(Pagine mediche) I gay sarebbero esposti ad un più alto rischio-epatite C rispetto agli eterosessuali: a rivelarlo è uno studio condotto recentemente negli USA dall’Hepatitis C Trust. Il virus HCV viene trasmesso attraverso contatti ‘blood to blood’: rapporti sessuali, tatuaggi, condivisione di tubi o banconote per aspirare cocaina, utilizzo comune di rasoi o spazzolini da denti. L’epatite C è ritenuta un ‘killer silenzioso’ poiché per molti anni potrebbe non presentare alcun sintomo e ciò la rende più temibile di altri virus epatici.
Secondo Will Nutland, coordinatore dello studio e capo della Health Promotion presso il Terrence Higgins Trust, “il rischio-epatite C è un problema in aumento per gli omosessuali: negli USA, ad un crescente numero di uomini gay, infatti, viene oggi diagnosticato il virus dell’epatite C e ciò è presumibilmente collegato ai rapporti sessuali per via anale non protetti adeguatamente. Le lacerazioni dei tessuti possono, infatti, essere un veicolo privilegiato per il virus”.
lunedì 11 agosto 2008
Gli omosessuali esposti ad un alto rischio-epatite C: uno studio Usa.
Pubblicato da
Redazione
alle
19:49:00
Etichette: contagio, malattie, omosessualità, prevenzione, virus
martedì 15 gennaio 2008
Un batterio mortale si diffonde a San Francisco colpendo la comunità gay.
(Agi) Una nuova forma, potenzialmente mortale, di stafilococco aureo resistente alla meticillina, si sta diffondendo a San Francisco, e ad essere colpita e' soprattutto la comunita' omosessuale. E' quanto risulta da uno studio, pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine basato su un'analisi delle cartelle cliniche di pazienti dimessi dagli ospedali di San Francisco e Boston. Il batterio si trasmette soprattutto attraverso il contatto cutaneo e, secondo i ricercatori, tra i gay di San Francisco la prevalenza e' superiore di tredici volte al normale. In particolare, nel distretto di Castro, la Mecca della comunita' gay statunitense, sarebbe stata contagiata una persona su 588. Il ceppo, resistente a numerosi tipi di antibiotico, causa la formazione di grosse bolle sulla pelle e, nei casi piu' gravi, puo' portare a infezioni mortali del sangue e a pneumonia necrotizzante. "Queste infezioni multiresistenti colpiscono soprattutto i maschi omosessuali nelle parti del corpo che vengono a contatto durante l'attivita' sessuale - ha spiegato il dottor Binh Diep, dell'Ospedale Centrale di San Francisco - ma, dal momento che il batterio puo' diffondersi attraverso il contatto occasionale, siamo anche molto preoccupati dal rischio di una diffusione del ceppo alla popolazione generale". Diep sottolinea anche che il miglior modo per impedire la trasmisisone e' lavarsi accuratamente con acqua e sapone specialmente dopo il rapporto sessuale. AGI) - Roma, 15 gennaio
domenica 16 dicembre 2007
Il potenziatore dell’Hiv . I frammenti di una proteina contenuta nel liquido seminale amplificano l’aggressività del virus di oltre 50 volte.
(Galileo) Frammenti della proteina fosfatasi acida prostatica (Pap) si trovano abbondantemente nel liquido seminale maschile e, secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Cell, incrementerebbero di molti ordini di grandezza il potere infettivo del virus dell’Hiv. I ricercatori delle università tedesche di Hannover e Ulm hanno scoperto che la frammenti inattivi della proteina formano infatti micro-fibre (fibre amiloidi) che, incastrandosi con il virus, funzionano come una sorta di “traghetti”, facilitandone l’entrata nelle cellule.
Il professor Frank Kirchhoff dell’Università di Ulm stava studiando la composizione del seme maschile alla ricerca di elementi in grado di bloccare l’infezione da virus dell'immunodeficienza umana. La ricerca ha invece portato a scoprire un inaspettato potenziatore. Molti dei fattori già noti per aumentare l’aggressività del virus incrementano il tasso di infezione di 2-3 volte. In questo caso ci troviamo di fronte a un aumento di oltre 50 volte e, in determinate condizioni, anche di cento volte.
In base alle conoscenze attuali esisterebbero due ceppi dell’agente virale: Hiv-1 e Hiv-2. Il primo, più aggressivo, è prevalentemente localizzato in Europa, America e Africa centrale, responsabile di 60mila contagi e 20mila morti dal momento della sua identificazione. Il secondo ceppo, invece, si trova per lo più in Africa occidentale e in Asia. I medici ritengono che il 90 per cento delle infezioni sia avvenuto per via sessuale.
Le fibre amiloidi formate dai frammenti della Pap e denominate Sevi (Semen-derived Enhancer of Virus Infection) potenziano soprattutto il ceppo Hiv-1: “Concentrazioni fisiologiche di Sevi amplificano l’infezione delle cellule T e i macrofagi del sistema immunitario perché abbassano la quantità di virus necessaria”, spiegano gli autori che hanno studiato l’effetto della Pap su topi ingegnerizzati per portare i recettori umani del virus Hiv-1. “Adesso abbiamo un obiettivo preciso per una possibile prevenzione della diffusione dell’Aids” concludono i ricercatori. (s.f.)
