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mercoledì 27 agosto 2008

Omosessuale trentenne si suicida con il gas di scarico della propria auto.

Il suo corpo e' stato trovato, ieri sera, dentro la vettura, parcheggiata in via De Amicis (civico 86). Indagini sono in corso per ricostruire l'accaduto e soprattutto per chiarire i motivi all'origine del tragico gesto.

(Fabrizio Tenerelli - Riviera 24) Un omosessuale di 30 anni, A.A., di Sanremo, si e' tolto la vita con il gas di scarico della propria automobile, una Renault 4 di colore rosso. Il suo corpo e' stato trovato, ieri sera, dentro la vettura, parcheggiata in via De Amicis (civico 86), nella citta' dei fiori. Stando ai primi accertamenti, la molla del suicidio potrebbe essere scattata, in seguito a un litigio con il compagno. Sul posto sono intervenuti: carabinieri, vigili del fuoco, automedica 'Alfa 2' del 118 e Croce Verde di Arma. Per l'uomo, tuttavia, non c'era piu' nulla da fare.
Era gia' in 'rigor mortis' ed e' probabile che sia deceduto parecchie ore prima. Il riconoscimento del corpo e' avvenuto ad opera del compagno con cui viveva e di un'amica. Indagini sono in corso per ricostruire l'accaduto e soprattutto per chiarire i motivi all'origine del tragico gesto. Sembra, infatti che piu' di una volta il giovane avesse manifestato propositi suicidi, dopo aver litigato col convivente, di qualche anno piu' anziano di lui. Era da lunedi' che i suoi amici lo cercavano. Secondo quanto ricostruito, per suicidarsi avrebbe legato con del nastro adesivo un tubo alla marmitta, facendolo, poi, entrare nel portellone della vettura. Sembra, tra l'altro, che non abbia lasciato biglietti o lettere con cui spiegare il perchè del suicidio.
Il giovane lavorava attualmente nel campo della ristorazione del Moac, la mostra mercato dell'artigianato, in corso a valle Armea. Originario di vado Ligure (Savona), da anni abitava a Sanremo. A detta degli amici, che lo hanno visto l'ultima volta lunedi' sera, proprio alla fiera, il suicidio potrebbe essere maturato per una serie fattori concomitanti. L'uomo, infatti, aveva problemi economici dovuti alla mancanza di un lavoro stabile - alcuni mesi fa aveva smesso di lavorare, non in regola, per un negozio di Bordighera - inoltre, aveva recentemente perso anche la nonna alla quale era molto legato. Se a scatenare la molla del suicidio siano stati problemi economici, sentimentali o di altro tipo, dunque, e' ancora troppo presto per affermarlo.

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giovedì 3 gennaio 2008

Francia, minacciato d'espulsione una giovane gay africano tenta il suicidio.

Si tratta di uno studente di origine sub-sahariana, lo riporta il sito Tetu.com.

(Lamanicatagliata.com) È un giovane di origini sub-sahariane al quale la famiglia ha tagliato i viveri a causa della sua omosessualità, e che vive da diversi anni in Francia, che ha tentato il suicidio dopo avere lasciato un messaggio dopo essersi tagliato le vene e avere assunto diverse pasticche di tranquillanti e antidepressivi. Senza soldi né mezzi di sostentamento il giovane ha dovuto sospendere gli studi e rischia l'espulsione (essendo in possesso di un visto legato ai suoi corsi universitari). Se ritornasse in patria sarebbe quasi certamente ucciso.

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domenica 23 dicembre 2007

Un Natale in famiglia... Dalle violenze sulle donne a quelle sulle persone trans, la maggior parte avviene in casa.

(Flavia Amabile - La Stampa) E allora, eccoci. E' il momento di darsi gli auguri: un buon Natale per chi ci crede, visto che quest'anno crederci è più difficile del solito. Il 25 dicembre è la consacrazione della famiglia, delle cene 'tutti insieme', del volersi bene, ma mai come stavolta la famiglia arriva alla sua festa acciaccata, piena di ferite, dolorante e zoppicante. Quest'anno per credere nella famiglia bisognerebbe non aver nè scritto nè letto i giornali per mesi, bisognerebbe guardare solo a quello che accade dentro le proprie mura di casa. Nei casi più fortunati.

Per quel che mi riguarda per credere in questo Natale non dovrei per esempio sentire il litigio furibondo dei miei vicini, che va avanti da mezz'ora intervallato da strani tonfi. Sono in ascolto, pronta a chiamare il 113 se dovesse degenerare ma non so con che animo loro due si daranno gli auguri a mezzanotte. Così come non dovrei pensare a Chiara che potrebbe essere stata uccisa dal fidanzato-studente modello o a Meredith vittima di una notte di sesso.

