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giovedì 4 settembre 2008

Il "branco" e gli "indifferenti" ecco il racconto del raid omofobo. Si innescano le polemiche.

Piazza Bellini. Parlano le ragazze lesbiche vittime dell'aggressione di venerdì: Una di loro è stata sfregiata. "Erano in tre, ci hanno inseguito, picchiato e minacciato. Ma nessuno ci ha teso un amano.

(Amalia De Simone) "Pronto? Siamo noi.. le ragazze aggredite in piazza Bellini.
Grazie. Grazie soprattutto per averci cercate. È stato peggio di quello che si detto: erano in tre, ci hanno inseguito, picchiato e soprattutto nessuno ha alzato un dito per aiutarci. Non sappiamo cosa fare: possiamo incontrarvi?». Una mail e poi una telefonata all'Arcilesbica. Alla fine si sono fatte vive. Gli appelli delle attiviste dell'associazione partiti subito sul web e sui giornali, il tam tam tra gli amici, non sono stati inutili e già martedì sera quattro ragazze e un ragazzo della comitiva vittima dell'aggressione avvenuta tra venerdì e sabato, erano insieme al direttivo di arcilesbica per chiarire quanto accaduto.
Nella cucina di una delle componenti del direttivo dove, per motivi di privacy e sicurezza è avvenuto l'incontro, si avvertiva lo stesso calore e lo stesso senso di protezione di una famiglia: le ragazze hanno fatto quadrato intorno alle nuove arrivate, le hanno ascoltate a lungo, consigliate e alla fine hanno discusso su come concretamente “reagire” a questo nuovo, anzi ormai rituale, vergognoso caso di omofobia.

La prima a prendere la parola è Livia (il nome è di fantasia per ragioni di riservatezza), ha solo 19 anni e una parlantina da dieci parole al secondo. Nel suo racconto la tensione da “arancia meccanica” e una storia di ordinaria indifferenza. «Tutto è cominciato quando un gruppo di ragazzi trasudanti alcool, ha notato la nostra comitiva composta quasi tutta da donne. Cercavano, a modo loro e quindi insistentemente, un approccio.
Noi glissavamo, proprio per evitare problemi. Allora ci siamo spostate ad un tavolo di un pub ma loro ci hanno seguite e anche lì hanno continuato con osservazioni pesanti. Ad un certo punto uno di loro ha esclamato “Ma non lo vedi che queste sono lesbiche" Ora ve lo faccio vedere io il pisello!” Si è abbassato i pantaloni e ha cominciato ad inseguire la mia ragazza per i tavoli. Poi si è incazzato e ha afferrato bicchieri e altri oggetti a portata di mano. Ce li ha scagliati contro. Una pinta si è infranta contro la ringhiera che delimita l'area archeologica e un coccio ha colpito al viso una di noi. Sanguinava ed eravamo terrorizzate da tutta quella violenza. Anche altri due avevano cominciato a colpirci, tutti guardavano senza far nulla, così ci siamo rifugiate all'interno del pub. Non riuscivamo più ad uscire, urlavano, ci minacciavano e quindi abbiamo chiesto ad uno dei gestori del locale di chiamare la polizia. Lui però ci ha risposto che non l'avrebbe fatto, che era inutile e inopportuno creare tanto clamore, soprattutto perchè gli aggressori sono degli abituè della piazza ed era meglio non avere conti in sospeso con loro. Io invece ci ho provato ma ero nel pallone e così ho digitato il 118. Mi hanno fatto tremila domande e allora ho lasciato perdere anche perchè nel frattempo si erano avvicinate alcune loro amiche che con tono intimidatorio ci invitavano a mettere via i cellulari. Eravamo arrivate con due auto e invece siamo fuggite via infilandoci in fretta in una sola macchina. Abbiamo passato la notte a litigare tra di noi aspettando che le amiche ferite tornassero dal pronto soccorso. La ragazza sfregiata non ha voluto farsi mettere i punti ma il taglio era profondo e non ha potuto evitare altri tipi di sutura. Ora lei non è a Napoli, ma appena torna la inviteremo a sporgere denuncia. Noi pensavamo che non servisse a nulla ma ci hanno convinto le ragazze dell'arcilesbica, le uniche ad esserci state davvero vicine».
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Omerta?
"Sfiorato il favoreggiamento. Tradite dal gestore del pub".
"Quella che si è vista a piazza Bellini è una connivenza che sfiora il favoreggiamento. Scoraggiare, impedire alle ragazze di chiamare la polizia, evitare qualsiasi intervento per non avere “conti in sospeso” con gli aggressori è più che vile. Un'indifferenza che però non ci aspettavamo dal gestore
del pub in cui si sono rifugiate le ragazze: lì avevamo una convenzione e ci aspettavamo che condividesse le nostre “cause”. Ci sentiamo tradite. Non lasceremo la piazza ma cercheremo un posto che ci garantisca non solo la sicurezza ma anche quel rispetto che il locale che per mesi abbiamo frequentato abitualmente ci ha indecorosamente negato".

