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martedì 29 luglio 2008

Un manifesto che simula un p****no? Usa, i gay contro la Nike: "Spot omofobico".

L'azienda si difende: reazioni esagerate, nella foto c'è solo un'azione sportiva. Nel mirino della comunità una reclame in cui due giocatori di basket sembrano impegnati in una fellatio.
(Il Corriere della Sera) La Nike ha deciso di ritirare una pubblicità per le scarpe di basket, dopo che un cartellone che la riproduceva è stato ritenuto offensivo dalla comunità gay di San Francisco, la città della California in cui gli omosessuali sono particolarmente attivi.

FELLATIO SOTTO CANESTRO - La Nike omofobica? Questa è l'accusa che gli attivisti omosessuali hanno rivolto alla più famosa società di scarpe e abbigliamento sportivo del mondo, dopo l'uscita dei nuovi cartelloni pubblicitari ora ritirati. Nella pubblicità incriminata, realizzata in occasione dell' uscita di uno nuovo modello di scarpe, le Hyperdunk, si indovina la faccia di un giocatore di basket tra le gambe di un suo avversario, mentre schiaccia il pallone. Forse un pò esagerando, l'immagine è stata giudicato un riflesso dell'implacabile omofobia degli eterosessuali, perchè potrebbe far pensare ad un atto di fellatio.

CARTELLONI E STREETBALL - I cartelloni erano apparsi nei giorni scorsi in molte strade tra San Francisco e New York, in particolare nei quartieri «cult» dello streetball, cioè basket in strada, come Harlem, lo storico quartiere nero della Grande Mela. Le prime critiche, però, sono arrivate subito, a partire dal sito web dedicato al costume Gawker.com, uno dei più popolari negli Usa, che non ha esitato a prendere in giro i gay americani chiedendosi se non siano «baskettofobi». «L'intenzione della pubblicità non è di offendere gli omosessuali, ma si riferisce puramente al basket, con il gesto tipico gesto sportivo di schiacciare la palla contro l'avversario» ha spiegato la Nike alla stampa, dichiarandosi stupita dalla reazione decisamente esagerata dei gay americani.
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Abba: “Non suoneremo mai più insieme, nemmeno per un miliardo”.

Gli Abba

Gli Abba (Credits: Mickelodeon by Flickr)

(Panorama) Non ci sarà nessun reunion tour, nè un nuovo album. Gli Abba hanno detto no alla proposta multimilionaria delle etichette discografiche disposte a sborsare cifre da capogiro (si parla di mille milioni di dollari) per vedere la band tornare di nuovo in concerto. Il quartetto è apparso di recente alla premiere svedese del film “Mamma Mia”, interpretato da Meryl Streep e Pierce Brosnan, basato sulla storia della pop band raccontata attraverso le loro hit più famose come Waterloo, Dancing Queen e Money, Money, Money. Proprio in quell’occasione Bjorn Ulvaeus and Benny Andersson, i songwriter del gruppo, hanno confermato che non suoneranno mai più insieme: “I soldi non ci interessano. Noi vogliamo che le persone si ricordino di come eravamo. Giovani, esuberanti, pieni di energia e ambizione”. Gli Abba sono stati una delle più grandi band degli anni ’70 e le loro canzoni scatenano ancora reazioni di euforia, tanto che a distanza di quattro decenni il gruppo continua a vendere circa 3 milioni di cd ogni anno. L’ultima apparizione dal vivo risale al 1986, anno in cui Benny Andersson, Bjorn Ulvaeus, Anni-Frid Lyngstad e Agneta Faltskog hanno deciso di smettere di esibirsi in pubblico per ritirarsi a vita privata. Da quel momento in tutte le maggiori città del mondo va in scena il musical Mamma Mia, che ogni sera registra il sold out garantendo agli Abba laute royalities per l’utilizzo dei loro brani.
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Abba: “Mamma Mia” live

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Iraq, cade il primo soldato gay. È rissa sull’eredità morale.

