PETIZIONE A SCRIVERE ALL'AMBASCIATA CHIEDENDO CHE I GIOVANI OMOSESSUALI HAMZEH E LOGHMAN SIANO RISPARMIATI"
Ha superato oggi le 12.500 sottoscrizioni la petizione per la vita di Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour (www.petitiononline.com/irangay), i due ragazzi di 18 e 19 anni arrestati a Sardasht, nell’Azerbaijan Iraniano, lo scorso 23 gennaio, con le accuse di “mohareb” e “lavat”, che hanno confessato sotto tortura di amarsi e rischiano la messa a morte.
Gli attivisti del Gruppo EveryOne hanno indirizzato una lettera ad Abolfazl Zohrevand, Ambasciatore in Italia della Repubblica Islamica dell’Iran, in cui chiedono un urgente incontro per discutere del caso dei due giovani, che sta suscitando clamore in tutto il mondo, e della preoccupante situazione sulla violazione dei diritti umani in corso nel Paese.
“Signor Ambasciatore,” si legge nella lettera, firmata dai leader di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, “viviamo in un tempo difficile, in cui spesso la luce e il buio, l'amore e l'odio, la giustizia e l'ingiustizia si confondono. Signor Ambasciatore, Le chiediamo di far sì che le supreme Autorità iraniane mostrino un po' di luce. […] Siamo a chiedere a Lei di mobilitarsi” continua la lettera “affinché quei due ragazzi, che stanno per essere condannati solo perché si amano in modo diverso, vengano risparmiati.
L'omosessualità esiste in tutti i Paesi del mondo ed è sempre esistita, anche fra i grandi uomini del passato.
Attraverso di Lei, vogliamo supplicare il presidente Ahmadinejad e i giudici della repubblica Islamica di restituire a quei giovani la loro libertà, i loro sogni, la loro possibilità di fare del bene”.
Il Gruppo EveryOne invita tutti i sottoscrittori della petizione, e così tutti coloro che credono ancora nel valore della vita umana e della convivenza civile, a inviare all’Ambasciata Iraniana a Roma, in via Nomentana 361/363, una lettera o una cartolina–o un’e-mail a Ambassador@iranembassy.it,
info@iranembassy.it e ebassiran.rome@hotmail.com –
recante due brevi frasi:
“Life for Hamzeh and Loghman.
Stop executions in Iran”.
“Chiediamo all’Ambasciatore Abolfazl Zohrevand di confermare il suo impegno per la tutela delle minoranze e di levare la sua voce autorevole per convincere Teheran a non versare il sangue di Hamzeh e Loghman, a non ripetere ancora una volta il martirio di giovani innocenti, come avvenne nel giugno del 2005 con Mahmoud Asgari e Ayaz Marhoni, le immagini della cui esecuzione hanno sconvolto il mondo, e lo scorso 5 dicembre, con l’impiccagione, nel carcere di Dizel Abad a Kermanshah, del ventunenne Makwan Moloudzadeh, il cui nome è diventato un simbolo mondiale per la lotta contro l’omofobia , la pena di morte e i trattamenti disumani e degradanti nei confronti dei perseguitati. Crediamo che l'Ambasciatore sia l'interlocutore ideale per parlare di vita in Iran; non va dimenticato il suo impegno nel Progetto di Cipro per la Pace (1999) né la sua sensibilità verso il tema dei Diritti Umani”.
“Vita per Hamzeh e Loghman. Stop alla pena di morte in Iran” ripetono Malini, Pegoraro e Picciau. “Due semplici frasi per un cambiamento che la maggior parte degli iraniani chiede insieme a noi: ci auguriamo che l'Ambasciatore sia disponibile al dialogo e che la nostra richiesta venga condivisa e supportata da tutti i cittadini, dalle forze politiche, dalle associazioni e organizzazioni per i diritti umani e civili a livello italiano e internazionale”.
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
(+ 39) 334-8429527
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giovedì 24 gennaio 2008
Iran. Accusati di essere nemici di Allah, perchè omosessuali due ragazzi rischiano l'impiccagione.
(AdnKronos) Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, di 18 e 19 anni, sono stati arrestati a Sardasht, nell'Azerbaijan iraniano. I due, che hanno ammesso di avere una relazione omosessuale, sono stati rinviati a giudizio con l'accusa di moharebeh, ovvero di essere nemici di Allah.
