Non solo diritti civili, ma anche business. In California, dopo la riforma della legislazione che permette le nozze tra persone dello stesso sesso anche se residenti in un altro stato, fioriscono le iniziative. Secondo uno studio dell’Università di Los Angeles, l’indotto avrebbe già creato 2.100 nuovi posti di lavoro, muovendo qualcosa come poco meno di settecento milioni di dollari.
Un potenziale economico che non è sfuggito agli investitori, come spiega Tony Moraga, dell’associazione Golden Gate Business.
“Gli operatori economici hanno capito di avere davanti un mercato immenso, e che grazie ai matrimoni omosessuali può rendere bene. Poi questa sarà l’estate dell’amore…”
La svolta, in California, era arrivata il 16 maggio scorso, quando la Corte Suprema dello stato ha annullato il divieto dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Secondo una indagine, oltre 50.000 delle 102.000 coppie omosessuali californiane hanno in programma di sposarsi entro tre anni.
Giovedì anteprima, il cartellone sarà aperto da Silvestri. Giancarlo Cattaneo "Abbiamo abbassato i prezzi". (Andrea Morandi - La Repubblica, edizione di Milano) Villa Arconati, vent´anni dopo. La rassegna musicale al Castellazzo di Bollate compie il suo secondo decennio di vita e per festeggiare allestisce un´edizione particolarmente ricca, inaugurata da due serate, giovedì e venerdì, prima della partenza effettiva del cartellone sabato 27 con il concerto di Daniele Silvestri. «Saranno due serate particolari - spiega il direttore artistico Giancarlo Cattaneo - al prezzo di 5 euro e in date programmate per non coincidere con un´eventuale partita dell´Italia agli Europei. È importante essere arrivati a questo traguardo: non era così scontato per una manifestazione interamente pubblica come la nostra». Intanto, oggi alla Feltrinelli di piazza Piemonte (ore 18.30) lo stesso Cattaneo, assieme al sindaco di Bollate e a Carlo Macrì e Roberto Carlone, ovvero metà Banda Osiris, racconterà la rassegna partendo proprio dalle serate inaugurali: giovedì prima l´Ambrosia Jazz Band (ore 19), poi le Quattro stagioni di Vivaldi eseguite da Francesco De Angelis, primo violino della Scala, e la bizzarra Banda Osiris con "Superbanda", viaggio sonoro nel Novecento musicale. Venerdì, oltre ai francesi Nouvelle Vague, che reinterpretano classici rock in chiave lounge, uno spazio teatrale con due rappresentazioni (ore 20 e 24) di Madrigale appena narrabile di Chiara Guidi e Scott Gibbons. «Ci saranno anche tre mostre - continua Cattaneo - , di cui una, fotografica, sulle passate edizioni del Festival. Quest´anno c´è molta competizione (dal Milano Jazzin´Festival ai concerti di San Siro) e abbiamo allestito un cartellone di altissimo livello, chiamando artisti che non sono mai stati prima a Villa Arconati». Tra i nomi attesi dal 27 giugno al 2 luglio spiccano Caetano Veloso (3 luglio), l´ex-Jam e Style Council Paul Weller (9 luglio), la leggendaria Siouxsie, ex-Banshees, con i suoi Creatures (14 luglio), e i due figli di Frank Zappa, Ahmet e Dweezil, in una rievocazione delle invenzioni del padre a 15 anni dalla morte. E, ancora, la cantautrice canadese K. d. Lang (7 luglio) e la rivelazione Usa Cat Power, cantautrice e interprete inclusa anche nella colonna sonora del film su Dylan Io non sono qui (2 luglio), Richard Galliano in un tributo al tango con il cantante argentino Càceres oltre agli italiani Daniele Silvestri (27 giugno) e Baustelle (che chiuderà il 21 luglio). «Vogliamo calmierare i costi - precisa Cattaneo - , i nostri prezzi saranno tra i più bassi di quest´estate; con 45 euro sarà possibile abbonarsi a tre concerti. I margini sono stretti, ma Villa Arconati deve differenziarsi sempre, non solo per lo scenario».