Muore su una mina a Baghdad. Pentagono e attivisti litigano.
Un soldato gay morto su una mina a Baghdad potrebbe essere il primo militare omosessuale caduto nella guerra irachena.
In ossequio alla politica del “non chiedere non dire” adottata negli anni Novanta dal ministero della Difesa per gli omosessuali in divisa, il maggiore Alan Rogers, saltato in aria su un Humvee in servizio di pattuglia a East Baghdad, non aveva messo in piazza il suo orientamento sessuale. Il suo caso è stato recuperato ieri dai militanti gay che ne hanno fatto il testimonial delle battaglie contro il divieto tuttora in vigore per chi serve in divisa di far sapere al mondo di essere gay. Rogers aveva 40 anni quando è morto lo scorso 27 gennaio e il Pentagono si è accollato il compito di “proteggerne l’eredità morale da chi sta cercando di strumentalizzarla politicamente», scrive il settimanale New Yorker nel numero ieri in edicola. «Non aveva preso nessuna iniziativa per essere ricordato come soldato gay», ha detto il colonnello Mike Hardy, l’ufficiale incaricato di seguire il dossier Rogers dopo la morte. La realtà è assai più complessa. Poco prima di morire il maggiore aveva deciso di lasciare le forze armate per poter vivere da gay alla luce del sole: «Era un omosessuale che aveva sottoscritto in pieno i valori dell’esercito ma che aveva scoperto che alla resa dei conti questi valori non funzionavano per lui come persona», ha dichiarato un amico al settimanale.

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Tennessee, sparatoria in chiesa Il killer odiava gli omosessuali.

Il gesto di follia di Jim Adkisson che ha ucciso due persone.
Sono state le posizioni di apertura ai gay e in generale l’atteggiamento “liberal” della chiesa protestante finita nel suo mirino, ad aver innescato il gesto di follia di Jim Adkisson, l’uomo che domenica mattina ha aperto il fuoco in Tennessee, uccidendo due persone e ferendone altre cinque.
Lo ha reso noto la polizia di Knoxville, che ha trovato nell’auto del killer una lunga lettera, quattro pagine manoscritte, che spiegherebbe in parte l’accaduto. Secondo quanto riferito dagli agenti, l’uomo, 58 anni, avrebbe pianificato la sparatoria dopo aver sofferto un forte stress psicologico negli ultimi tempi. Nella lettera, Adkisson descrive la frustrazione per la mancanza di un lavoro e sottolinea la sua avversione per le posizioni progressiste che percepiva nella Tennessee Valley Unitarian Universalist Church. La chiesa da lui scelta come bersaglio si era fatta ultimamente pubblicità come una congregazione di larghe vedute, aperta ai diritti delle donne, dei senzatetto, dei rifugiati politici e dei gay. Di recente aveva anche esposto all’esterno un cartello con la scritta “I gay sono i benvenuti”. La polizia di Knoxville, d’accordo con gli agenti dell’Fbi che si sono uniti alle indagini, ha definito l’omicidio un “crimine d’odio”, per il quale negli Usa sono previste pene specifiche.
Molti dei residenti di Knoxville, vicini di casa dell’uomo, l’hanno descritto come un «nice guy», «un uomo quieto e generoso», ma «sensibile quando si affrontavano certi temi, la religione in particolare». Una vicina ad esempio ha dichiarato a un’emittente locale di aver visto Adkisson «particolarmente furioso» dopo avergli raccontato che la figlia si era laureata in un college di ispirazione cristiana evangelica e che «lei stessa era credente e andava a messa». Secondo altre testimonianze, Adkisson avrebbe raccontato ai vicini di aver sofferto per la presenza di genitori “ingombranti”, che fin da piccolo lo avrebbero obbligato con la forza a seguire le funzioni religiose.

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Sicurezza, i militari pattuglieranno le città.

Il centro di Platì, in Calabria
(Panorama) Dal 4 agosto tremila militari presidieranno le città italiane alle prese con i maggiori problemi di sicurezza. L’annuncio è stato dato a Brescia dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il quale ha siglato con il sindaco Adriano Paroli e con il prefetto Francesco Paolo Tronca il Patto sulla Sicurezza. “Domani”, ha annunciato Maroni, che in mattinata a Milano aveva incontrato il capo della Polizia, il questore e il Prefetto proprio per studiare il dislocamento dei militari nel capoluogo lombardo, “riunirò il comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, quindi mi incontrerò con il ministro La Russa per firmare il decreto che destina 3 mila militari nelle città”.

I soldati non avranno compiti di polizia giudiziaria ma presidieranno gli obiettivi sensibili e le istituzioni in modo da consentire il recupero di poliziotti e carabinieri da destinare alle pattuglie che operano in strada. I tremila militari avranno compiti di pubblica sicurezza, per cui potranno arrestare solo le persone sorprese in flagranza di reato. Inoltre - secondo ciò che ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa - saranno accompagnati nel pattugliamento da poliziotti o da carabinieri. “In questo modo”, ha sottolineato dicendosi soddisfatto per la “sintonia” trovata con Maroni, “ogni problema viene superato”.

