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martedì 19 agosto 2008

Trevigiano inseguito e arrestato dopo aver rapinato un transessuale.

(Il Corriere del Veneto) Prima lo approccia chiedendogli una prestazione sessuale, poi lo aggredisce, gli ruba la borsa e scappa con l'auto ad alta velocità. La vittima della rapina è un transessuale di origine peruviana, l'aggressore un cittadino italiano incensurato di ventotto anni nato a Cuba ma residente nella Provincia di Treviso, poi arrestato dalla polizia. E' accaduto domenica notte, intorno alle tre e mezza, in via Fratelli Bandiera a Marghera: più o meno all'altezza del centro sociale «Rivolta», una volante di pattuglia nota nell'altra carreggiata una Golf che a fari spenti oltrepassa la colonna di automobili ferma al semaforo e a forte velocità prosegue verso Mestre. Gli agenti a quel punto si mettono ad inseguire l'auto che procede a tutto spiano e intanto apprendono dalla sala operativa che nelle vicinanze, sempre in via Fratelli Bandiera, un transessuale è stato appena malmenato e rapinato; la volante riesce poco dopo a fermare la Golf nei pressi di un distributore di benzina e procede al controllo di chi è alla guida: l'uomo corrisponde alla descrizione del rapinatore fornita dalla sala operativa, e nell'abitacolo dell'auto viene trovata la borsa gialla rapinata al transessuale. Il quale, nel racconto reso alla polizia, spiega di essere stato per l'appunto avvicinato da una Golf con un giovane a bordo che gli chiedeva di avere una prestazione sessuale con un altro transessuale che lui conosceva solo di vista; ma il ragazzo è poi sceso dall'auto e gli si è avvicinato aggredendolo e gettandolo a terra. Dopo avergli rubato la borsa si dà alla fuga; il transessuale, per le botte riportate, se la caverà con una prognosi di sette giorni, il giovane aggressore è stato invece arrestato.

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lunedì 11 agosto 2008

Modena: Festa a luci rosse, transessuale rapinato.

(Quotidiano.net) Un festino a luci rosse a bordo piscina, nel giardino di un noto ristorante modenese, finito a bottigliate in testa. La polizia è stata chiamata, domenica sera, da un transessuale colombiano che ha denunciato di essere stato rapinato durante un incontro sessuale. Il tutto sarebbe avvenuto in un locale in provincia di Modena, dopo l’orario di chiusura. Vi avrebbero partecipato tre dipendenti, il pizzaiolo e due camerieri extracomunitari.

Avrebbero architettato, all’insaputa del titolare, una serata all’insegna del sesso invitando tre transessuali sudamericani conosciuti nelle ultime settimane. Il terzetto aveva cominciato a frequentare il locale da qualche tempo entrando in confidenza con il personale, finché non è scattato il festino. Il caldo, la musica, la piscina e l’accordo tra i partecipanti, in tutto sette persone, ha fatto presagire al figlio del titolare che tutto potesse filare liscio e senza che il padre sospettasse nulla. Invece l’arrivo della polizia ha scombinato i piani del ragazzo e il proprietario del locale, ascoltato suo malgrado ieri in questura, ha scoperto tutto. Rimanendo choccato nell’apprendere che cosa aveva architettato il figlio insieme ai dipendenti.

La chiamata alla polizia è arrivata in piena notte. La festa era cominciata all’una, quando tutti i clienti avevano lasciato il ristorante. Anche il titolare, chiusi i battenti, se ne era andato a casa con la moglie. Il figlio, invece, si è trattenuto con i tre dipendenti e i tre transessuali per prendere parte alla serata. Ma a un certo punto qualcosa è andato storto. Una borsa è sparita e il proprietario, il colombiano, è andato su tutte le furie anche perché all’interno c’era una grossa cifra in contanti, circa cinquemila euro. Qualcuno, insomma, aveva fatto sparire la borsetta e i soldi sperando di passarla liscia.

E' a questo punto che il transessuale e i dipendenti del locale hanno cominciato a litigare animatamente. Finché dalle parole non si è passati ai fatti e sono cominciate a volare bottigliate. In particolare sarebbero tre le bottiglie di vino ‘rotte’ in testa al transessuale, almeno secondo la sua versione dei fatti. Il trans ha quindi chiamato il 113 chiedendo aiuto e in pochi minuti è stato soccorso da una pattuglia della squadra volante. Quando sono arrivati sul posto, i poliziotti non credevano ai propri occhi. Hanno portato il colombiano in questura: il transessuale ha riferito di essere stato picchiato dal pizzaiolo per la borsetta. Ha poi rifiutato le cure del pronto soccorso. La polizia ha quindi cercato di ricostruire la serata di sesso, per capire come si siano svolti i fatti: le testimonianze sono discordi e non è chiaro se sia stato proprio il pizzaiolo a colpire il colombiano. Fatto sta che il pizzaiolo si è beccato una denuncia per rapina.

Ora il locale rischia di rimanere chiuso per la sospensione della licenza. I tre dipendenti, invece, faranno bene a trovarsi un altro lavoro.

