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giovedì 1 maggio 2008

1 maggio a Torino. I Centri sociali bruciano bandiere israeliane e americana.

Contro la Fiera del Libro che ospiterà Israele.
(Agenzia radicale) Al termine del corteo del primo maggio, a Torino in piazza San Carlo, manifestazioni di protesta alcuni giovani dei centri sociali del capoluogo piemontese e dell'associazione Free Palestine hanno bruciato due bandiere israeliane e una americana: obiettivo contestare la decisione di designare Israele come Paese ospite della Fiera del Libro 2008, la cui apertura ufficiale è prevista l'8 maggio prossimo.

Come scrive il sito web del Corriere della Sera: "...Dopo aver lanciato alcuni fumogeni, nel centro della piazza, quando le circa 30.000 persone che hanno partecipato alla manifestazione si erano quasi tutte allontanate, i giovani di Askatasuna e altri gruppi, hanno dato fuoco alle tre bandiere dopo averle inzuppate di benzina. "Un gesto forte lo sappiamo - ha detto un portavoce - ma noi pensiamo che ben più forti, più clamorose siano le morti, ormai quotidiane, di civili palestinesi, tra cui anche bimbi di pochi mesi, sotto il fuoco israeliano. Proviamo vergogna nel pensare che Torino e la Fiera vogliano festeggiare e onorare questo paese che non smette di sopraffare e ferire mortalmente la sovranità di un altro paese".

L'Unione delle Comunità ebraiche italiane ha espresso una ferma condanna per quanto accaduto. "...E' un gesto di inciviltà che proprio nel momento in cui ci si appresta a celebrare la festa per i 60 anni di Israele a Torino, è inammissibile in uno stato democratico» ha detto Claudia De Benedetti commentando gli atti antisraeliani a Torino. «Ritengo - ha aggiunto De Benedetti - che questi atti non giovino al sereno svolgimento di una manifestazione che vedrà la presenza del presidente Napolitano a fianco di tanti amici di Israele. E sono preoccupata per un atto che testimonia un clima ostile e di ignoranza e pregiudizio. Una vera e propria censura culturale».

Corriere.it scrive poi che proprio per la sua annunciata partecipazione alla Fiera del Libro anche l'ex presidente della Camera Fausto Bertinotti, presente al corteo di Torino, è stato oggetto di una contestazione. Il fatto è accaduto prima che iniziasse la manifestazione in piazza Vittorio dove c'era il concentramento del corteo. Quando l'ex leader di Rifondazione è avvicinato agli striscioni e alle bandiere del Prc, un gruppo di giovani dei centri sociali, presumibilmente gli stessi che poi hanno bruciato le bandiere di Israele e degli Stati Uniti, lo ha praticamente fatto allontanare.

Bertinotti parteciperà ad uno degli incontri dedicati dalla Fiera del Libro alle «parole» della Costituzione: a lui spetta il dibattito sull'articolo 1 e sulla parola «lavoro».
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mercoledì 30 aprile 2008

A Genova arriva il Papa. Arcigay e decine di sigle della sinistra extraparlamentare mobilitano la piazza con una sorta di gaypride.

(Giovanni Mari - Il secolo XIX) Una parata laica di due giorni a Genova, concomitante con la visita di Papa Benedetto XVI in Liguria. Una piazza genovese sarà «invasa», il 17 e 18 maggio, da associazioni e centri sociali, con un appello a «mobilitarsi» rivolto a «tutti i liguri»; per lanciare «battaglie laiche» come la difesa della legge sull’interruzione di gravidanza, il riconoscimento delle coppie di fatto e i diritti degli omosessuali. E dal concentramento, verosimilmente lontano dai luoghi toccati dal Pontefice, probabilmente in un quartiere del ponente cittadino, gli organizzatori contano di muoversi in corteo, in Parade, verso il centro. L’obiettivo è quello di una «festa», con maschere, preservativi giganti e vessilli atei, sullo stile dei Gay Pride.

La macchina della sicurezza si è già messa in moto e stamattina è stato fissato a Genova un vertice tra i promotori della due giorni di protesta e gli agenti della Digos. L’allarme è scattato quando dal cartello delle sigle che hanno indetto la manifestazione è emersa la critica per la spesa pubblica (almeno 800 mila euro) destinata all’organizzazione della visita di Papa Ratzinger. Un messaggio considerato simile a quelli espressi alla vigilia dei giorni del contro-G8 genovese del luglio 2001, quando i no global denunciarono «la spesa inutile e folle di denari degli sfruttati per ospitare la lobby dei potenti della Terra».