Per credere in questo Natale avrei dovuto vedere solo in televisione la tenera invasione di uomini, donne e bambini, il milione (???) e oltre di persone del Family Day. Invece li ho seguiti, intervistati e mi sono parse famiglie, sì, ma con una nota troppo alta rispetto alla media. Avevano tutti stuoli di figli in un Paese che ormai bambini ne fa con una certa fatica. Avevano tutti troppi crocefissi e stemmi di appartenenza ad associazioni cattoliche: troppi e troppo ostentati persino per l'Italia.

Per credere in questo Natale non dovrei aver letto la storia di Loredana che si è impiccata a 16 anni l'11 dicembre, quando ragazzi e ragazze della sua età in genere non pensano ad altro che alle vacanze in arrivo, ai regali, alle feste. Loredana si chiamava Paolo, ma si sentiva donna e si vestiva da donna. Il padre aveva avuto la felice idea di aggiungere la giusta dose di maltrattamenti e violenze alla sua situazione già abbastanza difficile. Loredana l'aveva denunciato e era finita in un centro di assistenza. Viveva insieme con 35 ragazzi tra i 15 e i 17 anni: tutti extracomunitari, tutti clandestini, perché nessun altro centro l'aveva voluta. Ma non era questo a pesarle davvero. Era il padre. Dopo averlo denunciato, aveva ritrattato ma l'udienza del Tribunale incombeva. Probabilmente all'idea di dover affrontare la vergogna, gli sguardi dei genitori, Loredana non ha retto, ha preferito defilarsi.

Per credere in questo Natale, dopo aver letto di Loredana, non avrei dovuto parlare con Vladimir Luxuria, l'onorevole di Rifondazione Comunista, che mi ha ricordato come ogni mese in media muoia una persona transessuale o transgender e che la maggior parte di loro 'viene ammazzata in casa'. Nè avrei dovuto dare uno sguardo alle statistiche per scoprire che l'Italia è il Paese con il maggior numero di vittime al mondo se si considera il rapporto fra trans uccisi e popolazione: come se ogni anno venissero uccise 80 mila donne per il solo fatto di essere donne. Il tutto, va ripetuto, avviene soprattutto fra le mura di casa.

Per credere in questo Natale non avrei dovuto leggere nemmeno quello che ha scritto Enza Panebianco sul suo blog a proposito della vita di un gay o delle persone trans in Sicilia, avendo capito che il tutto avviene nell'assoluta indifferenza di associazioni quali l'Arcigay come la vicenda di Loredana sta a dimostrare. Nè avrei dovuto scrivere tutti i post che troverete nell'archivio di questo blog, nella sezione donne.

Comunque sia, visto che per fortuna qualcuno che ci crede ancora c'è, buon Natale.


Vignetta 'Arcigay' - Copyright Blog 'Diritto di Cronaca'

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giovedì 20 dicembre 2007

Il giovanissimo transessuale suicidatosi in Sicilia. Una dura accusa all'Arcigay.

Un sogno che voleva essere realtà ma fu ucciso.
Arcigay non è effettivamente un gran punto di riferimento. Secondo l’opinione di chi aveva provato a trovare lì notizie utili, la sede Arcigay pareva più un posto di aggancio per “relazioni” e di smistamento informazioni per spiegare dove bisognava andare per incontrare carnazza disponibile.