Studentesse di giorno. Di notte attrici hard a pagamento sul Web. Assieme ai fidanzati. Un libro esplora il boom del personal eros. Che sta rivoluzionando il mercato a luci rosse. (Sabina Minardi - L'Espresso) Ogni pomeriggio, Luana accende il computer, si collega a Internet e attraverso una videochat conosce nuove persone. Clienti. Davanti ai quali si spoglia e fa giochi erotici. "Strip-tease, senza mai inquadrare il viso", spiega. Ovviamente, a pagamento: guadagna un migliaio di euro al mese, soldi che giustifica con una finta attività da baby-sitter. "Ma potrei diventare molto più ricca se decidessi di farlo a tempo pieno: conosco ragazze che andando in cam più frequentemente di me portano a casa uno stipendio di 5 mila euro". Professione camgirl. Tecnicamente, né una prostituta, né una pornostar. Praticamente, l'ultima espressione del web-fai-da-te. E la frontiera più nuova ed aggiornata del mercato dell'eros.
'Personal Porno', ha appena battezzato il fenomeno il giornalista Federico Ferrazza, collaboratore de 'L'espresso', in un libro in arrivo il 20 giugno (Fazi Editore). Un volume dalla doppia chiave di lettura: da una parte rigorosa analisi di un mercato in crescita, anche se dai contorni ancora sommersi e frammentati. Dall'altra, lucida istantanea su 'come diventare pornostar in Rete e manager di se stessi (senza farsi fottere)'.
"L'idea di lavorare a un'inchiesta sulla pornografia on line mi è nata da una notizia sorprendente", spiega l'autore: "Un comunicato che segnalava, dopo anni di inarrestabile crescita, un improvviso calo nella vendita e nel noleggio di dvd per adulti. Un giro d'affari che negli Stati Uniti si era ridotto da 4,28 miliardi di dollari a 3,62. Colpa di Internet, certo. E dei download pornografici, sempre più facili e alla portata di tutti. Ma non solo". Ha gironzolato per i network della rete, navigato tra i corrispettivi a luci rosse di YouTube (siti come YouPorn, PornTube o PornHub), incontrato molti interpreti di questo mondo, ambiguo, sommerso eppure così contiguo alla real life. Per dimostrare che se il mercato tradizionale dell'hard è ufficialmente, e per la prima volta, in crisi "i principali colpevoli sono proprio i siti targati Web 2.0 che, ospitando migliaia di video porno gratis, gli fanno concorrenza", nota Ferrazza: "Con i propri filmati hard è possibile mettere in piedi non solo una tv ma anche piccole case di produzione, capaci di generare diverse migliaia di euro al mese".
In vendita ci sono sì, soprattutto, ragazze (la versione al maschile del personal porno esiste, ma è limitata: a gigolò che usano la Rete per adescare donne o a siti rivolti all'universo omosessuale). Ma non è previsto alcun contatto fisico: tutto passa dalla telecamerina, attraverso la quale il cliente assiste a spettacoli live. Interni casalinghi e movenze amatoriali. Divani stinti e lingerie da grandi magazzini. Termosifoni su cui strusciarsi e giocattoli erotici improvvisati. Solo gli utenti più avanzati, e le escort più competitive, sperimentano il sesso a distanza con l'aiuto degli ultimi sex toys: finti organi sessuali collegati al computer, in grado di amplificare l'effetto simulazione.
Chi sono le protagoniste di questo universo? Studentesse, casalinghe, giovani donne, che rivendicano di agire all'insaputa di tutti (i partner, però, generalmente sono al corrente: e la gelosia, in assenza di fisicità, sconosciuta ): secondo i dati riportati, e aggiornati a febbraio di quest'anno, sarebbero almeno 4.000 le ragazze italiane dalla doppia vita, registrate su siti specializzati. Ogni giorno se ne aggiungono di nuove.