Il codice penale iraniano prevede la pena capitale tanto per il reato di 'moharebeh', quanto per quello di sodomia.
Lo scorso 5 dicembre un altro giovane iraniano, Makwan Moloudzadeh, fu impiccato nel Kurdistan iraniano, a Paveh, per il reato di sodomia.
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mercoledì 2 gennaio 2008
Rifugiati iraniani: Teheran prepara una trappola all’Europa. Tra i rifugiati anche gli omosessuali.
(Miriam Bolaffi - Secondo protocollo) E’ una vera e propria trappola quella che sta preparando l’Iran per “costringere” i paesi occidentali a estradare i dissidenti iraniani residenti all’estero. Con un discorso pronunciato ad un convegno che vedeva presenti i più alti funzionari della polizia iraniana, dei servizi segreti e dell’Interpol iraniana il Ministro degli Esteri iraniano, Manouchehr Mottaki, ha chiesto all’Europa maggiore collaborazione contro il crimine organizzato.
Fin qui niente da ridire specie se si parla di lotta al traffico di stupefacenti che in Iran prospera rigoglioso specie nelle zone di confine con l’Afghanistan, se non che Mottaki ha incluso nel crimine organizzato tutte le organizzazioni di resistenza iraniane, i rifugiati politici, i retinenti alla leva obbligatoria e tutte quelle persone che per vari motivi sono ricercati in Iran, comprese quindi le persone ricercate per “reati morali” quali l’omosessualità etc. etc.
Il Ministro degli Esteri Iraniano ha chiesto all’Europa una maggiore collaborazione nell’individuare i ricercati ed estradizioni più veloci verso l’Iran. Secondo Mottaki infatti i paesi europei, fuorviati dalle “menzogne” delle organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani e dalle falsità della Resistenza Iraniana, non collaborano sufficientemente con le autorità iraniane rimandando le estradizioni verso l’Iran di persone “colpevoli di gravi reati contro l’ordine pubblico e contro la morale”.
Al Ministro degli Esteri ha fatto eco il comandante in capo della polizia iraniana, il generale Ahmadi Moqaddam, il quale nel confermare le parole di Mottaki ha ribadito la scarsa collaborazione delle “Organizzazioni Internazionali”, con chiaro riferimento all’Onu e all’Unione Europea, nella lotta al crimine portata avanti dalle forze di polizia iraniana, ricordando che dette forze non fanno altro che far rispettare le leggi della Repubblica iraniana e che il rifiuto di una estradizione è “una palese intromissione negli affari interni iraniani”.
Con questa importante presa di posizione l’Iran cerca di imporre le proprie leggi interne alla Comunità Internazionale, ventilando l’ipotesi che il rifiuto di una richiesta di estradizione avanzata da Teheran altro non sia che una intromissione negli affari interni e nella legislazione iraniana. Mottaki ha promesso quindi che parlerà con le cancellerie europee per ottenere quanto richiesto sottolineando che “qualsiasi intromissione negli affari interni iraniani” comporterà ritorsioni di tipo commerciale verso quei paesi che non si piegheranno alle leggi iraniane.
Ancora una volta quindi l’Iran mette sul tappeto i propri giacimenti di petrolio per costringere l’Europa a piegarsi ai suoi voleri. Ci auguriamo che l’Europa non ceda a questi ricatti e che anzi inserisca al più presto i rifugiati dall’Iran tra coloro che hanno diritto all’asilo politico, in applicazione della Carta Europea dei Diritti Umani. Non c’è affare che possa comprare il diritto.
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martedì 18 dicembre 2007
Pena di morte: l’Onu approva la moratoria.
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21:20:00
Etichette: civiltà, democrazia, libertà, onu, pena di morte
domenica 16 dicembre 2007
Luci al Colosseo per l'abolizione della pena di morte in New Jersey.
(06 blog) Il monumento certamente più caratteristico della Capitale verrà illuminato per celebrare la decisione da parte dello stato americano del New Jersey, di abolire la pena di morte. L’evento, che si ripete ogniqualvolta un paese decide di lasciarsi alle spalle la pena capitale, avverrà tra qualche giorno, quando la commutazione in carcere a vita, già approvata ieri dal Parlamento del New Jersey con 44 voti a favore e 36 contro, sarà firmata e ratificata dal Governatore Jon Corzine.
