banda http://blografando.splinder.com
Visualizzazione post con etichetta ghettizzazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ghettizzazione. Mostra tutti i post

mercoledì 25 giugno 2008

Censura. Niente ostentazione gay in tv. Lo dice Gasparri.

Un leader politico sì, ma non come Platinette.
(Asca) 'Sono favorevole a contrastare le discriminazioni, ma non credo nei programmi ghetto.
Bisogna avere una cultura del rispetto e della tolleranza nei confronti di coloro che sono rispettosi e tolleranti verso gli altri. Dovremmo pensare a delle scelte che insegnino a ciascuno a non imporre le proprie tendenze.

Gia' in passato dissi che non c'erano problemi se una persona omosessuale veniva messa a capo di uno schieramento politico, se ne ha le capacita' e se non va in giro vestita come Platinette. Lo stesso varrebbe se un tipo macho andasse in giro con mutande aderenti. Sarebbe poco credibile e non si potrebbe candidare come leader di uno schieramento politico'.

Lo afferma il presidente dei senatori Pdl in una intervista a Klauscondicio, sul tema della richiesta avanzata dagli elettori omosessuali di Forza Italia e AN che sollecitano un maggior impegno della Rai contro le discriminazioni nelle sue trasmissioni.

Sphere: Related Content

giovedì 17 aprile 2008

Cimiteri per gay. L'auto-apartheid dei gay

(Il Giornale) Qui riposano gli omosessuali. Il cimitero di Assistens si trova a Copenaghen, nel quartiere Noerrebro. Le anime, dicono, non hanno sesso, ma in questo posto non sarà più così. Sta per nascere un quartiere per gay. Un ghetto che supera i confini della morte. Trentasei loculi in una zona riservata, proprio vicino alle tombe dello scrittore di favole Andersen, di Kierkegaard il filosofo, di Niels Bohr, il fisico che ha scoperto l'atomo. È il primo camposanto gay nella storia dell'umanità. Qualcuno pensa che sia una rivendicazione, una scelta d'identità. Molti pensano che sia l'ultima, ed estrema tendenza, della cultura gay più radicale, quella che alza muri, differenze, ghetti. Che ha deciso di rivendicare un'identità forte. Precisa. I cipressi omosex arrivano dopo una lunga lista di luoghi solo per gay: caffè e discoteche, locali a cui si accede solo con tessera, tante crociere, villaggi turistici, quartieri, librerie, tv, fiorai, birrerie, un albergo che ha appena aperto a Buenos Aires, città americane per gay over 50, perfino veterinari per i cani e i gatti dei gay. E qui a Copenaghen, in questo, si considerano avanguardia pura.
Ancora prima dell'Olanda, in netto anticipo rispetto alle leggi zapateriane, veniva la Danimarca. La prima a riconoscere l'unione tra persone delle stesso sesso. È il 1989 quando il Civil Partnership Act di Copenaghen concede alle coppie omosessuali sia l'adozione sia il matrimonio. Nel '97 il primo matrimonio tra gay viene celebrato in una chiesa luterana danese. Stessi diritti riconosciuti di una coppia eterosessuale: pagamento degli alimenti in caso di separazione, riduzioni delle tasse, eredità garantita. Ma non solo. Un emendamento garantisce a donne single o lesbiche la fecondazione assistita a spese dello Stato. E con i sepolcri si fa un salto nell'aldilà.
Per accedere al posto riservato basta essere iscritti all'associazione gay «Rainbow». «Vogliamo che omosessuali e lesbiche possano riposare in pace uno accanto all'altro», dicono dall'associazione. «Eppure, assicurano dal Rainbow, non vogliamo isolarci ma solo esprimere il nostro bisogno di restare insieme. Consideriamo il progetto come una tomba familiare che sarà mantenuta dalla nostra famiglia». Sì, ma come fare a riconoscere quelli della famiglia? Segni distintivi saranno ben in vista per non rischiare di essere confusi con gli altri, gli etero. Ogni spazio sarà decorato con un triangolo di ghiaia tracciato sul suolo che spezza una grossa pietra posata al centro. «Il triangolo è il nostro vecchio simbolo, ma anche un nostro segno di sofferenza» ha dichiarato Mr. Larsen del circolo, ricordando come gli omosessuali ai tempi dei nazisti dovessero portare un triangolo rosa tatuato sul petto. Poi, su ogni tomba ci sarà una bandierina con un arcobaleno simbolo della comunità gay.

