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martedì 24 giugno 2008

Decreto sicurezza, ok dal Senato. C’è anche il “blocca-processi”.

Aula del Senato

(Panorama) Governo blindato in Senato: sì al decreto sicurezza, incluso l’emendamento della discordia già ribattezzato “blocca-processi”. A Palazzo Madama la maggioranza vota compatta a favore: 166 voti da Pdl, Lega, Mpa. Voti contrari (123) da Pd, Udc, Idv. Si è astenuto l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

Cossiga che ha esordito con un duro attacco all’Anm, definita una ‘’potente lobby politico-sindacale ai limiti dell’eversione”. Il suo dissenso dal decreto, ha spiegato Cossiga, viene dal suo essere ‘’un cristiano e un antirazzista'’, dunque contrario alle norme anti-immigrazione. Bagarre al momento del voto, con i senatori dell’Idv che si sono alzati in piedi e hanno esposto una decina di cartelli recanti le scritte ‘’Vergogna!'’ e ‘’Il caimano e’ tornato!'’.

Dai banchi della maggioranza, i senatori hanno risposto al grido di ‘’Buffoni'’. Soddisfatto il ministro Maroni, autore di gran parte delle proposte contenute nel decreto, che alla proposta presentata dall’Anm e fatta propria dall’opposizione di stralciare la norma che sospende i processi di minore gravità per un anno risponde che “il decreto sicurezza è un’altra cosa” e “la proposta è pretestuosa”. Il decreto ora va alla Camera per la conversione in legge.
Se si arriverà all’approvazione definitiva, (inclusa la firma di Napolitano), si bloccheranno per un anno i processi per i reati meno gravi e puniti con meno di dieci anni di reclusioni commessi entro il 30 giugno 2002.

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Berlusconi ha paura della galera, lo dice Bossi. E Luigi Crespi spiega il perche'.

"Sui magistrati, a questo giro, Berlusconi ha ragione. Il problema è che lui poi esagera un tantino, è troppo ossessionato da queste cose, ha troppa paura di finire in galera…” Di chi sono queste parole?

(Luigi Crespi - Clandestino web) Forse del peggior nemico del Silvio nazionale, di un’infuriato Di Pietro o di un diffamatore che tenta di minare le fondamenta carismatiche della leadership del Premier?
Ma no! Queste parole sono di Umberto Bossi, amico e fedelissimo alleato che attraverso un apparente ed innocuo intercalare dice una verità spaventosa che condiziona la nostra storia e la nostra convivenza civile.
Il capo, il generale, il comandante ha paura nel momento di massima estensione della sua forza, espressa attraverso un consenso plebiscitario che non si limita alla sua persona e alla simpatia che può generare ma si estende alle sue scelte, al suo pensiero, a tutte le sue iniziative.

LA MAGGIORANZA CON SILVIO La maggioranza degli italiani è convinta che stia facendo bene per la sicurezza e l’economia, che stia sistemando i rifiuti di Napoli e la questione Alitalia, la maggioranza si schiera con lui quando pretende il ritorno al nucleare, e addirittura quando bacchetta il Papa chiedendo l'eucarestia per i divorziati.
La maggioranza è con Berlusconi anche contro i giudici colpevoli di avere ordito nel tempo una vera persecuzione nei suoi confronti, e per questo chiede l’immunità, torna a fare la faccia cattiva, rompe con il suo “benefattore” Veltroni e la gente, anche in questo caso è con lui.
Ma il leader più amato d'Italia ha paura di andare in carcere e questo gli impedisce di utilizzare l'enorme consenso che ha nel Paese e la stragrande maggioranza parlamentare per determinare quelle riforme della giustizia indispensabili, come ad esempio la separazione delle carriere o il feticcio dell'obbligatorietà dell'azione penale, e si limita scongiurare il rischio di una condanna a oltre 5 anni che il processo Mills gli potrebbe riservare.