Tale decisione assume rilevanza storica: non c’era mai stato infatti un voto simile dal 1965, quando i due stati dell’Iowa e del West Virginia votarono per l’abolizione della pena di morte. Secondo gli analisti, la votazione del New Jersey va a rappresentare il fatto che la pubblica opinione negli Stati Uniti si stia indirizzando verso una completa abolizione della pena capitale.
link | Nessuno tocchi Caino
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giovedì 6 dicembre 2007
'Hanno ucciso Makwan''. Il 13 dicembre 2007 a Firenze preghiera ecumenica per non dimenticare.
(Gruppo Gionata) "L'hanno ucciso!", con queste parole, strozzate dalla commozione, siamo stati avvertiti telefonicamente che tutto era finito. Makwan, il 21enne iraniano condannato a morte in Iran per il reato di "lavat" (letteralmente, "sodomia") è stato giustiziato, nonostante la mobilitazione di tanti uomini e donne che hanno cercato di impedirlo. Ma di fronte a tanta violenza ci uniamo anche noi idealmente alle donne e agli uomini della REFO di Firenze che giovedì 13 dicembre 2007 alle ore 21 si riuniranno a Firenze presso il Centro comunitario Valdese di Via Manzoni per dare vita ad una preghiera ecumenica e per gridare "la nostra sete di giustizia, di amore e di compassione, perché non si dia più la morte nel nome dell'unico Dio dei cristiani, degli islamici e degli ebrei".
Makwan rappresenta una delle tante persone uccise in Iran solo perché omosessuali e di cui non sapremo mai né il nome, né conosceremo la storia. La sua è l'ultima di una lunga catena di morte, un vero e proprio olocausto, infatti dal 1979 ben 10.000 omosessuali sono stati giustiziati nella repubblica islamica iraniana. Ma si può essere uccisi solo perché omosessuali, per eseguire un imperativo morale, culturale o religioso?
Non possiamo credere che la vita di un uomo possa essere infranta nel nome di Dio. Non ce la facciamo a tacere, a dimenticare, a chiudere tutti e due gli occhi.
Anche Noi, di fronte a tanta violenza e all'assordante silenzio sia delle Chiese che delle istituzioni ci uniremo idealmente alle donne e agli uomini della REFO di Firenze che giovedì 13 dicembre 2007 alle ore 21 si riuniranno a FIRENZE presso il Centro comunitario Valdese di Via Manzoni per dare vita ad una preghiera ecumenica e per gridare "la nostra sete di giustizia, di amore e di compassione, perché non si dia più la morte nel nome dell'unico Dio dei cristiani, degli islamici e degli ebrei".
Noi ci saremo, alcuni col cuore, altri di persona, perché non vogliamo arrenderci di fronte al male, perché non vogliamo dimenticare.Sphere: Related Content
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lunedì 19 novembre 2007
Pena di morte: All’Onu si vota ma in Iran...
(Giorgio De Neri - L'Opinione.it) All’alba del 15 novembre è stato impiccato sulla pubblica piazza della città iraniana di Hamedan il diciottenne Mohammed Reza Turk. Di anni ne aveva sedici al momento dell’omicidio di un suo coetaneo, il reato di cui è stato accusato. Le baby gang esistono anche in Iran, solo che lì c’è la certezza della pena: quella di morte. I parenti dell’ucciso non lo hanno perdonato. Né voluto che pagasse in soldi la sua famiglia, il prezzo del sangue. E quindi, secondo la feroce legge della shariah sciita, l’impiccagione è diventata inevitabile. Dall’inizio dell’anno sono oltre 270 le vittime del boia di Teheran e i reati spesso non sono solo di sangue ma anche di natura sessuale. Con la vita, infatti, si pagano sia i rapporti omosessuali e l’incesto, sia l’adulterio. Ma si finisce lapidati anche per avere subìto (badate bene: subìto) uno stupro. Ne sa qualcosa la sedicenne Zhila Yiadi, che ne aveva tredici quando nel 2005 il fratello la violentò e dalla violenza nacque un figlio.