Dopo aver ascoltato il racconto delle ragazze vittime dell'aggressione omofoba, le attiviste dell'arcilesbica lanciano ancora un affdo alla cosiddetta società civile. L'associazione, insieme con Arcigay, IKen e Mit, da oltre un anno collabora con il comune di Napoli per realizzare una serie di iniziative a favore dell' integrazione, della sicurezza e della solidarietà. Una delle proposte per cui si sono a lungo battute e che sperano di ottenere è l'attivazione di un numero verde.
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Polemiche?
L'inspiegabile rivalità.
La notizia del raid omofobo è rimbalzata su vari forum e blog. Mentre l'Arcilesbica si dava da fare per conttare le vittime, su alcuni siti di "genere" comparivano commenti per screditare e scoraggiare l'operato dell'associazione.
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Ndr. Non sappiamo se il trafiletto riportato sopra siano le considerazioni della cronista o siano state ispirate da Arcilesbica. Tra l'altro non sappiamo a chi è rivolto.
Sono parole dal sapore particolarmente polemico e vagamente strumentale.

Se l'Arcilesbica napoletana ha qualcosa da lamentare, recriminare, denunciare o da dire che lo faccia direttamente dal suo sito, questa è anche l'occasione buona per rimetterlo in movimento visto che nella home page non si da neppure la
notizia di questa aggressione (vedi sopra) e l'ultimo aggiornamento pare essere del giugno scorso... e non se ne trova traccia neppure su un giornale aperiodico sempre dell'Arcilesbica di Napoli fermo al maggio 2006!

"E' una sciocchezza", qualcuno potrà ribattere, la concretezza è altro. Possiamo anche essere d'accordo ma molte volte la "sciatteria" allontana anzichè avvicinare può far credere che quegli strumenti non siano funzionanti dando una cattiva immagine. Non basta un forum, grazie al cielo, particolarmente attivo e discuterne, il sito è un'immagine istituzionale e l'istituzione a quel che si vede, non da alcuna notizia di un fatto così grave. (Aspis)

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Reazione. "Agenti gay, sconveniente per l’immagine della polizia".

Un funzionario di polizia parla di ‘Polis Aperta’, associazione omosessuale di operatori delle forze dell’ordine e dell’esercito, la cui assemblea fondativa si terrà in città: "Io, uomo di Stato, mi sento profondamente a disagio".

(Enrico Barbetti - Il Resto del Carlino) Un funzionario di polizia rompe il silenzio sul meeting di ‘Polis Aperta’, associazione omosessuale di operatori delle forze dell’ordine e dell’esercito la cui assemblea fondativa si terrà a Bologna il prossimo 26 settembre. All’annuncio del presidente Nicola Cicchitti, finanziere triestino, hanno fatto seguito il plauso di numerose associazioni gay e l’imbarazzata indifferenza delle istituzioni, a cominciare da quelle in cui si anniderebbe la strisciante ‘omofobia’ che ‘Polis Aperta’ si propone di combattere.

Franco Segala, comandante della sottosezione polizia stradale Bologna Sud di Casalecchio, ha preso carta e penna e in una lettera al Carlino ha espresso il suo dissenso all’iniziativa, partendo dal presupposto che in tanti la pensano come lui senza esporsi per il timore di apparire reazionari o sessisti. "Ho letto che a Bologna il 26 settembre prossimo si terrà il primo meeting dei poliziotti gay — scrive Segala —. Io ritengo che nella nostra democrazia siano normativamente tutelate le varie espressioni sessuali e che l’omosessualità sia ormai una presa di coscienza sociale. Comprendo il disagio che in talune circostanze i gay possono incontrare, ma ciò non giustifica il loro atteggiamento da piazza".

