(Icnnews) Il Tribunale dei Diritti Umani di Alberta, Canada, ha condannato il pastore battista Stephen Boissoin ad una multa di 5.000 dollari più altri 2.000 per spese processuali per una lettera pubblicata nel Red Deer Advocate nella quale denunciava e paragonava l'attivismo dei gay nelle scuole pubbliche alla "prostituzione e pedofilia". Un attivista dei diritti umani ha giudicato la lettera offensiva ed ha presentato un esposto alla Commissione dei Diritti Umani dell'Alberta. Per il giovane pastore battista la multa è l'ultimo dei mali di un verdetto che non era inteso come una punizione ma come "un rimedio per migliorare gli effetti della discriminazione fin dove è possibile e per denunciare le azioni che erano il soggetto della querela volta ad essere uno strumento di educazione e si spera di prevenzione di simili azioni nel futuro".
Ad The Interim, il blog che ha pubblicato la notizia, il pastore Boissoin ha assicurato che il tribunale non riuscirà a tappargli la bocca.
giovedì 14 agosto 2008
Canada. Condannato pastore battista per omofobia,
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11:57:00
Etichette: canada, diritti, discriminazioni, integralismo religioso, omofobia, omosessualità, parità
Puglia, "pizzo" a luci rosse tra gay.
Un quarantenne ha tentato di ricattare un amico protagonista di un video gay hard realizzato con il telefonino a fine luglio durante un rapporto omosessuale. I Carabinieri l'hanno arrestato dopo la denuncia.
(Gianpaolo Balsamo - La gazzetta del mezzogiorno) Voleva spillare soldi all'amico protagonista di un video gay hard. Un ricatto a sfondo sessuale nei confronti di un amico filmato con il telefonino a fine luglio durante un rapporto omosessuale consumato in auto è stato sventato dai carabinieri della caserma di Corato che, dopo aver fotocopiato le banconote oggetto del ricatto, hanno arrestato l'estortore con in mano parte il denaro pattuito per evitare lo scandalo: trecento euro.
Si tratta di un 40enne coratino che dovrà ora difendersi dall’accusa pesante di estorsione continuata ed aggravata.
La trappola è scattata l'altra mattina dopo che la vittima del ricatto gay, un altro 40enne del luogo, stanco delle continue richieste di soldi, ha denunciato l'estortore ai carabinieri, ai comandi del maresciallo Pietro Zona. Secondo quanto accertato dai militari, l'incontro amoroso «hard» sarebbe avvenuto tra i due uomini a fine luglio, alla periferia di Corato, in un luogo appartato e all’intero di un’autovettura.
Ma finito l'incontro, uno dei due 40enni, coniugato e con figli, ha cambiato atteggiamento e da amante è diventato ricattatore e, con toni non più dolci ma minacciosi, ha chiesto al partner occasionale soldi, videogame e cd musicali in cambio del silenzio sul rapporto appena consumato.
Non solo. Gli ha mostrato anche il videofonino con cui ha svelato di aver filmato il rapporto compromettente, impegnandosi a distruggerlo dietro pagamento del compenso.
La vittima, dopo una prima richiesta giunta via sms, avrebbe consegnato 500 euro al suo amico che, non contento, ha continuato nelle richieste.
«Dammi cento euro o spiffero tutto», «Portami 300 euro o rivelo il contenuto del filmato a tutti quelli che ti conoscono».
A quel punto non ha retto più e senza indugio si è rivolto ai carabinieri che, di concerto con il sostituto procuratore Antonio Savasta del Tribunale di Trani, hanno preparato una trappola all'estorsore. I militari hanno segnato il numero di serie delle banconote che la vittima doveva consegnare al ricattatore e, stabilito il luogo e il giorno dell'appuntamento tra le parti, si sono appostati a pochi passi dall’abitazione dell’«aguzzino» scelta come luogo dell'appuntamento.
Consegnati i soldi, sono piombati sul posto i carabinieri che hanno bloccato il presunto estorsore. L'uomo non ha opposto resistenza ed è stato ammanettato e condotto in camera di sicurezza mentre il denaro è stato subito sequestrato così come il suo telefono cellulare utilizzato per riprendere l’incontro sessuale gay. Accertamenti sono stati avviati dagli stessi investigatori dell’Arma per verificare la presenza, nella memoria del cellulare, di immagini o altri filmati compromettenti.