COME NEL 2002... Si ripropone la situazione del 2002 quando Berlusconi ha optato per una serie di leggi ad personam anzichè affrontare delle giuste ed eque riforme del sistema giudiziario. All'epoca però il clima politco era differente, la Magistratura vantava una fiducia maggioritaria nell'opinione pubblica che ha perso dopo vicende come quella di De Magistris, inoltre l'opposizione non era certamente nelle condizioni in cui si trova oggi ed il consenso del Premier non era ai livelli odierni.
Ma su una cosa certamente Berlusconi sbaglia: le toghe non sono nè rosse, nè gialle, non sono determinate da una ideologia politica ma rappresentano una visione della società di una casta di eletti, di chi per concorso sa cosa è giusto e sbagliato e soprattutto definisce chi sta dalla parte del bene e chi da quella del male, ben lontani da quelle figure atte a tutelare i diritti dei cittadini ed il rispetto delle leggi.

UNA TESTIMONIANZA, DENTRO LE COSE. La persecuzione nei confronti di Berlusconi è ormai un dato di fatto e lo testimoniano le migliaia di atti giudiziari posti in essere in questi anni che, al netto delle leggi ad personam, non hanno intaccato la fedina penale del Cavaliere, nè tantomeno la sua credibilità.
Ma se quella di Berlusconi è un'ossessione devo dire che anche i giudici ne sono a loro volta ossessionati e la mia esperienza diretta, personale, ne è una prova inconfutabile. Quando nel 2003 ero a capo della HDC e mi sono trovato in conflitto con i miei soci finanziatori della Banca Popolare di Lodi e nonostante tutte le carte, i documenti e le normative fossero a mio favore, tanto da far sperare in una rapida e soddisfacente chiusura della vicenda, ho avuto modo di verificare come la paura possa condizionare Berlusconi tanto da "consigliarmi" in quel caso di non procedere nell'azione contro la BPL e di cedere alla stessa il pacchetto azionario di tutte le mie società, in virtù del fatto che negli anni che avevano preceduto la vittoria del 2001 ero stato il gestore, cioè avevo incassato, pagato, gestito i soldi delle campagne elettorali di Forza Italia, lavoro tra l'altro svolto in modo ineccepibile e con ottimi risultati. Fu questo lavoro a legittimare e gettare le basi del successo temporaneo di HDC, ma al contempo rappresentava un potenziale pericolo, che io non vedevo, ma di cui è evidente Berlusconi aveva paura.
La paura spesso è compagna della viltà e così dopo aver "ceduto", il silenzio intorno a me è stato tombale, soprattutto quando la BPL non ha mantenuto nessuno dei suoi impegni. Io che ho sempre creduto, un pò ingenuamente, nella Magistratura e ho sempre ritenuto che Berlusconi esagerasse un pò, non ho esitato ha denunciare la banca per estorsione contrattuale e truffa, denuncia incardinata nel processo che mi auguro che prima o poi vedrà la luce.

OTTO GIORNI IN CARCERE, MA SENZA PAURA La vicenda, manco a dirlo e secondo me solo perchè coinvolgeva Berlusconi, mi è costata 8 giorni a San Vittore e un lunghissimo interrogatorio che sempre di più si allontanava dai fatti e dalle responsabilità oggettive che avevano determinato il dissesto dell'azienda, e sempre di più mi sono tovato nella condizione di dover spiegare ai PM e dimostrare cose per me inconcepibili, cioè che le mie aziende non erano una fonte di fianziamento illecito per le campagne elettorali di Berlusconi e che quel modello aziendale era stato creato per essere quotato in Borsa e non per costruire ingegnosi fondi neri. Ritenevo risibile che qualcuno potesse solo pensare che il rapporto tra me e Berlusconi fosse fondato sul fatto che gli passassi sotto banco dei soldi, eppure non è stato così.
Il fatto che io non avessi nomi o denunce clamorose da fare, mi ha reso debole, poco interessante, ma d'altronde nei 7 anni vissuti ad Arcore, non ho mai visto nulla di illegale e quindi il fatto che dopo di me non siano stati fatti altri arresti e che la vicenda non avesse i risvolti attesi, non ha certamente rafforzato gli anni di intercettazioni telefoniche che però hanno dilaniato la vita privata e pubblica di persone, spesso amici che magari nulla centravano con le indagini. Questo però alimentava bene l'idea preconcetta che tutto ciò che ha a che fare con Berlusconi rappresenti malaffare e intrigo, ben alimentata dai giornali come ad esempio il Corriere della Sera che in questo caso hanno agito come veri e propri amplificatori della Procura, senza mai degnarsi di sentire, nemmeno una volta quelle che erano le posizioni della difesa.