Oggi l'avvocato Luca Brezigar, legale dei ristoratori, in una nota sottolinea che "il figlio del titolare mon c'entra assolutamente nulla con l'organizzazione di una serata di sesso all'interno dei locali del ristorante. L'antipatica e angosciosa vicenda - aggiunge il legale - è accaduta quando i locali ristorante erano assolutamente chiusi al pubblico, a seguito dell'iniziativa incontrollata e incontrollabile di personale alloggiato in una piccola ed attigua dependance"

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martedì 8 luglio 2008

Rapine in banca per cambiare sesso.

(Dario Freccero - Il secolo XIX) Rapinava banche per cambiare sesso. Daniela Sapry Rodrigues Contreras, nata maschio in Perù nel 1973 e oggi donna dopo un’operazione che le ha permesso di cambiare sesso, faceva parte del commando che nel febbraio del 2002 rapinò la Carisa di Legino. Con lei (o lui, perché all’epoca era solo un’intenzione diventare Daniela e non più Rodrigues) c’era una simil armata Brancaleone da girarci un film. Patrizia Bandiera, palermitana di 49 anni, un’infinita scia di precedenti per furto e rapina; il figlio A. L., all’epoca addirittura minorenne; e poi Emanuele Cascino, 35 anni, oggi in carcere a Vercelli, fidanzato della brasiliana Daniela che aveva conosciuto da uomo, anni prima, a San Vittore.

I quattro erano la banda del cutter che dal Duemila in poi ha terrorizzato mezza Liguria e tre quarti del nord Italia con decine di rapine tutte uguali. Nell’elenco c’è finito anche il colpo di Legino e ieri due di loro - Patrizia Bandiera e Daniela Contreras - sono state processate a Savona.

Davanti al collegio è stato ascoltato Emanuele Cascino che faceva parte del commando ma ha già patteggiato la pena (sta scontando una lunga detenzione in carcere) ed è ora il principale accusatore dei suoi ex complici (collabora con la giustizia).

È stato lui, ieri, a ricostruire il colpo savonese. «Abbiamo rubato una Y10, poi siamo andati dalla banca anche con una Seat Arosa, due sono entrati nella filiale con il cutter, altri due, io e Daniela, siamo rimasti in auto. Poi la fuga. Il colpo ci è valso poco più di 50 mila euro. Erano soldi che all’epoca a me e a Daniela servivano per pagare l’operazione che lei poi ha fatto».

Il rapporto tra i due si è poi incrinato e oggi l’accusatore non risparmia neppure l’ex compagna peruviana. I due si erano conosciuti nel carcere milanese di San Vittore ed era sbocciato un amore quasi a prima vista. E una volta rilasciati, hanno messo insieme a suon di rapine la somma necessaria per l’operazione.

Rapine tutte pressoché identiche. I quattro (qualche volta erano cinque) si presentavano all’interno delle filiali sempre verso mezzogiorno, a volto scoperto e armati di taglierino. Intimavano ai cassieri di versare tutto il denaro della cassa e prima di uscire, per garantirsi la fuga, si facevano consegnare il documento di identità di uno degli impiegati, minacciando ritorsioni in caso di allarme. Andò così anche a Legino ma in uno dei fotogrammi si riconoscevano la madre e il figlio (che all’epoca dei fatti era appunto minorenne). Da qui l’incriminazione e ora il processo

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domenica 29 giugno 2008

Verona. Aggredito per rapina un marchettaro.

Controlli antiprostituzione l’altra sera in città e oltre a quella femminile si è controllato anche quella maschile.
(L'Arena di Verona) In città e nella cintura urbana sono state fermate 25 lucciole, cinque di loro erano già state denunciate perchè avevano fornito false identità. Si tratta di ragazze ucraine, cinesi, brasiliane e romene che si prostuiscono anche in Zai e a Borgo Roma. I controlli dei carabinieri si sono spostati poi in via Avesani dove notoriamente si ritrovano i maschi in cerca di piacere con persone dello stesso stesso. Come ha sottolineato il capitano Francesco Milardi, alla vista delle pattuglie i ragazzi che si prostituiscono sono letteralmente saltati in mezzo alla sterpaglia disperdendosi nella notte.

È stato trovato un cliente gonfio di botte e rapinato del portafogli. Come spesso accade, questi ragazzi che si vendono non sono omossessuali e quindi approfittano del fatto di appartarsi al buio con i clienti per rapinarli. E non di rado la vicenda finisce a botte. Nonostante la persona aggredita fosse tumefatta in volto non ha voluto nè sporgere denuncia contro ignoti nè tanto meno recarsi in pronto soccorso per farsi medicare. In questi casi i rapinatori contano molto sul fatto che difficilmente qualcuno sporgerà denuncia contro di loro proprio perchè consapevoli che prevale il senso di vergogna nel dover giustificare la loro presenza in luoghi frequentati da persone gay. Non è raro infatti che i clienti dei ragazzi siano persone che hanno un’apparente vita sessuale del tutto normale, con tanto di moglie e figli a casa. E quindi se la faccenda diventa pubblica è ingestibile. Il sindaco aveva emesso un’ordinanza di divieto di transito nella via di notte per prevenire incidenti.

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