L'Espresso: Federalismo, ora sono sette le regioni che pagano per tutti.
(Adnkronos) Sono sette le Regioni italiane con un residuo fiscale positivo, vale a dire la differenza tra cio' che lo Stato incassa dai cittadini di quel territorio e cio' che spende per loro. In tutte le altre il saldo e' invece negativo. A sottolineare il dato e' il settimanale 'L'Espresso', che nel numero in edicola domani pubblica cifre elaborate dall'Ufficio studi dell'Associazione degli artigiani (Cgia) di Mestre, in vista della preparazione del testo sul federalismo fiscale. In particolare la Lombardia risulta la Regione con il piu' alto indice positivo, visto che i cittadini versano al fisco 162 miliardi di euro e ne ricevono 124 in spesa pubblica, con una differenza quindi di 38 miliardi. A livello pro capite, la differenza e' tra 17 mila 097 euro versati e 13 mila 097 ricevuti, con un saldo di 4 mila. Subito dopo la Lombardia c'e' il Veneto, dove le entrate sono pari a 66,2 miliardi di euro e le uscite a 50,6, con un segno piu' di 15,6. A livello pro capite, i dati parlano di 13 mila 983 euro versati e 10 mila 691 incassati, con 3 mila 292 di attivo. Per quanto riguarda le altre Regioni: l'Emilia registra 67,5 miliardi incassati e 52,2 spesi (+ 15,3), pro capite 16 mila 138 euro versati e 12 mila 483 ricevuti (+ 3 mila 656); il Piemonte 61,8 miliardi versati, 55,8 di spesa (+ 6 miliardi), pro capite 14 mila 243 versati e 12 mila 868 ricevuti (+ 1.375); la Toscana 50,4 miliardi versati, 45,5 ricevuti (+4,9), pro capite 13 mila 937 versati, 12 mila 579 ricevuti (+ 1.358); il Lazio 84 miliardi versati, 80, 2 ricevuti (+ 3,8), pro capite 15 mila 841 versati, 15 mila 134 ricevuti (+ 707); le Marche 18,9 miliardi versati, 16,7 ricevuti ( + 2,2), pro capite 12 mila 390 versati, 10 mila 952 ricevuti (+1.438). La Provincia autonoma di Bolzano apre invece l'elenco delle Regioni dove cio' che lo Stato incassa dai cittadini e' inferiore rispetto a cio' che spende: 7,4 miliardi di euro incassati a fronte di 7,7 miliardi spesi, con un saldo negativo di 0,3. Pro capite la differenza e' tra 15 mila 473 euro incassati e 16 mila 38 spesi , con un meno 565 euro. Segue la Provincia di Trento, dove la differenza tra 7,6 miliardi versati nelle casse dell'erario e gli 8,1 impiegati in spese e' di 0,5, mentre pro capite la differenza e' tra 15 mila 165 di tasse e 16 mila 172 di spese, con un meno 1.007. Sempre di 0,5 miliardi di euro preceduto da segno negativo e' la differenza che si registra in Val d'Aosta, tra 2,1 miliardi di tasse e 2,6 di spese. Ma c'e' una particolarita': questa Regione e' infatti quella dove pro capite si registra la differenza piu' alta tra imposte versate (17 mila 261 euro) e spese statali (21 mila 453), pari a 4 mila 192 euro. Proseguendo con le altre Regioni, l'Umbria versa 10,9 miliardi e ne incassa 11,5 (- 0,6), pro capite 12 mila 672 euro, contro 13 mila 274 (- 602); il Molise versa 2,9 miliardi e ne incassa 3.5 (- 0,6), pro capite 9 mila 60 contro 11 mila 175 (- 2mila 115); il Friuli Venezia Giulia versa 18,5 miliardi e ne incassa 19,2 (- 0,7), pro capite 15 mila 366 contro 15 mila 942 (- 576);la Liguria versa 21,8 miliardi e ne incassa 22,7 (- 0,9), pro capite 13 mila 581 contro 14 mila 110 (- 529); l'Abruzzo versa 13, 2 miliardi e ne incassa 