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mercoledì 18 giugno 2008

AIDS. In Italia 40.000 sieropositivi ignari.

(Ami) Secondo le stime dello studio I.co.na in Italia circa 40.000 italiani sono sieropositivi senza saperlo e rischiano di contagiare involontariamente i loro partner. Si tratta di persone che si infettano con rapporti occasionali non protetti e che non pensano di fare il test. «Dopo 10 anni sono cambiati i sieropositivi italiani - spiega Mauro Moroni, ordinario di malattie infettive dell'Università di Milano e presidente della fondazione Icona - Dieci anni fa il virus si propagava con lo scambio di siringhe, oggi più del 70% delle donne e oltre il 40% degli uomini si infetta attraverso rapporti sessuali».
Spesso non si tratta né di giovanissimi (uno su sei supera i 40 anni), né di tossicodipendenti ed è aumenta anchela via di trasmissione eterosessuale.
Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, afferma che ben «tredici persone si infettano con l'Hiv ogni giorno in Italia, episodi prevenibili nel 99% dei casi».
Si stima che in totale In Italia le persone affette da Hiv siano 75-80mila, di cui la metà non sa di esserlo. Il problema è che oggi non si percepisce il pericolo, e questo comporta che la scoperta della malattia avvenga in ritardo: secondo
Antonella D'Arminio Monforte, ordinario malattie infettive Università di Milano: «Arrivare alla diagnosi quando la malattia è già in fase avanzata è sinonimo di ritardo nelle cure, cure che grazie ai farmaci antiretrovirali via via resi disponibili, hanno ridotto la mortalità per Aids dal 100% all'8-9% ».

Gli esperti pensano dunque a nuove strategie, come la possibilità di offrire il test alle donne in gravidanza, a quante vogliono avere un figlio, ma anche ai loro partner.

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giovedì 5 giugno 2008

Aids. Nel mondo circa 3milioni di persone sieropositive ricevono oggi farmaci salvavita.

La fine del 2007 ha segnato un importante passo in avanti nella storia dell’epidemia di HIV/AIDS: circa tre milioni di persone, nei paesi a basso e medio reddito, ricevono farmaci antiretrovirali.
(Salute Europa) Secondo un nuovo rapporto lanciato ieri, 2 giugno, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dal Programma congiunto delle Nazioni Unite sull’HIV/AIDS (UNAIDS) e dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) circa tre milioni di persone, nei paesi a basso e medio reddito, ricevono farmaci antiretrovirali.

Il rapporto Towards Universal Access: Scaling Up Priority HIV/AIDS Interventions in the Health Sector sottolinea ulteriori progressi. Tra questi la crescita nell’accesso ai servizi di prevenzione della trasmissione da madre a figlio dell’HIV, la maggiore diffusione dei test e dei servizi di consultorio e l’impegno dei paesi nella promozione della circoncisione maschile nelle regioni maggiormente colpite dell’Africa sub-sahariana.

“Questi elementi rappresentano una importante vittoria per la salute pubblica - ha dichiarato, Margaret Chan, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità- Ciò prova che con impegno e determinazione tutti gli ostacoli possono essere superati. Le persone che vivono in contesti poveri di risorse possono tornare ad una vita economicamente e socialmente produttiva grazie all’assunzione di questi farmaci”.

Secondo gli autori del rapporto alla fine del 2007 circa un milione in più di persone (950.000) ricevevano la terapie antiretrovirali, portando complessivamente a tre milioni le persone che hanno accesso a tali farmaci.

Il traguardo di garantire l’accesso ai farmaci antiretrovirali a tre milioni di persone sieropositive nei paesi a basso e medio reddito era stato fissato per il 2005 dall’iniziativa “3by5”. Nonostante l’obiettivo sia stato raggiunto con due anni di ritardo, si è compiuto comunque un notevole passo in avanti nel campo dell’accesso ai farmaci antiretrovirali.