Per il dirigente, "un meeting a Bologna è sconveniente per l’immagine degli uomini della Polizia di Stato e di tutte le forze dell’ordine. Io, come uomo dello Stato, mi sento profondamente a disagio per questa iniziativa gay di uomini in divisa; se vogliono riunirsi lo facciano pure ma non sotto il nome della polizia. Le associazioni gay sono presenti ovunque nel nostro paese: vadano in quelle già esistenti, ma abbiano rispetto per quei poliziotti che hanno ancora in questa società il valore dello Stato e della famiglia tradizionale".

"Io spero vivamente — conclude la lettera del poliziotto — che qualcuno fermi questo irrefrenabile delirio che nella nostra società sta assumendo toni imbarazzanti". Gli iscritti a ‘Polis Aperta’ sono 200 in tutta Italia. "Per molti di noi — spiegano i portavoce — il timore non è quello di una ritorsione violenta quanto della discriminazione strisciante; e il disagio per il machismo quotidiano che chi è in divisa è costretto a vivere". La scelta di Bologna come luogo del primo meeting ufficiale non è affatto casuale: oltre che culla del movimento gay nazionale, la città delle Due Torri ha ospitato le prime riunioni ‘carbonare’ del gruppo, a casa di Franco Grillini.

"Questo convegno ci consentirà di porre al ministero dell’Interno questioni già sollevate più volte nel corso degli anni — ricorda Grillini —. Il primo incontro di cui ho memoria risale al lontano luglio 1987". Ne seguirono altri, tra cui "il 19 agosto 1994, quello con l’allora ministro Maroni, che disse ‘sì’ a tutta la nostra piattaforma: speriamo che nel frattempo non abbia cambiato idea". A ospitare l’assemblea sarà il circolo Arcigay ‘Cassero’, come conferma il presidente Emiliano Zaino, che esprime "soddisfazione per l’apertura in un ambiente tanto ostico a questo tipo di tematiche: fino a poco tempo fa sarebbe stato impossibile pensare a un’associazione gay che nasce fra i lavoratori delle forze di polizia e dell’esercito".

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mercoledì 3 settembre 2008

Patacche a Venezia. Quel film porno che di porno non ha niente.

(Adnkronos/Cinematografo.it) "Un altro pianeta" doveva essere il film scandalo delle Giornate degli Autori, "un low porno", l'aveva definito qualcuno, ma non e' stato cosi''. "Un equivoco nato da una chiacchierata con un giornalista -spiega Antonio Merone, il protagonista- gli avevo detto che all'inizio del film c'era una scena di sesso forte".

"Ma solo per quel misto di non partecipazione e durezza con la quale era stata girata -prosegue Merone- in realta' non si vede nulla". Merone, nel film e' Salvatore, 'il vaso di pandora' che fara' saltare le proprie contraddizioni e quelle di tutti gli altri. Ovvero un gruppo di persone che Salvatore incontra una mattina in spiaggia, trascorrendo con loro un'intera giornata, tra incidenti e rivelazioni.

"Il tema forte del film e' proprio l'incontro con l'altro. -aggiunge il regista Stefano Tummolini- grazie al confronto e all'esperienza reciproca, ogni personaggio e' costretto alla fine di quella giornata a gettare la maschera, rivelando cosa si nasconda dietro la scorza dura dell'apparire. Un tema centrale in un'epoca, quella televisiva, dominata dal travestimento".

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Milano, giornalista adescava e stuprava badanti straniere.

Violenza sulle donne

(Panorama) Vestiva con giacca e cravatta, diceva di essere un giornalista televisivo e attaccava bottone con le ragazze alla fermata dell’autobus. Sceglieva quasi sempre badanti o infermiere straniere, cui proponeva di fare un servizio per un canale locale o un’intervista per un quotidiano nazionale. In realtà l’adescamento aveva ben altri fini. Una donna ucraina di 37 anni ha denunciato che Fadil S., bosniaco 42enne, l’ha rapita e poi violentata. Gli agenti del commissariato Greco-Turro, a Milano, lo hanno sottoposto a fermo con l’accusa di sequestro di persona a scopo sessuale.