Eppure, a sostegno dell’iniziativa, è previsto un appello-manifesto firmato da decine di intellettuali, tutto impostato sul ragionamento politico e non sull’azione diretta. Il documento sarà diffuso domani, quando i promotori dirameranno l’invito alla «mobilitazione generale». Parte del contenuto “politico” delle manifestazioni è già contenuto nella convocazione dei mezzi di comunicazione per domani: «In vista dell’arrivo del Pontefice, crediamo che il 17 e il 18 maggio debba aver voce e visibilità anche un’altra Genova: quella laica, atea, dei diritti, delle libertà della persona e quella di chi – cattolico o diversamente credente – non intende vivere in un Paese che imponga per legge una morale religiosa».

Le sigle coinvolte sono le più svariate: dai centri sociali genovesi Zapata e Terra di Nessuno al Laboratorio occupato Buridda, dal gruppo degli universitari Humpty Dumpty, all’Assemblea Antifascista; nonché le associazioni Arcigay e “Le Ninfe-Arcilesbica”; quindi il movimento Città Partecipata (che corse alle ultime elezioni amministrative), l’associazione “Usciamo dal Silenzio” e la Lila (Lega italiana per la lotta all’Aids).

«Intendiamo costruire - si legge nel testo - una due giorni di mobilitazione che coinvolga tutte le realtà, le singole e i singoli cittadini che intendono affermare questi principi di libertà in un momento in cui, dall’offensiva contro la donna e contro la legge 194 alla negazione dei diritti delle coppie omosessuali, l’autoritarismo vaticano e clericale si manifesta sul fronte politico e culturale, negando spazi di libertà, di scelta e di critica».

A preoccupare le forze dell’ordine sono diversi elementi. A cominciare dai fischi contro il presidente della Cei e cardinale di Genova Angelo Bagnasco da parte della piazza durante le imponenti manifestazioni del 25 aprile (alla presenza del Presidente della Repubblica). E non sono servite a gettare acqua sul fuoco le parole di ieri dello stesso Bagnasco: «I fischi? Sono episodi estremamente circoscritti e il buon senso delle gente li sa ben valutare. In questo periodo sono in visita pastorale attraverso i vicariati genovesi e mi accorgo quanto il buon senso sappia valutare episodi di contestazione come questi, del tutto infondati e limitati a poche persone».

Ma è soprattutto la dinamica organizzativa dell’evento a far scattare il livello di guardia. In primo luogo l’estrema varietà delle sigle che hanno firmato la mobilitazione; quindi gli inviti che Zapata e Tdn hanno già rivolto ai centri sociali di mezza Italia. Infine, la stessa formula dell’appello «generale» alla mobilitazione, che potrebbe portare in piazza le realtà più disparate. E proprio queste sono già state invitate a programmare nuove iniziative di protesta.

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domenica 27 aprile 2008

Voglia di rivincita della sinistra. I centri sociali e i collettivi al Bologna pride.

(Dire) Orfani del rave, i centri sociali bolognesi si accoderanno al corteo del Gay Pride. Lo annunciaoggi Rosario Picciolo, leader dell'ex Livello 57, presentando alla stampa le iniziative antiproibizioniste organizzate, insieme a Tpo e Xm24, per le prossime due settimane a Bologna. Il 28 giugno, dunque, insieme all'orgoglio omosessuale sfileranno per le vie della citta' anche i collettivi, al grido di "Per la liberta' di scelta". Niente da fare, invece, per lo Street rave parade che negli anni passati ha creato non poche polemiche sotto le Due Torri. "Vedremo se ci saranno possibilita' di farlo a settembre", si limita ad abbozzare Picciolo. Intanto, il percorso del corteo per il Gay Pride e' ancora allo studio delle istituzioni. "Stiamo facendo approfondimenti e verifiche perche' si svolga nel migliore dei modi", riferisce alla stampa il nuovo Prefetto, Angelo Tranfaglia. Che poi si dice d'accordo con il Questore nel chiamare in causa il primo cittadino di Bologna, Sergio Cofferati. "Il parere del sindaco e' fondamentale" per approvare il percorso, lancia il messaggio Tranfaglia.

Aspettando il Gay Pride per sfilare in citta', i centri sociali approfitteranno dopodomani della festa in ricordo della Liberazione. Il 25 aprile e' stato infatti organizzato un corteo in bicicletta che da Porta Lame, passando per la stazione, arrivera' fino in Piazza dell'Unita'. Al tema dell'antifascismo, spiegano i ragazzi dei collettivi, si unisce anche "la battaglia sui diritti", compreso quello di consumare sostanze stupefacenti. Livello 57, Xm24 e Tpo se la prendono in particolare con la legge Fini-Giovanardi, che condanna al carcere anche per l'uso di marijuana. E "con il nuovo governo prevediamo tempi ancora più grigi", scuote la testa Picciolo.