Secondo il rapporto la crescita nell’accesso ai farmaci antiretrovirali può essere attribuito a diversi fattori, tra i quali:

* una maggiore disponibilità dei farmaci, dovuta in larga parte ad una riduzione dei prezzi;
* un migliore sistema di distribuzione dei farmaci che si adatta meglio ai differenti contesti nazionali. L’approccio basato sulla salute pubblica dell’OMS consiglia regimi farmacologici standardizzati e semplificati, la decentralizzazione dei servizi ed un uso appropriato del personale e delle infrastrutture;
* una maggiore domanda di farmaci antiretrovirali poiché c’è una crescita delle persone che effettuano i test e a cui viene diagnosticato l’HIV.

Gli autori del rapporto sostengono che complessivamente il 31% dei 9,7 milioni di persone che hanno bisogno dei farmaci antiretrovirali li riceveva alla fine del 2007. Questo significa che circa 6.7 milioni di persone, che ne hanno bisogno, ancora non hanno accesso ai farmaci salvavita.

“Questo rapporto evidenzia i progressi che si possono ottenere nonostante le difficoltà in cui versano i paesi e rappresenta un importante passo in avanti verso l’accesso universale alla prevenzione, trattamenti, cure e sostegno per l’HIV - ha dichiarato Peter Piot, Direttore Esecutivo di UNAIDS. - Sulla base di questi risultati, i paesi e la comunità internazionale devono lavorare insieme per rafforzare l’impegno per garantire l’accesso alla prevenzione e ai trattamenti”.

Alla fine del 2007 circa 500.000 donne avevano accesso ai farmaci antiretrovirali per prevenire la trasmissione del virus ai propri figli, nel 2006 erano 350.000. Nello stesso periodo 200.000 bambini ricevevano i farmaci antiretrovirali rispetto ai 127.000 della fine del 2006. La difficoltà di diagnosticare l’HIV nei neonati rimane l’ostacolo maggiore per i progressi.

“Si stanno ottenendo risultati incoraggianti nella prevenzione della trasmissione da madre a figlio del virus - ha dichiarato Ann Veneman, Direttore Generale dell’UNICEF - Il rapporto deve motivare tutti noi a raddoppiare i nostri interventi a favore dei bambini e delle famiglie affette da HIV”.

Altri ostacoli nella diffusione dei trattamenti includono bassi tassi di mantenimento dei pazienti nei programmi farmacologici e un considerevole numero di persone che non è consapevole della propria sieropositività, o alle quali il contagio viene diagnosticato troppo tardi per cui muoiono durante i primi sei mesi di cure.

La tubercolosi è la prima causa di morte per le persone affette da HIV nel mondo ed è in assoluto la prima causa di morte in Africa. Attualmente le cure per l’HIV e per la tubercolosi non sono sufficientemente integrate e troppe persone perdono la vita perché non sono in grado di prevenire la tubercolosi o non hanno accesso ai farmaci salvavita.

Gli autori del rapporto avvertono che la crescita nell’accesso ai farmaci antiretrovirali potrà essere rallentata a causa dei deboli sistemi sanitari nei paesi maggiormente colpiti, in particolare dalla difficoltà di formare e trattenere gli operatori sanitari. I sistemi sanitari delle regioni più colpite continuano ad essere danneggiati dalla cosiddetta “fuga dei cervelli” – la migrazione degli operatori sanitari qualificati verso altre occupazioni in altri paesi – e dall’alto tasso di mortalità dovuto all’HIV stesso.

Gli autori inoltre sottolineano la necessità di migliorare la raccolta, analisi e pubblicazione dei dati relativi alla salute pubblica. I paesi, i partner internazionali e altre fonti hanno fornito i dati presentati in questo rapporto. Nonostante alcuni limiti, queste stime sui differenti elementi della risposta dei sistemi sanitari all’HIV/AIDS sono le più aggiornate.

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mercoledì 21 maggio 2008

Aids: arriva in Italia la pillola 3 in 1 che semplifica la vita dei pazienti.