Sui blog non mancano le esperienze personali. Filippo, 42 anni racconta la sua esperienza e scrive: «Dieci anni fa, con il mio fidanzato ci siamo trasferiti in Danimarca per smettere di pensare di essere gay e cominciare ad esserlo in un contesto sociale non ghettizzante. Siamo felici». E che morte non li separi.

Sphere: Related Content

domenica 13 aprile 2008

Ghetti. E dopo il "Quartiere gay" di Penati, tocca al cimitero gay.


(Omoeros) Pensavo di averle sentite tutte ed invece la vita quotidiana ha sempre qualcosa di nuovo con cui stupirmi e, all'occorrenza, stupirmi fortemente per la trovata del giorno che riguarda ovviamente il mondo gay.

Da qualche tempo, se non sbaglio in Germania, è già attiva una casa di riposo esclusiva per persone omosessuali, e l'idea non è malaccio visto che almeno nella terza età una persona può vivere serenamente senza nascondere il proprio orientamento terrorizzata magari dal vecchietto arzillo della stanza accanto che rompe ancora con le sue idee fasciste. Invece è recentissima la notizia di un cimitero gay che a breve verrà inaugurato a Copenhagen!

In pratica un'associazione GLBT ha acquistato degli spazi presso il cimitero Assistens della capitale danese e vuole rivenderli per la sepoltura di persone gay che vogliono uno spazio tutto proprio per riposare in pace e per condividere lo spazio con altri individui della "stessa parrocchia". Il territorio santo gay verrà riconosciuto da un grosso triangolo in pietra che rappresenterà il marchio nazista con cui i gay venicano contrassegnati ed ogni tomba avrà un drappo arcobaleno come se fosse un dovere far notare come quella persona in vita fosse un omosessuale convinto e sincero. Insomma, a me sembra una grande buffonata ed un modo preciso e assurdo per ghettizzare ancora di più il mondo omosessuale: in questo caso sì che si dichiarerebbero non normali le persone gay visto che anche nella morte avrebbero bisogno di uno spazio privato e di tutti questi orpelli inutili.

Se l'associazione aveva bisogno di soldi e notorietà poteva scegliere un modo meno carnevalesco senza sfruttare il dolore delle persone.

Sphere: Related Content

sabato 12 aprile 2008

Polemiche. Il presidente della provincia di Milano ipotizza un quartiere-ghetto per gay con poliziotti gay.

Il Presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati con uno dei Presidenti Emeriti dell'Arcigay, Sergio Lo Giudice.

L’ultima di Penati: "Reparto speciale di poliziotti gay".
(Alberto Giannoni - Il Giornale) Quella di Filippo Penati ha tutta l’aria di un’escalation. Ha iniziato con la proposta di «poliziotti immigrati» il presidente della Provincia di Milano, e ora prosegue con l’idea di importare, nella sua come in altre grandi città italiane, le unità di poliziotti gay. Non si tratta solo di agenti liberi di avere le loro legittime preferenze (sarebbe un’ovvietà garantita dalla nostra Costituzione) ma di «squadre» di poliziotti gay, «arruolati» e inquadrati in virtù dei loro orientamenti sessuali, per occuparsi di reati e casi di ordine pubblico che coinvolgono le comunità gay o lesbiche, fugando il sospetto di trattamenti discriminatori o repressioni omofobiche.

