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mercoledì 27 febbraio 2008

Pescara. Verì (Fi) contro il registro comunale delle coppie di fatto.

«Nessuna forma di discriminazione nei confronti degli omosessuali, ma un fermo 'no' all'istituzione del Registro Comunale delle Coppie di fatto che rischierebbe di diventare una nuova lista di proscrizione da esporre alla pubblica gogna per chi ha scelto di vivere in modo diverso».

(Primadanoi.it) Lo ha ribadito la capogruppo di Forza Italia al Comune di Pescara, Nicoletta Verì, in vista dell'esame della delibera da parte del Consiglio comunale.
«Suscita ovvie perplessità la scelta del sindaco D'Alfonso – ha commentato la capogruppo Verì – di congelare la delibera per cinque anni, perdendola accidentalmente nei meandri del Comune ed evitando di fatto lo scontro politico in seno alla sua maggioranza, nettamente spaccata su tale argomento».
La delibera ha sicuramente una importante valenza politica: riesumarla a fine legislatura, sostiene Verì, «è chiaramente sintomo di un sindaco che si è liberato della frangia estrema della sua maggioranza, visto che ai prossimi appuntamenti elettorali Partito Democratico e lista Arcobaleno correranno divisi».
A livello personale, la Verì precisa che «da cattolica non posso condividere la formalizzazione della coppia gay: di fatto il Registro delle coppie di fatto sarebbe un primo riconoscimento del loro status, attribuendo a tali coppie gli stessi diritti della canonica famiglia come concepita dal mondo cattolico, in futuro anche il diritto all'adozione di bambini».
Ma secondo la consigliere che ha preso una chiara posizione «la maggioranza di centrosinistra continua a tentare di deviare il discorso, cercando di spostare l'attenzione sulle coppie etero-conviventi che pure andrebbero ricomprese in tale registro. Ricordo alla giunta D'Alfonso che libertà non è uguale a libertarismo».
Ma, il parere negativo della capogruppo Verì sull'istituzione del Registro delle coppie di fatto, nasce anche da un'altra considerazione: «La presenza in Comune di un tale 'albo' in cui omosessuali o conviventi dovranno iscriversi rappresenterebbe una grave violazione della privacy, generando una nuova forma di ghettizzazione, una lista di proscrizione da esporre alla pubblica gogna. Ritengo invece che tutto ciò che attiene alla sfera sessuale vada vissuta in modo personale, nel privato, sulla base delle proprie convinzioni».

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