NON SAI NIENTE DI BERLUSCONI, MA ALMENO DI SACCA'... Certo, i PM devono scoprire reati, ma una persona che sta in carcere, privata della sua libertà, quanto può essere attendibile, e quanto può essere giusto chiedergli di denunciare reati? E quanti hanno la schiena dritta e non hanno mentito sulle responsabilità altrui solo per riconquistare la libertà?
Io non ho mentito nemmeno su Agostino Saccà che da direttore generale della Rai, mi affidò, dopo la vittoria di una gara, l'appalto dei dati elettorali, proiezioni ed exit, e non può essere sfuggito che l'ultimo lavoro decente in Rai è stato proprio firmato dal sottoscritto e chi ha preso il mio posto spesso si è reso ridicolo. Ma i PM queste cose non le guardano loro vanno a caccia di reati, ed in quel caso l'idea era che io avessi ottenuto il lavoro grazie a Saccà e a funzionari resi compiacenti da sollecitazioni economiche, ignorando che in quel caso era stata fatta una gara, con tanto di commissari e che è stata la prima volta che questo lavoro è stato assegnato con questo metodo, confrontando gli istituti per il rapporto qualità/prezzo e che la quantità di denaro che la Rai avrebbe speso era inferiore a quella che aveva speso nel passato affidando senza gara, sempre ai soliti, questo appalto.
Le indagini hanno poi dimostrato la trasparenza di quella vicenda e allora non dico che bisognerebbe dare un premio a Saccà perchè ha fatto risparmiare milioni di euro alla sua azienda, ed è giusto indagare su qualsiasi cosa, ma allora perchè non indagare anche sulle assegnazioni fatte in passato senza l'espletamento di nessuna gara?
Ma esisteva un pre-giudizio che nel caso di Saccà non è rimasto circoscritto solo a Milano. Immaginate cosa sarebbe successo se io avessi testimoniato nel senso in cui stavano indagando i PM per la mia libertà personale, i protagonisti sarebbero finiti nel tritacarne mediatico e forse solo dopo i tre gradi di giudizio sarebbe emersa la verità, ma sarebbe stato troppo tardi.
L'IDEA DEI PM Quello che ho tratto dalle oltre 40 ore di interrogatorio è che i PM abbiano un'idea criminogena dei rapporti tra le persone e questo per uno come me che si è sempre fidato della giustizia e che mai in questi anni ha parlato di questa vicenda personale per rispetto delle indagini in corso, oggi chiuse e che ben prima di questa storia aveva lasciato Berlusconi perchè aveva smesso di credere in lui come leader politico, diventa un elemento di sofferenza civile e di perdita di fiducia nelle istituzioni.

OLTRE LA PAURA Ma è tempo che Berlusconi vada oltre le sue paure e metta in opera quelle riforme attese e condivise dall'opinione pubblica, non tanto per determinare la sua salvezza ma per garantire una giustizia giusta a tutti i cittadini italiani, è paradossale per uno dei massimi esponenti delle istituzioni temere il giudizio in un processo, a cui dovrebbe sottoporsi con serenità anche perchè la magistratura non è fatta solo di PM in cattiva fede e ossesionati da Berlusconi, questi sono una minoranza sempre meno presenti nelle aule dei tribunali e sempre di più invece negli studi televisivi e nelle aule del Parlamento. L'unico giudizio che è giusto temere, ma per rispetto non certo per paura, è quello della Storia.