14,3 (- 1,1), pro capite 10 mila 126 contro 11mila (- 874); la Basilicata versa 4,9 miliardi e ne incassa 6,3 (- 1,4), pro capite 8 mila 375 contro 10 mila 686 (- 2 mila 311); la Sardegna versa 17,5 miliardi e ne incassa 19,9 (- 2,4), pro capite 10 mila 604 contro 12 mila 022 (- 1.418); la Calabria versa 15,9 miliardi e ne incassa 21,1 (- 5,2), pro capite 7 mila 956 contro 10 mila 554 (- 2 mila 598); la Puglia versa 32,1 miliardi e ne incassa 37,8 (- 5,7), pro capite 7 mila 902 contro 9 mila 306 (- 1.404); la Campania versa 46,9 miliardi e ne incassa 53, 5 (- 6,6), pro capite 8 mila 110 contro 9 mila 247 (- 1.137); la Sicilia versa 40 miliardi e ne incassa 53,3 (- 13,3), pro capite 7 mila 982 contro 10 mila 630 (- 2 mila 648). >Partendo da questi dati, scrive 'L'Espresso', il sistema di federalismo fiscale che dovrebbe essere presentato a settembre dal ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli prevede che per materie garantite dalla Costituzione come scuola e sanita' vengano stabiliti dei costi standard, finanziati trattenendo in ogni Regione una parte delle tasse versate in loco. Chi spendera' meno, avra' le risorse per estendere l'offerta, magari aumentando le cure garantite. Chi sprechera', avra' vita dura. Per evitare sperequazioni al momento dell'avvio del sistema, l'idea di Calderoli e' prendere le tre Regioni migliori e calcolare che fetta di tasse devono trattenere per sostenere la loro spesa. Si calcola la media fra le tre. Chi riesce a spendere meno, versa il resto in un fondo (detto perequativo) che verra' ripartito fra chi, al contrario, spende di piu'. Per pagarsi la propria sanita', alla Lombardia basterebbe trattenere una fetta del gettito Irpef del suo territorio pari a un'aliquota del 4,4 per cento; in Calabria, dove i redditi dei cittadini sono piu' bassi, si arriverebbe al 16,3. Le tre Regioni migliori -ipotizzate secondo le schema Calderoli- sarebbero Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. L'aliquota media fra le tre (il 5,3 per cento relativa all'Irpef) e' pero' inferiore a quella che sia l'Emilia che il Lazio dovrebbero trattenere per sostenere interamente la loro spesa sanitaria. Alla fine solo la Lombardia darebbe un contributo al fondo perequativo, pari a circa 1,2 miliardi. Tutte le altre Regioni, comprese quelle che generano sul loro territorio un gettito fiscale sufficiente a ripagare per intero le loro spese, andrebbero a debito con il fondo perequativo, rimpinguato dallo Stato per circa 11 miliardi l'anno, al quale dovrebbero chiedere denaro continuamente per pagare medici e infermieri.
Pari diritti per tutti, “anche gli uomini liberi di indossare collant”.
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Il sexy calendario del Plymouth.
Come ci segnala Spetteguless, non sono famosi, non sono ricchissimi, ma viva i giocatori del Plymouth!!
Mutilazioni genitali e gregarismo.
(Luigi De Marchi | nella foto l'abitazione della famiglia nigeriana) La morte di un bambino nigeriano (non si bene se per dissanguamento o per infarto) in seguito a un’operazione di circoncisione è scivolata sui giornali solo come un fatto di cronaca mentre, a mio parere, è un dramma carico di valenze sociali, culturali e perfino politiche che nessuno, a quanto so, ha denunciato o anche soltanto compreso.