Come Morgana, 25 anni, studentessa dell'università La Sapienza, prossima alla laurea in Scienze politiche e un titolo già in tasca in Scienze della comunicazione: la mattina a lezione, due o tre pomeriggi alla settimana in palestra, uscite con gli amici o per fare shopping. La sera nei panni di Persephone, rapita dall'Ade telematico: "Non c'è un orario fisso: mi mostro durante la notte, fino all'alba". Tra spettacoli in diretta o giochi di coppia (il fidanzato, mai inquadrato in viso, partecipa spesso; insieme realizzano filmati che vendono a 36 euro), mette su uno stipendio mensile che la rende indipendente. Le prime due settimane del mese sono le più proficue; seguono quindici giorni in cui le visite al sito sono inferiori: finché non ritorna il 27 e gli accessi, e i guadagni, riprendono a crescere.
"La mattina mi alzo e faccio le pulizie come tutte le casalinghe", racconta Ophelia, nom de plume di una quarantenne che vive in provincia di Verona: "Poco prima dell'ora di pranzo mi connetto e vado avanti fino alle 20. Poi preparo la cena". Un lavoro da otto ore al giorno, come fosse una normale impiegata. Solo che gli unici dipendenti sono i suoi clienti: in pausa pranzo, o di lavoro. "Gente che ha bisogno di svagarsi per un po'", minimizza lei: ogni minuto davanti alla webcam costa 3 euro. Per uno spogliarello, un pezzo di corpo in bella mostra davanti al pc, richieste ordinarie. A volte, scambi di ruolo: come per qualche signore che ama mostrarsi dalla scrivania, per il puro gusto di esibirsi in orario d'ufficio ("giacca, cravatta e pantaloni abbassati").
Perché fare sesso on line è ormai facilissimo: basta una connessione a Internet e una webcam di livello accettabile. Per le ragazze, il passo ulteriore è registrarsi, in genere gratis, su una delle tante piattaforme a disposizione. Come ragazzeinvendita.com, siti che fanno anche da intermediari nella riscossione del denaro: incassano dal cliente e girano, garantendo privacy, il compenso (mediamente, la metà). Videochattare è il servizio che rende di più. I guadagni però cambiano in base alla fantasia di ognuna. C'è chi vende il suo numero di cellulare. O video amatoriali girati insieme ad altri uomini. Ma c'è anche chi si spinge oltre. Come Maliziosa Chanel e il suo compagno Ale, raccontati nel libro: organizzano orge e gang-bang (rapporti sessuali in cui una donna sta con molti uomini). Filmano tutto. E spediscono, a pagamento, su Internet il risultato.
"Il personal porno ha dato a chiunque la possibilità di entrare nel business del cinema hard. Ma il mercato che ha generato è ancora troppo giovane e instabile per essere misurato", dice Ferrazza: "Non è mai stato fatto neppure uno studio completo. Le storie che ho raccontato servono a dimostrare che chiunque può esserne parte".
"Le persone non si accontentano più di film lontani dalla realtà. Non vogliono solo guardare ma partecipare, e Internet ha dato loro questa possibilità ", spiega il produttore hard Riccardo Schicchi: "Girare un video e metterlo in Rete è semplice, il nostro lavoro è solo quello di mettere in contatto le persone. Basti pensare che gran parte del business di Diva Futura deriva dalle chiacchierate telefoniche che le nostre star fanno sedute su un divano mentre l'interlocutore le guarda in tv. L'industria del porno, come l'abbiamo conosciuta finora, non esiste più".
In calo il trend, ma molti sono rimangono felici della scelta. (Apcom) - Spesso il matrimonio non funziona: e quanto è vero per gli eterosessuali, è vero anche per le coppie formate da persone dello stesso sesso. E' quanto scrive in prima pagina il New York Times, riferendosi al balzo nel numero di separazioni e divorzi che ha colpito lo stato americano del Massachusetts, nei quattro anni successivi alla sua decisione di considerare legali le nozze tra gay.
Non solo. Il trend del matrimonio si è anche smorzato negli ultimi anni. Delle 10.500 coppie gay che si sono sposate qui a partire dal 12 maggio del 2004, 6.121 hanno deciso di scambiarsi l'anello nei primi sei mesi. Sono stati celebrati poi 2.060 matrimoni nel 2005, 1.442 nel 2006 e appena 867 nei primi otto mesi del 2007. Quasi due terzi dei matrimoni sono stati tra lesbiche.