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Isola dei famosi. Rocco Siffredi e Luxuria dicono no.

Confermati Heather Parisi, Giucas Casella, Massimo Ciavarro, Veridiana Mallman, Antonio Cabrini e Belen Rodriguez.
(Il Corriere della Sera) Forse ci sarà Heather Parisi tra i naufraghi della sesta edizione dell'Isola dei famosi, in programma su Raidue il prossimo autunno, il lunedì in prima serata. Ma non ci sarà Vladimir Luxuria, che smentisce le indiscrezioni - rimbalzate negli ultimi giorni - su una sua possibile partecipazione al reality show condotto da Simona Ventura. «Non sono stata contattata, nè ho fatto alcun provino», spiega l'ex parlamentare di Rifondazione comunista. «L'unica isola che mi aspetta - scherza - si chiama Barc, si trova in Croazia e ci andrò in vacanza con mia sorella».

Si chiama fuori anche Rocco Siffredi, citato nei toto-naufraghi di queste ore: «Sono tre anni - dice il talento del cinema porno - che si parla di me sull'Isola, ma non sono stato contattato. L'unica telefonata l'ho ricevuta due anni fa da Simona Ventura, ma le ho spiegato che non c'era la possibilità né pratica né teorica per una mia partecipazione, perché il reality non era tra i miei progetti. Comunque mi fa piacere essere citato: vuol dire che sono ancora amato dalla gente». A patire la fame in Honduras - secondo quanto ha anticipato «Tv Sorrisi e Canzoni» - dovrebbero essere, invece, oltre a Heather Parisi, il mago e ipnotizzatore Giucas Casella, l'attore Massimo Ciavarro, l'ex velina di Striscia la notizia Veridiana Mallman, l'ex calciatore Antonio Cabrini e la showgirl Belen Rodriguez.

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Bartolomeo Sorge e le unioni tra persone dello stesso sesso: Un’occasione per ragionare di laicità dello Stato.

(Sardegna e libertà) La rivista Aggiornamenti sociali, diretta dal gesuita Bartolomeo Sorge, ha pubblicato un saggio di grande importanza sulle unioni tra persone dello stesso sesso, siano essi omosessuali o no. Il dato per me rilevante è che, finalmente, in ambito cattolico, non si ragiona sulle abitudini sessuali di chicchessia, ma sulla natura sociale e civile dell’unione, sui suoi effetti civili, ampliando i ragionamenti su fattispecie di rapporti diverse dal matrimonio in tanti aspetti, ma non in quello della convivenza e della mutualità. Ho sempre pensato, infatti, che né la Chiesa né lo Stato si debbano occupare di sesso, mentre devono occuparsi di famiglia. La mia opinione, come quella di tanta gente, cattolica e no, è che il matrimonio sia tipicamente eterosessuale, ma che anche altre unioni devono essere disciplinate nei loro effetti civili dalla legge.

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La gaya Turchia.