Ed è stato lo stesso ministro della Difesa a spiegare come e dove verranno utilizzati i soldati: un terzo sarà impiegato per vigilare gli obiettivi sensibili (ambasciate, consolati e varie istituzioni), un altro terzo per la sorveglianza dei centri di permanenza temporanea e i restanti mille a pattugliare le città. Si parte con Milano, Roma, Napoli, Padova e Verona e successivamente si arriverà a una decina di città. La parte del leone la faranno Milano - “ce ne sarà un numero più alto di quanto preventivato”, ha assicurato il titolare della Difesa, Roma e Napoli: in ciascuna città dovrebbero infatti andare tra i 200 e i 300 militari. Che si muoveranno rigorosamente a piedi.

“C’è nel decreto, lo confermo e lo preciso”, ha detto La Russa. “I militari saranno insieme ai giovani in divisa delle forze dell’ordine e pattuglieranno a piedi. Ho insistito molto su questo, così c’è maggiore visibilità”. Lo stanziamento finanziario per il 2008 è di 31,2 milioni di euro, altrettanto per il 2009. “La firma del decreto è un tassello in più”, ha spiegato Maroni, “per garantire la sicurezza ai cittadini che devono sentirsi padroni a casa propria”. Il ministro ha anche replicato alle accuse mosse dall’opposizione sia per quanto riguarda le impronte digitali prese ai rom, sia per quanto riguarda la dichiarata emergenza immigrazione: “Sono solo polemiche per cercare di ridurre l’efficacia dell’azione del governo. Noi però non ci fermeremo”.

Proprio da Brescia, una delle città italiane con il maggior numero di immigrati (150 mila solo i regolari, 70 mila domande di regolarizzazione presentate per i flussi), Maroni ha anche annunciato che non ci saranno più sanatorie generalizzate. “Non faremo più sanatorie generalizzate”, ha spiegato il ministro. “Condividiamo in pieno la posizione della presidenza francese per il semestre europeo che non prevede più alcuna sanatoria. Semmai siamo disponibili a discutere caso per caso”. Il patto sulla sicurezza per Brescia è stato possibile grazie alla “Carta di Parma” ed è il primo firmato da Maroni da quando è ministro. “È una eredità del precedente governo”, ha spiegato. “Quei patti li abbiamo giudicati positivamente, ma abbiamo fatto alcune modifiche in senso federalista”. ---

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Conferenza IGLYO 2008 in Italia

Dal 12 al 19 Ottobre 2008 la città di Torino ospiterà la Conferenza annuale di IGLYO, Organizzazione Internazionale dei Giovani e Studenti Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender. Questo evento vede la collaborazione diretta di Arcigay.

IGLYO da 25 anni riunisce i giovani e gli studenti omosessuali di oltre quaranta paesi. Alla Conferenza di Torino parteciperanno decine di ragazze e ragazzi provenienti dalla Russia alla Spagna. Il tema della conferenza è "Lo sviluppo di strategie innovative per combattere l'omofobia".

IGLYO ha di recente presentato al Parlamento Europeo un'indagine che rivela come due ragazzi omosessuali su tre (61.2 per cento) subiscono discriminazioni a scuola, uno su due (51.2 per cento) in famiglia, uno su tre (29.8 per cento) nel gruppo dei pari.

"Questi dati rivelano – sottolinea Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay - come siano urgenti politiche serie di intervento contro il bullismo omofobico anche nella scuola italiana e un sostegno formativo alle famiglie di conoscenza dei differenti orientamenti sessuali".

"Questa Conferenza vuole segnare un passo avanti verso la costruzione di sinergie tra le politiche delle istituzioni, i servizi sociali e il lavoro delle organizzazioni omosessuali" - sono le parole di Claire Anderson del direttivo IGLYO.

Fabio Saccà, responsabile della Rete Giovani Arcigay aggiunge: "Siamo orgogliosi di portare un po' di Europa nel nostro paese! L'Italia è tra gli ultimi paesi europei a non avere alcuno strumento per eliminare l'odiosa discriminazione verso i cittadini omosessuali."

L'evento avrà il sostegno della Fondazione Europea dei Giovani, di Arcigay, e del Comitato Provinciale "Ottavio Mai" di Torino.

Per maggiori informazioni www.iglyo.com

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