Pochi mesi fa questa ragazzina è stata lapidata senza pietà. L’elenco potrebbe allungarsi fino a diventare uno di quei rapporti che Amnesty “amnesy” International si dimentica spesso di pubblicizzare, non di compilare, quando c’è di mezzo il regime degli ayatollah. Che il 14 novembre è finito su tutte le prime pagine per la crudeltà delle dichiarazioni del proprio membro della commissione parlamentare sull’energia e capo delegazione in Inghilterra Mohsen Yayhavi. Yyahavi, infatti, ha detto al proprio interlocutore, il primo ministro inglese Gordon Brown, che ci sono ottime ragioni per impiccare e torturare gli omosessuali. Anzi: meglio impiccarli dopo averli torturati. E questo perché non si riproducono e danno scandalo, oltre che per il fatto che la pubblica attestazione di omosessualità è punita senza pietà dalla shariah coranica. Purtroppo queste parole in Iran raccontano fatti che continuano ad accadere e di cui in Europa ci accorgiamo raramente. Come quando, lo scorso settembre, scoppiò il caso della lesbica iraniana Pegah Emamabakhsh, costretta chiedere all’Inghilterra di non essere estradata a Teheran per evitare la stessa sorte di tutti gli altri omosessuali. E ce la fece per un soffio, visto che l’ottusa burocrazia giudiziaria britannica non voleva riconoscerla come vittima di persecuzione. E se non ci fosse stata la mobilitazione internazionale... chissà come sarebbe andata a finire.
Non è stata così fortunata, invece, la povera Fakhte Samadi, una donna impiccata lo scorso 17 ottobre per avere ucciso il pretendente marito, una sorta di padre-padrone di 80 anni che la violentava e la costringeva ad avere rapporti sessuali con lui, nonostante la donna non volesse neanche sposarlo. Lo stesso giorno che Fakhte veniva impiccata nel carcere di Evin, a farle compagnia c’erano altre dieci persone tra cui un ragazzo di diciotto anni. Cari europei, l’Iran oggi è questo. E non è un caso se gli esponenti in esilio della resistenza pregano ogni giorno che George W Bush si decida a rovesciare il regime degli ayatollah e di Ahmadinejad.
venerdì 16 novembre 2007
Iran: 2mila rose bianche e rosse salvano omosesessuale da pena capitale.
Campagna organizzata da 'EveryOne' e 'Irqo'.
(Aki-AdnKronos) - Ha salva la vita, almeno per il momento, Makvan Mouloodzadeh, giovane iraniano condannato a morte per 'Lavat', reato con cui il codice penale della Repubblica Islamica indica i rapporti con persone del proprio sesso. Il ragazzo, oggi ventunenne, avrebbe commesso il reato di 'sodomia' quando aveva appena 13 anni. Il gruppo italiano 'EveryOne' in collaborazione con 'Irqo', associazione che difente i diritti degli omosessuali iraniani, aveva promosso nei giorni scorsi una campagna internazionale per salvare la vita di Makvan e, più in generale, contro le esecuzioni capitali in Iran, invitando l'opinione pubblica internazionale a sottoscrivere una petizione da recapitare tramite i servizi 'Interflora' al presidente Mahmoud Ahmadinejad insieme a una rosa bianca e una rossa. "La rosa bianca - spiega Roberto Malini, fondatore di EveryOne - è per il rispetto dei diritti umani del giovane omosessuale Makvan e di tutti i dissidenti, delle donne, dei liberi pensatori, degli omosessuali condannati come 'nemici di Allah'; quella rossa è per dire 'no' al sangue di vittime innocenti, versato sui patiboli approntati per le condanne capitali". La 'Campagna dei Fiori' ha riscosso un enorme successo in molti Paesi del mondo. In una settimana oltre duemila rose sono state recapitate al palazzo presidenziale di Teheran. A ogni mazzo composto dalle due rose era legato un biglietto con la scritta: "Sì alla clemenza, no alla pena di morte". Un 'bombardamento' floreale che ha costretto le autorità iraniane a sospendere l'esecuzaione della condanna a morte del giovane Mokvan e rinviare il caso al Tribunale del riesame.
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Ndr. Una iniziativa intelligente, nuova e concreta che ha visto l'Arcigay e le cosidette organizzazioni "sorelle" del movimento Lgbt italiane latitare, perlomeno non ci risultano le solite "strombazzate" propagandistiche che solitamente sono soliti fare. Per onore di cronaca dobbiamo segnalare che Sergio Del Giudice, ennesimo Presidente Onorario dell'Arcigay dal suo blog ha lanciato un appello, probabilmente a titolo personale e scopiazzando da un altro blogger (quello di querelle('s))...
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19:47:00
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