Da segnalare che, stando a quanto riportato dallo stesso cebso, nello stato del Massachusetts ci sono 23.655 coppie formate da persone dello stesso sesso (i dati risalgono al 2006).
"Niente è come lo avevi immaginato", si lamenta Jacob Venter, 44 anni, che ha sposato Billy Boney, 36 anni, tra gli omossessuali frustrati dal matrimonio.
Nonostante il calo nel trend, ci sono però molte coppie tuttora soddisfatte della loro scelta. "Oggi mi sento completamente diversa - ammette Linda Bailey Davies, 62 anni, sposata con Gloria Bailey -Davies, 67 anni - Sento di essere legittimata a vivere in questo mondo". E Lisa Forest, sottolineato che in precedenza, "senza avere alcun riconoscimento legale, ci sentiamo molto vulnerabili". Ora, invece, la situazione è completamente mutata. "Prima volevamo avere la sicurezza psicologica di sapere di essere tutelati, nel caso in cui una di noi si fosse ammalata, e anche che saremmo state in grado di trasferire i nostri asset, almeno a livello statale, senza soffrire l'imposizione di tasse". E ora questi desideri sono stati senz'altro esauditi.
Ma questo non significa che, una volta detto sì, non ci siano gli stessi problemi che affliggono le altre coppie. "Le coppie gay e lesbiche divorziano per gli stessi motivi per cui divorziano le coppie eterosessuali", spiega Joyce Kahffman, avvocato e attivista per i diritti dei gay - Onestamente, l'unica differenza è che alcuni si affrettano a sposarsi senza pensarci molto". Detto questo, si "è trattato (sicuramente) di un momento storico".
Bisognerà vedere ora quale sarà il trend in California, stato in cui la Corte Suprema, lo scorso 15 maggio, ha ribaltato il bando ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, con una sentenza che apre la strada alla legalizzazione delle nozze gay nello Stato.
Ma è battaglia fra liberali e ortodossi. (TGCom) In Gran Bretagna è stato celebrato il primo matrimonio con rito tradizionale fra preti omosessuali. La funzione è stata officiata nella Chiesa anglicana di San Bartolomeo il Grande, a Londra, una delle più antiche del Regno, senza neppure che il vescovo ne fosse a conoscenza. L'unione dei due religiosi, Peter Cowell e David Lord, e del clero omosessuale, rischia di portare una scissione tra gli anglicani di tutto il mondo.
La prima celebrazione del matrimonio fra gay, con tanto di liturgia tradizionale, letture, canti ed eucaristia, che segue la "benedizione" di alcuni preti liberali a coppie omosessuali, ha sollevato una forte reazione da parte della corrente più conservatrice ai vertici della Church of England. Questa ora minaccia una scissione a livello internazionale proprio sulla questione del clero omosessuale. Il matrimonio svoltosi il mese scorso, fra l'altro nella stessa chiesa in cui è stato ambientato il film "Quattro Matrimoni e un Funerale", sottolinea il Sunday Telegraph, infrange le regole della chiesa anglicana.
Ad insergere sono stati soprattutto i conservatori ma anche i liberale della comunità anglicana. Il reverendissimo Henry Orombi, archivescovo dell'Uganda, ha definito la cerimonia "blasfema", chiedendo all'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, di intervenire con fermezza per evitare che la Chiesa anglicana si "disintegri". Il vescovo di Winchester Michael Scott-Joynt ha dichiarato che un simile atto contravviene a tutte le principali regole della Chiesa e "alimenterà le divisioni all'interno della comunione anglicana".
Il matrimonio potrebbe anche risollevare la guerra sul clero omosessuale sorta nel 2003 in seno alla Chiesa britannica, quando Jeffrey John, un religioso gay che era stato nominato vescovo di Reading fu costretto alle dimissioni proprio per aver esternato la sua omosessualità.