Sul piano politico, va anzitutto denunciato la vergognosa discriminazione che, anche negli ambienti occidentali progressisti, subiscono i maschi rispetto alle femmine. Una discriminazione che, per parte mia, denuncio da molti anni e che non mancai di segnalare anche nel maggio 2004 quando la Camera dei Deputati approvò una legge che considera l’infibulazione (cioè la mutilazione delle grandi e piccole labbra e del clitoride, inflitta alle bambine musulmane di molte regioni africane) un reato penale da perseguire e punire, nel nostro paese, con pesanti pene detentive. Nei suoi 9 articoli la nuova legge prevede, infatti, la reclusione da 6 a 12 anni per chi pratica mutilazioni sessuali femminili e da 3 a 7 anni per altri tipi di lesioni agli organi genitali femminili. Ma, anche allora, commentavo: “Su questo tema resta comunque aperto un interrogativo drammatico che nessuno sembra porsi: “Perché la mutilazione genitale delle bambine è così giustamente condannata, mentre quella dei bambini, cioè la circoncisione, è così ingiustamente ignorata o assolta?” Beninteso, è ovvio che l’infibulazione comporta rischi fisici maggiori della circoncisione, ma anche questa, come dimostra il caso del povero bimbo nigeriano, può essere pericolosa.
Ma, per tornare agli aspetti politici della mutilazione genitale, va anzitutto segnalata lo scandaloso comportamento della sinistra nostrana in questo campo. Mi sembra evidente che l’approvazione della legge contro l’infibulazione doveva essere salutata con gioia non solo da ogni persona di buon senso e di buon cuore ma anche e soprattutto da chi considera la difesa intransigente dei diritti dell’uomo, della donna, dei bambini e delle bambine dovere sacrosanto di ogni paese liberal-democratico. Incredibilmente, viceversa, questa nostra sinistra infibulata nelle meningi e nelle palle, che si gargarizza dalla mattina alla sera con le belle parole sui diritti della donna, tentò invano di bloccare quella legge con un voto contrario che resterà come un’altra macchia vergognosa sulla sua già malconcia immagine. Naturalmente alcuni parlamentari dell’Ulivo e di Rifondazione hanno giustificato il loro voto contrario sostenendo che la dotazione finanziaria della legge era insufficiente ed altri che si tratterebbe d’una “condanna solo teorica”. Tutte balle. Tutti gli articoli del nostro Codice Penale potrebbero considerarsi “condanne solo teoriche” dal momento che il 90% dei crimini resta impunito. Si vergogni, dunque, una Sinistra che non sentì il dovere morale di varare una legge bipartisan su un tema così cruciale di libertà e dignità infantile e che, ancora una volta, scelse la via della polemica pretestuosa, sacrificando ai suoi miserandi giochini parlamentari i diritti di milioni e la salute di migliaia di bambine.
E, in questi giorni in cui Silvio Berlusconi ha rivendicato al suo Governo il merito di portare avanti “una politica di sinistra” ricca di tratti progressisti e riformatori, può essere utile ricordare i meriti del Centro-Destra e le latitanze della Sinistra anche sulla questione dell’infibulazione e raccomandare al nuovo Governo, dopo la tragedia del bimbo nigeriano, di estendere ai bambini maschi la tutela legale assicurata alle bambine nel 2004.
Non si tratta di problemi puramente sanitari. I danni peggiori delle mutilazioni genitali sono infatti di natura psichica e sociale. Sul piano psichico, già il fatto che il bimbo nigeriano possa essere morto d’infarto ci dà un’idea della spaventosa carica traumatica inerente alle mutilazioni genitali. E, analogamente, l’angosciante acquiescenza di tante donne islamiche verso le sopraffazioni maschiliste della loro cultura potrebbe avere nel trauma terribile dell’infibulazione una sua causa determinante.
Ma, del resto, ai fini della gregarizzazione sociale, il trauma può anche essere soltanto psichico. Già negli anni ’30 Wilhelm Reich sosteneva che, sebbene le mutilazioni genitali siano un formidabile strumento di gregarizzazione e sottomissione (così come lo è la castrazione negli animali domestici), il loro effetto è stato egregiamente sostituito dalla paralizzante colpevolizzazione che, con le umiliazion, le vergogne e i rimorsi, viene inferta alla psiche dei bambini e degli adolescenti mediante l’educazione sessuofobica. E queste analisi possono ottimamente spiegarci perché ogni sistema dogmatico (religioso o politico che sia) è sempre andato a braccetto con la repressione della sessualità naturale.
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09:18:00
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