(Sguardi diversi) Ho conosciuto questo paese grazie a Murat, uno dei miei migliori amici, un ragazzo turco che conosco ormai da quasi due anni.
Una di quelle conoscenze fortuite che caso vuole si trasformino in una solida amicizia.
Questa conoscenza mi ha permesso di conoscere questo paese dall'interno, grazie agli occhi di chi c'è nato e cresciuto e vive appieno la realtà del proprio paese.
Ho visitato Istanbul e la costa dell'egeo e mi sono innamorato di questo paese affascinante e della sua gente estremamente ospitale.
La Turchia è un paese che agli occhi delle persone è conosciuto attraverso mille pregiudizi, ma come paese mediterraneo è eccezionalmente simile all'Italia in moltissimi aspetti.
Innanzi tutto è giusto puntualizzare che è si un paese a stragrande maggioranza islamica ma non è un paese arabo ed è popolato da etnie e popoli molto diversi tra loro.
Come in Italia tutti sono stati educati nella religione, per cui le persone si riconoscono nell'islam come da noi tutti ci riconosciamo bene o male nel cattolicesimo.
Certo l'Italia è molto cambiata negli ultimi trent'anni per cui per certi aspetti la Turchia assomiglia all'Italia degli anni '70
E' un paese giovane dove i ragazzi costituiscono una forza enorme, è un paese di grande storia e tradizioni, sicuramente è anche un paese violento e profondamente machista e dove il pregiudizio anti-cristiano è altrettanto forte quanto qui da noi quello anti-islamico.
Dal punto di vista omosessuale la Turchia è l'unico paese islamico in cui sia presente un movimento forte ed organizzato, ad Istanbul e nelle principali città turche ci sono parecchi locali gay.
Logicamente come in tutti i paesi mediterranei e fortemente religiosi è forte il pregiudizio omosesssule; come nel mondo antico è ampiamente tollerata la parte “attiva” e gli uomini che hanno rapporti di questo tipo spesso non si sentono né bisessuali ne tantomeno gay, è solo un modo per accrescere la loro virilità.
Nonostante i divieti imposti dall'islam, nel passato non si era riuscito ad impedire che molti sultani fossero apertamente omosessuali e nel corpo dei giannizzeri, le guardie imperiali che erano costrette al celibato, fossero ampiamente tollerati i rapporti sessuali tra commilitoni.
La Turchia è comunque uno stato fortemente laico e la legislazione in questi anni ha fatto molto, anche per aprirsi alle richieste della comunità europea, per togliere le restrizioni a cui erano sottoposti gli omosessuali e oggi godono di un clima decisamente più favorevole che un passato.
È possibile vedere diversi personaggi apertamente gay ma soprattutto transessuali sulle televisioni turche, il personaggio più famoso di tutti è Bulent Ersoy, uno dei più popolari cantanti ed attori turchi che divenne donna nel 1981 pur mantenendo la sua voce maschile visto che la sua notorietà era dovuta alla musica tradizionale ottomana.
Tempo fa leggendo un articolo dell'internazionale nel quale si parlava della vita notturna di Istanbul ho trovato alla fine una curiosa notazione, il pezzo infatti si concludeva dicendo che la vera differenza tra un turco etero ed uno omosessuale stava nel numero di bicchieri di raki, una specie di grappa locale.
Questo è solo un piccolo compendio di informazioni sulla Turchia.. per qualsiasi altra curiosità o approfondimento sono a vostra disposizione:)
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Intervista a Jónsi Birgisson leader gay dei Sigur Rós.

(Hoppipolla) La band islandese sarà presto in tour in Italia in tre date, 11 luglio al Giardino di Boboli, 12 all'Auditorium Cavae di Roma e 13 all'Arena Civica di Milano. Il leader racconta il successo del gruppo e la sua rivincita sulla vita