(Agr) Una grande novita' nel trattamento dei pazienti positivi all'Hiv: si tratta della prima pillola che riunisce tre molecole antiretrovirali. Si chiama Atripla e semplica la vita ai pazienti perche' toglie l'obbligo di assumere piu' volte al giorno pillole diverse rispettando dosi e orari e consente quindi anche una perfetta aderenza alla terapia, riducendo drasticamente il rischio di dimenticanze o di ritardi nell'assunzione del farmaco. Atripla e' frutto di una partnership tra Bristol-Myers Squibb e Gilead Sciences. "La mortalita' per AIDS e' scesa dal 100% a meno del 10%, la stessa percentuale che si registra per le polmoniti", dice Mauro Moroni, direttore del diartimento di malattie infettive dell'azienda ospedaliera Luigi Sacco di Milano. "In questo residuo di mortalita' ci sono anche i pazienti che non assumono i farmaci con la necessaria aderenza. L'avvento di Atripla rappresenta un grande successo rispetto a uno degli obiettivi della ricerca: la semplificazione". Fino ad alcuni anni fa, la terapia antiretrovirale comportava per i pazienti l'assunzione di un cocktail di farmaci che poteva arrivare a comprendere addirittura 25 compresse al giorno, con l'inevitabile compromissione della qualita' di vita e mettendo a rischio l'aderenza alla terapia e quindi la sua efficacia.

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mercoledì 6 febbraio 2008

Aids, Al via la sperimentazione a Padova e Venezia, acido polilattico ai malati.

Scatta la sperimentazione di 24 mesi tra Padova e Venezia.

(Cristiana Boggian - La Tribuna di Treviso) Sta per partire uno studio di 24 mesi nelle divisioni di Malattie Infettive di Padova e Venezia (nella sede di Mestre), allo scopo di verificare l’efficacia, la durata, la qualità della vita e l’impatto economico, dell’utilizzo dell’acido polilattico sui pazienti affetti da Aids. Ad autorizzare la sperimentazione dell’acido polilattico è stata la Regione Veneto. L’assessore regionale alle politiche sanitarie Francesca Martini: «Alla luce dei risultati che otterremo dallo studio, capiremo se estendere il trattamento a tutti i pazienti veneti. Per ora infatti la sperimentazione coinvolgerà i malati di Venezia e Padova. Ad esclusione di quelli che hanno subito interventi di implantologia facciale, di coloro che hanno abusato di sostanze stupefacenti e alcol, e di chi si sottopone a terapie sistemiche per neoplasie (tumori), terapie steroidee o immunomodulanti».

Non senza una punta d’orgoglio, l’assessore Martini sottolinea che «il Veneto è la prima Regione in Italia ad approvare la sperimentazione dell’acido polilattico».

Finora nella cura dell’infezione da Hiv, è stato adottato il protocollo antiretrovirale, che ha profondamente modificato il decorso dell’infezione, riducendo in modo significativo la mortalità. L’uso di queste terapie ha quindi portato grandi benefici ai malati di Aids, modificandone l’aspettativa di vita. Tuttavia, comportando l’obbligo di assumere farmaci per periodi di tempo sempre più lunghi, ha portato anche inevitabili rischi. E solo di recente sono stati scoperti i pesanti effetti collaterali che sono associati all’uso prolungato dei farmaci antiretrovirali. Tra questi c’è la lipodistrofia, una sindrome che comporta pericolose alterazioni metaboliche.

I dati a disposizione del ministero della Salute, aggiornati al 31 dicembre 2006, rivelano che in Veneto sono stati diagnosticati dalle strutture di assistenza 3.291 casi di Hiv. E solo il 10% di questi non risiede in Veneto. «Il numero dei malati di Aids - fa sapere l’assessorato alle Politiche Sanitarie della Regione - continua ad aumentare. Mentre diminuisce sensibilmente il numero dei decessi. Il Veneto risulta essere la sesta Regione in Italia come numero complessivo di casi segnalati, con una incidenza di 1,1 persone ogni mille abitanti».

L’ultimo studio della Regione conferma che il maggior numero di casi di Aids (ben l’80%), si riscontra in soggetti con età compresa tra i 25 e i 44 anni. Maggiormente colpita la popolazione di sesso maschile. Tra i fattori di rischio si è ridotta notevolmente l’incidenza della tossicodipendenza. E il più importante fattore di rischio è ora il rapporto eterosessuale.

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