Cinquemila in piazza. E la festa irrompe tra balli e slogan. In piazza l’happening della libertà sessuale. Luxuria la star dell’evento. (Daniele Cabras e Giuseppe Buffa - La Stampa) Forse non saranno stati i 5 mila contati dagli organizzatori, ma piazza Vittorio era stracolma ieri pomeriggio per il «Biella Pride». Tra bandiere, slogan sulla libertà sessuale, canzoni sparate dal palco, balli semi-provocatori, interventi ufficiali e tentativi di trasgressione, la città ha metabolizzato senza eccessive difficoltà la kermesse. Anzi, ha messo a segno un risultato: l’happening biellese (con una punta massima, ieri, di circa 3 mila persone) sarà l’apripista dei prossimi «Pride» che si terranno annualmente nelle principali città italiane.
Le proteste dei giovani di Forza Nuova e della Chiesa di Cristo Re si sono infrante sul muro compatto dei partecipanti, tenute a bada anche da un efficace servizio d’ordine garantito da 120 uomini di Questura, carabinieri, vigili urbani, guardia di finanza, vigili del fuoco. Nessun brivido neppure davanti alla Prefettura: una delegazione guidata da Franco Grillini, dirigente nazionale dell’Arcigay, ha manifestato contro quelle che, nei giorni scorsi, sono state interpretate come chiusure (e censure) all’happening.
Star della manifestazione Vladimir Luxuria: ha calamitato l’attenzione di molti biellesi che hanno voluto farsi fotografare con lei; prima sul palco attorniata dai boys del corpo di ballo, e poi in strada, tra la gente, Luxuria si è detta soddisfatta per l’esito della manifestazione. La festa si è conclusa poi al «Cancello». ---
(Stefania Zorio - La Stampa) L’unica nota di trasgressione del Biella Pride, alla fine, sono stati i palloncini a forma di fallo, in vendita come ricordo al centro della piazza. Per il resto, la kermesse dell’«orgoglio omosessuale» è filata via come un grande happening tra musica, striscioni arcobaleno e tulle rosa. Ad aprire la giornata è stato un presidio pacifico di fronte alla prefettura alle 12, cui ha preso parte anche il dirigente nazionale dell’Arcigay Franco Grillini, ma la manifestazione è entrata nel vivo solo alle 16, quando sul palco in piazza Vittorio Veneto sono saliti Adriano Guala, del comitato organizzatore del Biella Pride, ed Enzo Cucco, in rappresentanza del Torino Pride. «Per noi è stata una grande scommessa organizzare una manifestazione come questa qui a Biella - ha detto Guala -, e la risposta sono le persone che affollano oggi questa piazza: l'abbiamo vinta». Una ventina gli stand ai lati della via, tra i quali quelli delle associazioni No Vat, Maurice, Lambda, ma anche uno delle «famiglie arcobaleno», di Apertamente e della Croce Rossa Italiana. Mattatrice dell'evento è stata Marina Pagarotto, voce di radio Flash, mentre l'animazione è stata affidata ai Qjmanji, un gruppo di artisti torinesi. Sul palco si sono alternati momenti di musica come un concerto di Mac, giovane promessa hip-hop, le drag queen Natalia Pestrada e Barbie Bubu; poi interventi politici, ma anche testimonianze di genitori dell’associazione Agedo. I temi toccati spaziavano dalla politica alla libertà sessuale; ed a questo proposito il Biella Pride sarà anche ricordato come la manifestazione in cui è stato deciso di programmare la stessa festa ogni anno. Ad annunciarlo è stato Franco Grilini durante il suo intervento: «Anche dopo le polemiche delle scorse settimane i biellesi hanno comunque deciso di prendere parte alla manifestazione, e questa è la dimostrazione che la gente non vuole nascondersi ed accetta anche questa realtà: per questo da oggi ci batteremo per organizzare un Pride all'anno in tutte le province italiane».