(Lylo, 33 anni, AG - Giovani tentazioni) Ora mi ricordo. Si, mi viene in mente. Palma di Montechiaro è un posto che conosco. E mi è nota anche la città di Catania e Assoro, in provincia di Enna. Quei posti io li conosco perchè andavo a farci l’antimafia, negli anni delle stragi di Falcone e Borsellino, del giudice Saetta e Livatino. Loredana invece ha fatto un tour senza visite guidate di centri di “recupero” per persone che evidentemente si ritiene siano da recuperare. Ci ritorno spesso in quei paesi, perché nel mio cuore ci sono i Templi di Agrigento come spine di Fichi d’india attaccati al cuore. Agrigento. Una bella zona vicina ad un mare azzurro limpido. Tanti campeggi e zone per turisti. Di soldi nella zona tra Sciacca ed Agrigento ne sono arrivati tanti ma quando andavamo a fare le iniziative antimafia succedeva che parlavamo a piazze vuote. La gente stava nascosta dietro le imposte e gli unici che vedevi in giro erano gli uomini della “società”, il club per fare giocare a carte e fare scambiare chiacchiere ai notabili e agli anziani del paese. Catania è già una città, anche se a volte penso che tutto il pensiero di sinistra si esaurisca sulla scalinata del Nievski. A Catania i fascisti ce l’hanno a morte con i “finocchi” e gli dedicano manifesti e pure botte. I pride degli ultimi anni hanno fatto incazzare un bel po’di gente. Chissà però quante teste sono cambiate.
In questi paesi dimenticati da tutti, ne sono morti tanti di persone per mano della mafia . Non so se avete presente. La Sicilia è un triangolo con due cateti e una ipotenusa. A sud ovest si trova Palma di Montechiaro. Lì vicino potete vedere Licata, Gela e poi su su fino a Ragusa, Siracusa. Per andare a Catania bisogna andare al cateto minore, sud est. Assoro invece sta nell’entroterra. Nel territorio ennese che è pure l’unico che ha i tetti a spiovente perchè ogni tanto nevica. Uno su mille c’è l’ha fatta a sopravvivere, con incubi notturni e la paura di essere ancora ammazzato, ma c’è l’ha fatta.
Sono tutti posti identici per mentalità, a parte qualche eccezione. Ed I “froci\” non piacciono quasi a nessuno e in genere per vivere devono spostarsi nelle grandi città (Palermo e Catania) e per avere qualche relazione sociale o lavorativa in più devono emigrare in continente. I trans di paese non hanno proprio ossigeno, in ogni senso. Per la mentalità siciliana un figlio morto è meglio di un figlio frocio. Per i padri padroni siamo alla malattia da curare a bastonate. Sistemi di “correzione” che variano dalle botte ai servizi sociali. Per non finire sugli abusi di carattere commercializzato o omici su commissioni. Perchè la Sicilia è pure questo.
A Palermo ne ho conosciuti di ragazzi gay che non sapevano a chi rivolgersi. Quando ero attivista per uno strano movimento clandestino negli anni 90. A volte nel mirino di pistole impazzite che se non ti acchiappano oggi domani è un\’altro giorno. In sicilia poi, Arcigay non è effettivamente un gran punto di riferimento. Secondo l’opinione di chi aveva provato a trovare lì notizie utili, la sede Arcigay pareva più un posto di aggancio per “relazioni” e di smistamento informazioni per spiegare dove bisognava andare per incontrare carnazza disponibile. Ma nonostante il gran lavoro che fanno le forze motrici clandestine, istituzionalmente parlando, sono davvero impari per fronteggiare una cultura così arretrata.
Non siamo alla lupara e alla coppola, no. Siamo andati oltre. Ora abbiamo borghesie moderne che però non si sorprendono della farraginosità di certa burocrazia. Ed è un sistema che non lede solo il mondo glbt ma molti altri. In Sicilia si fa fatica a fare tutto. A trovare un buon consultorio, a trovare un posto in cui fare interruzione volontaria di gravidanza gratuita, a trovare luoghi di riferimento per le donne maltrattate, a trovare spazi vitali di crescita, confronto, relazione.

Tornando alla tragedia di Loredana, trans suicida maltrattata dal padre e mandata da un luogo di “recupero” all’altro fino a quell’ultimo con un bel po’ di maschietti a dividere lo stanzone con lei, si inserisce perfettamente nel contesto che tento (forse senza riuscirvi) di descrivervi. Una persona come Loredana per il siciliano medio è solo un travestito, un depravato, un invertito, un malato. Per il genitore è una vergogna, un disonore. Meglio morto che frocio, appunto.
In Sicilia invece lo spreco è enorme e il furto è consolidato. Cosa volete dunque che gliene freghi ai servizi sociali di dove può andare a finire Loredana nel bel mezzo del suo calvario? Niente. Non gliene frega proprio niente. Con amarezza c’è solo da augurarsi che la sua morte serva a qualcosa. Forse qualcun’altra dopo di lui o “lei” troverà persone un po’ più “umane” e “solidali”. Che dire allora: ciao Loredana e grazie per aver lottato così tanto. Non ti ho conosciuta ma mi hai offerto una grande lezione. Mi hai fatto capire che oggi più che mai in Sicilia c’e bisogno di sportelli d’ascolto per donne, gay, lesbiche, trans e piccoli Fans. C’è bisogno di attivare intelligenze e militanze ovunque. Anche nei centri di duemila abitanti. C’è bisogno di più gente laica che promuova cultura del rispetto e dell’accettazione dell’altro. C’e bisogno di ossigeno, che di aria ne resta davvero troppo poca e abbiamo bisogno di respirazione artificiale. Che il mondo della cultura si mobiliti, che si indigni come è successo per la xenofobia contro i rumeni. Che si capisca che la Sicilia lasciata a se stessa è un problema grosso per tutta l’Italia.
perchè è da decenni che tante persone della Sicilia si autodeportano per riuscire a vivere un po’ meglio. Compreso me. Tanti siciliani in asilo politico o sotto programma testimoni. Tanti esuli non riconosciuti. Non lo sapete che si può morire di solitudine sociale e in assenza di giusti stimoli culturali? Avete un terzo mondo in cui si parla l’italiano di cui potete occuparvi. Non abbiamo bisogno di campagne di sensibilizzazione estere se negli uffici regionali interni c’è aria di muffa. E se non vi pare abbastanza esotico, pazienza. Mi travestiro da guerrigliero o da combattente per la libertà, uguaglianza e diversità, mi colorerò la faccia di mille colori così potrete fare le vostre foto ricordo. Ballerò la salsa e invocherò lo spirito del Che. Vi parlerò delle mie rivoluzioni e infine mi metterò in fila a recitare la parte del siciliano antico e saggio, come tradizione vuole, perchè se mi sentite troppo simile a voi forse può venirvi in mente che siamo uguali e che non abbiamo bisogno di aiuto.