Proprio oggi, tra l'altro, in Cappella Farnese e' stato presentato un nuovo sistema a tampone per rilevare il consumo di droghe nelle persone che guidano e che sara' in dotazione alla Polizia stradale. Uno strumento che non piace per niente ai collettivi. "Il test della saliva- attacca Max Lorenzani del Livello 57- e' l'ennesimo esempio dell'ondata securitaria e proibizionista che ha investito la citta'. Questa nuova repressione avra' un effetto terroristico- insiste Lorenzani- perche' non sono stati fissati valori soglia che segnano il limite di consumo delle sostanze". Inoltre, aggiunge Picciolo, l'analisi della saliva "andra' a discapito della cannabis, che puo' rimanere in circolo anche per mesi dopo l'uso ma senza avere effetti". La lunga serie di iniziative antiproibizioniste dei centri sociali bolognesi inizia domani sera.

All'Xm24 verra' proiettato una video-inchiesta sulla morte di Aldo Bianzino, un ragazzo finito in carcere a Perugia per avere coltivato marijuana e morto dietro le sbarre. Domenica prossima, 27 aprile, sempre nel centro sociale dell'ex mercato sara' ospite Georges Lapassade, professore emerito dell'Universita' di Parigi e "precursore del '68 francese". Il 3 maggio ci si sposta invece a Roma, per la marcia in favore della legalizzazione della cannabis, mentre il 7 maggio, ancora negli spazi dell'Xm24 a Bologna, e' stato organizzato un forum pubblico su "citta', droghe e sicurezza", dedicato in particolare alla "scomparsa da Bologna delle iniziative per la riduzione del danno- attaccano i collettivi- e all'aumento della repressione". Il 9 maggio, infine, nei locali del Tpo in via Casarini si parlera' dell'esperienza dei "cannabisnsocial club" in Spagna e in Belgio.

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lunedì 17 dicembre 2007

Bologna gay. Cassero: Continua la polemica. Sicurezza sotto accusa.

Lo Giudice: "La Salara è in crescita. Ma con serate così affollate crescono anche i guai". "C´è troppa discoteca ecco perché i buttafuori". Il Cassero in crisi d´identità . Marco Geremia: non ci sono spazi di liberazione per lesbiche e omosessuali.

(Eleonora Capelli - La Repubblica, edizione di Bologna) «Il Cassero è vissuto da molti come l´ultima discoteca aperta nel centro di Bologna, ma è una percezione sbagliata, perché la nostra attività è culturale e politica. Però non è facile informare tutti e 800 gli spettatori di una serata che si tratta di un posto gay e lesbico. I buttafuori ora sono assolutamente necessari». Così Maurizio Cecconi, attivista del Cassero e per anni membro del direttivo, riassume le contraddizioni del «centro gay e lesbico più attivo e produttivo d´Italia»: un luogo di battaglie politiche, un centro di documentazione e studio, una sede espositiva. Un posto che in certe sere cambia faccia, a tal punto da richiedere la presenza costante dei buttafuori, in questi giorni al centro delle cronache dopo che sono stati accusati da due ragazzi di averli picchiati per sedare una rissa in modo violento. «Il Cassero ha dovuto affrontare un profondo mutamento cambiando sede - dice Sergio Lo Giudice, consigliere comunale del Pd e presidente del Cassero dal 1993 al 1998 - la discoteca prima coinvolgeva poche centinaia di persone, oggi alla Salara è in crescita, come crescono i guai di serate così affollate. Io non ci vado più, ma per questioni d´età». Le serate arrivano a toccare 1000 presenze e una grande partecipazione di «variegata umanità». Cioè eterosessuali di ogni tipo: universitari che non sanno dove andare a ballare, lavoratori a fine turno, giovani che non conoscono la storia e le conquiste che il Cassero rappresenta. «E vero, i gay e le lesbiche "duri e puri", quelli che frequentavano il circolo per starsene tranquilli, al riparo dagli sguardi "etero" sono più disagio che nel vecchio Cassero - dice Elisa Manici, presidente di Arcilesbica Bologna - anche le donne lesbiche spesso cercano feste dove sentirsi a casa, per contrastare un problema di visibilità. Ma tutti siamo consapevoli di quello a cui ci troviamo davanti al sabato sera: un locale vario e aperto». Una crisi di identità «temporanea», che capita qualche sera alla settimana? «E un processo lento, il Cassero ha cambiato atteggiamento negli anni - dice Marco Geremia di Antagonismo Gay, collettivo che si ritrova a porta Santo Stefano - c´è una frequentazione sempre più spuria, con serate che hanno un grande richiamo, ma non sono spazi di liberazione per gay e lesbiche. Il sabato sera, ad esempio, è visto da tutti come una situazione molto mista, i gay e le lesbiche ci vanno quando ci sono iniziative mirate». Iniziative di ogni genere: il centro di documentazione, che offre anche un servizio per scaricare on line i libri, gli incontri di Liberamente, lo sportello legale, l´intrattenimento dello spettacolo Gaywatch!, il progetto scuola, il forum politico e gli incontri della Luo, oltre a vere e proprie produzioni teatrali come «Burlesque!». Ancora, il festival artistico Gender Bender, evento che sta acquistando sempre più forza, l´elezione di Miss Alternative, ormai appuntamento di riferimento della stagione bolognese. Però anche sul sito, vetrina dell´attività del Cassero, dove si reclutano i volontari per il prossimo Gay Pride a Bologna il 28 giugno 2008, resta una traccia dello scontento per questa contaminazione tra cultura omosessuale e buttafuori. «Le serate della Salara non sono più momenti di aggregazione Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) - scrive un utente del sito, in polemica con le scelte della direzione - ma l´obiettivo principale è la realizzazione di serate in cui i contenuti artistici sono diventati lo scopo delle attività».