Sono stati invece gli assessori alla Pace Davide Bazzini e Alberto Zola a portare i saluti di Provincia e Comune. «Chiedo scusa a nome delle istituzioni - ha detto Bazzini - per tutte quelle volte che non hanno capito che i diritti dei gay, delle lesbiche e dei transessuali sono i diritti di tutti». Orgoglioso dalla manifestazione anche il Comune: «E’ un privilegio portare i saluti di una città che sostiene con convinzione questa manifestazione - ha dichiarato Zola -. Il Pride è un messaggio forte di civiltà per tutta la cittadinanza. Ci deve essere posto per tutti nella società. Siamo orgogliosi di accogliervi a braccia aperte».
Ospite e star della manifestazione l’ex parlamentare Vladimir Luxuria: «Non mi aspettavo così tanta gente - ha detto dal palco -. Ho saputo delle polemiche, ma tutte queste persone dimostrano che la scommessa di organizzare un Pride a Biella è stata vinta. E' una bella festa, e la città è molto accogliente; in una caffetteria mi hanno anche regalato un pacco di biscotti biellesi». A chiudere la manifestazione, alle 20 in centro città, è stato il corteo in piazza dei Sax And City, della banda Bracadabra di Torino, sulle note di una canzone del gruppo «Radici nel Cemento». Il Biella Pride 2008 si è poi concluso con una festa alla discoteca il Cancello del Piazzo, dove ad animare la festa sono stati ancora una volta i Qjmanji. ---
Lo spettacolo “cattura” anche le nonne sedute al bar. «I ragazzi del Biella Pride? Ballano meglio di quelli di “Amici”». La coreografia dei balletti è di certo piaciuta alle signore biellesi, che ieri si sono fermate sotto i portici dell’ex Standa per assistere allo spettacolo. La passeggiata del sabato pomeriggio non è stata rovinata: anzi, è stata più vivace e colorata del solito. A un’ora dall’inizio sono tante le persone che affollano i portici di via Vittorio Veneto. C'è chi passa, dà uno sguardo e poi fila su verso via Italia, chi invece fa finta di niente e cambia strada, c’è anche chi si ferma incuriosito e prende posizione proprio come a un concerto. Sul palco, intanto, ci sono le prove del corpo di ballo. «Sono proprio bravi, altro che quelli del programma Amici o Buona Domenica», è il commento più diffuso. Due nonne fuori dal bar assistono alle prove e intavolano un discorso impegnativo, su amore e tolleranza, arrivando alla conclusione che «in fondo, se c’è rispetto e amore, che male c’è?». Qualcun altro, invece, si mette a parlare di «malattia». Tante anche le famiglie che si fermano: i papà, forse per sentirsi più «uomini», iniziano a parlare del rigore dato alla Romania e alla grande parata di Buffon. Ti guardi in giro e vedi gente normale, forse qualche colore un po’ più forte e vivace rispetto al solito, ma in fondo è moda. E i protagonisti? A un certo punto arriva una drag queen: gambe affusolate e slanciate, jeans attillati e occhialoni. Le reazioni sono le più varie: da chi sorride a chi fa finta di niente. I ballerini nel frattempo continuano a provare e spuntano i video-cellulari. Poi parte la musica, la piazza si riempie. La festa comincia: ed è festa per tutti. ---
E il pastore tuona: siete nel peccato. (Renato Moreschi - La Stampa) Il «Pride» ha scatenato una doppia contestazione (annunciata) un po’ politica e un po’ religiosa. Da una parte i neofascisti di Forza Nuova, dall’altra la chiesa evangelica di Cristo Re. Il primo sit-in in piazza Unità d'Italia, davanti alla Provincia: una ventina i militanti di destra, prevalentemente giovani. Nessuna testa rasata, ma posizioni ideologiche chiare: difendere la famiglie tradizionale e i valori della nazione. «Non potevamo non reagire a questa manifestazione - spiega il segretario biellese Luca Martinetti -. Viviamo in un territorio sempre più in sofferenza, dove il lavoro è diventato un lusso, e questa amministrazione sperpera denaro pubblico per appoggiare il Pride». Per Martinetti, segretario dal gennaio 2007 e uno dei pochissimi militanti biellesi, è la prima uscita pubblica con Forza Nuova, che si candida in futuro ad avere un ruolo politico nella vita amministrativa: «Alle prossime elezioni per il capoluogo ci presenteremo con un nostro candidato e un programma - spiega -. Questa è una prima di una lunga serie di contestazioni che abbiamo in mente». Ma già nel tardo pomeriggio, lontani com’erano dall’epicentro della festa, i neofascisti hanno smobilitato, e la contro-manifestazione è finita. Questa mattina alle 11 si ritroveranno al Bocchetto Sessera, con le «fiamme nere» di Milano, alla commemorazione dei caduti civili e militari della Repubblica sociale.