Diverse città del mondo lo hanno sperimentato: «Non sono assolutamente contrario a mutuare un modello di polizia gay newyorkese o londinese nelle grandi città italiane - ha detto Penati -. So che nella capitale inglese i poliziotti omosessuali hanno dato un forte contributo a risolvere delitti maturati nel mondo gay». Il presidente della Provincia ha lanciato la sua proposta a «KlausCondicio», un contenitore in onda su YouTube, rispondendo così a chi gli chiedeva un parere su quel modello di polizie cittadine in cui le unità gay, come quelle espressioni di particolari altri gruppi sociali, sono impiegate per migliorare i rapporti fra le forze dell’ordine e le minoranze, sessuali e non solo. Lo ha invitato a nozze: «Non solo - ha ribadito infatti Penati - auspicherei anche che nelle forze dell’ordine fosse favorito l’ingresso di agenti provenienti da diverse etnie per favorire il dialogo con queste comunità». Come dire che ogni minoranza, ogni «spicchio» di società potrebbe essere riprodotta negli organici delle forze di polizia - peraltro ridotti all’osso - per facilitarne i rapporti con i gruppi organizzati ed evitare sospetti di «scorrettezza politica».

Così dopo che il generale Mauro Del Vecchio, candidato del Pd, li ha virtualmente «riformati» dalle nostre forze armate, gli omosessuali si vedono ripescare così dal collega di partito. Le «unità gay» esistono a Londra e a New York, o ad Adelaide, in Australia, dove un anno e mezzo fa è stato istituito un «Gay e Lesbian officiers», e gli ufficiali di polizia sono formati sui temi dell’omofobia e dell’aiuto psicologico alle vittime delle violenze domestiche. Le associazioni omosessuali stimano che i crimini omofobici denunciati siano molto meno di quelli commessi. E la comunità omosessuale milanese ha protestato anche di recente per l’«aria di repressione poliziesca che si respira a Milano contro i gay».

Ma la scoppiettante conversazione di Penati sugli omosessuali ha sconfinato anche nel campo nell’urbanistica. L’esponente del Pd ha parlato di «quartieri gay nelle metropoli italiane», «purché non concepiti come dei ghetti». «Piuttosto - ha spiegato - li immagino come Castro, il bellissimo vecchio quartiere gay di San Francisco, tenuto bene sia sul piano estetico che su quello urbanistico. Un punto di attrazione turistica anche per gli eterosessuali. Se si presentasse l’opportunità di avere a Milano un quartiere simile, potrei senza dubbio favorirne la realizzazione. Ripeto: non quartieri ghetto, ma punti di riferimento come Soho o Castro».
---

---

Ndr. C'è da indignarsi, eppure c'è chi, nostalgico "frociosauro" di una patacca di Gay-street, plauderà all'iniziativa e poi c'è chi ne parla in modo quasi "sbarazzino"... solo perchè la proposta l'ha fatta un politico di sinistra e a sinistra non sono nuovi a queste uscite. A questo punto a sinistra come a destra l'importante è nascondere i gay...

Sphere: Related Content

lunedì 10 marzo 2008

Il mondo gay costellato di ghetti veri, ghetti presunti.

(cxambro) La Giornata Internazionale della Donna, tanto per cambiare.
Non sono maschilista, anzi: chi mi conosce sa di certe mie posizioni…; e tuttavia non posso certo dire di essere un femminista. Dirò che sono un anti-femminista, e che sopporto generalmente la totalità del gentil sesso, a patto che non tiri fuori questioni di parità fra i generi e di diritti delle donne.
Una tendenza abbastanza particolare della società europea è la creazione di ghetti. Esiste una società “ufficiale”, quella del Tg1, delle vacanze in Riviera e dei Circoli della Libertà di Michela Vittoria Brambilla; e poi esiste una serie più o meno infinita di ghetti, di vere e proprie sacche sociali quasi prive di relazioni con la società nel suo complesso.
E chiaramente, no, non sto parlando di donne, ma di ghetti *veri*.
Potrà sembrare che stia parlando, chessò, delle comunità maghrebine, o degli albanesi, o degli ebrei. In verità, ho in mente l’esempio dei gay.