Polemiche intestine a parte, on line c´è anche chi fa notare che «si dovrebbero ridurre le serate per disco e feste, per un incontro di confronto di idee, magari anche in orari comodi ai lavoratori». «Per queste attività non c´è bisogno di buttafuori - sorride Elisa Manici - come per lo spettacolo teatrale del giovedì. Ma oggi non siamo più "quelli di una volta", siamo un centro grande e complesso».

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sabato 15 dicembre 2007

"Rialto Sant'Ambrogio" e i centri sociali a Roma.

(06 blog) Questo post è in risposta alle numerose segnalazioni che criticano su più fronti il centro sociale Rialto Sant’Ambrogio, nato nel 1999 dall’occupazione dell’ex cinema Rialto a due passi dalla sinagoga di Roma. Segnaliamo qui le testimonianze raccolte, non tanto per denunciare (non ne abbiamo le prove concrete), ma per approfondire la situazione di un centro sociale che risulta essere spesso al centro di discussioni e critiche.

Il nostro lettore ci aveva in particolare segnalato un episodio che si è verificato qualche tempo fa e che ha visto vittima di violenza, apparentemente nemmeno giustificata dalle circostanze, un suo amico. La testimonianza di questo nostro lettore riporta che i buttafuori si sono accaniti senza motivo sul ragazzo, picchiandolo e facendolo finire nel vicino ospedale.

Una volta chiamate le forze dell’ordine per sporgere denuncia, i responsabili del centro sembra abbiano fatto sparire i buttafuori responsabili dell’accaduto, negando i fatti, la presenza stessa di buttafuori nel locale e il fatto che venisse fatto pagare l’ingresso alla serata, sottolineando che il centro non è una discoteca, anche se poi la serata sembrava dire tutto il contrario. Risultato: sembra che le forze dell’ordine non abbiano quasi nessun potere in merito.

A questo punto è bene interrogarsi sul fatto che ci siano numerosi centri sociali sul suolo capitolino, regolamentati nel 95 dalla delibera 26, molti dei quali offrono un servizio culturale, ricreativo e sociale importante e che, grazie alla delibera di cui sopra, sono spazi concessi a sanatoria a chi però, almeno inizialmente, li occupa illegalmente e abusivamente.

C’è da chiedersi quindi se questa libertà, questa “autogestione” di spazi, a volte non sia abusata e se ci sia un controllo sui profitti che girano intorno a queste associazioni, che dovrebbero essere regolarmente registrati e dovrebbero servire all’autofinanziamento delle attività e del centro, ma che spesso sembrano scomparire nelle tasche di qualcuno.

L’episodio del Rialto è insomma il sintomo di qualcosa di più grande, di una oligarchia di spazi autogestiti che non sempre si riesce a controllare come si dovrebbe. Da cittadina romana, non sono contro questi centri sociali, promuovo spesso anche in questo blog le loro iniziative, alle quali ho inoltre spesso partecipato personalmente. Sono convinta del loro valore sociale (almeno in alcuni casi), ma mi piacerebbe fare un po’ più di chiarezza su poteri e adempimenti di tali spazi e di come vengano tutelati i diritti comunali e si vigili sulle attività delle associazioni.

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