Quelle atmosfere eteree e sognanti che sanno creare i Sigur Rós sono state definite in tanti modi: dream pop, post rock, psichedelia narcotica, suoni onirici. Ma la definizione più bella è opera di un giornalista del settimanale inglese Melody Maker, che qualche tempo fa scrisse: «La loro musica è come il suono di Dio che piange lacrime d'oro in Paradiso».
Oggi la band islandese pubblica il suo quinto cd, un disco dal titolo impronunciabile: «Med sud í eyrum vid spilum endalaust» (vuol dire «Con un ronzio nelle orecchie suoniamo all'infinito»). Il nuovo tour mondiale invece è già iniziato (prima tappa il 5 a Guadalajara, in Messico) e presto suoneranno anche in Italia: il primo dei tre concerti previsti si svolgerà l'11 luglio nel Giardino di Boboli di Firenze, a seguire Roma e Milano. Rispetto ai quattro che lo hanno preceduto, tutti concepiti e registrati in Islanda, questo nuovo album è stato inciso in varie località: parte del lavoro è stato fatto a New York, poi si sono spostati a L'Avana, quindi a Londra, e infine sono tornati a casa: a Reykjavik hanno lavorato sia negli studi di loro proprietà, sia in una chiesa. Da segnalare anche che questa è la prima volta che Jón Thor Birgisson detto «Jónsi» canta una canzone in inglese (il resto, come al solito, è in islandese).
«Questa volta - racconta Jón - ci siamo presi più licenze del solito. Le 11 nuove canzoni sono ispirate dalla libertà delle esibizioni acustiche filmate durante il tour di ‘Heima'». Da quelle riprese ricavarono l'omonimo film, presentato con successo all'ultima edizione della Festa del Cinema di Roma. Il nuovo album lo hanno realizzato assieme a Flood (produttore molto quotato, già a fianco di Depeche Mode, U2 e Smashing Pumpkins). «Di comune accordo - dice Jón - prima di iniziare il lavoro abbiamo deciso di passare un paio di settimane assieme per capire se eravamo compatibili. Così abbiamo affittato una casa nel centro di Reykjavik e ci siamo andati a stare tutti assieme». Evidentemente la prova di compatibilità l'hanno superata, dato che hanno deciso di co-produrre il disco. Hanno scelto di non eliminare tutte le imperfezioni: un orecchio attento coglierà alcune note sbagliate o il rumore delle dita sulle corde della chitarra. «Ma era quello che volevamo: questo disco contiene la musica più gioiosa che abbiamo mai registrato. Durante la lavorazione ci sono stati momenti molto belli, per esempio quando abbiamo inciso in presa diretta «Ára bátur»con la London Sinfonietta e il London Oratory Boy Choir: 90 persone che suonavano contemporaneamente».
La band si è avvalsa anche della collaborazione delle Amina, quartetto d'archi islandese tutto al femminile, di una sezione di fiati ed ha usato per la prima volta il mellotron, in particolare in uno dei brani più intensi del disco, «Fljótavík». La canzone che apre l'album, «Gobbledigook», caratterizzata da arpeggi di chitarra acustica e vari cambi di ritmo, è stata messa in rete e i fan hanno potuto scaricarla gratuitamente. Questa volta i Sigur Rós hanno deciso di puntare molto su Internet: gli iscritti alla mailing list del loro sito ufficiale (www.sigurros. com) hanno diritto a diverse agevolazioni, per esempio tutti coloro che hanno prenotato l'album, dal 9 giugno hanno avuto accesso allo stream di tutto il disco. Inoltre agevolazioni sull'acquisto dei biglietti per i concerti e la possibilità di vedere video esclusivi: quello di «Gobbledigook» è molto divertente ed ha un sapore hippy.
Stavolta, insomma, i Sigur Rós sono un po' meno crepuscolari rispetto al passato. Ma la loro musica resta carica di magia: le loro armonie celestiali così cariche di pathos mettono d'accordo critica e il pubblico più sofisticato, esattamente come succedeva 40 anni fa con i Pink Floyd. Le cronache hanno raccontato che Apple, la primogenita del frontman dei Coldplay Chris Martin e di Gwyneth Paltrow, è venuta al mondo con la loro musica diffusa in sala parto. E l'attrice Gillian Anderson (“X Files”) li ascolta quando fa yoga. A ricordargli episodi del genere, Jón se la ride: «Fa piacere a tutti sapere che in giro ci sono persone che apprezzano quello che fai».
Per lui, in particolare, deve essere una sorta di rivincita sulla vita: suo padre morì all'improvviso e la sua adolescenza è stata solitaria e infelice. In più è cieco da un occhio e il fatto di essere gay ha contribuito ad accentuare la sua sensibilità e il suo carattere introverso. «Come tutti i musicisti - dice - ritengo che il silenzio sia fondamentale, anche nella vita di tutti i giorni. Posseggo un piccolo appartamento a Reykjavik, è nella strada principale quindi è molto rumoroso. Questo a volte mi eccita. Ma ci sono momenti in cui sento il bisogno di isolarmi in una vecchia casa di campagna, dove il silenzio è totale. Questi due estremi si rispecchiano nella nostra musica: credo che la realtà che ci circonda influenzi tutto quello che facciamo».

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