Un volantinaggio capillare proseguito per circa 10 ore, in piazza Fiume e in via Italia, è stata invece la formula del «Jesus Pride», organizzato dalla chiesa evangelica di Cristo Re e dal suo pastore Corrado Maggia. Slogan: «Dio ama i gay, ma odia l’omossessualità. Ama i peccatori ma non il peccato». A diffondere il messaggio sono stati circa 30 fedeli-volontari. «Dio ci ha dato dei punti fermi sul tema dell'omossessualità - ha spiegato il reverendo Corrado Maggia -; nelle sacre scritture ha ben definito questi peccati, condannando a morte chi si fosse macchiato di atti riprovevoli. La distruzione di Sodoma e Gomorra è la testimonianza della ferocia del Signore. La scienza non può giustificare questi comportamenti, non è una malattia, non è nel dna, è una perversione». Sempre Maggia ha spiegato che il nucleo composto da un uomo, una donna e dei figli, per l'intera vita, è il piano perfetto di Dio. Quindi niente Pacs o oltre forme di unione «contronatura». Che fare, dunque? Per il pastore rimane una sola via di fuga: il pentimento e l’abbraccio della parola di Dio. «Nella nostra chiesa ci sono ex ladri, ex rapinatori - ha concluso Maggia predicando ai passanti -, che sono stati toccati e trasformati dalla grazia del nostro Signore». ---
«Noi, cartina di tornasole della democrazia» «Libertà di essere», «Libertà di esserci», «Preferisco disturbare che essere invisibile»: gli slogan del Biella Pride sono comparsi ieri mattina attorno alle 12 negli striscioni portati davanti al palazzo della Prefettura quando è andata in scena la protesta pacifica che ha aperto ufficialmente la manifestazione. Una protesta silenziosa, senza clamori né megafoni, affidata appunto a grandi striscioni e cartelli portati dai manifestanti. Il sit-in era stato annunciato qualche giorno fa in conferenza stampa dal comitato del Biella Pride, in risposta alle polemiche che hanno coinvolto il palazzo del Governo. La prima soluzione proposta per l’evento, e cioè la piazza della Provincia, non era piaciuta agli organizzatori che avevano accusato le autorità di voler mettere la sordina alla manifestazione. La polemica è rientrata con la decisione di concedere piazza Vittorio, ma la macchina della contestazione nel frattempo era già partita con gran rumore. Una ventina circa le persone presenti: alcuni membri del comitato organizzatore del Biella Pride, rappresentanti dell’associazione radicale Adelaide Aglietta, ma anche giovani di Biella, di Novara, Verona e Torino. Tra loro anche il presidente onorario dell’Arcigay nazionale Franco Grillini: «La mentalità vecchia è dura a morire - ha dichiarato -. Esiste la libertà di opinione ma ci si deve modernizzare. Solo dove esiste la dittatura non esiste democrazia; e noi siamo la cartina tornasole della democrazia in un paese». (video e foto di G. Dall'Orto) ---
E con oggi oltre tre milioni di visite e ben sei di pagine viste. Grazie.
Si, grazie. Grazie a tutti voi per la preferenza. A tutt'oggi, dal 15 settembre dello scorso anno, ci han fatto visita ben tremilioni (per la precisione 3.009.540) di lettori. Ovviamente non tutti referenti all'universo Glbt e di questo ne siamo fieri. Fieri di non essere un ghetto o una riserva indiana. Hanno tentato di zittirci, soprattutto con stupide azioni e dispetti ma non ci sono riusciti e noi andiamo avanti con nuove iniziative e collaborazioni.
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