I gay, è un dato di fatto, sono un problema che non interessa la maggior parte della gente. Anzi, non sono proprio un problema della società; sono un problema loro, come direbbero molti. E sono convinto che sia davvero così.
I ragazzi gay che crescono oggi non hanno modelli; sembrerà idiota, ma è così. Ne consegue che qualsiasi comportamento pregresso viene eretto a modello di costume e seguito pedissequamente da altri; nascono così le pellicole gay, i libri a tematica gay, le librerie gay, i centri culturali gay, i locali gay, le discoteche gay, le spiagge gay, i luoghi di vacanza gay, i siti gay.
Molti gay che conosco vivono con altri gay. “Anche il mio coinquilino è gay”. Aggiungete che molti ragazzi gay hanno un rapporto conflittuale con i genitori, ed eccoci qua: un ghetto in piena regola.

Per non parlare del gay pride. Una grande manifestazione annuale per rivendicare maggiori diritti per i gay. Unica pecca: è frequentata solo da gay.
Al pride di Roma del 2007 ho incontrato un sacco di gente che conoscevo, e anche qualche amico che non vedevo da un po’. Tutti, tutti gay.
Difficilmente si può ambire a qualche riconoscimento, se non si porta la gente comune in piazza. Detto in modo più crudo: se non fosse stato per i bianchi, i neri non avrebbero tuttora diritto a sedersi in autobus, o sbaglio?
Il prossimo pride, a giugno, sarà a Bologna. Se non siete d’accordo con la piattaforma programmatica, statevene a casa e saremo amici come prima (fermo restando che non si può “non essere d’accordo” con l’omosessualità in sè…). Ma se siete d’accordo, per cortesia, fateci un salto…

Sphere: Related Content

giovedì 24 gennaio 2008

Far soldi con la ghettizzazione. Telefonate per gay.

(River-blog) Un lettore, che ringrazio, mi segnala una nuova iniziativa del sito www.me2.it (dedicato prevalentemente agli incontri gay). Una volta che ci si è loggati, appare un pop-up in cui si pubblicizza una nuova compagnia telefonica, che offre anche servizi di navigazione web. Parlame2, questo il suo nome, è indicata soprattutto “per i ragazzi gay”. Nel sito, tra l’altro, vengono mostrati due ragazzi insieme al pc (non lo sanno che, in genere, quando si entra su me2 lo si fa da soli: o da single, o da cornificatore?).

In America i prodotti destinati solo ai gay sono moltissimi (dalle tradizionali riviste ai viaggi). A me questa idea di gay-marketing non piace proprio.

Sphere: Related Content

martedì 6 novembre 2007

Ghettizzazione e assicurazioni: Un broker per la comunità gay.

Intervista a Frédéric Autran, presidente e direttore generale di Solidaris SA.

April Group lancia in Francia una società di brokeraggio dedicata agli omosessuali.
Una posizione coraggiosa che il gruppo prende con un broker, Frédéric Autran. Chiamata Solidaris SA, questa nuova società pone la questione dei limiti dell’affinità

Perché creare una controllata dedicata agli omosessuali e non accontentarsi di sviluppare una gamma di prodotti e servizi per questa clientela?
April sviluppa da qualche tempo offerte “affinitarie” ed intende costituire altre controllate dedicate ad altrettante nicchie. Questa creazione rientra pienamente nella strategia del gruppo di creare piccole strutture dirette da imprenditori. E’ questa sfida che mi ha incitato a collaborare con April. Avendo già sviluppato in precedenza, nell’ambito di Autran a Lione, un’offerta di prestiti per i sieropositivi, avrei declinato l’offerta di Bruno Rosser se si fosse trattato unicamente di sviluppare prodotti.