Nel telefonino dell’uomo sono stati trovati i numeri di altre 18 ragazze, con gli sms che aveva inviato a ciascuna. Tutti con tono maniacale, di chi controlla e perseguita la propria vittima. Per questo la polizia le vuole interrogare, per capire se anche loro hanno subito il terribile trattamento della 37enne ucraina. Pare che il bosniaco studiasse e seguisse le donne che voleva adescare e che le incontrasse soprattutto alla metropolitana di piazzale Loreto e sugli autobus 91 e 92.

Una lunga storia di ossessione alle spalle, quindi. E anche dei precedenti penali per reati sessuali, estorsione, furto, minacce e lesioni risalenti a una decina di anni fa. Nonostante ciò, e nonostante fosse in Italia da clandestino, Fadil S. era riuscito realmente a collaborare con alcune tv locali e a scrivere per alcune testate, anche nazionali. Usava un nome falso e si faceva chiamare Fabio o Frederick.

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Milano. De Corato: Vigile a concorso gay in divisa senza autorizzazione.

(Asca) ''Un agente della Polizia Municipale, come qualsiasi altro dipendente comunale, che voglia partecipare ad una pubblica manifestazione con la divisa, deve prima chiedere l'autorizzazione al proprio superiore. In questo caso, il comandante del Corpo della Polizia Municipale, Emiliano Bezzon. Pertanto il comportamento del vigile che ha partecipato in divisa ad un concorso di bellezza senza il permesso del suo superiore sara' valutato in sede di commissione disciplinare comunale''. Lo dichiara il vice Sindaco di Milano e assessore comunale alla Sicurezza, Riccardo De Corato, a proposito della vicenda di Fabrizio Caiazza, il 33enne vigile milanese, gay dichiarato, che ha partecipato in divisa a un concorso di bellezza in Usa riservato ad omosessuali.
''Le regole della Polizia Municipale sono chiare - aggiunge De Corato - e invariate da piu' di un secolo, ovvero dalla fondazione del Corpo. Non c'entra la manifestazione gay, avrebbe potuto trattarsi di qualsiasi altra circostanza. Resta il fatto che non e' stata chiesta l'autorizzazione. Tra l'altro, il vigile ha anche messo a disposizione di alcune riviste del materiale fotografico della Polizia Municipale, che lo ritraggono sempre in divisa, senza il permesso del comandante''.

Ecco perche', conclude il vicesindaco di Milano, ''la commissione disciplinare valutera' il rapporto del comandante Bezzon e decidera' quale provvedimento adottare. Senza dubbio si fara' riferimento alla prassi, visto che ci sono stati casi simili in passato''.
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Ndr. De Corato non ci piace, con quell'aria da sceriffo di paese non è particolarmente apprezzato da molti. Ma se il simpatico "reginetto" Fabrizio ha sbagliato, e così pare, è giusto che paghi. Le regole sono regole per tutti! Speriamo non sia preso per l'ennesimo atto di omofobia e, strumentalmente, tra oggi e domani non saltino fuori le solite solidarietà contro un'ideologia "omofoba e fascista" da parte di Grillini Totò-Mancuso e compagnia cantante... La celebrità molte volte ha un prezzo.

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Marco Carta e Francesco Mariottini: da "Amici" a conviventi...

I due reduci dall'ultima edizione di "Amici" di Maria De Filippi hanno preso casa insieme a Roma come rivela in settimane TV Sorrisi e Canzoni.

Finite le vacanze estive in molti sono alla ricerca di una nuova casa. Studenti fuori sede, lavoratori a tempo determinato, stagisti ultime ruote del carro e fuggitivi di casa senza arte nè parte. Partiamo tutti alla disperata ricerca di una stanza, una doppia, una singola, un bilocale in condivisione, cercando da Facebook alle Pagine Gialle dei coinquilini. Speriamo in cuor nostro che ad aprirci la porta di casa sia un roomate bello da morire. Uno che durante la nostra assenza ci ha stirato le camicie e ci ha preparato la cena, uno che esca dalla doccia solo con uno striminzito asciugamanino in vita come Dante in "Sex and the City". In fondo sono queste le gioie della convivenza: quel "vedo non vedo", quel "mi chiudo nella mia stanza a fare chissà cosa"...

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