Io ho imparato a pensare in questa terra e ho letto parole e visto cose che mi hanno fatto diventare quello che sono. Ma evidentemente non basta. Non basta più. Loredana, amunì, arribigghiati! No, non ti svegli. Siamo in ritardo. Ti chiediamo scusa perchè non c’eravamo, perchè non abbiamo fatto abbastanza. Perchè con tutta la gente che ora se ne laverà le mani facendo a gara per dire che è colpa di qualcun altro, qualcuno che ti chieda scusa ci deve pur esserci. Te lo chiedo io che di questa Sicilia faccio sempre parte. Scusa Loredana, scusa perché in fondo ho colpa anch’io perché aderisco a quel “nenti sacciù nenti vitti e nenti vogghiu sapiri”. Non siano i Silenzi a combattere per noi…
Un Eterno Abbraccio.

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mercoledì 14 novembre 2007

Fabrizio Marrazzo fa propaganda: Il ragazzo suicidatosi a Roma era gay. Lo afferma Marrazzo, "A riferirlo sono gli amici".

(Apcom) - "Abbiamo appreso che lunedì Claudio, un ragazzo di 22 anni, studente di economia all'Università di Tor Vergata, sì è tolto la vita perché gay, secondo quanto hanno affermato oggi i suoi amici. La notizia ci addolora moltissimo ed esprimiamo la nostra vicinanza alla famiglia e agli amici di Claudio". Lo afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma.

"Purtroppo - aggiunge Marrazzo - quanto è avvenuto è la conferma dell'insopportabile clima di omofobia del nostro Paese. La vita delle persone lesbiche, gay e trans sono rese difficilissime dai continui riferimenti all'omosessualità come qualcosa di inaccettabile, idea che troppo spesso i mezzi di comunicazione e la politica diffondono - continua Marrazzo - se Claudio, un giovane ragazzo di 22 anni ha scelto di privarsi della sua vita, abbiamo il dovere di riflettere e di capire".
"Gay Help Line 800 713 713, il numero verde antiomofobia, conferma che troppo spesso le persone omosessuali vivono un clima di isolamento sociale, sia nei grandi che nei piccoli centri urbani. La discriminazione - prosegue Marrazzo - si manifesta in battute, per i più, apparentemente innocue, fino ad arrivare alla violenza fisica e al pestaggio".
Una percentuale compresa tra il 30 e il 40% dei ragazzi e delle ragazze che hanno un'età compresa tra i 16 e i 22 anni ha pensato almeno una volta al suicidio per il proprio orientamento sessuale. "Per questo chiediamo agli enti locali, specie alla Regione Lazio, di potenziare la campagna di comunicazione di Gay Help Line, perché anche chi vive in città che non siano Roma - conclude - possa sentire le istituzioni e la società più vicina".

La notizia del suicidio.
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Ndr. Ed anche in questo caso Fabrizio Marrazzo ci ha appeso sopra il cappello!
E' sempre più sorprendente la faccia di bronzo della casta dei nostri politici. Si perchè ormai dobbiamo ammetere che anche Fabrizio Marrazzo si è avviato verso una carriera politica. Lo dimostrano tutte le occasioni colte per le sue uscite con comunicati e proclami di vario tipo. Nemmeno un po dl rispetto per un ragazzo fragile che, gay o non gay (questo non è risaputo), ha scelto di suicidarsi. Non si è chiesto l'attivissimo Presidente dell'Arcigay di Roma che se il giovane fosse stato realmente gay possa essersi disgustato della società che lo circondava compresi tipi così cinici come il Marrazzo? Il suicidio ha mille sfumature e non va strumentalizzato per fare propaganda.

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