Gli omosessuali hanno realmente bisogni assicurativi specifici o è solo un’operazione di marketing?
Solidaris SA si sviluppa su un mercato delicato. Ho infatti incontrato reali difficoltà per trovare i partner necessari allo sviluppo delle nostro offerte assicurative. Molte compagnie di assicurazione sono fredde a riguardo. Di fatto questa popolazione è spesso mal assicurata. Nell’auto, la nozione di coppia omosessuale non è riconosciuta per il secondo conducente se non è pacsé (convivente dichiarato). Nell’infortuni individuale, un uomo che va a richiedere un capitale morte a seguito del decesso del suo compagno è spesso ignorato. Salvo provare che è convivente di fatto. Nelle polizze salute come nelle assicurazione dei prestiti gli omosessuali sottoscrivono il più delle volte ognuno per proprio conto un contratto, per timore di precisare il loro orientamento sessuale.

Invece perché dovrebbero “osare” in Solidaris SA?
La comunità gay è spesso vittima di discriminazione. Inoltre, mi conosce da quando mi sono inserito nel sindacato nazionale delle imprese gay per divenire il loro assicuratore referente. Ho anche lavorato molto sull’assicurabilità dei sieropositivi nel quadro della convenzione “Belorgey”. Per sviluppare questo mercato, bisogna conoscere l’ambiente, essere accettato e non dare a vedere che si vuol fare solo affari.

Qual è il potenziale di questa popolazione e come conta di conquistarlo senza ghettizzarlo?
Si stima la popolazione gay in 2,7 mln di persone. Proponiamo loro un’assicurazione prestito meno cara di quella delle banche (anche ai sieropositivi), al fine di facilitare l’accesso alla proprietà. Sviluppiamo anche un’offerta salute e una tutela giuridica. Verrà offerta anche l’assicurazione auto. Nei nostri contratti, al momento della sottoscrizione, sarà sistematicamente indicato il nome del “congiunto” affinché possa avere gli stessi vantaggi di chi è sposato.

Ciò non toglie che affrontate l’argomento dell’orientamento sessuale, che appartiene strettamente alla vita privata

Perché questa domanda non dovrebbe essere legittima? Cosa giustifica il fatto che i funzionari o le donne possano beneficiare di strutture assicurative dedicate, mentre gli omosessuali no? Hanno consumi differenti e problemi assicurativi specifici di cui teniamo conto. Non li guardiamo con curiosità, ma teniamo conto della loro diversità. Il nostro slogan è quindi “l’assicurazione della vostra diversità”. Vogliamo divenire specialisti delle assicurazioni per la comunità omosessuale in Europa e puntiamo ad un volume di commissioni dell’ordine di 1 mln di euro alla fine del 2009.

Fonte: L’Argus de l’assurance del 12 ottobre 2007.

Sphere: Related Content

domenica 28 ottobre 2007

Argentina: Un gay hotel ma eterofriendly.

Li vedete questi due giovinotti dal sorriso a dir poco inquietante? Bene, i due hanno offerto lo splendido lavoro dei loro dentisti ad una pubblicità che reclamizza l'apertura, a Buenos Aires, del primo Hotel per gay.
Proprio così: un lussuoso albergo, della catena Axel, aperto solo ed esclusivamente a coppie gay e che si proclama "heterofriendly".
C'è proprio tutto, persino i maxi schermi nella hall con video in loop di palestratissimi "manzi" californiani. Una idea, si legge nel comunicato stampa, nata per promuovere il gayo turismo in Argentina.
Forse le associazioni omosex più integraliste applaudiranno per l'iniziativa: io non capisco come persone senzienti possano accettar di divenir puro "Stereotipo".
E non nego di sentir puzza ghettizzazione. Il sito

Sphere: Related Content